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          Comment on Andie Mitchell’s Lightened up Pad Thai by Andie Mitchell        
Francesca, this post is so kind <3 Thank you!!
          Tifiamo Scaramouche!        
Tifiamo Scaramouche è una raccolta di racconti in quattro volumi che possono essere scaricati liberamente in formato PDF dal sito dei Wu Ming. Si tratta di una fan fiction derivante da L'armata dei sonnambuli, l'ultimo romanzo storico del collettivo uscito nel 2014.

A curare la raccolta è stato Simone Scaffidi L. Da un'idea di: Pietro Pace, Mauro Vanetti e Alessandro Villari (Avvocato Laser). Il progetto grafico e l'impaginazione si devono a Franco Berteni (Mr Mill) e Simone Scaffidi L. La copertina e le illustrazioni sono di Alessandro Caligaris e Francesca Sibona.

Qui di seguito, ecco il mio contributo, pubblicato nel terzo volume della raccolta. Buona lettura.


Il flauto tradito
Parigi, 1801

1.

A suo modo, Ludwig Wenzel Lachnith era un uomo generoso. La sera del 20 agosto 1801, dopo la trionfale prima della sua opera I misteri d'Iside al Teatro della Repubblica, il compositore offrì la cena all'intera troupe, comparse e suggeritore compresi.
Benché relegate al tavolo meno prestigioso dell'ampia sala del ristorante, le due comparse Léo Modonnet e Emanuele Gizzio potevano udire facilmente i discorsi del tavolo principale, quello dove sedeva Lachnith assieme al manager del teatro, al librettista Étienne Morel de Chédeville e ai cantanti protagonisti. Per meglio dire, potevano udire il monologo del torrenziale musicista boemo, la cui voce sopravanzava quelle di tutti gli altri.
«Eh sì, caro Chédeville! Il buon Mozart aveva del talento, questo nessuno lo vorrà negare; ma aveva anche un'esecrabile tendenza al lambiccato, all'insolito... In una parola: troppa complicazione! Oggigiorno il pubblico non ne vuole sapere di una musica che sia troppo difficile. La gente vuole ariette semplici, presentate con garbo, che tocchino il cuore senza affaticare il cervello. Prendete il Don Giovanni: quante graziose melodie! Parola mia, credo che abbiamo fatto bene a prenderne una in prestito, per il nostro terzetto. Tuttavia, andiamo... La scena con la statua nel finale secondo... Chi può sopportare una tale rombante cacofonia? Pensate solo questo: in quattro battute, quel povero basso deve cantare tutte e dodici le note della scala cromatica. Sapete? Un mio amico italiano, galantuomo e compositore eminente, mi parlava tempo fa con orrore di un certo quartetto per archi, dove Mozart ha accumulato tante di quelle dissonanze da creare un ripugnante caos, direi quasi un giacobinismo sonoro, dove va completamente perso ogni giusto criterio di gerarchia tra le sette note... Di proposito dico sette, non dodici; giacché nessuno, a meno che il suo orecchio non sia guastato dalla musica per tastiera, crederà mai che un re diesis possa essere uguale a un mi bemolle... Anzi: un re è sempre un re, come dicono in Italia, non è vero?».
«Ma va' curcati, buffuni!» commentò Gizzio a mezza voce.
«Perciò, quando mi fu proposto di allestire per le nostre scene Il Flauto magico, la prima cosa che pensai fu: sta bene; ma, per carità, sfrondiamo! Semplifichiamo!
Smussiamo le asperità del testo! Rendiamo il tutto più comprensibile, più adatto alle orecchie del nostro pubblico. Più elegante, anche. E l'esito così radioso di questa serata ha dimostrato che avevamo avuto pienamente ragione. Prima di tutto: i nomi. Tutti quei Tamino, Papageno e Papagena del testo originale, così goffi e plebei, noi li abbiamo cambiati nei molto più raffinati Isménor, Bochoris e Mona...».
Modonnet rise.
«Non voglio parlare della parte musicale. Ho dovuto lavorare parecchio di forbici e d'ingegno per dare una veste accettabile alla barbarica partitura. Ma, per quanto riguarda il vostro lavoro, Chédeville, potete andare orgoglioso di avere addolcito il carattere di quella terribile regina della notte. Certo, l'aria del secondo atto l'abbiamo dovuta proprio espungere: a parte che è impossibile da cantare, ma quel testo “der hölle Rache kocht in meinem Herzen...”, “vendetta infernale sento nel mio petto”... Ahimè! Una gentile e amabile donzella come voi, signorina Maillard, avrebbe dovuto intonare tali parole? Per carità! Abbiamo già sofferto abbastanza, qualche anno fa, con quella spaventosa Medea di Cherubini. Basta, basta! I personaggi femminili, a teatro, devono rassicurare, non inquietare! Belle fanciulle, mogli e madri esemplari: questo vuole il nostro distinto pubblico. Perché la gente, la sera, vuole distrarsi dai traffici quotidiani del commercio e della Borsa, e trovare sollievo dalle cure dello Stato. Dirò di più: nell'epoca moderna la gente vuole vivere il proprio tempo come un affascinante, mutevole, infinito spettacolo. In una parola, vuole divertirsi. Il nostro compito è di farli divertire. E questa sera ci siamo riusciti; possiamo affermarlo con fierezza. Brindiamo!».

2.

Erano passate le quattro del mattino quando Modonnet e Gizzio ritornavano al foborgo Sant'Antonio. Davanti alle botteghe dei fornai c'erano già le prime code. I volti e i discorsi delle persone in fila per il pane manifestavano stanchezza, frustrazione, rabbia.
«Quattordici soldi per quattro libbre di pane! Così non si può andare avanti».
«Uno schifo, altro che!».
«Bonaparte non sta facendo un cazzo».
«Sbagli, cittadina. Bonaparte sta facendo parecchio. Solo, non per noialtri».
«Per i grandi proprietari. Per i nobili, gli speculatori, i fornitori dell'esercito e i finanzieri. Per quei merdosi, ecco per chi sta lavorando il Primo console...».
Gizzio sembrava ancora più taciturno del solito. Per tutto il cammino dal centro al foborgo, dove lui e Modonnet abitavano, disse a malapena due parole, eccettuate le strane bestemmie che ogni tanto sputava tra i denti.
«Toglimi una curiosità» gli chiese alla fine Modonnet mentre stavano per arrivare a casa. «Al tuo paese è normale invocare con tanta frequenza la ghigliottina su Gesù Cristo, sulla Madonna e su tutti i santi, come fai tu?».
Gizzio rise amaramente: «Lo facciamo di continuo. Tutti, anche i bambini e i preti. Vieni a vivere un mese dalle mie parti, e capirai».
«Non mi ricordo mai come si chiama la tua città».
«Io stesso vorrei non ricordarmene. Comunque, non è una città: è un villaggio di poche anime sperduto nell'Aspromonte. Ammesso che esista ancora. Non ho sue notizie da due anni, cioè da quando sono venuto qui a Parigi».
Era il discorso più lungo che Modonnet gli avesse mai udito fare.
«Ma no» proseguì Gizzio, come parlando fra sé. «Giudico troppo severamente i miei compaesani. In fondo, nessuno di loro si è arruolato nell'Armata cristiana e reale». Gizzio pronunciò queste ultime parole con una smorfia di disgusto.
«Ne ho sentito parlare» commentò Modonnet. «Le bande del cardinale Ruffo, non è vero? Una specie di Vandea...».
«Molto peggio. I vandeani, almeno, sapevano per cosa combattevano; i sanfedisti invece si sono solo fatti affascinare dai feudatari e dai preti. Hanno avuto quello che si meritavano. Li aspettano altri due o tre secoli di dispotismo e di miseria. E ti dico la verità: penso che anche qui, in Francia, andrà a finire allo stesso modo. Te lo concedo: finora il popolo di Parigi si è comportato bene, specialmente i tuoi compagni del foborgo Sant'Antonio. Ma quanto ancora potranno resistere? I contadini francesi non sono affatto
più intelligenti di quelli del Regno di Napoli; nelle campagne già da tempo monta la reazione. Gente che cerca solo un padrone cui obbedire; e in buona parte l'ha già trovato. E allora non chiedermi perché bestemmio, Léo: mi è rimasto solo questo, mannaia lu signuri!».
«Ho sempre apprezzato il tuo ottimismo, cittadino Gizzio!» concluse Modonnet.

3.

Uno dei vantaggi del mestiere teatrale è che permette di dormire sino a tardi; quando si ha un tetto sotto cui ripararsi, naturalmente. Léo Modonnet, per ora, l'aveva; ma quella mattina dormì lo stesso un sonno assai inquieto. Verso mezzogiorno, poco prima di svegliarsi, fece uno dei sogni più enigmatici della sua vita.
Era un sogno musicale. Modonnet udiva con una chiarezza allucinatoria una breve melodia, gentile e saltellante, in uno stile antiquato, suonata da una piccola orchestra. Poi, lo stesso tema, ma eseguito da un'orchestra molto più grande, con accenti molto più imperiosi e con una chiusa cromatica vagamente minacciosa. A questo punto appariva uno strano ometto, che si esprimeva con un forte accento tedesco. «Ogni vero artista, mein Freund, è anche uno Zauberer – un mago –, sì. Può capitargli di prevedere un futuro imprevedibile. Cosa, o chi, aveva in mente Rousseau quando, riferendosi alla Corsica, scriveva: “ho il vago presentimento che un giorno questa piccola isola stupirà l'Europa”? E quel ragazzino di dodici anni, che un giorno nel mio giardino mise in scena il suo Bastien und Bastienne – come poté presentire che un giorno la volontà generale sarebbe stata manipolata e circuita da un tiranno? Eppure, mein Freund, la storia non è mai un copione già scritto, così come una partitura non è mai immodificabile. E quando ci si accorge che la pagina è guasta, rimane sempre una soluzione: strapparla».
Modonnet si svegliò frastornato e con un forte mal di testa. Senza sapere bene perché, la prima cosa che fece fu aprire il suo baule per cercarvi un involto. Dentro c'erano una maschera nera, un mantello e un bastone dal manico lucente.
Quella notte, Ludwig Wenzel Lachnith, davanti al portone di casa sua, mentre frugava un po' alticcio nelle tasche del suo soprabito per cercare la chiave, notò una scritta di colore rosso fosforescente sul muro proprio accanto alla porta:

RACHE

Prima che avesse il tempo di chiedersi cosa stava succedendo, avvertì il brivido freddo di una lama proprio sotto il mento, e udì alle sue spalle una voce altrettanto metallica e tagliente: «Cittadino musicista, vogliate cortesemente condurmi nel vostro studio».
«Come volete, amico mio» diceva Lachnith mentre saliva le scale, tallonato da Scaramouche. «Non c'è bisogno di tutta questa commedia... vi ho riconosciuto, sapete?».
«Merda» pensò Modonnet.
«Eravate con me a cena ieri sera. Ammetto che il ruolo che vi è stato assegnato nell'ultima produzione è al di sotto delle vostre capacità attoriali; ma tenete conto che si tratta di un'opera, e che Voi non sapete cantare. Ho delle conoscenze, e posso farvi ottenere una buona scrittura per la prossima stagione di prosa... però, immagino che vogliate un risarcimento più immediato, e in contanti».
Erano intanto entrati nello studio del compositore.
«Immaginate male» disse Scaramouche. «Voglio solo porre rimedio a uno dei più insensati e odiosi crimini contro il buon gusto e il buon senso che si possano citare nella storia dell'arte musicale. Voglio cancellare la macchia con cui voi avete insudiciato la memoria di un grande musicista. Voglio che mi diate la partitura originale di quello scempio chiamato I misteri d'Iside».
«Eccola». Lachnith sollevò un manoscritto dal ripiano della sua scrivania e lo consegnò a Scaramouche: «Cosa ve ne farete, adesso?».
«Non lo so ancora. La strapperò in mille pezzi e la getterò nella Senna. Oppure ne attaccherò i fogli ai muri di Parigi per denunciare la vostra cialtroneria».
Lachnith rise: «Vedo che siete un idealista. Forse non vi siete accorto che i tempi sono cambiati e che la rivoluzione è finita. Permettetemi di darvi un consiglio: perché non ve ne tornate in Italia? Laggiù c'è ancora da fare per le teste calde come voi. Già che ci siete, portate con voi quel musone del vostro amico, e ditegli che non è colpa nostra se i giacobini napoletani erano degli imbecilli... se avessero dato subito la terra ai contadini, anziché perdere tempo in chiacchiere, le cose sarebbero andate molto diversamente».
«Ce ne ricorderemo per la prossima rivoluzione» disse Scaramouche.

Nota bibliografica

Questo racconto deve molto al primo capitolo del libro di Augusto Illuminati Gli inganni di Sarastro, Einaudi, Torino 1980, che indaga – sia pure con qualche eccessivo schematismo – le relazioni fra la teoria politica di Rousseau, le scoperte di Franz Anton Mesmer, il Bastien und Bastienne – la cui prima rappresentazione si dice abbia avuto luogo nel giardino della casa di Mesmer a Vienna – e Il flauto magico di Mozart.
Hector Berlioz nelle sue Memorie critica con estrema durezza l'adattamento molto libero de Il Flauto Magico realizzato da Lachnith sotto il titolo de Les mystères d'Isis. Il testo originale delle Mémoires di Berlioz (Parigi 1865) è facilmente reperibile in Internet.
Sulle critiche rivolte a Mozart dal musicista suo contemporaneo Giuseppe Sarti si veda il saggio Sarti contro Mozart di Massimo Mila, ora in M. Mila, Mozart. Saggi 1941-1987, Einaudi, Torino 2006, pp. 332-58.
La sorprendente identità fra il tema iniziale dell'ouverture del Bastien und Bastienne e l'inizio della Terza Sinfonia di Beethoven è, secondo Hermann Abert – citato da Wolfgang Hildesheimer nella sua nota biografia mozartiana –, una pura coincidenza. Com'è noto, Beethoven intendeva intitolare la sinfonia a Napoleone Bonaparte; secondo la tradizione, il musicista strappò la dedica quando seppe che Napoleone si era fatto incoronare imperatore.
Il parallelo fra Napoleone Bonaparte e il Sarastro di Mozart/Lachnith si trova in Jean Tulard, Napoleone. Il mito del salvatore, Rusconi, Milano 1980, p. 9. Alle pp. 183-85 dello stesso libro si parla della crisi alimentare in Francia fra la primavera del 1801 e il 1802.
Le idee esposte qui da Lachnith sulla modernità come spettacolo e sulla “gente” che si vuole divertire derivano in realtà dal libro di Alessandro Baricco L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin, Feltrinelli, Milano 2009.


          La cultura delle destre        
Il libro che sto recensendo è: Gabriele Turi, La cultura delle destre. Alla ricerca dell'egemonia culturale in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2013, pp. 175, Euro 14,00, ISBN 978-88-339-2429-8.

L'autore insegna storia contemporanea a Firenze e dirige la rivista "Passato e presente". Il libro, nonostante il titolo, non ha molto a che vedere col celebre saggio di Furio Jesi; ha un approccio decisamente meno teoretico, in compenso Ã¨ ricchissimo di dati.

Il presupposto da cui parte è molto semplice: la cosiddetta "egemonia culturale della sinistra" nell'Italia del dopoguerra è una leggenda metropolitana. In realtà l'ideologia dominante Ã¨ sempre stata di destra; Turi si spinge fino ad affermare una "centralità del fascismo nella storia culturale e civile del paese". Il berlusconismo Ã¨ l'erede e il continuatore di questa cultura.

La trattazione inizia con un ampio estratto del famigerato intervento di Luciano Violante alla Camera del 10 maggio 1996 (quello che invitava a "riflettere" sui "ragazzi" di Salò in nome dei "valori nazionali comunemente condivisi"). Turi dimostra come l'exploit di Violante sia stato preparato da decenni di "edulcoramento storiografico della dittatura di Mussolini"; tappe importanti di questa operazione di normalizzazione del fascismo, a livello massmediatico, furono due mostre sugli anni '30, una allestita a Milano nel 1982 e l'altra a Roma nel 1984 (quest'ultima con la consulenza di Renzo De Felice): "entrambe promosse da amministrazioni socialiste", ha cura di specificare Turi.

Turi menziona poi un altro "caso esemplare": la proposta, da parte dell'allora sindaco di Roma Francesco Rutelli, nel 1995, di dedicare una via a Giuseppe Bottai. L'iniziativa riscosse il plauso (fra gli altri) di Massimo Cacciari, e fu bloccata solo dalle proteste della comunità ebraica; ci si era dimenticati, fra l'altro, che Bottai era stato uno dei sostenitori più ferventi delle leggi razziali; l'immagine corrente di Bottai era infatti quella giustificazionista del "fascista critico" delineata da Giordano Bruno Guerri nella sua fortunata biografia del 1976.

Il patriottismo, la ricerca di valori nazionali, di una "memoria condivisa" e di una "pacificazione" sono il Leitmotiv che, nella ricostruzione di Turi, caratterizza la polemica anti-antifascista condotta negli anni '90 da intellettuali come Renzo De Felice, Roberto Vivarelli, Ernesto Galli Della Loggia, spesso con l'assenso e il plauso della sinistra istituzionale. Troviamo ancora il buon Francesco Rutelli in prima linea nell'operazione di riabilitazione di Giovanni Gentile, filosofo a cui il comune di Roma dedicò un convegno nel 1994 presentandolo come un patriota al di sopra delle parti e dimenticandone l'organicità al nazifascismo.

Interessante notare che, in questo frame revisionistico, chi ostacola la "pacificazione", chi alimenta la "divisività", è un potenziale terrorista. Turi cita Vivarelli, secondo il quale per colpa degli antifascisti nell'Italia del dopoguerra "si perpetuò un clima di strisciante guerra civile, che [...] produsse la tragica stagione del terrorismo".

Turi sottolinea il ruolo degli intellettuali craxiani nel diffondere in Italia durante gli anni '80 le idee del neoliberismo reaganiano e thatcheriano e nel promuovere l'anticomunismo. Questi intellettuali poi, assieme ad altri di estrazione neofascista o cattolico-reazionaria, divennero nel decennio '90 gli artefici principali dell'ideologia populista berlusconiana, la quale nell'ultimo quindicennio si è dotata di "una rete di think thank, laboratori di idee ispirati al modello statunitense, capaci di costruire e diffondere un comune sentire"; tutta una serie di riviste, fondazioni, case editrici, "poco conosciute presso l'opinione pubblica" ma efficaci come centri di "aggregazione di intellettuali e di elaborazione culturale" (e, di solito, ben finanziate dagli industriali).

Turi ricostruisce minuziosamente alcuni fra i principali momenti dell'offensiva culturale di destra: la battaglia a favore del mantenimento del crocifisso nelle aule scolastiche (una battaglia vinta dalla destra anche a causa dell'atteggiamento imbelle assunto al riguardo dal centrosinistra); la vicenda, davvero tragicomica, della censura proposta dal centrodestra sui manuali scolastici di storia, anche qui in nome della "memoria condivisa", della pacificazione, dell'imparzialità e contro la presunta "egemonia culturale" della sinistra.

Interessante il confronto, proposto da Turi, fra il modo in cui il novantesimo anniversario della fine della prima guerra mondiale è stato ricordato in Italia e in altri paesi europei. Turi mostra come nel 2008 in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, le celebrazioni ufficiali siano state improntate alla pietà per le vittime, all'orrore per l'enormità del massacro e siano state accompagnate, a volte, da gesti ufficiali di riabilitazione dei soldati che furono condannati come disertori. Tutto il contrario in Italia, dove "la sostanza della commemorazione è rimasta affidata al tema dell'identità nazionale" e dove il ministero dell'Istruzione ha promosso una serie di conferenze nelle scuole affidate non agli storici ma agli ufficiali dell'esercito, in quella che è stata definita la "più imponente manifestazione di propaganda militare che l'Italia repubblicana abbia mai messo in piedi".

Nell'ultimo capitolo del suo libro Turi prova a tracciare una mappa del revisionismo storico su Internet, individuando "un network molto ampio di riviste e di istituzioni [...] una rete circolare in cui appaiono ripetutamente gli stessi nomi, specchio di una visione della storia che in breve tempo da antagonista è diventata governativa". Il capitolo Ã¨ un ricco dossier di nomi e di indicazioni bibliografiche, una minuziosa schedatura di cui in questa sede non posso dare un'idea.

La conclusione cui giunge Gabriele Turi è che la cultura di destra è saldamente egemone ed è destinata a sopravvivere alla fine politica di Silvio Berlusconi. Aggiungerei che l'attuale esperienza dei governi di “larghe intese” (Monti, Letta, Renzi) getta una luce retrospettiva su molte delle prese di posizione filorevisioniste, da parte di esponenti del centrosinistra, ricordate nel libro di Turi. Bisognerebbe scrivere un libro analogo a quell di Turi, dedicato alla "cultura di sinistra", nel quale si mostrerebbe come a partire da Togliatti il nazionalismo abbia infettato nei decenni la cultura politica del PCI - PDS - DS - PD fino a stravolgerla completamente. Ma questa è un'altra storia.
          Giuseppe Genna: Grande madre rossa        
Oggi è il primo di agosto e sono piuttosto insoddisfatto di me stesso in generale e di questo blog in particolare. Vorrei scrivere qualcosa di incisivo e pregnante. Come al solito, non ci riesco. Invece, ho deciso di riciclare una recensione a Grande madre rossa di Giuseppe Genna che scrissi tre anni fa per un sito commerciale e che ripubblico qui di seguito, con minime variazioni. E' brutta, ma se non altro vi trapela un po' di entusiasmo: qualcosa che al momento mi manca.

Che libro è Grande madre rossa? In prima approssimazione, è un thriller. Ma, se incontrate l'autore, non insistete troppo su questa definizione. Tempo fa, Giuseppe Genna dichiarò che avrebbe regalato una copia del Codice da Vinci al primo che gli avesse detto che lui scriveva thriller. Inutile aggiungere che Genna non è precisamente un estimatore di Dan Brown.

Ecco la trama. Una spaventosa esplosione polverizza il Palazzo di Giustizia di Milano, facendo più di mille vittime. L'attentato non è stato rivendicato, ma se ne temono altri e il commissario Guido Lopez della Questura di Milano, sulla traccia dei colpevoli, lotta contro il tempo e forse contro ostacoli e depistaggi dei servizi segreti italiani e di quelli stranieri...

Certo, trattandosi di un thriller, sarebbe delittuoso (appunto) svelare ulteriori dettagli. Non lo farò. Dovete fidarvi della mia parola quando vi dico che il libro l'ho letto per intero e tutto d'un fiato.

Mentre Genna scriveva questo romanzo, vivevo e lavoravo a Milano (tra l'altro abitavo nel quartiere popolare di Calvairate, che Genna conosce bene e di cui spesso parla nei suoi romanzi, compreso questo). Ricordo benissimo la paura, che in quel periodo serpeggiava, di un nuovo e terribile attentato. Infatti, dopo l'11 settembre e dopo la strage della stazione ferroviaria a Madrid, tutti temevano che il prossimo bersaglio dei terroristi sarebbe stato la metropolitana di Milano: la quale, in quegli anni, l'undici di ogni mese risultava stranamente meno affollata rispetto agli altri giorni... Grande madre rossa rende assai bene quel clima di psicosi collettiva.

Ma è veramente un thriller, Grande madre rossa? E' un romanzo di spionaggio, di fantapolitica? E' un romanzo "realistico", qualunque cosa questa parola voglia dire? - Consentitemi di riportare per esteso la nota apposta al suo romanzo da Giuseppe Genna a mo' di premessa.

"Le vicende qui narrate sono finzioni letterarie al 100%. In esse compaiono nomi di persone e circostanze 'reali' in qualità di pure occasioni narrative. I nomi di aziende, strutture istituzionali, media e personaggi politici vengono utilizzati soltanto al fine di denotare figure, immagini e sostanze dei sogni collettivi che sono stati formulati intorno a essi, e si riferiscono quindi a un ambito mitologico che non ha nulla a che vedere con informazioni od opinioni circa la verità storica effettiva degli avvenimenti o delle persone - in vita o scomparse - su cui questo romanzo elabora una pura fantasia."

Attenzione: non si tratta del solito disclaimer messo lì solo per motivi legali (del tipo "ogni riferimento ecc. è del tutto casuale"). In questo romanzo i riferimenti non sono affatto casuali, tuttavia quando Genna usa le espressioni "sogni collettivi", "ambito mitologico" e "pura fantasia" dobbiamo prenderlo sul serio.

Di fatto, Genna dimostra con questo romanzo una eccezionale capacità di giocare con l'inconscio collettivo, di evocare sogni o incubi metropolitani, e di svelare (o forse di creare) archetipi remotissimi e affascinanti. Da questo punto di vista Grande madre rossa è molto più vicino a Lautréamont, ai surrealisti francesi, a William Burroughs, di quanto non lo sia a Grisham o a Ian Fleming.

Ho trovato veramente straordinaria tutta la parte del romanzo ambientata nel Cimitero Monumentale di Milano. Opera architettonica ottocentesca di notevole cattivo gusto, in questo senso equivalente milanese (anche se meno celebre) del Vittoriano di Roma, nonché una delle parti più neglette ed ignorate della città di Milano, nelle pagine di Genna il Cimitero Monumentale diventa genialmente il luogo dell'inconscio e del rimosso ove risiede la verità nascosta della città. Da gustare, in questo romanzo d'azione, crudo e hard-boiled secondo le migliori tradizioni del suo genere, il "cameo" dedicato al Manzoni:

"Non c'era più posto nel Vecchio Famedio, tempestato di lapidi in ogni centimetro quadro. Il tempio del tempo scaduto per Alessandro Manzoni. Manzoni: polvere sul mogano della cattedra, polvere di gesso. L'epidemia ubiquitaria, transgenerazionale, scolastica, che colpisce ogni italiano quindicenne: Manzoni.
Cosa c'entra Manzoni oggi?"


Fin dai tempi di Emilio Praga e della scapigliatura, Manzoni è il bersaglio polemico dell'avanguardia artistica milanese... Anche da questo punto di vista, Genna è veramente figlio della sua città. Qui, però, non è realmente chiaro se Genna stia polemizzando contro l'autore dei Promessi sposi, o non piuttosto contro la nostra epoca, così degradata da non trovare più posto per un Manzoni.

Bellissimo è poi il finale del romanzo, che descrive una ipotetica Milano post-catastrofe, in apparenza uguale ma forse enigmaticamente diversa, forse migliore. La piazza dove prima si trovava il Palazzo di Giustizia, distrutto dall'immane esplosione:

"La nuova piazza, larga, aperta, immensamente chiara: il luogo dove sorgeva, come un sogno, il Palazzo.
Come puntine da disegno e graffette, in controluce, i nonni e i bambini, che giocano, a passeggio, nell'incredibile spazio bianco della nuova piazza."


E, nella piazza,

"il monumento di marmo bianco, una colonna altissima, messo in verticale, l'architrave di quello che fu il Palazzo di Giustizia.
E' la nuova colonna infame."


Ed ecco, dunque, che abbiamo ritrovato anche il buon vecchio Manzoni... L'autore della Storia della colonna infame non poteva essere liquidato così facilmente, dato che la riflessione sul rapporto tra diritto e giustizia è uno dei temi portanti di Grande madre rossa.

Grande madre rossa è stato inserito da Wu Ming 1 nel "canone" delle opere più significative del cosiddetto "New Italian Epic", di cui tanto si è discusso negli ultimi due anni. Se fra le caratteristiche del "New Italian Epic" c'è anche quella di sapersi mantenere su livelli elevati di elaborazione mitico-simbolica, direi che questo romanzo merita ampiamente di rientrare nel novero. Parlando di mitologia, va detto che in Grande madre rossa si trovano quei puntuali riferimenti al matriarcato (il leggendario ordinamento sociale preistorico in cui comandavano le donne, studiato fra gli altri da Bachofen, da L. H. Morgan e da Engels) che il lettore legittimamente si attende da un romanzo con tale titolo.

Il romanzo di Genna può essere interpretato anche come una grandiosa, veramente "epica", fantasia di rivalsa. In questa sede non posso essere più preciso, ma consiglio ai lettori di tenere bene a mente la citazione da Ulrike Meinhof posta in esergo.

A proposito, ho letto recentemente un passo di Bachofen che sembra un commento anticipato a Grande madre rossa:

"Questo diritto materno materiale è il più sanguinario di tutti i diritti. Esso impone la vendetta anche là dove mentalità superiori la fanno apparire come un delitto. [...] Il diritto materiale della prima epoca mostra che la sua legge è quella del sangue [...]. L'idea della giustizia superiore, che considera ogni circostanza [...] proviene dal cielo. In precedenza esisteva solo la vendetta sanguinaria che non ascoltava alcuna difesa e che proveniva dalla materia. [...] L'età del diritto femminile è quella della vendetta e del sanguinario sacrificio umano, quella del patriarcato è l'epoca del tribunale, dell'espiazione, del culto senza spargimento di sangue".

BIBLIOGRAFIA

- Giuseppe Genna, Grande madre rossa, n. 1550 del periodico "Segretissimo", aprile 2009; prima edizione Mondadori, Milano 2004 (attualmente esaurita, spero che venga ristampata presto, perché il libro lo merita assolutamente).

- Johann Jakob Bachofen, Il matriarcato. Storia e Mito tra Oriente e Occidente, [antologia] a cura di Giampiero Moretti, Christian Marinotti Edizioni, Milano 2003, pp. 65, 66-67.

- Sul "New Italian Epic", vedi la relativa voce in Wikipedia.

- Il sito Internet di Giuseppe Genna.

- Per chi ne fosse curioso, la recensione di Genna al Codice da Vinci.
          Sull'"Elogio dei riformisti" di Roberto Saviano        
1. Affinità e divergenze fra Saviano e noi. Considero Gomorra uno fra i libri letterariamente più importanti di questi anni nonché fra i capolavori del giornalismo d'inchiesta italiano. Ammiro e rispetto Roberto Saviano, anche se a volte non sono stato d'accordo con lui su alcune delle sue prese di posizione (ad es. sulla politica dei governi israeliani, oppure sugli scontri di piazza che hanno contrassegnato l'ultima fase del governo Berlusconi).

Ho trovato molto superficiale e semplicistico l'articolo di Saviano uscito su "La Repubblica" del 28 febbraio, dedicato all'elogio del riformismo.

Prendendo spunto da un recente libro di Alessandro Orsini sulla storia della sinistra italiana, libro che contrappone Turati a Gramsci, Saviano traccia una riga sulla lavagna, mettendo da una parte i riformisti e dall'altra i comunisti. I primi sarebbero pacati, realisti, tolleranti e liberali, i secondi sarebbero fanatici, violenti, malati di dogmatismo e d'ideologia.

Scrive Saviano: "i comunisti hanno educato generazioni di militanti a definire gli avversari politici dei pericolosi nemici, ad insultarli ed irriderli. Fa un certo effetto rileggere le parole con cui un intellettuale raffinato come Gramsci definiva un avversario, non importa quale: 'La sua personalità ha per noi, in confronto della storia, la stessa importanza di uno straccio mestruato'. Invitava i suoi lettori a ricorrere alle parolacce e all'insulto personale contro gli avversari che si lamentavano delle offese ricevute [...]. Arrivò persino a tessere l'elogio del 'cazzotto in faccia' contro i deputati liberali. I pugni, diceva, dovevano essere un 'programma politico' e non un episodio isolato".

Viceversa, sempre secondo Saviano:

"in quegli stessi anni Filippo Turati, dimenticato pensatore e leader del partito socialista, conduceva una tenacissima battaglia per educare al rispetto degli avversari politici nel tentativo di coniugare socialismo e liberalismo".


Questa contrapposizione fra estremisti e riformisti, dice Saviano, si protrae fino ad oggi:

"Naturalmente, oggi, nel Pd erede del Pci, non c'è più traccia di quel massimalismo verboso e violento, e anche il linguaggio della Sel di Vendola è molto meno acceso. Ma c'è invece, fuori dal Parlamento, una certa sinistra che vive di dogmi. Sono i sopravvissuti di un estremismo massimalista che sostiene di avere la verità unica tra le mani", sono quei "pacifisti talmente violenti da usare la pace come strumento di aggressione per chiunque la pensi diversamente". Eccetera.

Quindi tutto lineare, nello schema di Saviano. Tutto semplice. Riformisti, buoni, in parlamento; comunisti, fuori dal parlamento, cattivi. Chiaro, no?

E però, se si va a verificare nel dettaglio gli esempi storici addotti da Saviano, ecco che le cose si complicano.

2. Cosa c'era prima degli assorbenti. Vediamo ad esempio la prima frase "incriminata". Di un suo avversario politico ("non importa quale", dice Saviano), Gramsci scrisse: "La sua personalità ha per noi, in confronto della storia, la stessa importanza di uno straccio mestruato".

La similitudine usata da Gramsci, al nostro orecchio di contemporanei, suona senza dubbio molto sgradevole. Intollerabilmente sessista, fra l'altro. Proviamo però a collocarla nel suo contesto. La frase è tratta da un articolo di Gramsci, allora venticinquenne, pubblicato sull'edizione torinese dell'"Avanti!" il 19 aprile 1916. In quel periodo la redazione di Torino dell'"Avanti!", di cui Gramsci era giornalista, stava conducendo una campagna di stampa sugli sprechi e sulle ruberie di cui si erano resi responsabili i promotori dell'Esposizione Universale di Torino del 1911. Come spesso succede in Italia quando si tratta di "grandi opere", anche questa era stata accompagnata da malversazioni, che Gramsci e i giornalisti dell'"Avanti!" avevano puntualmente denunciato.

Fra i bersagli di questa campagna di stampa c'era il conte Delfino Orsi, che all'epoca faceva parte della direzione della "Gazzetta del Popolo", un giornale monarchico, filogovernativo e interventista. L'articolo di Gramsci del 19 aprile 1916 è appunto una risposta ad un altro giornalista che aveva accusato l'"Avanti!" di aver attaccato Delfino Orsi non per il ruolo di quest'ultimo nello scandalo dell'Esposizione Universale, bensì invece perché Orsi era "una delle più influenti figure dell'interventismo subalpino".

Teniamo sempre presente il contesto storico. In Italia, nel 1916, lo scontro politico fra governo e opposizione era polarizzato sul problema della guerra. Era soprattutto lo scontro fra interventisti e pacifisti. Era in corso la Prima guerra mondiale, un conflitto che oggi praticamente tutti gli storici valutano come un'orrenda ecatombe, una catastrofe che segnò l'inizio del declino della civiltà europea, e che, in Italia, aprì la via al fascismo. In Italia il bilancio della guerra fu di circa 680.000 morti e quasi 500.000 invalidi permanenti. Il Partito Socialista Italiano, nel quale all'epoca militavano sia Gramsci sia Turati, era su posizioni pacifiste, e si opponeva compattamente alla guerra. A favore della guerra erano invece i nazionalisti, i liberali e il Partito Socialista Riformista Italiano, composto perlopiù da riformisti, come Bonomi e Bissolati, che erano stati espulsi dal P.S.I. già nel 1912 per il loro appoggio alla guerra di Libia.

Tale era il contesto della polemica fra l'"Avanti!" di Gramsci da una parte, e la "Gazzetta del Popolo" di Delfino Orsi dall'altra.

Quando, nell'agosto 1917, a Torino la popolazione diede vita ad una rivolta spontanea contro la guerra e contro la mancanza di pane (rivolta che fu ovviamente repressa nel sangue, con circa 50 morti e 200 feriti fra gli operai e le loro famiglie), la "Gazzetta del Popolo" di Delfino Orsi fu tra gli organi di stampa che giustificarono la repressione.

Più tardi, coerentemente, Delfino Orsi fu deputato nel Parlamento fascista, ed era ancora tale quando morì nel 1929 (mentre Gramsci era in carcere). Il gerarca Federzoni, nel suo elogio funebre pronunciato alla Camera dei Deputati l'11 dicembre 1929, disse di Orsi fra l'altro: "egli poté rinverdire i fasti patriottici della Gazzetta del Popolo, levando ancora la gloriosa bandiera del Risorgimento per le nuove battaglie dell'intervento nella grande guerra, della difesa delle aspirazioni nazionali, della rivoluzione fascista".


Delfino Orsi era appunto l'uomo che Gramsci paragonò ad uno "straccio mestruato". Un epiteto certamente poco gentile. Ma possiamo veramente dire, con Saviano, che "non importa quale" individuo egli fosse, né in quale periodo storico fosse situata la polemica fra lui e Gramsci?

Che diremmo di un giornalista il quale scrivesse, di alcuni suoi concittadini (non importa quali, direbbe Saviano), che essi sono "vigliacchi, in realtà", un "manipolo di killer", "abbrutiti e strafatti", un "branco di assassini" che "vivono come bestie"? Sono insulti pesanti e hanno ben poco di mite e di liberale. Ma se collochiamo questi epiteti nel contesto dell'articolo da cui sono tratti, scopriamo che si riferiscono ad una banda di camorristi responsabili di svariati omicidi, e che l'autore del pezzo è Roberto Saviano ("la Repubblica", 22 settembre 2008). Dobbiamo condannare il giornalista per la sua eccessiva violenza verbale? O non dobbiamo piuttosto ritenere che l'indignazione di Saviano, seppure si esprima in termini poco urbani, sia alquanto giustificata dalle circostanze?

3. La nobile arte. Vediamo, ancora, un altro passo gramsciano cui si riferisce Roberto Saviano. Si tratta dell'articolo intitolato "Elogio del cazzotto", uscito sempre sull'"Avanti!" il 12 giugno 1916. L'episodio cui si riferiva Gramsci in questo articolo era il seguente. Dei deputati socialisti, come gesto dimostrativo, avevano lanciato nell'aula di Montecitorio alcune cartoline con l'effige di parlamentari russi che erano stati deportati in Siberia a causa della loro opposizione alla guerra (c'era ancora il regime assolutista dello zar, e la Russia era alleata in guerra con le potenze della Triplice Intesa, con l'Italia, e contro la Germania e l'Impero asburgico). Un deputato interventista, Giuseppe Bevione, in quell'occasione accusò i socialisti di essere al soldo del nemico. Ne nacque un tafferuglio, durante il quale il socialista Nino Mazzoni colpì Bevione con un pugno. Questo, nello specifico, fu il "cazzotto" cui si riferisce Gramscì nel suo articolo, scrivendo fra l'altro:

"Non siamo entusiastici ammiratori del diritto del pugno; eppure quei pugni vibrati robustamente sul ceffo di Bevione ci riempiono di giubilo e di ammirazione".

Anche qui: possiamo dire che sia davvero ininfluente collocare la citazione di Gramsci nel suo contesto?

4. Vota Antonio. Veniamo ora ad un'altra delle dicotomie che Roberto Saviano delinea nel suo pezzo: quella fra opposizione parlamentare Vs. opposizione extraparlamentare. La prima riformista e "buona", la seconda estremista e "cattiva". E confrontiamo questa dicotomia con un esempio storico.

Nel giugno 1924, dopo il rapimento di Giacomo Matteotti, i parlamentari dell'opposizione antifascista decisero di disertare le aule del Parlamento, dando così luogo a quella forma di protesta extraparlamentare che passò alla storia come "secessione dell'Aventino". Fra loro c'era Filippo Turati, assieme a tutti i socialisti riformisti. C'era anche la piccola pattuglia dei deputati comunisti, che però, nel novembre 1924, verificata l'inefficacia della protesta aventiniana, decisero di rientrare in Parlamento, dove rimasero a contrastare la maggioranza fascista, praticamente da soli, per altri due anni, fino a quando il partito comunista non fu messo fuori legge. (A che tipo di pacifica dialettica parlamentare fossero avvezzi i deputati fascisti lo si può vedere consultando la voce di Wikipedia dedicata a Francesco Misiano).

Quindi, ricapitolando. Nel 1925 abbiamo il socialista riformista Turati fuori dal parlamento. In parlamento c'è una maggioranza parlamentare "estremista" fascista e una minoranza comunista (parimenti "estremista" secondo Saviano) di cui Gramsci fa parte. Comunque si voglia giudicare la situazione, si tratta di un caso in cui la realtà storica si rivela più complessa dei rigidi schematismi delineati da Saviano.

5. Conclusione. Con tutto questo discorso non voglio dire, naturalmente, che la violenza verbale nella lotta politica va sempre bene, che è sempre giustificata. Sono d'accordo con Saviano nel condannare certe forme di settarismo inutile e controproducente (di cui è un esempio il giudizio su Turati espresso da un Togliatti al peggio del suo stalinismo, citato da Saviano nel suo articolo). Né intendo affrontare discorsi astratti sul punto se sia meglio la lotta extraparlamentare o quella parlamentare.

Dico che ogni situazione fa storia a sé, che occorre giudicare caso per caso, e che generalizzazioni astratte e astoriche, come quella proposta da Saviano nell'articolo in questione, non hanno alcun significato.
          La stanza della duchessa        
Quello che segue è un racconto che ho scritto per partecipare a un concorso letterario. Le regole sono: un racconto dal titolo "La Stanza della Duchessa", della lunghezza massima di 3.600 caratteri, che contenga un riferimento alle scarpe (lo sponsor è il Museo della Calzatura di Vigevano). Il racconto dev'essere inedito, ma ne è ammessa la pubblicazione sul proprio blog. E allora, eccolo qua. La versione seguente è un po' più lunga di quella che invierò per il concorso (ho dovuto ridurre il testo per rientrare nel limite delle 3.600 battute).
Aggiornamento (25 febbraio 2012): pubblico qui di seguito la versione che ha partecipato al concorso (e che non ha vinto). La versione lunga, invece, la potete leggere su Evulon.


La notte del 7 gennaio 1463, a Parigi, dopo l'ora del coprifuoco, un uomo percorreva a grandi passi la rue Saint-Jacques deserta, diretto verso la Senna.
Era magro e allampanato, piuttosto malmesso. Portava una voluminosa borsa e, in più, teneva sotto il braccio un fardello malamente avvolto in un panno. Faceva molto freddo.
Giunto nei pressi del Petit Pont, l'uomo si fermò sotto una finestra, raccolse della ghiaia e la gettò contro i battenti. Poi chiamò con voce smorzata: "Margot! Aprimi!"
All'interno una candela si accese. L'uscio si aprì e una voce femminile mormorò: "Villon? Sei tu?"
"No, sono il re d'Inghilterra. Sei sola?"
"Sì. Stanotte non ho clienti".
"Allora dai, fammi entrare, o domattina uscendo mi troverai qui stecchito come un'aringa!"
"Grazie al cielo! Allora ti hanno scarcerato", disse Margot, guidando il suo amico su per la scala del modesto alloggio.
"Già" rispose lui, "la Suprema Corte ha accolto il mio appello. Per stavolta non finirò sulla forca. Però..."
Si interruppe, osservando con aria incerta Margot la quale, nel frattempo, si era seduta sul bordo del letto a due piazze che occupava quasi interamente la stanza.
"Come, per stavolta?" disse la ragazza. "In che altri guai ti vorresti cacciare? Siediti invece, e fammi vedere cosa c'è nel fagotto che hai portato. Un regalo per me, vero?"
François si accomodò accanto a Margot e srotolò il panno, che conteneva un paio di eleganti sandali di pelle dal tacco alto.
"Dove li hai comprati?" disse lei, sorridendo deliziata.
"Sono scarpe italiane" disse lui. "Erano sulla bancarella di un mercante lombardo, alle Halles. Non è che le ho proprio comprate. Mi sono detto: queste sono per la mia Margot! Allora mi sono avvicinato di soppiatto e..."
La donna lo zittì con un bacio. Poi spense la candela.
Intanto, fuori, iniziava a nevicare.

Quando François si svegliò (era mattina inoltrata), per prima cosa vide Margot che stava disegnando con un carboncino sul retro di un manoscritto.
"Scusa", disse Margot, "mi serviva un foglio e ho visto che la tua borsa ne era piena. E' il tuo ritratto", disse porgendo il foglio a François. "C'era scritto qualcosa di importante?"
"No", disse lui. "E' una stanza della ballata che scrissi cinque anni fa per la duchessa d'Orléans. Ma era una brutta poesia. Il tuo disegno, invece, è molto bello. Conservalo, te ne prego".
"Allora è deciso! Io la duchessa, tu il duca, e questo sarà il nostro castello!"
"Margot, ti devo dire una cosa. I giudici hanno annullato la mia condanna a morte, è vero. Però mi hanno bandito da Parigi".
La donna si avvicinò alla finestra e guardò fuori. Era tutto ricoperto di neve. "Per quanto tempo?", disse.
"Dieci anni. Devo lasciare la città entro oggi".
Margot si volse e, guardando François dritto negli occhi, disse: "Vengo con te".
Lui scese dal letto. Raggiunse Margot, che era in piedi davanti alla finestra. C'era il sole, e il riverbero illuminava i capelli di lei. Sempre guardandola negli occhi, François prese fra le sue le mani di Margot.
"Andremo in Italia", disse François. "Laggiù ci sono città accoglienti e ben governate, rette da leggi giuste. L'arte e la poesia sono onorate e apprezzate. Quello è il posto per noi! Potremmo andare a Firenze da Cosimo de' Medici, o anche a Napoli, da re Ferdinando. Oppure nel Ducato di Milano, da Francesco Sforza: mi hanno detto che lì si vive bene. Partiamo adesso!"
"Sì. E quando questa neve si sarà sciolta, noi saremo già lontano", disse Margot.


          Mozart schedato da Buscaroli        
Va subito detto che il titolo del libro di Piero Buscaroli, La morte di Mozart (Rizzoli, Milano 1996, pp. 373) è fuorviante. L'oggetto della trattazione di Buscaroli non è, infatti, "la morte di Mozart", bensì gli ultimi dieci anni di vita del grande compositore. L'intento dichiarato di Buscaroli è quello di demolire tutta una serie di leggende, falsità e luoghi comuni che, secondo lui, si sarebbero accumulati intorno alla figura di Mozart ad opera dei suoi biografi otto e novecenteschi: il Mozart di Buscaroli sarebbe infine quello genuino ed autentico, finalmente restituitoci dopo due secoli di menzogne.

Mi sembra che il punto di vista di Buscaroli sia politicamente determinato e che questa componente politica sia un elemento essenziale del suo metodo. Infatti, Buscaroli è un nostalgico dell'ancien régime, né più né meno. Tutto ciò che deriva dall'Illuminismo e dalla Rivoluzione francese, per Buscaroli, è pura e semplice aberrazione. Buscaroli non accetta nulla della modernità; del feudalesimo, invece, rimpiange ogni aspetto (per esempio anche l'elevata mortalità infantile, p. 261). Questo suo punto di vista radicalmente antimoderno dovrebbe, nelle intenzioni di Buscaroli, garantirgli una completa indipendenza dalle ideologie correnti nella nostra epoca e consentirgli così di vederci più chiaro di ogni altro biografo mozartiano prima di lui.

In altre parole, il libro di Buscaroli non si basa affatto su una ricerca archivistica che abbia prodotto fonti inedite e di prima mano. Si basa, invece, sulla reinterpretazione delle fonti già note, le quali, sotto l'occhio limpido e scevro di pregiudizi di Piero Buscaroli, rivelerebbero alfine quella verità che nessuno, prima di lui, aveva veduto.

Le fonti principali di Buscaroli sono infatti: l'epistolario mozartiano; la raccolta di documenti a cura di Erich Deutsch Mozart. Die Dokumente seines Lebens, Kassel 1961; e le prime biografie mozartiane di Schlichtegroll (1793), Niemetschek (1798), Nissen (1828) e Jahn (1856-59). Sono tutti materiali ben conosciuti e ampiamente utilizzati dalla critica mozartiana. Buscaroli esprime invece il massimo disprezzo per il W. A. Mozart di Hermann Abert (1921), opera considerata fondamentale da tutti ma non da Buscaroli il quale, naturalmente, è anche in costante e aspra polemica con quasi tutta la critica mozartiana novecentesca.

Vediamo allora, più nel dettaglio, qual è il bersaglio polemico della ricostruzione buscaroliana.

Mozart, che all'età di venticinque anni lasciò il servizio dell'Arcivescovo di Salisburgo per trasferirsi a Vienna, dove cercò di mantenersi con i proventi della sua attività di pianista e compositore, è oggi celebrato come il primo grande musicista dell'epoca borghese, colui il quale, per primo, tentò di conquistarsi lo status di libero artista, riscattando così la figura del musicista dal suo ruolo di dipendente delle corti. Nelle parole del sociologo Norbert Elias (1991): "Da outsider borghese al servizio della corte, Mozart combatté fino in fondo, con incredibile coraggio, una battaglia di affrancamento dai suoi padroni e committenti aristocratici. Lo fece di propria iniziativa, per amore della propria dignità di uomo e del proprio lavoro di musicista. E perse la battaglia [...]". Secondo Elias, Mozart perse la battaglia (e la vita) in quanto i tempi non erano ancora maturi per lui: la lotta di Mozart si svolse in una nazione, l'Austria del settecento, che si trovava "in una fase dello sviluppo sociale nella quale i rapporti di potere tradizionali erano praticamente ancora intatti".

Per l'ultrareazionario Buscaroli, questa moderna visione di Mozart come artista rivoluzionario è fumo negli occhi. Con grande insistenza, Buscaroli ci propone invece un Mozart meschino, pavido e conformista, caratterizzato dalla "evidente mancanza di superiori doti intellettuali e morali" (p. 342). "Mai anelò al riscatto sociale e politico della figura dell'artista, cercava un reddito fisso, ma alto" (p. 32). "Il libero mercato dell'arte gli si spalanca, e lui continua a sperare in un impiego a corte, meglio a Vienna, dove potrebbe, tutt'al più, raddoppiare lo stipendio di ora. Uomo libero è solo a parole [...]. I suoi sogni sono quelli di un impiegato" (pp. 183-4).

Tutto il libro di Buscaroli pullula di simili osservazioni, che in verità sono reiterate tanto spesso, quanto poco sono seriamente argomentate. E non potrebbe essere diversamente, dato che, come ho detto sopra, le fonti di Buscaroli sono le stesse dei critici mozartiani che lui tanto disprezza. Se, per loro, queste fonti disegnano una determinata figura e per Buscaroli la figura esattamente opposta, ciò dipenderebbe solo dal fatto che Buscaroli è intelligente e onesto, mentre gli altri autori sono stupidi e/o in malafede.

Un esempio del metodo argomentativo di Buscaroli lo si trova nella trattazione delle dimissioni di Mozart dalla corte arcivescovile di Salisburgo nel giugno 1781. In quella circostanza, com'è noto, il segretario dell'Arcivescovo, un tale conte Arco, per tutta risposta all'insistenza con cui Mozart continuava a chiedergli di accettare la sua richiesta di dimissioni, assestò al musicista un calcio nel sedere. Questo episodio, che ha suscitato l'indignazione unanime di tutta la posterità, viene raccontato da Buscaroli con le tecniche adottate dagli avvocati difensori di chi viene processato per stupro:
A) minimizzare. "Credette di dover ridurre alla ragione il musicista ribelle con la zotica seppur benintenzionata famigliarità elargita a sguatteri e inservienti".
B) Insinuare dubbi sulla veridicità del fatto. "E se fosse tutta invenzione [...]?"
C) Sostenere che la vittima, in fondo, se l'è cercata. "E il giovane genio dal corpo minuto [...] fece tutto quanto poteva per trarlo fuori dai gangheri" (tutte le citazioni sono dalla p. 53).
Il tutto al palese scopo di tessere l'apologia di un sistema sociale, nel quale era possibile che un Mozart venisse preso a calci dallo scagnozzo di un feudatario.

A ciò aggiungiamo il fatto che, della musica di Mozart, Buscaroli parla poco o nulla: al Don Giovanni sono dedicate in tutto 3 (tre) pagine, nelle quali Buscaroli si limita a dirci che Da Ponte copiò il libretto da Giovanni Bertati; e sai che novità! Questo ci dà la misura di quanto la lettura di questo libro possa risultare tediosa e irritante.

Questo, almeno, per le prime duecentosessanta pagine. E' solo quando Buscaroli inizia a parlare degli ultimi mesi di vita di Mozart, che il suo discorso comincia a farsi un minimo interessante. A proposito della genesi del Requiem, Buscaroli propone una tesi che, pur non essendo necessariamente giusta, non è né futile né banale. Secondo Buscaroli (il quale, per una volta, avverte onestamente il lettore di non aver prove di quanto afferma: p. 324), l'incompiutezza del Requiem non sarebbe dovuta alla morte improvvisa del compositore, bensì ad una sua scelta deliberata. Infatti, Mozart fu incaricato della composizione da un nobile musicista dilettante, il conte Walsegg-Stuppach, il quale intendeva appropriarsi della stessa paternità dell'opera: il conte voleva cioè far eseguire il Requiem (dalla propria orchestra di corte) figurandone lui come autore.

Secondo Buscaroli, quando Mozart si rese conto dei termini di questo incarico (che inizialmente aveva accettato per necessità di denaro), maturò un invincibile disgusto per il lavoro che gli era stato commissionato: la sua coscienza artistica e professionale si ribellò all'idea di dover comporre un'opera che non avrebbe mai potuto rivendicare come sua. Sarebbe questo, secondo Buscaroli, il vero motivo per cui il Requiem rimase incompiuto.

Una prova a sostegno della sua ricostruzione sarebbe costituita, secondo Buscaroli (il quale considera il Requiem di Mozart un'opera minore e mal riuscita), dalla stessa scarsa qualità musicale della composizione. Mozart, cioè, sapeva di dover scrivere un'opera che sarebbe andata sotto il nome di un musicista dilettante: perciò la scrisse in modo volutamente sciatto, adoperando ad esempio un "contrappunto opaco, scontato, da manuale" (p. 325), e alla fine si rifiutò senz'altro di completarla, meditandone probabilmente la distruzione.

Buscaroli, però, sembra non rendersi conto che quanto lui scrive in queste pagine finali, a proposito del Mozart autore del Requiem, contraddice in modo stridente quanto egli stesso ha sostenuto nel corso di tutti i capitoli precedenti. Se Mozart, dal 1781 fino all'estate del 1791, era quel piccolo-borghese pusillanime e opportunista che Buscaroli si è sforzato di dipingere, come si spiega questo improvviso scatto di orgoglio e di dignità a pochi mesi dalla morte?

A me sembra, invece, che in queste pagine finali gli occhiali dell'ideologia siano in qualche modo caduti dal naso di Buscaroli, il quale, alla fine, non può a fare a meno di riconoscere a Mozart quelle qualità umane che fin qui gli aveva ostinatamente e faziosamente negato.

Per finire, ho seri dubbi sulla valutazione critica che Buscaroli riserva al Requiem. Non trascurerei il fatto che quest'opera sembra attualmente la più popolare fra quelle del suo autore. Ad esempio, se si digita Mozart nella casella di ricerca di "YouTube", il Requiem è la prima opzione che viene proposta. Senza dubbio, ciò si deve in gran parte al film Amadeus. Ma in parte, secondo me, lo si deve anche alla relativa semplicità di fruizione del Requiem che Buscaroli, a suo modo, evidenzia, pur senza comprenderne le ragioni. Non dimentichiamo che Mozart, poco prima di morire, fu testimone dell'enorme successo del suo Flauto Magico, un'opera scritta per un teatro della periferia di Vienna e destinata ad un pubblico popolare.

Forse Mozart, dopo aver volutamente sfidato il gusto dell'aristocrazia, e dopo l'amara esperienza del mancato sostegno da parte del pubblico borghese, negli ultimi mesi di vita iniziò a intravedere la possibilità di rivolgersi ad un pubblico interamente nuovo, posto al di fuori delle classi dominanti del presente e dell'immediato futuro. E cominciò a orientare la sua scrittura musicale all'obiettivo di conquistare ed educare, se necessario anche calibrando il livello di complessità compositiva, questo nuovo pubblico.

(Trovate la presente recensione anche su Evulon).
          Il terremoto di Messina del 1908        
Ripubblico qui di seguito una mia recensione (risalente a sei anni fa) al libro di Giorgio Boatti, La terra trema. Messina 28 dicembre 1908. I trenta secondi che cambiarono l'Italia, non gli italiani, Mondadori, Milano 2004, pp. 414, € 18,50.

"Ore 5.20 terremoto distrusse buona parte Messina - Giudico morti molte centinaia - case crollate sgombro macerie insufficienti mezzi locali - urgono soccorsi per sgombro vettovagliamento assistenza feriti - ogni aiuto sarà insufficiente".

E' il testo del telegramma con cui il governo italiano apprese del terremoto di Messina: inviato dal comandante di una nave militare da una stazione telegrafica calabrese alle 14.50 del 28 dicembre 1908, giunse al Ministero degli Interni alle 17.35 dello stesso giorno, cioè dodici ore dopo il disastro.
In questo telegramma la valutazione dei danni è naturalmente molto sottostimata: il terremoto, dell'undicesimo grado della scala Mercalli, distrusse quasi completamente le città di Messina e Reggio Calabria e causò, secondo le statistiche ufficiali, 77.283 morti (in altre valutazioni la cifra oscilla fra le 80.000 e le 140.000 vittime).

A volte, quando ci si sofferma a considerarla, la storia del nostro paese sembra un'ininterrotta sequela di disastri. Ogni generazione ha la sua catastrofe civile da ricordare e anzi spesso più d'una, a volte d'origine naturale e a volte umana. Il copione sembra sempre lo stesso: evento tragico; prime ricostruzioni giornalistiche, concitate e a forti tinte; interviste ai superstiti; il cordoglio della nazione; le autorità dello stato si precipitano sul luogo dell'evento; polemiche sulla tempestività dei soccorsi e sulla loro efficienza; i parenti delle vittime accusano; funerali solenni; ancora polemiche finché i riflettori dei mass-media si spengono.

Questo libro di Giorgio Boatti sul terremoto di Messina si basa in gran parte su uno studio accurato dei giornali dell'epoca. Una prima constatazione è che in essi lo schema che ci è tristemente familiare appare già operante. Il governo di Giovanni Giolitti dovette ben presto difendersi dalle accuse di non aver compiuto in modo adeguato e tempestivo l'opera di soccorso delle popolazioni colpite. In particolare, l'opinione pubblica dell'epoca fu colpita dal fatto che i primi soccorsi organizzati non vennero apprestati da parte italiana, bensì, a partire dalla mattina del 29 dicembre, dagli equipaggi di squadre navali russe e inglesi che casualmente si trovavano nei pressi al momento del terremoto (equipaggi che, secondo tutte le testimonianze, svolsero la loro opera eroicamente). I primi soccorritori italiani, dell'ottavo reggimento dei Bersaglieri, provenienti da Palermo, sbarcarono solo nel pomeriggio inoltrato dello stesso giorno.

Ma la cosa che più colpisce nella reazione all'evento da parte del governo italiano non consiste tanto nella lentezza o inefficienza dei soccorsi, per la quale si possono addurre delle circostanze attenuanti: l'Italia era allora un paese povero, sottosviluppato rispetto alle altre nazioni europee; la stessa tecnologia dell'epoca non consentiva una grande rapidità di reazione; il terremoto danneggiò molto seriamente le infrastrutture e le vie di comunicazione nelle zone colpite; infine non esisteva ancora il moderno concetto di protezione civile e lo Stato italiano non era preparato ad affrontare simili emergenze.

Ciò che realmente sorprende è che fin dall'inizio, il governo e una parte della pubblica opinione sembrarono considerare il terremoto principalmente come un problema di ordine pubblico. Fra le prime preoccupazioni si registrano, infati, il timore delle epidemie e la paura dei saccheggi.

Scrive il quotidiano "La Tribuna" del 2 gennaio 1909: per impedire un'epidemia occorre "compiere l'opera distruggitrice perpetrata dal terremoto: buttare giù quel poco che resta di queste case, buttarlo giù nel modo più energico, più rapido: a colpi di cannone. Far sgomberare i pochissimi superstiti e dalle navi bombardare queste scarnificate vestigia della città (...) non v'è altra via per impedire che il luogo dov'era Messina diventi un centro d'infezione a cui nessuno osi più avvicinarsi". (p. 118). "Il Mattino" del 6-7 gennaio rilancia la stessa idea attribuendone la paternità al Re, mentre "Il Messaggero" del 6 gennaio suggerisce di ricorrere al fuoco: "Si dia in preda alle fiamme [Messina] per purificarla, o si ricostruisca con piccole case come una cittadina giapponese" (p. 119).

E' sconcertante che fra le prime misure suggerite dopo un terremoto, vi sia quella di deportare la popolazione colpita e poi bombardare la città: sembra che nel caso di Messina non si sia arrivato a tanto solo perché, a distanza di molti giorni dalla catastrofe, si continuavano a trovare dei sopravvissuti sotto le rovine. Ma si rimane ancora più stupiti quando si apprende che uno dei motivi che suggerirono queste misure estreme, fu la necessità di preservare dai furti i valori rimasti sotto le macerie e soprattutto i caveaux delle banche.

Il regio decreto del 4 gennaio 1909 stabiliva lo stato d'assedio nei territori colpiti dal terremoto e conferiva i pieni poteri per l'emergenza al generale di corpo d'armata Francesco Mazza (annota Boatti che una diceria popolare fa discendere dal suo cognome l'etimologia della locuzione siculo-calabra "non capire una mazza"). Installatosi con il suo stato maggiore a bordo di una lussuosa nave militare al largo, e senza scendere quasi mai a terra, il generale Mazza provvide a circondare Messina di un cordone sanitario di truppe, cui diede l'ordine di sparare su chiunque dall'esterno si avvicinasse alla città senza lasciapassare. Questo per impedire che bande di saccheggiatori si riversassero sul luogo del disastro.

Ecco alcuni passi tratti dal bando emanato dal generale Mazza il 10 gennaio, riportato integralmente a p. 374 del libro di Boatti: "1 - Sono sospesi fino a nuovo ordine gli scavi delle macerie da parte di privati cittadini, sia per rintracciare cadaveri, sia per recuperare valori. (...) Le persone trovate a scavare saranno considerate come ladri e deferite al tribunale di guerra. [Questo mentre ancora i parenti delle vittime cercavano i loro cari sotto le macerie, n.d.r.] Anche le truppe, nei lavori stradali che compiono, si limiteranno esclusivamente ai lavori di assestamento evitando di eseguire scavi. (...) 3 - E' proibito l'ingresso in città a tutte le persone non munite di regolare permesso rilasciato dall'autorità politica della provincia da cui provengono..."

Il 6 gennaio l'autorità militare ordina di sospendere la distribuzione di viveri ai superstiti. Saranno distribuiti viveri a bordo delle navi, solamente ai profughi che accetteranno d'imbarcarsi per lasciare la città. L'idea, commenta Boatti, è perciò quella di "utilizzare l'arma della fame e della sete per imporre (..) la desertificazione di Messina" (p. 135). Questa cinica soluzione non viene attuata perché, come accennavo sopra, alcuni dei sepolti sotto le macerie si ostinano a farsi ritrovare vivi anche dopo giorni e giorni dal terremoto; ma altresì per le perplessità espresse da una parte della pubblica opinione e anche per le proteste degli stessi messinesi: un'assemblea autoconvocata di cittadini chiede il 19 gennaio la revoca dello stato d'assedio. Stato d'assedio che - osserva con sarcasmo il corrispondente de "Il Mattino" del 6 gennaio 1909 - sembra avere lo scopo precipuo di garantire "il sonno ai morti e la biancheria, gli oggetti e i titoli di banca ai vivi" (p. 137).

In seguito Giolitti giustificò la scelta di dare priorità al recupero dei valori, adducendo il timore di speculazioni al ribasso sulla lira (p. 146). Boatti propone un'altra spiegazione: "La difesa delle proprietà, la guardia ai caveaux delle banche, il salvataggio dei lingotti che mette in secondo piano altri interventi è una linea d'azione adottata, anzi, sbandierata, perché dal disordine - anche sociale - del terremoto emerga alfine una visione dove a prevalere è l'ordine, lo status quo, l'autorità e il prestigio dell'apparato dello Stato. (...) Salvare milioni, o lingotti, dopo tutto è meno complicato che cercare di strappare alla morte, in una gara contro il tempo, migliaia di sepolti vivi" (p.155).

A questo atteggiamento grettamente calcolatore da parte degli apparati dello Stato si contrappone lo slancio di solidarietà manifestato da più parti della società. In poche settimane si raccolgono più di ventun milioni di lire (dell'epoca) in sottoscrizioni, buona parte delle quali provenienti dall'estero. La cosa non manca anzi di creare preoccupazioni nelle alte sfere: non si rischierà di creare l'abitudine all'assistenza, al farsi mantenere dallo Stato, a quello che oggi si chiama assistenzialismo? Sua Altezza Reale il Duca d'Aosta esprime autorevolmente questo cruccio quando afferma che "è immorale mantenere un'orda di vagabondi e creare oziosi" (p. 234).

Non si trattò soltanto di solidarietà finanziaria. Volontari affluirono da tutta Italia per prestare opera di soccorso. Boatti dedica particolare attenzione alla vicenda di uno di essi, il parlamentare parmense Giuseppe Micheli, un deputato cattolico che, arrivato a Messina pochi giorni dopo il terremoto, subito mise in piedi, con la collaborazione dell'Arcivescovo, un "comitato messinese di soccorso", a carattere volontario, che si rivelò un'organizzazione semiufficiale sotto molti aspetti più efficiente di quella statale (pp. 263-68). Un'altra figura che emerge è quella dell'ex sindaco socialista di Catania Giuseppe De Felice Giuffrida, che era stato protagonista pochi anni prima di una delle esperienze politico-amministrative più avanzate della Sicilia dell'epoca: da sindaco della sua città aveva promosso forme di socializzazione dei servizi pubblici (forni municipalizzati, cucine popolari), la cui esperienza risultò ora preziosa per organizzare la distribuzione dei viveri ai superstiti del terremoto (pp. 203-4).

La miseria delle regioni colpite dal terremoto impressionò molti degli osservatori e degli inviati giunti sul luogo della catastrofe. Qualcuno propose dei rimedi; ad esempio il letterato Giovanni Cena suggerì, naturalmente quale misura temporanea, quella di emigrare. "Parecchi anni di duro tirocinio all'estero (...): poi gli emigranti calabresi torneranno altri uomini e non domanderanno più nulla, fuorché il loro buon diritto di cittadini" (p. 381). (Oggi si può dire che noi calabresi abbiamo seguito il consiglio, e che gli "anni di tirocinio" sono stati effettivamente molti, anzi durano tuttora. Sarà che siamo un po' lenti ad imparare?).

Il libro di Boatti non manca di sottolineare l'imprevidenza e anche l'incoscienza generalizzata che indussero i cittadini di Messina e Reggio Calabria (le città che oggi qualcuno vorrebbe unire con un ponte lungo tre chilometri, inutile, dannoso e pericoloso) a costruire tutto, anche gli edifici pubblici, al di fuori delle più elementari regole di sicurezza. Le fotografie che corredano il volume illustrano un panorama di distruzione impressionante, ove emerge, unica costruzione intatta perché edificata con criteri antisismici, il villino di un medico messinese.

Nella sua ricognizione della pubblicistica dell'epoca, Boatti dedica due capitoli ad alcune singolari polemiche: quella (cap. XVII) fra autorità laiche e cattoliche riguardo alla sistemazione degli orfani del terremoto (il Vaticano pretendeva ovviamente che fossero tutti educati "in Cristo" nei suoi istituti), e quella concernente il destino dell'Università di Messina, di cui alcuni illustri cattedratici proposero senz'altro la chiusura, in base alla considerazione che di università ce n'erano fin troppe e che in particolare quelle meridionali erano diplomifici per giovani sfaccendati (pp. 276-7).

Boatti chiude la sua esposizione con un'osservazione suggestiva: la "meglio gioventù" dei volontari del terremoto, poco dopo, buttò via inutilmente la propria carica di idealismo e di amor patrio, la propria volontà di fare e di cambiare le cose, nelle trincee della Prima guerra mondiale. Agli ordini (aggiungo io) di quella medesima classe dirigente ignorante, ottusa, autoritaria, incapace e meschinamente arroccata nella difesa dei propri privilegi, che aveva già dato prova di sé nella gestione ufficiale dell'emergenza-terremoto e che di lì a poco "inventerà" il fascismo.

Questo testo di Giorgio Boatti fa luce su un episodio importante e poco conosciuto della nostra storia nazionale, e lo fa (a differenza della pseudo-storiografia sensazionalistica e superficiale oggi di moda) con grande scrupolosità e metodo: il volume si chiude con ben cento pagine di appendice documentaria e di note al testo. Anche solo per questo sarebbe da raccomandare. Per chi come me proviene da una delle zone disastrate, la lettura di questo libro è irrinunciabile e consente di ritrovare la radice di mali antichi.

Originariamente pubblicato il 22 febbraio 2005, qui.
          Stella rossa sull'Europa        
"Buongiorno, Anne. Buon anno".
"Buongiorno, Valentin. Buon anno anche a te. Novità?"
"Sì. Un nuovo arrivo. Sabato notte. Hai il colloquio già fissato per le undici. Trovi tutti i dettagli in agenda".
Anne Dupont, psicologa del Centro di Prima Accoglienza di Calais, entrò nel suo ufficio, accese il terminale e consultò la sua agenda elettronica.

Lunedì 5 gennaio 2011, ore 11,00. Colloquio con Monsieur Philip Brasser. Cittadino britannico. Età 38. Celibe. Operazione di salvataggio in mare, Canale della Manica, acque internazionali, 3 gennaio u.s. Condizioni fisiche buone. Non parla francese. Attribuzione provvisoria: codice blu.

Bene, pensò Anne. Un rifugiato politico. Iniziare l'anno nuovo con un codice blu era di buon auspicio. Il colloquio era di lì a due ore. Non c'erano altri impegni per la giornata. Completò con calma alcuni referti clinici iniziati la settimana precedente, fece una partita a Tetris, chattò con alcuni amici in Internet. Quando fu il momento, si aggiustò il make-up e si recò in sala colloqui.

Era una stanza non troppo ampia, arredata come un normale studio specialistico ma con qualche accorgimento per mettere gli ospiti a proprio agio: colori pastello, luci soffuse, lettino basso, comoda poltrona. Su quest'ultima, di fronte alla scrivania della dottoressa, era già seduto il signor Brasser.

"Good morning, Mr. Brasser. Prima di tutto, come sta?"
La domanda non era solo formale. L'uomo appariva molto provato. I tanti capelli bianchi, la pelle del viso magro solcata da numerose rughe, le profonde occhiaie dietro le lenti spesse, lo facevano sembrare più vecchio di dieci anni rispetto alla sua età anagrafica. Al posto degli abiti che indossava al momento del suo salvataggio, fradici e inservibili, gli avevano fornito un nuovo completo, che era tuttavia di due numeri più largo e accentuava la gracilità del suo fisico. Gli tremavano le mani.
Quegli scafisti maledetti, pensò Anne.
"Adesso sto meglio, grazie. Certo, suppongo che la notte passata all'addiaccio su quel canotto non abbia migliorato granché la mia cera. Ma ho fatto una buona dormita, qui da voi, e la vostra cucina è ottima". La sua voce era ferma, con una sfumatura d'ironia. "Solamente, non sono riuscito a procurarmi neppure una sigaretta, dottoressa..."
"Dupont. Ma può chiamarmi Anne. Temo che non ne troverà neppure in futuro. Nell'Unione non se ne producono più. Fino a qualche tempo fa, le importavamo dal suo paese".
"Oh, già, ora ricordo. Le esportazioni cessarono sei anni fa. Troppo pochi fumatori, qui da voi. Non c'era abbastanza profitto. Lo so perché all'epoca lavoravo in un'agenzia di rating".
"Lei è analista finanziario?"
Il signor Brasser rise. "No. Laureato in agraria. Da Troody's ero operatore al call center. Ogni grande compagnia ha il suo. E' la mansione che ho sempre svolto, durante tutta la mia carriera. Ho lavorato per almeno trenta società diverse, ogni volta per non più di sei mesi. Si imparano tante cose, sa?"
"Non ho dubbi. Ma veniamo al punto. Lei ha chiesto lo status di rifugiato politico. Data la sua provenienza, certamente la sua richiesta sarà accettata. Lei diventerà fra breve, a tutti gli effetti, cittadino dell'Unione delle Repubbliche Socialiste d'Europa. Già adesso, comunque, lei è libero di circolare in tutto il territorio dell'Unione, ed eventualmente anche di tornare da dove è venuto..."
"No grazie! Non ci tengo affatto".
"Dicevo per dire. In genere, qui da noi i rifugiati si integrano abbastanza in fretta. Tuttavia, non si può escludere che, all'inizio, lei si trovi un po' spaesato. Il nostro sistema sociale è molto diverso da quello da cui lei proviene. A sua richiesta, lei può fruire di adeguata assistenza psicologica e culturale, per superare eventuali difficoltà di adattamento. In questa fase iniziale, se vuole, mi consideri pure come suo referente".
"Oh. E quanto dura questa... fase iniziale?"
"Può finire anche subito, se crede. L'unico suo obbligo, se intende rimanere nell'Unione, è di iscriversi nelle liste di collocamento e nelle graduatorie per gli alloggi. Non credo che le sarà difficile trovare un lavoro e una casa. Se lei non ha esigenze particolari, penso che troverà una sistemazione accettabile nel giro di un paio di settimane. Fino ad allora, comunque, può rimanere qui, o spostarsi in una delle altre strutture di prima accoglienza nel territorio dell'Unione".
"Sembra magnifico. Dov'è la fregatura?"
"Ecco. Era proprio ciò che intendevo. Non c'è nessuna fregatura, per quanto lei sia abituato a pensare che debba per forza esserci. Non pretendo che lei mi creda. Presto se ne accorgerà da sé".

Non c'erano straordinari da fare, quel giorno. Alle tredici, Anne spense il computer, salutò i colleghi che arrivavano per il turno pomeridiano e, senza passare dalla mensa, prese l'elio-tram che, serpeggiando silenziosamente lungo la costa, la portò a casa sua in dieci minuti. Era una magnifica giornata di sole. Il mare era inusualmente calmo, in quei giorni. Una fortuna, per Brasser. Aveva evitato il triste destino di tanti boat-people che partivano clandestinamente dalla riva inglese ma non riuscivano a raggiungere i nostri mezzi di soccorso nelle acque internazionali.

Anne abitava da sola. Si preparò un leggero pranzo macrobiotico, poi un caffé d'orzo. Accese la radio; la spense. Si guardò nello specchio del soggiorno. Sorrise. Tutto sommato, si piaceva. Si chiese come sarebbe stato il suo sembiante, alla sua età, se anziché in Europa continentale fosse vissuta in quell'inferno che doveva essere Londra. I profughi le avevano raccontato storie orribili. Inquinamento, degrado. Se andava bene, orari lavorativi di dieci o dodici ore. Altrimenti, la disoccupazione, l'emarginazione e la pazzia. Oppure, per una ristretta minoranza, la ricchezza e il potere, ma a costo di rinunciare a qualsiasi barlume d'umanità. Un'altra forma di follia, in fondo.

Mercoledì 7 gennaio, ore 10,00. Secondo colloquio con Monsieur Brasser.

Quella mattina l'aspetto di Mr. Brasser era molto migliorato. Anne glielo disse.
"Grazie, Dottoressa. Lei è gentile quanto bella".
Anne Dupont ignorò il complimento.
"Se ho chiesto un nuovo colloquio" continuò Brasser, "non è per ottenere assistenza psicologica".
"Davvero? E perché, allora?"
"Ho due domande da porle".
"Le risponderò, se posso. Ma prima, permetta che le faccia io una domanda. Cosa sa, lei, dell'Unione?"
"Poco, in realtà. So che dapprima ci fu la Rivoluzione d'Ottobre, in Russia, nel 1917. Poi, tra il '18 e il '20, il capitalismo fu abbattuto in Germania, in Ungheria e in Italia. In rapida successione, tutte le colonie europee in Asia e in Africa conquistarono l'indipendenza. L'India nel 1925, la Cina nel '27, e così via. Poco dopo fu la volta dell'Algeria e del Marocco, e a quel punto la rivoluzione scoppiò anche in Francia e in Spagna. Alla fine degli anni '30, tutta l'Europa continentale era socialista.
Frattanto, il crollo di Wall Street nel 1929 aveva gettato l'America nella crisi più nera. Le elezioni presidenziali del 1940 furono vinte da Charles Lindbergh, un fanatico antisemita che instaurò negli U.S.A. una dittatura razzista, appoggiata dal grande capitale. Presto quel regime si circondò di una serie di stati-satellite che coprivano tutta l'America del Sud e del Nord.
Negli anni '80, quelle dittature iniziarono ad implodere, dapprima in America Latina e poi in Canada. Quando nel 1989 cadde il Muro di Tijuana, finalmente il capitalismo crollò negli stessi Stati Uniti. Da allora, secondo la nostra propaganda, il Regno Unito di Gran Bretagna è rimasto l'ultimo baluardo del libero mercato e della civiltà, contro la barbarie socialista che ha travolto tutto il resto del globo. Questo è quanto".
"Bene - disse la dottoressa - a parte la faccenda del baluardo, il quadro storico è corretto. Non le sarà stato facile ricostruirlo..."
"No, infatti. Da noi, formalmente, la cultura è libera, e ognuno può leggere ciò che vuole. Si possono prendere in prestito, nelle poche biblioteche rimaste, anche testi di Marx o di Lenin, e persino di Fabio Volo. Non è vietato. Di fatto, però, ci sono materie che non conviene approfondire troppo. Se si viene a sapere che lei fa certe letture e che ha determinate idee (e si viene a sapere sempre), non speri di trovare lavoro tanto facilmente. Io me la sono cavata con i call center, solo perché le mie origini non sono troppo umili. Quando avevo vent'anni, i miei riuscirono persino a mandarmi all'università. Certo, oggi non potrei più frequentarla. Da allora le rette sono decuplicate."
"Ah, lei ha letto Fabio Volo? Complimenti. Da noi, molti lo considerano un autore troppo difficile".
"Sì, è molto rigoroso e denso, ma se si ha tempo da dedicargli, è un pensatore affascinante. Le consiglio la Critica del tempo unidimensionale, se non l'ha ancora letta. A me ha aperto la mente. In realtà, uno dei motivi per cui mi sono deciso ad espatriare è che anche studiare per conto proprio da noi è diventato impossibile. Troppo costoso, da quando il dizionario è stato privatizzato".
"Il dizionario?"
"Sì. Tutti i sostantivi che iniziano per vocale appartengono alla Mircosoft. Quelli che iniziano per consonante sono del gruppo Murdogh. Gli avverbi sono di Merdaset, e così via. Per leggere o per usare comunque le parole bisogna pagare il noleggio ai legittimi proprietari. Quando lei scrive una e-mail, oppure quando chatta o quando telefona, un sistema di contatori automatici calcola la cifra e l'addebita sul suo conto. Ottimo sistema, fra l'altro, per controllare i contenuti della comunicazione. Io, per esempio, ho fatto quindici giorni di carcere per uso illecito di marchio registrato, la volta che in una mia mail ho scritto che la Cocca Colla mi faceva schifo".
"Senta, Mr. Brasser. Quali sono i suoi progetti? Cosa intende fare, ora che è venuto qui da noi?"
"Primo, togliermi una curiosità che mi ha tormentato a lungo. Ed è la prima delle due domande che volevo farle, si ricorda?"
La dottoressa Dupont sbuffò. "Va bene. Spari".
"La domanda è: perché non ci avete invaso? Come avete potuto lasciarci a mollo in quella fogna?"
Anne si appoggiò sullo schienale della sedia. "Beh, alcuni partiti in seno all'Internazionale erano per dichiarare guerra. Ma infine prevalse l'idea che il socialismo non può essere imposto con i carri armati. Se ci avessero attaccato, ci saremmo difesi. Per fortuna non accadde. Oggi, poi, molti sostengono che una pluralità di sistemi sociali diversi non è necessariamente un male. In India, in Giappone e in Sud America, dove la transizione al comunismo è molto avanzata, stanno già smantellando le strutture dello Stato, per sostituirle con vari tipi di organizzazione non statuale. In Europa e in Africa ci troviamo ancora nella fase socialista, in vari stadi di sviluppo a seconda dei territori. Forse è bene che ci siano delle zone dove ancora vige il capitalismo."
"Sarà un bene per voi, che ci osservate dall'esterno come se fossimo allo zoo! Ma per noi che siamo in gabbia è un altro discorso".
"Lei ora non è più in gabbia. Comunque, mi sembra che il suo atteggiamento nei confronti del suo paese d'origine sia un po' troppo negativo, non crede?"
"Mi dica lei cosa ci vede di bello, in quel letamaio", ribatté Brasser.
"Beh, che so... Avete una scena musicale molto vivace. Un sacco di gruppi pop, rock, punk, post-punk... Wim Wenders ci ha fatto anche un film. Poi, comunque, il vostro sistema ha ancora una base di consenso popolare".
"Si riferisce a West End London Social Club, vero? Quel film mi dà la nausea! Le televisioni del regime lo replicano senza tregua. L'unico film d'autore trasmesso in prima serata, e senza interruzioni pubblicitarie."
"Ecco, ad esempio - lo interruppe la dottoressa - Perché lei parla di televisioni di regime? Da voi ci sono sei o sette canali, se non sbaglio, tutti privati e in concorrenza fra loro..."
"... e trasmettono tutti le stesse schifezze. Non si distinguono l'uno dall'altro. Anne, lei non ha capito: da noi l'economia è allo sfascio, la società è in piena decadenza, la cultura è morta e sepolta. L'unica attività che va a gonfie vele è la manipolazione del consenso per mezzo dei mass-media. Quella è l'unica industria che non conosce crisi!"
"Non volevo farla arrabbiare. Si calmi. Lei ora è al sicuro. Andrà tutto bene. Respiri profondamente, e mi faccia la seconda domanda che voleva pormi".
"Mi scusi. La domanda è questa. Lei è libera stasera? Ho letto sul giornale che in un cinema d'essai a Dunkerque proiettano L'Atalante di Jean Vigo. E' una vita che desidero vedere quel film, e mi chiedevo se... lei volesse venire con me a vederlo, ecco."


Pubblicato su Evulon in due puntate: la prima il 7 gennaio 2011 qui, e la seconda il 12 gennaio 2011, qui.
          La rivoluzione russa        
La mattina del 20 settembre 1871, il Maestro Franz Liszt si esercitava al pianoforte nello studio della sua sontuosa magione di campagna vicino Budapest, quando fu interrotto da un confuso e concitato vociare proveniente dal portone d'ingresso.

"Che succede, Pierre?" chiese mentre raggiungeva il suo maggiordomo, il quale, bloccando con il suo corpo l'accesso alla casa, stava palesemente cercando di convincere un ospite indesiderato ad andarsene.

Quando Liszt, avvicinatosi dietro le spalle del suo domestico, poté scorgere l'aspetto dell'intruso (un uomo sui sessant'anni, calvo, barbuto, che sembrava assai malmesso, ma parlava un francese forbito con marcato accento parigino), quest'ultimo troncò subito, lasciando una frase a metà, il suo litigio con Pierre e, volgendo speranzoso lo sguardo al padrone di casa, così lo apostrofò:

"Maestro Liszt! Maestro! Vi prego, degnatevi di concedere udienza ad un vostro grande ammiratore, giunto or ora dalla Francia solo per avere l'inestimabile onore di fare la Vostra conoscenza!"

"Padrone!" diceva intanto il maggiordomo, "lasciate che cacci via a calci nel sedere questo vagabondo che pretende di farsi ricevere da Voi! E' inaudito! Come se qualsiasi pitocco potesse..."

"Va bene, Pierre, lascia pure entrare Monsieur... di grazia, come vi chiamate?"

Il viso dello strano ospite si rasserenò. "Mi chiamo Eugène Pottier. Da Parigi. Poeta. Per servirvi. Sapevo che avreste... oh, grazie, mille grazie, Maestro!"

"Potete chiamarmi semplicemente Padre. Come forse saprete, non sono che un umile servitore di Santa Romana Chiesa... Ma accomodatevi nel mio studio, ve ne prego, e raccontatemi di voi..." diceva Liszt mentre accompagnava il suo ammiratore lungo il corridoio. "Venite da Parigi, avete detto?", qui il musicista scoccò uno sguardo sospettoso sul suo interlocutore. "E dove siete diretto, se posso..."

Mentre Liszt tornava a sedersi al suo pianoforte, Pottier si accomodò su un'ampia poltrona disposta in modo da fronteggiare il lato destro dello strumento. Come in una sala da concerto, pensò Pottier un po' a disagio. "Maestro, cioè scusatemi, Padre. Avete già capito. Sono un combattente della Comune. Sono in esilio, ramingo per l'Europa, da ormai quattro mesi. Ma non voglio annoiarvi con il racconto delle mie tribolazioni. Sono venuto qui, attratto dalla vostra fama di grande artista e di uomo già attento alla questione sociale, perché ho un testo, da me composto, che vorrei chiedervi di porre in musica".

Ci furono alcuni secondi di silenzio, durante i quali le palpebre di Liszt si aprirono e si chiusero spasmodicamente per una ventina di volte. "Monsieur Pottier... vi rendete conto, spero, del rischio a cui state esponendo voi stesso e me. Mi è difficile comprendere come siate potuto giungere fin qui dalla Francia. Ma, che la vostra sia stata fortuna o incoscienza, sappiate che la polizia asburgica non è affatto indulgente con quelli come voi, né con chi dà loro rifugio."

Pottier si raddrizzò sulla poltrona. "Né fortuna, né incoscienza, Monsieur Liszt. Siamo stati sconfitti, è vero. Ma abbiamo compagni ovunque, pronti a dare il loro silenzioso contributo alla Causa. E' grazie alla loro solidarietà che sono riuscito a sopravvivere e ad arrivare a voi. La musica che porto con me" - a questo punto Pottier tirò fuori da una tasca della giacca un fascicolo spiegazzato, ingiallito e sgualcito, e lo tese a Liszt - "mi induce a confidare anche nella vostra solidarietà".

Sempre più stupito, ma senza offuscare la politezza dei suoi modi da gentiluomo, il musicista prese l'opuscolo che lo strano visitatore gli porgeva. Era uno spartito a stampa che recava sopra il pentagramma il titolo Lyon e il motto: Vivre en travaillant, ou mourir en combattant. Che si potrebbe tradurre, a un dipresso: Vivere del proprio lavoro, o morire combattendo.

"Dove l'avete trovata?" chiese subito Liszt. "Questa composizione non fa più parte della raccolta delle mie opere. Non viene più ristampata da..."

"Dal 1837" lo interruppe Pottier. "Me la regalò mio padre, il giorno del mio ventunesimo compleanno. Mi spiegò che un grande musicista l'aveva composta per celebrare il ricordo della rivolta degli operai disoccupati di Lione. Mi disse: se vuoi davvero fare l'artista, prendi esempio, figlio mio, e ricordati sempre da quale parte della barricata devi stare!"

Liszt guardò fisso il suo ospite, che ricambiava lo sguardo con fermezza. Poi sospirò. "Monsieur Pottier, i tempi sono cambiati. Persino quella testa calda del mio amico Wagner se n'è reso conto, ed è passato (come direste voi) dall'altra parte della barricata. L'epoca delle rivoluzioni è finita. Per sempre. Anche voialtri, col vostro folle tentativo laggiù in Francia, lo avete dimostrato. Datemi retta: la vostra cosiddetta questione sociale non ha alcuna soluzione. Non su questa terra, almeno. La sola cosa che posso fare per voi è scrivere due righe al priore del convento francescano che si trova a una lega da qui. E' mio amico. Vi darà ricetto e ospitalità, fino al giorno in cui Dio, nella Sua infinita misericordia, illuminerà la vostra mente, come già fece con la mia. Allora anche voi comprenderete, e vi rassegnerete alla Sua volontà".

Pottier rimase in silenzio. Poi fece per rimettere in tasca l'altro foglio di carta che ne aveva tratto poco prima e che stava per consegnare al grande musicista. Ma gli tremava la mano e, senza che lui se ne accorgesse, il foglio cadde per terra. Infine disse: "Bene, Monsieur Liszt. Vi chiedo scusa per l'incomodo e per il rischio che vi ho fatto correre. Mi ero sbagliato sul vostro conto. Ora non vi importunerò ulteriormente e, col vostro permesso, riprenderò il mio viaggio."

Stava per uscire senz'altro dallo studio di Liszt, ma quest'ultimo lo richiamo: "Aspettate, Monsieur Pottier. Non fatemi il torto di rifiutare la mia ospitalità, almeno sino a domattina... Tra poco sarà servita la colazione. Frattanto, accomodatevi, e siate così gentile da attendere che abbia finito i miei esercizi. Fra l'altro, suono meglio quando ho un pubblico ad ascoltarmi. Posso chiedervi inoltre, nuovamente, qual è la meta del vostro viaggio?"

Eugène Pottier si risedette. "Credo che andrò in Russia. C'è molto lavoro da fare, laggiù".

"In Russia!?" esclamò Liszt. Stava per aggiungere: voi siete pazzo, ma si trattenne. "Voi non sapete quel che dite! Ogni giorno, ogni giorno lo Zar incarcera, spedisce in Siberia o manda sul patibolo gente come voi! Ecco, guardate" - Liszt prese in fretta dallo scrittoio una rivista - "guardate questo giornale che mi è arrivato ieri da San Pietroburgo. Sapete leggere il cirillico? Ecco l'elenco dei terroristi che sono stati impiccati il mese scorso per avere cospirato contro la monarchia: Rodion Raskolnikov, Nikolaj Stavrogin, Aleksandr Uljanov... Va avanti per un'intera pagina! E voi volete andare in Russia?"

Pottier ribatté con calma: "Terroristi, avete detto? Uhm... no, non è questa la strada. Noi vinceremo, ma seguendo un altro cammino."

"Ah, sì? E quale, se mi è concesso chiederlo?

"Non lo so. Forse la strada non c'è. Ma so che c'è da camminare".

Liszt sospirò. Guardò Pottier. Poi guardò il giornale russo. Poi guardò il suo pianoforte. Infine ci si sedette e, senza dire niente, attaccò a suonarlo.

Suonava già da un quarto d'ora, e le tortuose armonie della Sonata in si minore si dipanavano con sicurezza sotto le sue dita, come un filo di lana in un labirinto, quando Liszt sentì un suono inconfondibile provenire dalla poltrona del poeta. Liszt portò a termine l'esecuzione della Sonata, poi si alzò dal pianoforte e risistemò delicatamente il poggiatesta imbottito sotto la tempia di Pottier. Quest'ultimo smise di russare, ma non si svegliò. Poi il musicista si chinò a raccogliere il foglio di carta che era caduto dalla tasca di Pottier. Si risedé al pianoforte e lo lesse. Era scritto in versi e iniziava così:

"Debout, les damnés de la terre
Debout, les forçats de la faim!
La raison tonne en son cratère
C'est l'éruption de la fin.
Du passé faisons table rase.
Foules, esclaves, debout, debout!
Le monde va changer de base.
Nous ne sommes rien, soyons tout!"


Il poema andava avanti su questo tono per un'altra decina di strofe. Liszt lo lesse con attenzione. Poi sbuffò forte col naso, mise il foglio da parte e si rimise al piano. Attaccò a suonare una sua composizione che s'intitolava Funérailles. Si interruppe dopo poche battute. Poi, per la prima volta dopo decenni, dalla cassa armonica rintoccarono le possenti note iniziali di Lyon. Ma anche questa esecuzione fu lasciata a metà.

Liszt si prese la faccia tra le mani. Cosa gli stava succedendo?

Infine il musicista sembrò distendersi. Riprese in mano il foglio con la poesia di Pottier e lo pose sul leggìo. Iniziò ad improvvisare. Si udì una melodia piuttosto bella, allo stesso tempo vivace e solenne, in ritmo giambico. (Molto tempo dopo, qualcuno l'avrebbe descritta come una via di mezzo fra Oh, my darling Clementine e La cucaracha).

Subito iniziò a variare. Mentre un ritmo lento, profondo e pauroso rombava nella parte sinistra della tastiera, la melodia si trasformò in un canto popolare slavo che sembrava provenire dall'inizio dei tempi.
Poi il ritmo si fece più veloce, incalzante e sincopato, come di tamburi africani, mentre la melodia, stranamente deformata in semitoni, diede l'allucinante impressione di provenire non più da un pianoforte, ma da una tromba con sordina, o da qualche altro strano strumento a fiato non ancora inventato.

Poi ancora la stessa melodia, resa esile, sottile e tintinnante, si stagliò nelle zone alte della tastiera, sullo sfondo di colpi molto distanziati, come di un gong, che provenivano dalla mano sinistra. Senza soluzione di continuità, questo tintinnio si tramutò nel canto di un muezzin. Poi fu come se, prodigiosamente, tutte queste versioni della stessa identica melodia risuonassero insieme. Pottier, che nel frattempo si era svegliato, non credeva ai propri occhi. Le mani di Liszt si muovevano ad una velocità sovrumana, producendo una fittissima gragnuola di note di ogni altezza, che scemava e poi di nuovo s'intensificava, fino a scoppiare in un'onda di energia di terrificante violenza. Infine, mentre le ultime risonanze dell'esplosione ancora si dissolvevano, la melodia iniziale ritornò piano, semplice ed infantile, lenta, simile ad un carillon che suonasse una ninna-nanna.

La straordinaria esibizione di Liszt aveva intanto richiamato tutta la sua servitù, che si era raccolta ad ascoltare in un piccolo drappello dietro la porta dello studio: erano anni che non lo sentivano suonare a quel modo. Fra di loro, c'era una famigliola composta da una giovane coppia con la loro bambina di tre anni.

"Hai sentito, Sandor?" disse la moglie. "Tu dicevi che il vecchio si era ormai completamente rincitrullito..."

"Sì, Hannah, te lo confermo: il vecchio si è totalmente rimbecillito. Ma per sua fortuna, le mani ce le ha ancora buone. Vieni, Milena!" prese in braccio la sua figlioletta, "ascolta. Un giorno anche tu dovrai suonare così".

Pubblicato il 7 ottobre 2010, qui: http://www.evulon.net/news.php?extend.3549


          '..the mayors of Paris, Madrid, Mexico City and Athens plan to banish diesels from their city centres by 2025.' (no replies)        
'In Germany, for example, Deutsche Post has started building its own electric vans and will soon start selling them to other companies..'

'The clock may be ticking for petrol and diesel-powered cars, but it's vans, trucks and buses that are driving the electric vehicle revolution on the world's roads.

This week the UK government followed France in announcing it would ban the sale of such vehicles by 2040, while the mayors of Paris, Madrid, Mexico City and Athens plan to banish diesels from their city centres by 2025.

..

In Germany, for example, Deutsche Post has started building its own electric vans and will soon start selling them to other companies. Meanwhile, in the US, the city of Los Angeles plans to make its entire bus fleet emissions-free by 2030.

The International Energy Agency (IEA) believes that keeping global temperature rises below 2C by the end of the century will in part depend on the electrification of some 600 million vehicles worldwide.

..

Frost & Sullivan's Ananth Srinivasan says it it easier for freight fleet owners to justify investment in electric vehicles because "when they look at the cost for miles travelled over, say, two years with an electric van versus one powered by petrol or diesel", the financial benefits are obvious.'

- Chris Baraniuk, Electric trucks and vans cut pollution faster than cars, 28 July 2017

Context

Team Solid: Metal Fuels

'..to get rid of petrol and diesel vehicles by 2025..' - Britain bans gasoline and diesel cars starting in 2040

'..wood burning is the single largest source of hazardous particle pollution during winter, creating even more particle pollution than vehicles and industry.'

          '..to get rid of petrol and diesel vehicles by 2025..' - Britain bans gasoline and diesel cars starting in 2040 (no replies)        
'..The Netherlands and Norway previously said they wanted to get rid of petrol and diesel vehicles by 2025 and Germany and India announced similar plans ahead of 2030.'

- Chloe Farand, France will 'ban all petrol and diesel vehicles by 2040', July 6, 2017


'..Dirty air has been linked to cancer, asthma, stroke and heart disease, among other health issues. The problem is especially pronounced in big cities including London.'

'Britain will ban sales of new gasoline and diesel cars starting in 2040 as part of a bid to clean up the country's air.

The decision to phase out the internal combustion engine heralds a new era of low-emission technologies with major implications for the auto industry, society and the environment.

"We can't carry on with diesel and petrol cars," U.K. environment secretary Michael Gove told the BBC on Wednesday. "There is no alternative to embracing new technology."

Gove said the government's air quality plan, which is set to be officially announced later on Wednesday, was needed because gasoline and diesel engines contribute to health problems, "accelerate climate change, do damage to the planet and the next generation."

Roughly 40,000 deaths in Britain each year are attributable to outdoor air pollution, according to a study published last year by the Royal College of Physicians. Dirty air has been linked to cancer, asthma, stroke and heart disease, among other health issues. The problem is especially pronounced in big cities including London.

The timeline for ending sales of internal combustion engines mirrors one proposed in early July by France. President Emmanuel Macron has given the auto industry the same deadline to make the switch to cleaner tech.

"We are quite rightly in a position of global leadership when it comes to shaping new technology," Gove said.

- Charles Riley, Britain bans gasoline and diesel cars starting in 2040, July 26, 2017


Context

'..to Ban Internal Combustion Engines by 2030'

'..committed to 100 percent clean energy by the year 2050.'

(Global) - '..a revolutionary shift to net zero emissions by 2080..'


'Thorium reactor: cleaner, safer and sustainable nuclear energy within sight'

(Fusion Power) - LPP Focus Fusion 1; '..FF-1 results are right now far ahead..'

'..to develop a series of electric and hybrid aircraft..'


The "CityTree" - 'Air pollution is one of the world's invisible killers.'

          (Bazaarmodel - To Heal - Teal) Dream - Semco Style (no replies)        
Those who make dreams come true get noticed

- Aldowa (A Semco Style Company)

'Leading Wisely is a podcast series by Ricardo Semler about the search for wisdom in organizations. In discussions with business leaders such as Zappos' Tony Hsieh, Basecamp's Jason Friedman and David Heinemeier Hansson and with other experts on the topic such as Frederic Laloux, he challenges assumptions and explores how we can change the way we live and work.

- Killing the dinosaur business model, 2017

'In France, almost every couple of days a company or public sector organization is entering corporate liberation. How about US? Here is one more example on how a company’s leader decided to liberate his company.

Ricardo Semler’s book served as an inspiration. Add to that a deep conviction and a lot of common sense.'

- Freedom Inc, '..corporate liberation.' June 6, 2017


Context (Leaders)

'..I believe in responsibility but not in pyramidal hierarchy .. the negative value of structure. Structure creates hierarchy, and hierarchy creates constraint..'

(Bazaarmodel - To Heal - Teal) - 'Your physical .. cultural .. soul heredity..'

(To Heal - Teal - Bazaarmodel) - Striving for wholeness '..We have let our busy egos trump the quiet voice of our soul; many cultures often celebrate the mind and neglect the body..'


'I, too, have a pet little evil, to which in more passionate moments I am apt to attribute all the others. This evil is the neglect of thinking. And when I say thinking I mean real thinking, independent thinking, hard thinking.'

- Learning How to Think (Economics - '..acts of choice.' (‘..imagination of alternatives..’))


(Open Source) - '..“open innovation.” Companies such as AstraZeneca, Lilly, GSK, Janssen, Merck, Pfizer, Sanofi, TransCelerate, and others..'

(Haptopraxeology) - '..the senses were the windows of the soul and that reason had a divine right to feed upon fact..'

(To Heal) - Overview of Focus Levels '..to areas of greater free will choice.'


'..to rethink and to rebuild a culture where there are open channels between feeling and understanding..'

(Praxeology) - '..his or her subjective values .. to explain all economic phenomena as the results of what people do..'

'Reinventing Organizations: ..radically more soulful, purposeful and powerful ways to structure and run .. organizations.'


(To Heal)(Management innovation) - '..Teal Organizations to start healing the world..'

(Haptopraxeology) - Students of Civilization

          '.."unacceptable comments" by the Turkish authorities..' (no replies)        
'French centrist candidate Emmanuel Macron "strongly condemns" what he calls provocations from the Turkish government.

Macron has called on France to support its European partners and "reject the Turkish government's abuses." He says that "the European Union must have a united response."

He criticizes "unacceptable comments" by the Turkish authorities that target "European values," and Germany and the Netherlands.'

- French Candidate Macron Condemns Turkey, March 12, 2017


'Danish Prime Minister Lars Lokke on Sunday called on his Turkish counterpart Binali Yildirim to delay a planned March visit because of "tensions" between Ankara and the Netherlands.

"Such a visit could not take place in light of the current attacks by Turkey against the Netherlands. Therefore I proposed to my Turkish colleague to postpone our meeting," Lokke said in a statement.'

- Denmark calls on Turkish PM to delay planned visit, March 12, 2017


Context

'..Erdogan .. way out of line..'

          'We have no experience in stopping a nuclear war.' - Sidney Drell (no replies)        
'..My greatest concern is the lack of public awareness about this existential threat, the absence of a vigorous public debate about the nuclear-war plans of Russia and the United States, the silent consent to the roughly fifteen thousand nuclear weapons in the world. These machines have been carefully and ingeniously designed to kill us. Complacency increases the odds that, some day, they will. The “Titanic Effect” is a term used by software designers to explain how things can quietly go wrong in a complex technological system: the safer you assume the system to be, the more dangerous it is becoming.'

'The harsh rhetoric on both sides increases the danger of miscalculations and mistakes, as do other factors. Close encounters between the military aircraft of the United States and Russia have become routine, creating the potential for an unintended conflict. Many of the nuclear-weapon systems on both sides are aging and obsolete. The personnel who operate those systems often suffer from poor morale and poor training. None of their senior officers has firsthand experience making decisions during an actual nuclear crisis. And today’s command-and-control systems must contend with threats that barely existed during the Cold War: malware, spyware, worms, bugs, viruses, corrupted firmware, logic bombs, Trojan horses, and all the other modern tools of cyber warfare. The greatest danger is posed not by any technological innovation but by a dilemma that has haunted nuclear strategy since the first detonation of an atomic bomb: How do you prevent a nuclear attack while preserving the ability to launch one?

..

..the Cuban Missile Crisis, when a series of misperceptions, miscalculations, and command-and-control problems almost started an accidental nuclear war—despite the determination of both John F. Kennedy and Nikita Khrushchev to avoid one. In perhaps the most dangerous incident, the captain of a Soviet submarine mistakenly believed that his vessel was under attack by U.S. warships and ordered the firing of a torpedo armed with a nuclear warhead. His order was blocked by a fellow officer. Had the torpedo been fired, the United States would have retaliated with nuclear weapons. At the height of the crisis, while leaving the White House on a beautiful fall evening, McNamara had a strong feeling of dread—and for good reason: “I feared I might never live to see another Saturday night.”

..

The personnel who command, operate, and maintain the Minuteman III have also become grounds for concern. In 2013, the two-star general in charge of the entire Minuteman force was removed from duty after going on a drunken bender during a visit to Russia, behaving inappropriately with young Russian women, asking repeatedly if he could sing with a Beatles cover band at a Mexican restaurant in Moscow, and insulting his military hosts. The following year, almost a hundred Minuteman launch officers were disciplined for cheating on their proficiency exams. In 2015, three launch officers at Malmstrom Air Force Base, in Montana, were dismissed for using illegal drugs, including ecstasy, cocaine, and amphetamines. That same year, a launch officer at Minot Air Force Base, in North Dakota, was sentenced to twenty-five years in prison for heading a violent street gang, distributing drugs, sexually assaulting a girl under the age of sixteen, and using psilocybin, a powerful hallucinogen. As the job title implies, launch officers are entrusted with the keys for launching intercontinental ballistic missiles.

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..A recent memoir, “Uncommon Cause,” written by General George Lee Butler, reveals that the Pentagon was not telling the truth. Butler was the head of the U.S. Strategic Command, responsible for all of America’s nuclear weapons, during the Administration of President George H. W. Bush.

According to Butler and Franklin Miller, a former director of strategic-forces policy at the Pentagon, launch-on-warning was an essential part of the Single Integrated Operational Plan (siop), the nation’s nuclear-war plan. Land-based missiles like the Minuteman III were aimed at some of the most important targets in the Soviet Union, including its anti-aircraft sites. If the Minuteman missiles were destroyed before liftoff, the siop would go awry, and American bombers might be shot down before reaching their targets. In order to prevail in a nuclear war, the siop had become dependent on getting Minuteman missiles off the ground immediately. Butler’s immersion in the details of the nuclear command-and-control system left him dismayed. “With the possible exception of the Soviet nuclear war plan, [the siop] was the single most absurd and irresponsible document I had ever reviewed in my life,” Butler concluded. “We escaped the Cold War without a nuclear holocaust by some combination of skill, luck, and divine intervention, and I suspect the latter in greatest proportion.” The siop called for the destruction of twelve thousand targets within the Soviet Union. Moscow would be struck by four hundred nuclear weapons; Kiev, the capital of the Ukraine, by about forty.

After the end of the Cold War, a Russian surprise attack became extremely unlikely. Nevertheless, hundreds of Minuteman III missiles remained on alert. The Cold War strategy endured because, in theory, it deterred a Russian attack on the missiles. McNamara called the policy “insane,” arguing that “there’s no military requirement for it.” George W. Bush, while running for President in 2000, criticized launch-on-warning, citing the “unacceptable risks of accidental or unauthorized launch.” Barack Obama, while running for President in 2008, promised to take Minuteman missiles off alert, warning that policies like launch-on-warning “increase the risk of catastrophic accidents or miscalculation.” Twenty scientists who have won the Nobel Prize, as well as the Union of Concerned Scientists, have expressed strong opposition to retaining a launch-on-warning capability. It has also been opposed by former Secretary of State Henry Kissinger, former Secretary of State George Shultz, and former Senator Sam Nunn. And yet the Minuteman III missiles still sit in their silos today, armed with warheads, ready to go.

William J. Perry, who served as Secretary of Defense during the Clinton Administration, not only opposes keeping Minuteman III missiles on alert but advocates getting rid of them entirely. “These missiles are some of the most dangerous weapons in the world,” Perry wrote in the Times, this September. For many reasons, he thinks the risk of a nuclear catastrophe is greater today than it was during the Cold War. While serving as an Under-Secretary of Defense in 1980, Perry also received a late-night call about an impending Soviet attack, a false alarm that still haunts him. “A catastrophic nuclear war could have started by accident.”

Bruce Blair, a former Minuteman launch officer, heads the anti-nuclear group Global Zero, teaches at Princeton University, and campaigns against a launch-on-warning policy. Blair has described the stresses that the warning of a Russian attack would put on America’s command-and-control system. American early-warning satellites would detect Russian missiles within three minutes of their launch. Officers at norad would confer for an additional three minutes, checking sensors to decide if an attack was actually occurring. The Integrated Tactical Warning/Attack System collects data from at least two independent information sources, relying on different physical principles, such as ground-based radar and satellite-based infrared sensors. If the norad officials thought that the warning was legitimate, the President of the United States would be contacted. He or she would remove the Black Book from a briefcase carried by a military aide. The Black Book describes nuclear retaliatory options, presented in cartoon-like illustrations that can be quickly understood.

..

Although the Air Force publicly dismissed the threat of a cyberattack on the nuclear command-and-control system, the incident raised alarm within the Pentagon about the system’s vulnerability. A malfunction that occurred by accident might also be caused deliberately. Those concerns were reinforced by a Defense Science Board report in January, 2013. It found that the Pentagon’s computer networks had been “built on inherently insecure architectures that are composed of, and increasingly using, foreign parts.” Red teams employed by the board were able to disrupt Pentagon systems with “relative ease,” using tools available on the Internet. “The complexity of modern software and hardware makes it difficult, if not impossible, to develop components without flaws or to detect malicious insertions,” the report concluded.

In a recent paper for the Royal United Services Institute for Defence and Security Studies, Andrew Futter, an associate professor at the University of Leicester, suggested that a nuclear command-and-control system might be hacked to gather intelligence about the system, to shut down the system, to spoof it, mislead it, or cause it to take some sort of action—like launching a missile. And, he wrote, there are a variety of ways it might be done.

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Strict precautions have been taken to thwart a cyberattack on the U.S. nuclear command-and-control system. Every line of nuclear code has been scrutinized for errors and bugs. The system is “air-gapped,” meaning that its networks are closed: someone can’t just go onto the Internet and tap into a computer at a Minuteman III control center. At least, that’s the theory. Russia, China, and North Korea have sophisticated cyber-warfare programs and techniques. General James Cartwright—the former head of the U.S. Strategic Command who recently pleaded guilty to leaking information about Stuxnet—thinks that it’s reasonable to believe the system has already been penetrated. “You’ve either been hacked, and you’re not admitting it, or you’re being hacked and don’t know it,” Cartwright said last year.

If communications between Minuteman control centers and their missiles are interrupted, the missiles can still be launched by ultra-high-frequency radio signals transmitted by special military aircraft. The ability to launch missiles by radio serves as a backup to the control centers—and also creates an entry point into the network that could be exploited in a cyberattack. The messages sent within the nuclear command-and-control system are highly encrypted. Launch codes are split in two, and no single person is allowed to know both parts. But the complete code is stored in computers—where it could be obtained or corrupted by an insider.

Some of America’s most secret secrets were recently hacked and stolen by a couple of private contractors working inside the N.S.A., Edward Snowden and Harold T. Martin III, both employees of Booz Allen Hamilton. The N.S.A. is responsible for generating and encrypting the nuclear launch codes. And the security of the nuclear command-and-control system is being assured not only by government officials but also by the employees of private firms, including software engineers who work for Boeing, Amazon, and Microsoft.

Lord Des Browne, a former U.K. Minister of Defense, is concerned that even ballistic-missile submarines may be compromised by malware. Browne is now the vice-chairman of the Nuclear Threat Initiative, a nonprofit seeking to reduce the danger posed by weapons of mass destruction, where he heads a task force examining the risk of cyberattacks on nuclear command-and-control systems. Browne thinks that the cyber threat is being cavalierly dismissed by many in power. The Royal Navy’s decision to save money by using Windows for Submarines, a version of Windows XP, as the operating system for its ballistic-missile subs seems especially shortsighted. Windows XP was discontinued six years ago, and Microsoft warned that any computer running it after April, 2014, “should not be considered protected as there will be no security updates.” Each of the U.K. subs has eight missiles carrying a total of forty nuclear weapons. “It is shocking to think that my home computer is probably running a newer version of Windows than the U.K.’s military submarines,” Brown said.In 2013, General C. Robert Kehler, the head of the U.S. Strategic Command, testified before the Senate Armed Services Committee about the risk of cyberattacks on the nuclear command-and-control system. He expressed confidence that the U.S. system was secure. When Senator Bill Nelson asked if somebody could hack into the Russian or Chinese systems and launch a ballistic missile carrying a nuclear warhead, Kehler replied, “Senator, I don’t know . . . I do not know.”

After the debacle of the Cuban Missile Crisis, the Soviet Union became much more reluctant to provoke a nuclear confrontation with the United States. Its politburo was a committee of conservative old men. Russia’s leadership is quite different today. The current mix of nationalism, xenophobia, and vehement anti-Americanism in Moscow is a far cry from the more staid and secular ideology guiding the Soviet Union in the nineteen-eighties. During the past few years, threats about the use of nuclear weapons have become commonplace in Moscow. Dmitry Kiselyov, a popular newscaster and the Kremlin’s leading propagandist, reminded viewers in 2014 that Russia is “the only country in the world capable of turning the U.S.A. into radioactive dust.” The Kremlin has acknowledged the development of a nuclear torpedo that can travel more than six thousand miles underwater before devastating a coastal city. It has also boasted about a fearsome new missile design. Nicknamed “Satan 2” and deployed with up to sixteen nuclear warheads, the missile will be “capable of wiping out parts of the earth the size of Texas or France,” an official news agency claimed.

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Russia’s greatest strategic vulnerability is the lack of a sophisticated and effective early-warning system. The Soviet Union had almost a dozen satellites in orbit that could detect a large-scale American attack. The system began to deteriorate in 1996, when an early-warning satellite had to be retired. Others soon fell out of orbit, and Russia’s last functional early-warning satellite went out of service two years ago. Until a new network of satellites can be placed in orbit, the country must depend on ground-based radar units. Unlike the United States, Russia no longer has two separate means of validating an attack warning. At best, the radar units can spot warheads only minutes before they land. Pavel Podvig, a senior fellow at the U.N. Institute for Disarmament Research, believes that Russia does not have a launch-on-warning policy—because its early-warning system is so limited.

For the past nine years, I’ve been immersed in the minutiae of nuclear command and control, trying to understand the actual level of risk. Of all the people whom I’ve met in the nuclear realm, Sidney Drell was one of the most brilliant and impressive. Drell died this week, at the age of ninety. A theoretical physicist with expertise in quantum field theory and quantum chromodynamics, he was for many years the deputy director of the Stanford Linear Accelerator and received the National Medal of Science from Obama, in 2013. Drell was one of the founding members of jason—a group of civilian scientists that advises the government on important technological matters—and for fifty-six years possessed a Q clearance, granting him access to the highest level of classified information. Drell participated in top-secret discussions about nuclear strategy for decades, headed a panel that investigated nuclear-weapon safety for the U.S. Congress in 1990, and worked on technical issues for jason until the end of his life. A few months ago, when I asked for his opinion about launch-on-warning, Drell said, “It’s insane, the worst thing I can think of. You can’t have a worse idea.”

Drell was an undergraduate at Princeton University when Hiroshima and Nagasaki were destroyed. Given all the close calls and mistakes in the seventy-one years since then, he considered it a miracle that no other cities have been destroyed by a nuclear weapon—“it is so far beyond my normal optimism.” The prospect of a new cold war—and the return of military strategies that advocate using nuclear weapons on the battlefield—deeply unnerved him. Once the first nuclear weapon detonates, nothing might prevent the conflict from spiralling out of control. “We have no experience in stopping a nuclear war,” he said.

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Donald Trump and Vladimir Putin confront a stark choice: begin another nuclear-arms race or reduce the threat of nuclear war. Trump now has a unique opportunity to pursue the latter, despite the bluster and posturing on both sides. His admiration for Putin, regardless of its merits, could provide the basis for meaningful discussions about how to minimize nuclear risks. Last year, General James Mattis, the former Marine chosen by Trump to serve as Secretary of Defense, called for a fundamental reappraisal of American nuclear strategy and questioned the need for land-based missiles. During Senate testimony, Mattis suggested that getting rid of such missiles would “reduce the false-alarm danger.” Contrary to expectations, Republican Presidents have proved much more successful than their Democratic counterparts at nuclear disarmament. President George H. W. Bush cut the size of the American arsenal in half, as did his son, President George W. Bush. And President Ronald Reagan came close to negotiating a treaty with the Soviet Union that would have completely abolished nuclear weapons.

Every technology embodies the values of the age in which it was created. When the atomic bomb was being developed in the mid-nineteen-forties, the destruction of cities and the deliberate targeting of civilians was just another military tactic. It was championed as a means to victory. The Geneva Conventions later classified those practices as war crimes—and yet nuclear weapons have no other real use. They threaten and endanger noncombatants for the sake of deterrence. Conventional weapons can now be employed to destroy every kind of military target, and twenty-first-century warfare puts an emphasis on precision strikes, cyberweapons, and minimizing civilian casualties. As a technology, nuclear weapons have become obsolete. What worries me most isn’t the possibility of a cyberattack, a technical glitch, or a misunderstanding starting a nuclear war sometime next week. My greatest concern is the lack of public awareness about this existential threat, the absence of a vigorous public debate about the nuclear-war plans of Russia and the United States, the silent consent to the roughly fifteen thousand nuclear weapons in the world. These machines have been carefully and ingeniously designed to kill us. Complacency increases the odds that, some day, they will. The “Titanic Effect” is a term used by software designers to explain how things can quietly go wrong in a complex technological system: the safer you assume the system to be, the more dangerous it is becoming.'

- Eric Schlosser, World War Three, By Mistake, December 23, 2016


Context

The International Day for the Total Elimination of Nuclear Weapons

          RENUNGKANLAH SAUDARAKU SEMUA        
Ruqayyah Waris Maqsood, Menulis Hingga Nafas Berakhir
Ia mendapat ijazah dibidang Teologi Kristen. Namun pengetahuan Kristen-nya yang begitu mendalam menjadikan dia mencintai Islam. Ingin terus menulis hingga akhir hayat Ruqayyah Waris Maqsood dilahirkan pada tahun 1942 di kota London, Inggris. Ruqayyah merupakan salah satu penulis buku-buku Islam paling produktif. telah menghasilkan lebih dari 30 buku berkenaan dengan Islam. Buku-bukunya termasuk best seller dan menjadi referensi serta rujukan di berbagai negara. Awalnya dia dibesarkan dalam lingkungan Kristen Protestan. Nama asalnya ialah Rosalyn Rushbrook . Dia memperoleh ijazah dalam bidang Teologi Kristen dari Universitas Hull tahun 1963. Pengetahuan Kristennya begitu mendalam hingga dia menulis beberapa buah buku, tentang Kristen. Tapi rupanya, karena pengetahuannya yang begitu mendalam tentang Kristen pula yang menyadarkannya. Ia dapati ajaran Kristen telah banyak menyimpang, terutama yang berkaitan dengan konsep Trinitas. Akhirnya tahun 1986, diusia 44 tahun, dia memeluk Islam. Tahun 2001 dia dianugerahkan Muhammad Iqbal Awards karena sumbangannya yang tinggi dalam pengembangan metodologi pengajaran Islam. Bahkan Maret 2004 Ruqayyah terpilih sebagai salah satu dari 100 wanita berprestasi di dunia. Berikut rangkuman kehidupannya dikutip dari berbagai sumber. Orang beriman tak takut dengan penderitaan hidup; tak takut dengan kematian; juga tak takut dengan kehidupan setelah dunia ini; karena Allah bersama mereka. Mereka tak sendirian, Allah selalu menemani dan membimbingnya. Allah itu nyata, Dia menyayangi kamu. Dia mengetahui semua kesukaran yang kamu hadapi dalam perjuangan. Bahkan, jika kamu berbuat salah, Dia masih tetap mencintaimu.モ ~Ruqayyah Waris Maqsood~ Bait-bait kalimat di atas menggambarkan betapa teguhnya hati seorang Ruqayyah. Bait penuh makna itu diadopsinya dari ayat-ayat suci Al-Quran. Dia memang menumpukan setiap tulisannya dengan memasukkan petuah-petuah dari Al-Quran dan hadis Nabi Muhammad SAW. Ruqayyah Waris Maqsood yang diilahirkan tahun 1942 di London, Inggris, pada ada usia 8 tahun telah jadi seorang anak yang memiliki komitmen yang tinggi dengan Kristen sebagai hasil dari panggilan hatinya. Setelah menamatkan program sarjana ilmu teologi (1963) dan master bidang pendidikan (1964) dari Universitas Hull, dia selama hampir 32 tahun mengelola program studi ilmu-ilmu keagamaan di berbagai sekolah dan perguruan tinggi di Inggris. Dia menikah dengan penyair Georg Morris Kendrick pada tahun 1964. Dari perkawinannya dengan Georg mereka memiliki dua orang anak, Daniel George lahir 1968 dan Frances Elisabeth Eva lahir 1969. Tahun 1986 pasangan itu bercerai. Tahun itu pula masuk Islam dan tahun 1990 menikah lagi dengan pria keturunan Pakistan, Waris Ali Maqsood namanya. モSaat ini Islam dicap sebagai agama bermasalah. Sangat tidak adil. Karena itu saya berupaya menulis untuk memperbanyak literatur-literatur Islam. Harapa saya agar, melalui tulisan-tulisan itu, dapat membantu memperbaiki atmosfir yang kurang berpihak ke Islam,ヤ cetusnya. モSaya sangat tertarik menggeluti sejarah Islam, terutama tentang kehidupan wanita-wanita di sekitar Nabi Muhammad. Saya acapkali meng-counter kampanye anti Islam yang mendiskreditkan wanita Muslim,ヤ kata dia. Best seller Mau tahu seberapa produktifnya dia? Catat saja, sewaktu masih bernama Rosalyn Rushbrook dia menghasilkan 9 buah buku yang umumnya berisi isu agama. Dan satu volume buku kumpulan puisi. Lalu selepas hijrah ke Islam, dia menghasilkan sekitar 30 buah buku. Saat ini dia memiliki 9 buah buku yang masih dalam proses penerbitan. Dia juga menulis berbagai artikel di majalah maupun koran yang berkaitan dengan Islam dan Muslim. Salah satu sumbangannya yang paling penting bagi komunitas Islam adalah The Muslim Marriage Guide (Petunjuk Pernikahan bagi Muslim). Buku itu menjadi rujukan dan direkomendasikan, tidak saja untuk pasangan yang akan menikah namun juga bagi mereka yang telah lama mengarungi bahtera rumah tangga. Bagi kalangan non Muslim, terutama yang sedang mendalami Islam, tentu saja buku Ruqayyah menjadi referensi yang sangat berharga. Dalam buku yang bernilai tinggi itu dia menggambarkan kehidupan Nabi Muhammad SAW dan para sahabatnya dilengkapi dengan petunjuk, tatacara dan hukum perkawinan. Tak hanya dia juga menguraikan bagaimana pertalian suami istri dalam hal warisan dan sejenisnya. Jadi sangat terpadu dan lengkap. Ruqayyah pernah diundang oleh Hodder Headlines untuk menulis buku Islam for the World Faiths (Islam bagi Penganut Agama se-Dunia). Saat ini buku itu telah dicetak sebanyak tiga kali dan termasuk salah satu buku best seller. Tak hanya buku-buku kategori モberatヤ, dia juga menulis buku-buku tentang bimbingan konseling bagi remaja Islam. Juga ada beberapa buku saku, antara lain; a Guide for Visitors to Mosques, a Marriage Guidance booklet, Muslim Womenメs Helpline. Bukunya di Indonesia banyak diterbitkan oleh Mizan. Misalnya Menciptakan Surga Rumah Tangga. Lalu buku bimbingan untuk remaja berjudul Menyentuh Hati Remaja. Buku itu mengulas seputar solusi untuk mengatasi problema-problema remaja. モMengapa hidup kita di dunia ini kadang-kadang berlalu dalam keadaan sulit. Ada cerita terkenal tentang seorang petani Afrika yang menanam rami. Ia harus menanamnya dalam keadaan yang sulit, dengan kondisi tanah yang mematahkan punggung dan dengan sedikit hujan untuk menyiraminya. Ketika ia pindah ke tempat yang iklimnya lebih bersahabat, ia membawa beberapa tanaman rami tersebut, dengan pikiran bahwa tanamana ini akan mudah tumbuh di tempat yang baru. Ya, tanaman itu memang tumbuh, besar, hijau dan subur; tetapi ketika ia mencabut batang itu untuk mengeluarkan seratnya, ternyata batangnya tidak berisi serat kecuali ampas. Tanaman itu memerlukan kondisi sulit untuk mengembangkan kekuatan batangnya,ヤ tulis Ruqayyah dalam buku bimbingan remajanya, dengan perumpamaan yang gampang dimengerti remaja dan juga memberi motivasi hidup. Silabus Islam モSaya juga diminta menulis buku teks yang dipakai secara luas di Inggris selama hampir 20 tahun. Buku-buku teks itu dipakai oleh kalangan pribadi, muallaf, dan pelajar-pelajar sekolah umum dan madrasah. Tidak saja di Inggris tapi juga di beberapa negara lainnya,ヤ begitu katanya. Ya, memang Ruqayyah juga sibuk menulis buku-buku teks yang banyak dijadikan rujukan. Ia membantu mengembangkan silabus bagi pelajar sekolah agama, bekerjasama dengan dinas pendidikan setempat. Silabusnya tergolong unik, dibuat khusus agar pelajar mandiri. Jadi, tanpa guru atau fasilitas tetap bisa jalan. Silabusnya dirancang untuk pelajar sekolah dasar hingga perguruan tinggi. Menariknya lagi, bisa dipakai untuk pendidikan formal, non formal, misal di rumah, bahkan juga di penjara. Pokoknya untuk dimana saja. Menjadi tutor jarak jauh (distance learning) untuk Asosiasi Peneliti Muslim (AMR) adalah aktifitas lainnya. Aktifitas mengajarnya juga padat. Banyak negara telah disambanginya, diantaranya AS, Kanada, Denmark, Swedia, Finlandia, Irlandia dan Singapura. Ruqayyah juga mengajar di beberapa universitas yang ada di Inggris seperti Oxford, Cambridge Edinburg, Glasgow dan Manchester. Juga mengajar di School of Oriental and Arabic Studies di London. Atas aktifitas dan jasanya itu ia menerima Muhammad Iqbal Award tahun 2001 atas kreatifitasnya dalam mengembangkan pembelajaran Islam. Dialah muslim pertama Inggris yang pernah menerima anugerah bergengsi tersebut. Tak hanya itu, Maret 2004 Ruqayyah terpilih sebagai salah satu dari 100 wanita berprestasi di dunia. Dalam ajang pemilihan Daily Mailメs Real Women of Achievement, dia termasuk satu dari tujuh orang wanita berprestasi dalam kategori keagamaan. Menulis dan Terus Menulis Majalah Islam, Emel pernah menanyakan adakah ia merasa lelah dengan seabrek aktifitasnya itu serta bagaimana membagi waktu menulis dan mengurus rumah tangga, misalnya di kesibukannya dengan para cucunya. モSaya sangat ketat dengan waktu. Bertahun-tahun saya menjalani itu dan sudah jadi irama hidup saya, hingga semua jadi mudah. Saya biasanya menulis malam hari. Kala semua telah tidur, hingga tak ada yang mengganggu saya. Jam 4 pagi saya bangun untuk shalat subuh. Selepas itu saya tidur sejenak hingga jam 8 pagi. Beraktifitas lagi dan siangnya saya ambil waktu untuk istirahat,ヤ ujarnya. モKerja saya sehari-hari ya menulis. Kini ada lebih dari 40 buku telah diterbitkan. Belum lama saya telah menyelesaikan satu manuskrip yang sangat tebal tentang Kehidupan Rasulullah SAW. Buku berjudul モThe Life of Prophet Muhammadヤ itu diterbitkan oleh Islamic Research Institute of Islamabad tahun 2006 silam,ヤ katanya. Tentang pembajakan buku-buku, Ruqayyah mengaku sedih dengan tingginya kasus pembajakan buku terutama di negara-negara Islam. モKenyataan saat ini banyak buku-buku Islam yang dibajak dan pembajaknya adalah orang Islam sendiri. Sedih bukan? モ ujarnya risau. Tentang Yesus Dia memiliki pengetahuan Kristen begitu mendalam. Dengan pengetahuannya itu Ruqayyah bergerak atas inisiatif sendiri mencari kebenaran berdasar kajian-kajian ilmiahnya. Namun akhirnya dia meninggalkan agamanya itu setelah bergulat bertahun-tahun dalam pencarian atas pertanyaan-pertanyaannya tentang konsep teologi Trinitas. Dia tak menemukan apa-apa. Jadi Ruqayyah memeluk Islam murni berdasar latar belakang pengetahuannya dan kajian mendalam tentang ajaran ketuhanan, baik dalam Islam dan Kristen. Seperti kebanyakan muallaf lainnya, dia menyebut dirinya telah モkembaliヤ menjadi Muslim. Kini dia memperjuangkan Islam lewat tulisan dan buku-bukunya. Dalam sebuah wawancara dengan sebuah media, dia ditanya perihal konsep Islam tentang Nabi Isa yang dalam ajaran Kristen disebut Yesus. モDi negara Barat ada ajaran ilmu etika berinti pada cinta dan kasih Tuhan dan tolong menolong sesama manusia. Itu semua diajarkan juga oleh semua nabi termasuk di dalamnya, tentu saja, Nabi Muhammad SAW. Kami orang Islam juga meyakini Nabi Isa sebagai salah satu nabi yang diutus Allah,ヤ kata Ruqayyah. モSebelum Nabi Isa datang, nabi-nabi terdahulu membawa ajaran Yahudi. Kami juga beriman dengan nabi-nabi terdahulu yang diutus kepada umat-umat sebelum Islam datang, Yahudi adalah salah satu agama samawi juga. Nabi Isa datang membawa ajaran Kristen itu kami yakni juga. Kemudian Nabi Muhammad diutus Allah membawa ajaran Islam dan tugas Isa AS telah selesai, Jadi tidak seperti dipahami ajaran Kristen dengan konsep Trinitasnya yang menyatakan Yesus itu anak Tuhan. Dia memang dilahirkan dari seorang ibu, Maryam. Tanpa ayah. Jadi jangan lantas disebut sebagai anak Tuhan. Itu kuasa Allah. Jika Allah katakan モjadiヤ, maka jadilah,ヤ imbuhnya lagi. Apakah Nabi Muhammad diutus karena misi Nabi Isa dianggap telah gagal? Demikian cocoran pertanyaan menohok media tersebut. モKami tidak beriman dengan itu, bahwa misi Nabi Isa gagal. Kami beriman, dia (Isa AS) adalah salah satu utusan Allah yang terbaik bagi umatnya. Contoh dan tunjuk ajarnya ditiru oleh jutaan pengikutnya kala itu. Jika kemudian, umatnya rusak, itu bukannya karena ajaran atau misi Isa AS itu rusak lantas dikatakan gagal. Lalu untuk menyelamatkan umatnya, menghapus dosa umatnya, Isa digambarkan (dalam Kristen) mengorbankan dirinya dengan disalib. Tidak begitu. Inilah yang saya katakana ajaran Kristen telah menyimpang dari aslinya,ヤ terangnya. Cyber counsellor Salain menulis, kesibukan lainnya adalah sebagai seorang konselor. Melalui internet, ia aktif menjawab dan membantu konseling. モKegiatan lain saya adalah mengasuh bimbingan konseling online melalui e-mail hingga dijuluki sebagai cyber councellor. Tiap hari sedikitnya ada 50 e-mail yang saya terima. Kebanyakan berasal dari orang-orang minta nasehat, karena masalah budaya, perkawinan, dan bahkan masalah ketuhanan. Kebanyakan dari mereka adalah orang-orang yang dalam masa pencarian, mereka ingin tahu apa itu Islam. Bahkan ada juga dari orang yang bermaksud menyerang Islam. Kami saling bertukar pendapat. Banyak juga e-mail berisi pengaduan-pengaduan yang sifatnya sangat pribadi. Saya ini persis seperti モibu atau tanteヤ bagi mereka dalam menyelesaikan persoalan-persoalan pribadi,ヤ ungkap Ruqayyah senang. Begitupun dia mengaku sedikit sedih dengan kenyataan masih banyak kalangan Islam yang bertingkah laku kurang baik. Tidak Islami. Hingga merusak wajah Islam sendiri. モSebagai contoh di Barat, banyak anak-anak muda Arab dan Asia yang bergaul bebas dengan gadis-gadis kulit putih tanpa memperhatikan kaedah Islam. Sedihnya lagi, ada yang sampai mengandung tanpa ikatan agama. Seringnya si wanita kemudian masuk Islam. Memang baik, tapi saya kira ini bukan jalan menuju Islam yang benar,ヤ keluhnya. Begitulah, Ruqayyah kini mengisi hari tuanya di sudut kota London dengan menulis, mengasuh para cucunya, disamping juga berbagi ilmu keislamannya dengan non muslim melalui dialog antar umat beragama. Dia menyisihkan waktunya berkunjung ke sekolah-sekolah dan gereja untuk menjelaskan Islam dan memberikan pengetahuan dasar-dasar Islam. Dia berjuang keras menyadarkan berbagai pihak dengan berbagai latar kehidupan yang berbeda agar dapat saling menghargai. [Zulkarnain Jalil/www.hidayatullah.com]
          LATAR BELAKANG DAN SEJARAH JARINGAN KOMPUTER        
LATAR BELAKANG DAN SEJARAH
Sejarah jaringan komputer global ( dunia ), dimulaipada tahun 1969, ketika Departemen Pertahan Amerika, membentuk Defense Advance Research Projects Agency ( DARPA ) yang bertujuan mengadakan riset mengenai ‘cara menghubungkan sejumlah komputer sehingga membentuk jaringan organik’.

Program riset ini kemudian dikenal dengan nama ARPANET ( Advance Research projects Agency Network ). pada tahun 1970, lebih dari 10 komputer telah berhasil dihubungkan ( satu dengan yang lain ), saling berkomunikasi, dan membentuk sebuah jaringan. pada atahun 1972, Roy Tomlinson berhasil menyempurnakan program e-mail yang ia ciptakan setahun yang lalu untuk riset ARPANET.

Program e-mail tersebut begitu mudah dan lansung populer saat itu. pada tahun yang sama, icon [@] diperkenalkan sebagai lambang yang menunjukkan “at” atau “pada”. Tahun 1973, jaringan komputer yang diberi nama ARPANET mulai dikembangkan meluas sampai luar Amerika Serikat. komputer di University College di London merupakan komputer diluar Amerika yang menjadi anggota jaringan ARPANET. pada tahu yang sama pula, dua orang ahli komputer Vinton Cerf dan Bob Khan mempresentasikan sebuah gagasan yang lebih besar yang menjadi cikal bakal pemikiran International Network. ide ini dipresentasikan untuk pertama kalinya di Sussex University.
Hari bersejarah berikutnya terjadi pada tanggal 26 Maret 1976. ketika itu, ratu Inggris berhasil mengirimkan sebuah e-mail dari Royal Signals and Radar Establishment di Malvern. setahun kemudian, lebih dari 100 komputer telah bergabung dalam system ARPANET dan membentuk sebuah jaringan atau Network.
Pada tahun 1979, Tom Truscott, Jim Ellis, dan Steve Bellovin menciptakan Newsgroups pertama yang diberi nama USENET ( User Network ). pada tahun 1981, France Telecommenciptakan sebuah gebrakan baru dengan meluncurkan telepon televisi pertama dunia ( orang dapat saling menelepon sambil berinteraksi denagan Video link ).
seiring dengan bertambahnya komputer yang membentuk jaringan, dibutuhkan sebuah protokol resmi yang dapat diakui dan diterima oleh semua jaringan. untuk itu, pada tahun 1982 dibentuk sebuah komisi Transmission Control Protocol ( TCP ) atau lebih dikenal dengan sebutan Internet Protocol ( IP ) yang kita kenal hingga saat ini. sementara itu, didaratan Eropa muncul sebuah jaringan tandingan yang dikenal dengan Europe Network ( EUNET ) yang meliputi wilayah Belanda, Inggris, Denmark, dan Swedia. Jaringan eunet ini menyediakan jasa e-mail dan newsgroup USENET.

Untuk menyeragamkan alamat jaringan komputer yang sudah ada, pada tahun 1984 diperkenalkan system dengan nama DOMAIN yang lebih dikenal dengan Domain Name System ( DNS ). dengan system DNS, komputer yang tersambung dengan jaringan melebihi 1.000 komputer. pada tahun 1987 diperkirakan komputer yang tersambung ke jaringan tersebut melonjak 10 kali lipat menjadi 10.000 komputer lebih.
Tahun 1988, Jarkko Oikarinen berkebangsaan Finlandia menemukan sekaligus memperkenalkan Internet Relay Chat atau lebih dikenal dengan IRC yang memungkinkan dua orang atau lebih pengguna komputer dapat berinteraksi secara langsung dengan pengiriman pesan ( Chatting ). akibatnya, setahun kemudian jumlah komputer yang saling berhubungan melonjak 10 kali lipat. tak kurang dari 100.000 komputer membentuk sebuah jaringan.pertengahan tahun 1990 merupakan tahun yang paling bersejarah, ketika Tim Berners Lee merancang sebuah programe editor dan browser yang dapat menjelajai komputer yang satu dengan yang lainnya dengan membentuk jaringan. programe inilah yang disebut WWW atau World Wide Web.

Tahun 1992, komputer yang saling tersambung membentuk jaringan sudah melampaui lebih dari stau juta komputer. pada tahun yang sama muncul satu istilah yang beken, yaitu Surfing ( Menjelajah ). tahun 1994, situs-situs Dunia mulai tumbuh dengan subur ( setidaknya, saat itu terdapat 3.000 alamat halaman ) dan bentuk pertama kalinya Virtual Shopping atau e-retail muncul diberbagai situs. Dunia langsung berubah dengan diluncurkannya perusahaan Search Engine Pertama, yaitu Yahoo!. yang dibangun oleh David Filo dan Jerry yang pada bulan April 1994. Netscape Navigator 1.0. diluncurkan dipenghujung tahun 1994.


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          European Football Podcast - Episode 117: 12th May        
Sam Norris is joined by Alex Dunn on this edition of the European Football Podcast. The pair preview three games this weekend across Spain, Italy and France and Alex provides you with his nap of the weekend. #betting #EuropeanPodcast #football
          European Football Podcast - Episode 113: 13th April        
Sam Norris joins Mark Walton to preview three games across the continent this weekend with games from Italy, Germany and France up for discussion. Enjoy.
          Euros Punt Podcast: 9th July        
Alex Dunn hosts the final edition of the 2016 Euros Punt, and looks ahead to France v Portugal with help from Mark Walton, Dave Kelner, Lee Phelps, Tom Kundert, Derek McGovern & Andrew Gibney. http://serve.williamhill.com/promoRedirect?member=audiobooUK&campaign=DEFAULT&channel=will_football&zone=1478396557&lp=1478422550
          Euros Punt Podcast: 7th July        
We look ahead to semi-final number two on this edition of the podcast and Derek McGovern, Stefan Bienkowski, Andrew Gibney, Dave Kelner, Lee Phelps and Mark Walton all feature. They look ahead to the game between Germany and France and flag up their best bets along the way. Enjoy. http://serve.williamhill.com/promoRedirect?member=audiobooUK&campaign=DEFAULT&channel=will_football&zone=1478396557&lp=1478422550
          Euros Punt Podcast: 3rd July        
The last of the quarter-finals takes place on Sunday evening, with host nation France taking on the minnows, Iceland. Derek McGovern and Andrew Gibney offer their expert opinion joining Dave Kelner and Mark Walton respectively. Enjoy. http://serve.williamhill.com/promoRedirect?member=audiobooUK&campaign=DEFAULT&channel=will_football&zone=1478396557&lp=1478422550
          Euros Punt Podcast: 26th June        
Sunday's games see France take on the Republic of Ireland before Germany v Slovakia and Hungary v Belgium. On this edition we hear from Dereck McGovern, Chris Mayer & Stefan Bienkowski on the respective matches. Enjoy. http://serve.williamhill.com/promoRedirect?member=audiobooUK&campaign=DEFAULT&channel=will_football&zone=1478396557&lp=1478422550
          Euros Punt Podcast: 19th June        
The final round of group fixtures kick off on Sunday evening, with Switzerland taking on France and Romania playing Albania in Group A. On this edition of the podcast, Oliver Zesiger offers up his thoughts on Switzerland and Andrew Gibney provided the French perspective as they both join Mark Walton. Enjoy. http://serve.williamhill.com/promoRedirect?member=audiobooUK&campaign=DEFAULT&channel=will_football&zone=1478396557&lp=1478422550
          The Punt: Euros Podcast 15th June         
Jack Critchley looks ahead to three games on Wednesday and is joined by Andrew Gibney on France v Albania, Alan Moore on Russia v Slovakia and Oliver Zesiger on Romania v Switzerland.
          Euros Punt Podcast: Friday 10 June        
France take on Romania at the Stade de France on the opening day of the Euros and we have a selection of guests on this edition of the podcast. Andrew Gibney is the chief of the website French Football Weekly and he talks about the host nation, while Lee Phelps tells us a little bit more about Romania. #Euros #betting #football
          The Euros - Group A Preview        
Group A sees the hosts France joined by Switzerland, Romania and Albania. Dave Kelner and Lee Phelps offer up their best bets here. Enjoy.
          European Football Podcast - Episode 85: Thu 19 May        
Dave Kelner and Sam Norris are with you to preview a host of Cup Finals on the continent this weekend. The chaps look at the action in Italy, Germany, Spain, Portugal and France and come up with their best bets, #DFBCup #CoppaItalia #CopaDelRey #CoupdeFrance
          European Football Podcast - Episode 81: 21st April        
Dave Kelner is joined by Sam Norris on the latest edition of the podcast. The chaps preview three games this weekend and talk about the timeless, Francesco Totti. #Europeanfootball #podcast #football
          â€˜I’ve needed her’ – Angelina On Parenting Without Her Late Mother        
Jolie opened up about her mother, Marcheline Bertrand, who died of cancer in 2007, in a new interview with ELLE France. “She would have thrived as a grandmother,” Jolie said, according to People. “I know how much she would have contributed to their lives and I am sad they will miss out on that. I […]
          Sci-fi, Michel bourez, # and Lost baby buggy summer test        
Hi folks, though no real quiver disruption I wanted to throw in the first days observations of my 2017 summer beachbreak (France) edition ;). ...
          Les Chiens et les Loups, Irène Némirovsky        
Je mettais dis que cette année, j'allais découvrir la littérature slave. Et puis, les mois ont passé et rien du tout. Il était temps que je m'y mette. C'est donc avec une autrice d'origine ukrainienne exilée en France que je commence ma découverte slave.


Les Chiens et les Loups, Irène Némirovsky

Editeur : Le livre de poche
Collection : /
Année de parution : 2010
Nombre de pages :  250

A lire si :
- Vous voulez une histoire d'amour compliquée
- Vous aimez les histoires qui ne sont pas simples
- Vous voulez du sentiment d'exil

A ne pas lire si :
- Vous voulez juste de la romance

Présentation de l'éditeur :


Témoin des bouleversements de son siècle, Irène Némirovsky, morte à Auschwitz en 1942, est l'auteur d'une oeuvre étonnante qui fait d'elle un des plus grands écrivains de l'entre-deux-guerres. À la croisée des cultures juive, française et slave, cette romancière ne cesse de surprendre par sa modernité. Comme la plupart des romans d'Irène Némirovsky, Les Chiens et les Loups (1940) n'est pas étranger au destin personnel de son auteur. Le sentiment d'un inconsolable exil (issue de la
haute bourgeoisie, Irène Némirovsky fuit Kiev et la Révolution d'Octobre avec sa famille avant de trouver refuge en France), le poids de la société et la fatalité du destin sont au centre de ce roman qui évoque l'amour insensé de deux jeunes Juifs unis par un lointain souvenir. Ada, une artiste révoltée, et Harry, un riche banquier, sont les deux facettes d'une même personne. Tragiquement attirés l'un vers l'autre, rien ne peut les réunir, si ce n'est le sentiment de leur propre perte. Bercé de mélancolie, ce bouleversant roman sur l'enfance et l'innocence perdues est un chef-d'oeuvre de la littérature, à découvrir, ou à redécouvrir.

Mon avis

La quatrième de couverture étant assez intriguante au niveau de la vie de l'autrice de ce roman, je suis allée un peu fouiller sur wikipédia pour en savoir plus. Cette femme, née en Ukraine, de confession juive, a dut fuir son pays plusieurs fois pour échapper aux pogroms (attaque ultra violente contre les juifs) puis la révolution d'Octobre. Elle se réfugiera en France avec sa famille. Malheureusement, la seconde guerre mondiale passera par là et elle mourra à Auschwitz comme bien d'autres. Les Chiens et les Loups est le dernier roman publié de son vivant. Elle fut une autrice prolifique se basant pas mal sur sa vie et sur son exil. Les Chiens et les Loups en est un bel exemple. 

Ada Sinner est une enfant juive née dans la basse ville. Orpheline de mère, elle vit avec son père et son grand-père jusqu'à l'arrivée de sa tante Rhaïssa et de ses enfants après la mort de son époux. Si son enfance se passe dans la pauvreté, elle n'en est pas moins tout à fait malheureuse. Elle accepte sa condition, se rebelle contre une tante qui n'en a rien à faire d'elle, vit comme la plupart des enfants. Jusqu'à ce qu'elle aperçoive Harry Sinner, un cousin éloigné, petit fils du Sinner de la ville haute, un parent riche. A partir de cet aperçu, la vie d'Ada va se voir modifier. Elle voue un amour fou à Harry qu'elle ne connait même pas. Mais la vie est souvent injuste et suite aux pogroms, elle part avec sa tant Rhaïssa, Lilla et Ben, ses cousins, ainsi que Madame Mimi, une française pour Paris. Commence alors l'exil pour elle, dans une ville et un pays étranger où elle n'est pas forcément bien vu. Là, elle doit commencer une nouvelle vie et pourquoi pas, un jour se rapprochait d'Harry, lui aussi venu à Paris.

Si le roman se présente comme une sorte de Roméo et Juliette à la sauce juive, il est bien plus que cela. Irène Némirovsky a surement dut se servir de sa propre expérience tant les sentiments sur l'exil sont forts. Car c'est bien de cela que le roman parle. Enfin, pas que, mais nous le verrons après. Les deux personnages principaux du roman, Ada et Harry, vivent l'exil à leur façon. Elle restant slave, sauvage par rapport aux français, lui se mêlant sans vraiment le faire. Finalement, malgré la différence de leur statut sociaux (elle pauvre, lui héritier d'un empire banquier), ils restent pareil face au déracinement. D'ailleurs, ce sont les peintures d'Ada qui le feront comprendre à Harry. Leur attachement, leur histoire d'amour semble découler plus de cet exil que de vrais sentiments amoureux. Les deux sont particulièrement semblables, deux faces d'une même personne au final. Ils ne sont pas les seuls. Ben, le fils de tante Rhaïssa et mari d'Ada, vit aussi son exil d'une autre manière. En réalité, qu'il soit en France ou en Ukraine, il vivrait de la même manière, essayant à tout prix de s'élever de sa condition. Il en va de même pour Lilla, sa sœur, qui aurait pu avoir un avenir brillant et qui finalement, tombera dans l'oubli, comme bien d'autre.

Le fait que les personnages principaux soient juifs apporte aussi beaucoup au roman. Ils ne sont pas juste étranger, ils sont juifs. Or, à l'époque de l'écriture du roman (il est publié pour la première fois en 1940), les juifs ne sont pas vraiment les gens les plus en vu. Trop riches pour certains, trop "étrangers" pour d'autre, leur population restent mystérieuses pour beaucoup. Les personnages sentent tous cela. Ils sont tous semblables entre eux avec pourtant cette différence des liens sociaux. Cela se voit beaucoup avec Ben, jaloux de Harry, qui ne cesse de répéter à Ada qu'ils sont presque comme des frères, que seule la naissance et l'éducation ont séparé, qu'ils sont comme les chiens et les loups (d'où le titre, ben oui).

On ajoute à cela une écriture simple, agréable et finalement belle, une vision de la société d'alors assez critique, encore plus concernant les juifs. D'ailleurs, d'après wikipédia, Irène Némirovsky aurait eu à une époque une réputation d'antisémiste. Réputation qui lui venait semble-t-il plus de l'envie de plaire aux français à travers ses livres qu'autres choses. Il me faut trouver une biographie de cette autrice. Elle m'intrigue autant que ses personnages et ses histoires.

Pour finir, Les chiens et les loups est un très bon livre. Il se cache sous des abords un peu "simple" de la romance pour parler de tout à fait autre chose. Je l'ai lu lentement pour en profiter (il est tout de même assez court). Il est certain que je lirais d'autres roman de madame Némirosky. 

          Alliances, La Roue du Temps, Tome 16, Robert Jordan        
Voilà un an et plus que je n'ai pas lu de tome de la Roue du Temps. Autant dire que ma relecture du cycle va me prendre des années. Mais finalement j'aime bien aussi. Surtout quand je me rends compte que Bragelonne et moi, nous en sommes au même point (le tome ayant été publié l'année dernière). Ce qui veut dire que je ne vais pas pouvoir augmenter mon rythme de lecture pour la série mais que je devrais arriver à ne pas trop attendre pour avoir les derniers tomes qu'il me manquent !

/!\ Comme toujours, ça va spoiler à tout va.

Alliances, La Roue du Temps, Tome 16, Robert Jordan

Editeur : France Loisir
Collection : Fantasy
Année de parution : 2009
Titre en VO : The Wheel of Time, book 08: The Path of Daggers
Année de parution en VO : 1998
Nombre de pages : 566

A lire si :
-Vous avez aimé les premiers tomes
- Vous voulez du mystère, des complots, de la magie...

A ne pas lire si
- Vous ne voulez pas de livre initiatique
- Vous n'aimez pas que les personnages soient dispersés dans le monde

Présentation de l'éditeur : 

Egwene tente de renforcer son emprise sur le siège de l'Amyrlin mais elle ne se doute pas du prix à payer. De son côté, alors qu'il doit préparer une bataille contre les Seanchan, Rand al'Thor lutte pour ne pas devenir fou : la voix de Lews Therin résonne de nouveau dans sa tête...

Mon avis

/!\ Comme toujours, ça va spoiler à tout va.

Je ne ramerais pas trop aujourd'hui sur le découpage des tomes. Disons que pour une fois, il m'arrange, je n'ai presque pas vu Perrin, mais pas du tout Mat non plus. Alliances se concentrent sur Egwene et les Aes Sedai rebelles ainsi que sur Rand avec un chapitre sur Perrin (un seul, je suis aux anges). Commençons comme toujours par un petit résume.

On commence avec Egwene et les rebelles de Salidar. La jeune femme a fort à faire. Personne ne la prend au sérieux dans son rôle et Lelaine et Romanda compte bien la faire danser au son de leur propre musique. Pas de chance pour elles, Egwene n'a plus grand chose de l'adolescente un peu naïve du début. Entre son passage chez les Sagettes et les conseils de Siuan et ceux de Bryne, elle a tout d'une grande Amyrlin. Du moins, si personne ne découvre ses plans avant. Pour cela, elle va devoir sceller quelques alliances de plus et surtout prouver aux Aes Sedai qu'elle est bel et bien leur Amyrlin. Pendant ce temps, Rand doit faire face aux nobles dissidents mais surtout aux Seancheans. Comme toujours, il part un peu bille en tête, amenant ses ennemis avec lui pour vaincre les envahisseurs. S'il doit faire face à quelques difficultés avec les nobles, ce n'est rien face au saidin qui fait des siennes. Encore pendant ce temps, après avoir utilisé la Coupe des Vents, Elayne, Nyneave et les autres se rendent à Caemlyn afin que la fille héritière récupère son trône...

Alliances est un demi-tome assez compliqué à suivre tant il y a de personnages. Heureusement, ils gravitent tous autour de quelqu'uns de nos héros et on réussit à se souvenir à peu près de qui et qui (et cela même au milieu ou à la fin du bouquin d'ailleurs). Divisé entre trois groupes, nous allons suivre un peu les conséquences qu'à pu avoir l'usage de la Coupe des Vents.

Le roman se partage aussi en deux entre la création d'Alliances (pas toujours bonnes d'ailleurs) et l'action. Côté Egwene, on avance comme on peut. L'utilisation de la Coupe des Vents a réussi, la neige est bien là. La lenteur du trajet vers la Tour Blanche va permettre à notre Amyrlin de se préparer un peu mieux et surtout de mettre à mal celles qui voudraient la mettre en laisse. Je dois avouer que j'adore cette Egwene-là. Elle est capable de se montrer aussi féroce que peut l'être Rand ou que l'était Moiraine. Egwene est pour moi l'un des personnages qui grandit le plus rapide et qui le fait bien. Elle sait qui elle est, tout elle vient et ce qu'elle veut. Elle est peut-être là par le fruit du hasard mais elle ne compte pas se laisser marcher sur les pieds. J'aime cette jeune femme qui combat avec ses propres armes et n'hésite pas à se mettre dans des situations périlleuses pour le bien de tous. En fait, elle devient petit à petit le pendant féminin de Rand, entourée par un nid de guêpes dont elle doit se sortir comme elle le peut, le tout sans la folie du jeune homme et avec des méthodes un peu moins expéditives (et encore).

En parlant de folie et de Rand, on trouve dans ce tome le retour de Lews Therin et un Rand pas loin de plonger. Le saidin fait un peu n'importe quoi et lui avec. J'apprécie Rand généralement, mais quand il est comme ça, j'ai juste envie de lui mettre des baffes. Il faut dire que Jordan en fait souvent le parfait petit con. En même temps, je serais persuadée de devenir folle, j'aurais des ennemis de tous côtés, je crois que je finirais par réagir comme lui. En tout cas, il continue dans la démesure pendant un bon moment, et bien qu'il semble être particulièrement sur de lui face aux autres, ce n'est plus du tout le cas. Les faiblesses de Rand, ce qui le rend humain, reviennent en force. S'il le cache à son entourage, Jordan ne nous le cache pas à nous lecteur. Et du coup, Rand redevient soudainement bien plus sympathique.

Par contre une qui l'est un peu moins, c'est Elayne. Souvent je me retrouve à adorer un personnage dans un tome et à ne pas pouvoir le voir en peinture dans un autre. C'est le cas pour la demoiselle. C'est bien dommage vu qu'on a quelques chapitres avec elle, Nynaeve, Aviendha et Brigitte. Or, ils sont centrés sur Elayne et sur son envie de rependre son trône. Alors qu'elle est entouré d'une groupe de femme disparates et surtout prêt à se déchiqueter, elle ne pense qu'à elle. Dommage, vu qu'il se passe tout de même deux trois choses qui mériterait un peu plus de considération. Comme la mort d'Adelaes qui semble presque normale sur le coup (une mort qui prendra petit à petit son importance mais dans le tome suivant), ou encore le fait que des femmes de la famille avoue qu'elles sont des novices en fuite (depuis trois cent ans quand même pour l'une d'elle). Je sais que rien n'est anodin chez Jordan, mais j'aurais préféré qu'il se concentre moins sur Elayne dans ces moments-là.

Pour finir, Alliances est donc un demi-tome en demi-teinte pour moi. Chose de sûre, il porte bien son nom et les pions se déplacent petit à petit sur le grand échiquier du monde. Si nous n'en sommes pas encore à la Dernière Bataille, nous nous en approchons dangereusement et tout le monde doit être sûr de ceux qui les entourent. Les Alliances se font et se défont au grès du temps. J'ai parfois eu l'impression d'avancer bien moins vite dans ce tome que dans le précédent (ce qui pourtant n'est pas le cas, loin de là). Il n'était pas celui dont je me souvenais le plus et ne le sera toujours pas.

          Quelques pas de plus, Agnès Marot        
J'avais beaucoup aimé I.R.L., sortie l'année dernière, et les thèmes qu'abordaient Agnès Marot à l'intérieur. Alors, j'avais très envie de lire ce Quelques pas de plus, surtout que son thème principal n'est que rarement traité que ce soit dans le Youg-Adult ou même en générale.

Quelques pas de plus, Agnès Marot

Editeur : Scrineo
Collection : Ados
Année de parution : 2017
nombre de pages : 329

A lire si :
- Vous voulez des personnages avec des handicaps invisibles
- Vous voulez de la représentation
- Vous voulez un chouette road-trip

A ne pas lire si :
- Vous voulez une histoire ultra compliquée.

Présentation de l'éditeur :

Sora vient d'apprendre qu'elle doit passer le reste de sa vie à béquilles. Son quotidien se résumera désormais aux cours au lycée et aux séances de kiné. Elle pourrait s'y faire si Kay, la grande soeur qui l'a quasiment élevée, tenait le coup ; mais cette dernière, qui a toujours été la plus forte des deux, est en pleine descente aux enfers. Alors Sora décide de prendre les choses en main et d'enfiler la cape de ces superhéros qu'elle aime tant. Objectif : changer sa vie. Son meilleur atout : l'héritage navajo laissé par sa mère. Un ancien pouvoir de guérison qui pourrait les sauver, elle et sa soeur.
Le problème, c'est qu'elles ne sont pas les seules à le chercher… et que leur rival est prêt à les suivre au bout du onde pour parvenir à ses fins.

Mon avis

Comme je le disais, j'avais très envie de lire ce Quelques pas de plus, surtout en sachant qu'il traitera de handicap, plus particulièrement de handicap invisible. C'est un sujet qui est peu voire même pas du tout abordé, du moins dans les livres qui "cartonnent". On le retrouve plus souvent dans des livres plus confidentiels. Or, le sujet mérite amplement d'être traité et quoi de mieux que les ados et jeunes adultes comme cible première ? Il fait parti de la représentation dans la littérature, chose qui les touche peut-être plus que les adultes et qui surtout leur permettra dans une certaine mesure de mettre des mots sur certaines choses.

Quelques pas de plus, c'est donc l'histoire de Sora et de sa soeur Kay. Sora, adolescente d'apparence normale mais qui va devoir vivre avec des béquilles et une cheville en vrac pendant toute sa vie. Un handicap que ne ressemble pas à un handicap, quelque chose que personne ne voit et qui d'ailleurs ne semble pas vraiment être reconnu comme tel par beaucoup de monde. Un handicap avec lequel elle doit apprendre à vivre. Mais alors qu'il semble qu'elle commence petit à petit à "se faire" à la situation, sa sœur ne souffrait pas d'un mal étrange, de crise d'angoisse, et de ce qui semble être un syndrome post-traumatique. Alors, pour la sauver, elle l’amène dans un road-trip en territoire navajo, là où se trouve leur racine, là où elle pourra redevenir elle-même.

Si parfois l'histoire tombe dans le trop simple, trop évident, elle n'en reste pas moins très agréable à lire. Agnès Marot a un style des plus agréables, fluides et ses personnages sont bien foutues. On suit sans le moindre problème Sora et Kay dans leur road-trip ainsi que durant les jours le précédant. Je dois dire que les paysages du grand Canyon et de ses environs donnent envie d'y aller. Les descriptions de l'autrice sont alléchantes à souhait (et je suppose proche de la réalité et surtout de ce qu'elle a pu ressentir en les visitant avec ses béquilles)(oui parce que le handicap de Sora est aussi celui de sa créatrice, mais on va y revenir).

Mais comme je le disais, j'ai surtout apprécié les thèmes du livre. A commencer par le handicap invisible. D'abord celui de Sora. Ici, l'autrice savait de quoi elle parlait, elle en souffre elle-même. Et cela se ressent. Parce que ce que dit Sora là-dessus est réel. Parce que la bonne femme du bus qu'on a tous envie d'égorger existe vraiment. Parce que les situations ne sont pas de l'invention pure et dure. Oui, Sora est handicapée, même si ça peut passer pour une simple entorse. Or elle va vivre avec, subir la douleur, subir les humiliations. Et elle ne va pas se laisser aller. Elle est capable d'être qui elle veut être, de réussir à faire à peu près tout ce qu'elle veut, même sur une jambe. La force de la jeune femme est communicative tant elle prend cela de manière positive la plupart du temps. Il y a aussi celui de Kay. Kay souffre d'un syndrome post-traumatique (nous en découvrirons la cause vers le milieu du roman). Si elle parait normale, si tout le monde voit en elle la jeune femme ordinaire, ce n'est absolument pas le cas. Or c'est aussi un handicap. Mais là où sa sœur se bat pour vivre avec la douleur, Kay finit petit à petit par sombrer, incapable de surmonter ses crises. Elle qui jusque là semblait la plus forte des deux va devoir compter sur sa petite sœur pour s'en sortir.

On retrouve ensuite en filigrane et avec l'origine des deux demoiselles, les thèmes du métissage, des différences de culture et de la suprématie blanche. Elles sont moitié française, moitié navajo. Métisses, elles semblent n'avoir de place nulle part dans les deux cultures. Trop foncé d'un côté, trop blanche de l'autre. Si elles se sentent opprimées, pas à leur place en France, elles se comportent de la même manière que les blancs arrivées en territoire navajos. Au final, sans réellement se penser supérieure, loin de là même, elles en arrivent tout de même à donner cette impression aux amérindiens. Ce genre de situation est assez fréquente dans la vie réelle et il est bon de rappeler aux gens que cultures différentes ne veut pas dire infériorité à une autre. Et c'est plutôt bien fait par ici.

Au final, voilà un livre qui mêle fantastique, légende amérindienne, handicap invisible et différence de culture de manière presque parfaite. On ne tombe pas du tout dans la surenchère, dans le pathos et c'est fort agréable. Pour ne rien gacher, le roman est rempli de référence pop-culture, super héros, série télévisée (charmed est peut-être un peu daté pour le coup, il me semble), roman et j'en passe. Pas tout à fait un coup de coeur mais presque. En tout cas, une bonne grosse mention spéciale pour son thème principal.

          The Shadow of Death, Les Foulards Rouges, saison 3 épisode 6, Cécile Duquenne        
Je prends de plus en plus mon temps pour lire les épisodes des Foulards Rouges. Parce que c'est bientôt la fin et que je ne veux pas que ça finisse. Bon, sachant que je ne peux rien faire à cette fin à part la lire, et bien je fais durer.

The Shadow of Death, Les Foulards Rouges, saison 3 épisode 6, Cécile Duquenne

Editeur : Bragelonne
Collection : Snark
Année de parution : 2017
Format : epub

A lire si : 
- Vous avez lu et aimé la première et la seconde saisons
- Vous voulez une série qui mélange les genres avec bonheur

A ne pas lire si :
-... (toujours pas trouvé pourquoi il ne faudrait pas les lires, les Foulards Rouges)
- Par contre, si vous n'avez pas lu les deux premières saisons, autant éviter (tout comme de lire mes avis d'ailleurs)

Présentation de l'éditeur :

Retrouvez Lara et Renaud dans la dernière saison des Foulards rouges !

Mon avis

Nous voilà presque à la fin de cette saison trois et de la série tout court. Je ne veux pas que cela se finisse. Je suis prête à faire un caprice si cela servait. Bon, je sais que ça ne sert à rien, alors je ne le ferais pas. Pis j'aime pas quand ma fille en fait, alors je vais pas commencer moi (quoique...). Cet avant dernier épisode est tout simplement très éprouvant pour les nerfs de tout le monde, personnage, lecteur et même surement autrice elle-même. Autant le dire, l'étau se referme et nous voilà dans la dernière ligne droite, celle qui marquera la fin, d'un côté comme de l'autre. Une fin qui ne me semble pas si simple que cela, et qui d'après moi annonce encore quelques surprises, voire même des larmes. 

A présent, passons à la partie à spoiler de cet avis, comme à chaque fois.

/!\ SPOILER (en gros et en rouge, comme ça, vous êtes prévenus !)

Le dernier cliffhanger (cette machine inventé par les Enfers), me faisait presque dire qu'il y avait encore de l'espoir dans cette aventure. C'était sans compter sur l'autrice, qui n'a jamais épargné les personnages et les lecteurs de ces histoires. Numéro Trois s'est barrée de l'Hacienda, Lara, Nikki, Claudia, Fraan et Marine se ruent à sa poursuite, suivant des traces bien trop évidentes. Toi aussi, lecteur, tu sais ce que cela veut dire. Un piège. L'ennemie n'est pas encore morte, elle a même quelques tours dans sa manche.

La première partie est bourrée d'action, la seconde aussi et Lara est au centre de tout cela. C'est étrange d'avoir un épisode entier presque entièrement portée par la jeune femme, surtout quand on a l'habitude de les voir divisés entre elle et Renaud. Bon, de temps en temps, Claudia ou Nikki prennent les rênes de la narration, mais ça tourne toujours autours de Lara. Faut dire que Renaud est en fâcheuse posture, très fâcheuse même, dans les mains de Numéro Trois. Une nouvelle fois. Je dois avouer que le voir comme ça me serre le cœur. Pour moi, Renaud, c'est le pilier, celui qui est toujours là. En fait, le voir comme ça renverse un peu cette vision et j'apprécie finalement cela. En fait, j'apprécie quand les schémas sont bousculés et que c'est bien fait, comme ici. Cécile Duquenne ne le fait pas souffrir pour rien. Ben non, sa souffrance alimente un peu plus Lara, la pousse à faire des choses qu'elle n'aurait pas forcément fait. La pousse aussi à prendre la place qui semble lui revenir de droit. 

Lara est l'héroïne de la série. C'est elle qui la porte depuis le début. Mais elle ne le fait jamais seule, elle a besoin d'une impulsion, de quelque chose qui la fait agir et surtout qui semble la faire grandir un peu plus. Ici, c'est le sort de Renaud en premier, celui de ses amis, de sa famille, et puis des Bagnards. Elle ne fait pas tout cela par pur altruisme, elle le fait pour sauver ce qu'elle aime. C'est quelque chose que j'aime beaucoup en elle. Elle n'a rien d'une super héroïne et agis de manière très humaine. Comme dans cet épisode finalement où elle agit sous le coup de la colère, de la haine mais aussi de l'amour pour ses proches. C'est ainsi que du coup, elle se retrouve à pourchasser Numéro Trois pour enfin lui mettre une balle dans la tête et arrêter le calvaire qu'elle endure depuis son apparition dans sa vie. Et je dois dire que cette partie-là est assez éprouvante vu que Lara tombe un peu dans la folie meurtrière qu'elle m'avait semblé avoir à peu prés réussi à éloigner d'elle jusque là. J'ai parfois eu l'impression qu'elle devenait une sorte de Numéro Trois face à moi et non la Lara que je connaissais jusque là. C'est assez étrange comme impression surtout quand on connait un peu le plan de la dite Numéro Trois. J'avoue que là, j'attends avec impatience l'épisode suivant pour voir où tout cela va finir par mener Lara (je les sens les larmes aussi qui vont surement couler à la fin). Surtout après ce p***ain de cliffhanger (là, Cécile, tu as fait fort, purée, c'est quand la suite déjà ?).

Pour finir, j'ai hâte de lire la suite. Même si c'est la fin de la série. Je veux connaitre le sort de certains personnages (Marine Carax est-elle toujours vivante ? Renaud ? sans parler des autres). Vivement la fin du mois !

          Burn After Reading        

Who’s Who
What’s What

In the World of CIA Fronts, Partners, Proprietaries & Contractors




NEW BOOK:

The Almost Classified Guide to CIA Front Companies, Proprietaries & Contractors
By WAYNE MADSEN
ISBN: 978-1-365-11196-9


Cool Justice Editor's Note: Following are excerpts from author Madsen's introduction and the body of the work. Additional suggested reading: News story about Madsen's book via the Washington, D.C. based Justice Integrity Project [link at the bottom of this post].

EXCERPTS:

From the Introduction


One of the most pervasive uses of companies as intelligence partners was under the CIA’s Operation MOCKINGBIRD. During the Cold War, the CIA, often with the approval of corporate executives, infiltrated their agents to work as journalists in newspapers, radio and television networks, wire services, and magazines. The following pages in this book are rife with examples of this penetration of the Fourth Estate – all too many in the opinion of this journalist. The CIA admitted to at least 400 journalists on the agency’s payroll at the height of MOCKINGBIRD. The CIA traditionally understates its capabilities, especially when its covert activities become publicly known. Moreover, the end of the Cold War did not stop the practice of the CIA in infiltrating the media and slant news reports to its wishes.

*

An insightful look behind the veils of secrecy into the CIA’s use of fronts, proprietaries, and partners calls into question the purpose of the CIA. Created by President Harry S Truman to serve as a central collector and repository of intelligence, the CIA became much more than that. A few weeks after the United States witnessed the assassination of President Kennedy in the middle of downtown Dallas, Truman penned an op-ed piece that appeared in several newspapers around the country. In it, Truman shared his regret for having created the CIA in 1947:

“I think it has become necessary to take another look at the purpose and operations of our Central Intelligence Agency—CIA . . . For some time I have been disturbed by the way CIA has been diverted from its original assignment. It has become an operational and at times a policy-making arm of the Government. This has led to trouble and may have compounded our difficulties in several explosive areas.

"I never had any thought that when I set up the CIA that it would be injected into peacetime cloak and dagger operations. Some of the complications and embarrassment I think we have experienced are in part attributable to the fact that this quiet intelligence arm of the President has been so removed from its intended role that it is being interpreted as a symbol of sinister and mysterious foreign intrigue.”

*

The 21st century’s CIA’s partners are more likely to be found among high-tech companies marketing the latest and greatest mobile applications and data mining programs than among banks, law offices, and advertising agencies. However, in the post-World War II era, the CIA’s top and middle echelons were normally found operating through cover as typewriter-pecking journalists, traveling Madison Avenue admen, corporate lawyers, and chain-smoking oilmen. In the 1970s and 80s, CIA contractors and partners began showing up in the high-tech field, with database, local area networking, and on-line information retrieval systems attracting the most interest by Langley.

*

As this book went to press, the smart phone game application Pokémon Go fad was sweeping the planet. Unbeknownst to many of the on-line game’s avid fan’s was the connection of the game’s developers to the CIA’s venture capital firm IN-Q-TEL. All users saw their geo-location and other smart phone data being swept up by a CIA partner firm.

SELECTED ENTRIES

Amazon, Inc. [CIA contractor]. Company provides cloud computing services for the CIA. Amazon’s CEO Jeff Bezos also owns The Washington Post.

American Historical Society. [CIA partner]. Many society officials were OSS/CIA officers.

American Press Institute. [CIA front]. Operating out of Columbia University, the institute’s director in the 1950s was a CIA officer.

AmeriCares. [CIA partner]. A non-profit organization that is often the “first in” at refugee situations. Founded by tycoon J. Peter Grace, a board chairman of the CIA front, the American Institute for Free Labor Development (AIFLD) and a trustee of another CIA front, the American Committee for Liberation from Bolshevism, AmeriCares was involved in funding the Nicaraguan contras. The group has also provided the CIA with recruiting opportunities at mass refugee sites, particularly in Latin America and Asia.

Bechtel Corporation. [CIA contractor]. Bechtel is a large construction company that has included former CIA director Richard Helms, CIA pseudonym “Fletcher M. Knight,” among its executive ranks. Bechtel was active in providing corporate cover for the OSS in the Middle East during World War II. Bechtel has been a consummate service company for various CIA operations, including support for the CIA-inspired coup against the Syrian government in 1949, the Iranian government of Prime Minister Mohamed Mossadeq in 1953, and President Sukarno of Indonesia in 1965. From the 1960s to the 1970s, Bechtel provided cover for CIA agents in Libya under both the regime of King Idris and his successor, Muammar Qaddafi. Sometimes called a “secret arm” of the CIA, Bechtel’s executives included those who would join President Reagan’s Cabinet, including Secretary of State George Schultz and Secretary of Defense Caspar Weinberger.

Before World War II, Steve Bechtel formed a military-industrial complex partnership with John McCone. McCone later became the chairman of the Atomic Energy Commission and later, director of the CIA. The CIA has used Bechtel to provide cover for non-official cover CIA operatives abroad.

Blackstone Investment Group. [CIA front]. With offices in Washington, DC and Moscow, arranged for the purchase of KGB documents following the collapse of the Soviet Union. Among the documents sought by the front company were any related to illegal CIA activities during the Cold War, including the 1963 assassination of President John F. Kennedy.

Bourbon and Beefsteak Bar and Restaurant. [CIA front]. Opened in 1967 in King’s Cross in Sydney, Australia. Served as a rendezvous point for CIA, Australian Security Intelligence Organization (ASIO), and organized crime figures. Its proprietor was Bernie Houghton, a CIA operative with links to Nugan Hand Bank, CIA weapons smuggler Edwin Wilson, and CIA clandestine services officers Theodore Shackley, Rafael Quintero, and Thomas Clines.

Center for Democracy. [CIA front]. Administered under the aegis of Boston University, the center maintained offices in Boston, Washington, DC, Guatemala City, and Strasbourg, France. Involved in CIA operations in eastern Europe, Central America, and Africa.

Colt Patent Firearms Company. [CIA partner]. Based in Hartford, Connecticut, provided corporate cover for CIA officers operating abroad.

Daddario & Burns. [CIA partner]. Headed by former OSS officer Emilio Daddario, a Democratic Representative from Connecticut, the Hartford-based law firm provided services to the CIA.

DC Comics. [CIA partner]. Worked with the International Military Information Group (IMIG), a joint CIA/Pentagon unit at the State Department, to disseminate propaganda comic books, featuring Superman, Batman, and Wonder Woman, in Serbo-Croatian and Albanian, to youth in the Balkans during the military conflicts in that region.

Disney Corporation. [CIA partner]. CIA agents who were adept at creating front companies and shell corporations in Florida, worked closely with Disney in preparation for the construction of Disney World near Orlando, Florida. OSS veteran “Wild Bill” Donovan and CIA shell company expert Paul Helliwell helped create two fake Florida cities, Bay Lake and Lake Buena Vista, as well as a number of shell corporations, to keep secret the plans for Disney World. This kept land prices low because real estate speculators were unaware of the prospective value of the land in a desolate area of central Florida.

Emory School of Medicine. [CIA partner]. Located in Atlanta, Georgia. Involved in the CIA’s MK-ULTRA behavioral modification project.

Enron Corporation [CIA partner]. Houston-based firm that was used by the CIA to provide commercial cover for its agents around the world. There were at least 20 CIA employees on Enron’s payroll. Andre Le Gallo, a former official of the CIA’s Operations Directorate, went to work as a corporate intelligence officer for Enron.

Fair Play for Cuba Committee (FPCC). [CIA front]. Officially established by American Trotskyists, the group was penetrated by CIA operatives. The FPCC New Orleans office was a CIA front that provided cover for the anti-Fidel Castro activities of Lee Harvey Oswald, Clay Shaw, and David Ferrie, among others. The New Orleans FPCC office was located at 544 Camp Street and shared the same building entrance with Guy Banister Associates, Inc., a private detective agency, the address for which was 531 Lafayette Street and around the corner from 544 Camp Street.

In December 1963, after the assassination of President John F. Kennedy, the FPCC ceased all U.S. operations.

General Electric Company. [CIA partner]. Based in Fairfield, Connecticut, provided corporate cover for CIA officers operating abroad.

General Foods Corporation. [CIA partner]. Advertising account at CIA’s Robert Mullen Company handled by an active CIA employee.

Google, Inc. [CIA partner]. Developed as a result of a research grant by the CIA and Pentagon to Stanford University’s Department of Computer Science. The CIA referred to the research as the “google project.”

Greenberg Traurig. [CIA partner]. Washington, DC “connected” law firm.

Guy Banister Associates, Inc. [CIA partner]. New Orleans private detective agency headed by former FBI agent Guy Banister. The detective agency coordinated the activities of various anti-Castro Cuban groups in New Orleans, including Banister’s own Anti-Communist League of the Caribbean, as well as the Cuban Revolutionary Council, the Cuban Democratic Revolutionary Front, Friends of Democratic Cuba, and the Crusade to Free Cuba Committee.

Banister and Associates shared office space with the CIA’s New Orleans front, the Fair Play for Cuba Committee, headed by Lee Harvey Oswald.

Hale and Dorr. [CIA partner]. Boston-based law firm that provided cover for CIA’s Independence and Brown Foundations.

Halliburton. [CIA contractor]. Based in Houston, it is the world’s largest oil service company. Recipient of a number of CIA sole-source contracts for services worldwide.

Harper and Row, Inc. [CIA partner]. Manuscripts submitted to the New York publisher that dealt with intelligence matters, particularly CIA operations, were turned over to the CIA for censoring edits before publication.

Hewlett Packard Corporation. [CIA partner]. Sold computers to Iraq for Saddam Hussein’s missile program with the knowledge and approval of the CIA.

Hill & Knowlton. [CIA partner]. Public relations firm that teamed with the CIA on a number of operations. Hill & Knowlton’s numerous offices abroad provided cover for CIA agents. One known Hill & Knowlton office that was a CIA front operation was in Kuala Lumpur.

Kerr-McGee. [CIA partner]. Provided corporate cover for CIA officers operating overseas.

Kissinger Associates, Inc. [CIA partner]. New York-based international consulting firm founded by former Secretary of State and National Security Adviser Henry Kissinger. Former National Security Adviser Brent Scowcroft is a co-owner. The firm provided support to the CIA-linked American Ditchley Foundation and the Bilderberg Group. Much of the 1982 seed money for Kissinger Associates was provided by Goldman Sachs.

Knight Foundation. [CIA partner]. Also known as the John S. and James L. Knight Foundation. Based in Miami, the foundation provides funding for various CIA-connected media operations in the United States and around the world.

Kroll Inc. [CIA partner]. Founded in 1972 by Jules Kroll, who had links to both U.S. and Israeli intelligence. Based in Manhattan. French domestic law enforcement believed Kroll’s Paris office was a CIA front. Kroll handled the security for the World Trade Center after the 1993 terrorist bombing and continued to be responsible for security up to, during, and after the September 11, 2001 terrorist attack. Kroll employed former FBI assistant director for counter-terrorism John O’Neill, who died in the collapse of the World Trade Center.

Lincoln Savings and Loan. [CIA partner]. Based in Irvine, California and headed by notorious swindler Charles Keating, Jr., involved in laundering funds for the Iran-contra scandal.

Lone Star Cement Corporation. [CIA partner]. Based in Stamford, Connecticut and linked to the Bush family, provided corporate cover for CIA officers operating abroad. Involved in the Iran-contra scandal.

Mary Carter Paint Company. [CIA front]. A money-laundering operation for the CIA. Involved in casinos in the Bahamas.

Monsanto. [CIA partner]. The firm contracted with former CIA official Cofer Black’s Total Intelligence Solutions (TIS), a subsidiary of the CIA-connected Blackwater USA, later Xe Services, to monitor animal rights groups, anti-genetically modified (GM) food activists, and other groups opposed to Monsanto’s agri-business operations worldwide.

National Enquirer. [CIA partner]. The tabloid’s founder, Generoso (Gene) Pope, Jr., worked for the CIA’s psychological warfare unit and the agency’s Italy branch in 1950. In 1952, Pope acquired The New York Enquirer broadsheet and transformed it into a tabloid, renaming it The National Enquirer. This transformation bore the imprimatur of the CIA’s Operation MOCKINGBIRD media influence program.

Newsweek. [CIA partner]. Magazine reporters and stringers fed information to the CIA. Newsweek’s stringers in southeastern Europe and the Far East were CIA agents. When Newsweek was bought by The Washington Post Company in 1961, cooperation between the magazine and the CIA increased. It was a participant in the CIA’s Operation MOCKINGBIRD media influence program. Much of the staff of Newsweek was absorbed into a new online publication, The Daily Beast, which continues to disseminate CIA-influenced articles. See Washington Post.

Nieman Foundation. [CIA partner]. Located at Harvard University, the foundation awarded Nieman Fellowships, some on behalf of the CIA, for foreign journalists to study at Harvard. The journalists were subjected to CIA recruitment efforts prior to their returning to their home countries.

Pamela Martin & Associates. [CIA partner], Escort firm run by Deborah Jeane Palfrey, the so-called “DC Madam.” During her 2008 trial for mail fraud, Palfrey attempted to invoke the Classified Information Procedures Act in order to discuss her relationship with the CIA. The U.S. Court refused Palfrey’s request and she was convicted and later said to have committed suicide before her sentencing hearing in Washington, DC. One of her clients was Randall Tobias, the head of the CIA-connected USAID. Another was Louisiana Republican senator David Vitter.

Paris Review. [CIA front]. Literary magazine edited by George Plimpton. Published works by Jack Kerouac and Samuel Beckett. The magazine’s co-founder, Peter Matthiessen, relied on his affiliation with the magazine as his CIA cover.

Quaker Oats Company. [CIA partner]. Worked with the CIA and Atomic Energy Commission to place trace amounts of radiation in breakfast cereal served to boys at the Fernald School for the mentally retarded in Waltham, Massachusetts.

Radio Corporation of America. [CIA partner]. Provided corporate cover for CIA officers operating abroad, particularly in Iran, Philippines, Japan, and West Germany. Provided technical assistance to CIA-financed clandestine and propaganda radio stations worldwide, including Radio Free Europe. RCA founder David Sarnoff was a major supporter of CIA operations, including propaganda dissemination around the world. RCA chairman and chief executive officer Thornton F. Bradshaw was active in the operations of the CIA-linked American Ditchley Foundation.

Reily Coffee Company. [CIA partner]. Also known as William B. Reily Coffee Company and based in New Orleans, this company employed Lee Harvey Oswald and a number of other U.S. government employees, many of whom were suspected CIA officers.

Robert M. Mullen Company. [CIA proprietary]. A Washington, DC public relations firm, it was used as a front for CIA activities. E. Howard Hunt, the CIA agent, worked for Robert Mullen when he was arrested in the break-in of the Democratic National Committee headquarters at the Watergate Hotel in Washington in 1972. The Senate Watergate Committee reported that “the Mullen and Company has maintained a relationship with the Central Intelligence Agency since its incorporation in 1959. It provided covers for agents in Europe (Stockholm), Latin America (Mexico City), and the Far East (Singapore) at the time of the Watergate break-in.”

Rockefeller Foundation. [CIA partner]. Used by the CIA to direct scholarships and grants to the Third World and Eastern Europe. Rockefeller Foundation money was funneled to the American Committee for a United Europe (ACUE), created in 1948. The chairman of ACUE was OSS chief William J. Donovan and the vice chairman was Allen Dulles. One of ACUE’s board members was Walter Bedell Smith, the first CIA director.

Summa Corporation. [CIA partner]. Owned by Howard Hughes, Summa is believed to have skimmed gambling profits from the Sands, Desert Inn, Frontier, Silver Slipper, Castaways, and Landmark casinos in Las Vegas and Harold’s Club in Reno for the CIA and the Mafia. Provided financial cover for the CIA’s Glomar Explorer project.

Teneo Intelligence. [CIA partner]. Branch of Teneo Holdings, which is headquartered in New York. Teneo Holdings’s intelligence branch includes former CIA officials. Teneo is closely linked to former President Bill Clinton and Hillary Clinton. Teneo Intelligence has offices in New York, London, Rome, Brussels, Dubai, Bogota, New Delhi, and Tokyo.

Texas Commerce Bank (TCB). [CIA partner]. Houston-based bank founded by the family of James Baker III. Texas Commerce Bank was used to provide commercial cover for CIA agents. After serving as vice president for Texas Commerce Bank in Caracas from 1977 to 1979, Jeb Bush joined his father’s presidential campaign in 1980. Serving with Bush on the campaign was Robert Gambino, the CIA deputy director of security who gave Bush his orientation brief at Langley in 1977.

Kenneth Lay, the chairman of Enron, which had its own links to the CIA, served on the board of Texas Commerce Bank. Texas Commerce Bank was acquired by Chemical Bank in 1987.

The bank provided major loans to Howard Hughes’s Summa Corporation. See Summa Corporation.

United Fruit Company [CIA partner]. Involved in 1954 CIA overthrow of Jacobo Arbenz government in Guatemala. Published the Latin America Report, a publication that was a CIA front used for clandestine activities. The CIA transferred weapons to United Fruit employees in Guatemala who were involved in undermining the Arbenz government. The joint CIA-United Fruit plan was code named OPERATION FORTUNE. Company provided an airfield in Guatemala for the CIA’s training of Cuban exiles for the Bay of Pigs invasion of Cuba.

U.S. Rubber Company. [CIA partner]. Headquartered in Naugatuck, Connecticut and later called Uniroyal, provided corporate cover to CIA officers operating abroad. Included those operating under the cover of the Dominion Rubber Company of Canada, a subsidiary of U.S. Rubber Company.

U.S. Youth Council (USYC). [CIA front]. Founded in 1945 and based in New York. Some 90 percent of its funds came from the CIA. USYC received funding from the Foundation for Youth and Student Affairs (FYSA), a CIA front. The USYC was composed of American Youth Hostels, Camp Fire Girls, 4-H, American Unitarian Youth, National Catholic Welfare Conference, National Students Assembly, YMCA and YWCA.

Wackenhut. [CIA contractor]. Wackenhut, a Palm Beach Gardens, Florida-based security firm, stood accused of providing the CIA with specialized services around the world, including Chile, Greece, and El Salvador. Its Venezuelan branch, Wackenhut Venezolana, C.A., was accused in 2002 of involvement in the CIA’s coup against President Hugo Chavez. William Casey served as Wackenhut’s outside counsel before becoming CIA director in 1981.

Wackenhut eventually merged into the global security firm G4S.

Washington Post. [CIA partner]. The Washington Post was part of the CIA’s Operation MOCKINGBIRD, the agency’s media influence project. Post publisher Phil Graham was a close friend and associate of MOCKINGBIRD chief Frank Wisner, Sr. and CIA director Allen Dulles. Wisner assisted Graham in acquiring The Washington Times-Herald and WTOP radio, creating a sizable CIA-influenced media operation in the nation’s capital.

W. R. Grace. [CIA partner]. Provided corporate cover to CIA officers operating abroad, particularly in Latin America. Provided donations to CIA front foundations.

  • News story about Madsen's book via The Justice Integrity Project



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              France to Host Purebred Arabian Conference        
    Set to take place on 6-8 June 2013 at the Pierre Baudis Center in Toulouse, France, the World Arabian Horse Racing Conference will be attended by a significant number of influential individuals associated with Purebred Arabian flat racing...
              Dr Iain Todd        

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              Ù…لفات IPTV دائمة لباقات Sky Nile Bein OSN وقنوات اخرى كثيرة 21/07/2017        
    ملفات IPTV دائمة لباقات Sky Nile Bein OSN وقنوات اخرى كثيرة 21/07/2017
    اقدم لكم ملفات مدفوعة IPTV Ø´Ø§Ù…لة جميع الباقات
    Bein Sport + Nilesat + SKY Sport + VOD + OSN + Prima Fila
    Sky Movies + AD Sport + Canal Sat + WWE HD + FRANCE

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              Server Iptv M3u France NileSat BeIN Sport Osn Sky Italia 21/07/2017        
    Server Iptv M3u France NileSat BeIN Sport Osn Sky Italia 21/07/2017
    السلام عليكم و رحمة الله تعالى و بركاته
    اليكم Ù…جموعة Ù…Ù† سيرفرات IPTV Ø¬Ø¯ÙŠØ¯Ø© ومتنوعة لاغلب Ø§Ù„باقات Ø§Ù„حصرية
    Nilesat beIN SPORT - OSN ART - SKY - PrimaFila
    Sport tv - Fox - AD Sport -Tring - Arena
    و باقات اخرى تعمل Ù„مدة غير محدودة 
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              Ø£Ø±ÙˆØ¹ مـلـف Iptv يشمل جميع الـبـاقـات العالمية لكل السرعات 21/07/2017        
    أروع مـلـف Iptv يشمل جميع الـبـاقـات العالمية لكل السرعات 21/07/2017

    مجموعة سيرفرات IPTV Ù…حدثة لكل الباقات
    Bein Sport + Nilesat + SKY Sport + VOD + OSN + Prima Fila
    Sky Movies + AD Sport + Canal Sat + FRANCE

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              Ù…لفات iptv m3u لكل السرعات دائمة شغالة لجميع الباقات 21/07/2017        
    ملفات iptv m3u لكل السرعات دائمة شغالة لجميع الباقات 21/07/2017

    نعود اليكم بتحديث جديد لاضخم ملفات قنوات iptv m3u Freecccamnew Ø¨Ø±ÙˆØ§Ø¨Ø· جديدة و سريعة, حصريا فقط على Freecccamnew.com
    تم اضافة سيرفرات iptv server Ù…تعددة اليوزرات لجميع الباقات المطلوبة 
    IPTV ARABIC FRANCE UK GERMANY ITALY SPAIN HOLLAND AMERICA
    تعمل لمدة غير محددة تم اختيارها بعناية لجميع الاعضاء و الزوار 
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              Deodorant Stick Fragfrance Free        
    Schmidt’s Deodorant.
              Ð”ешеві квитки KLM до Венеції 3700₴. Багато дат на осінь-зиму-весну, Амстердам — бонусом        
    Алоха, пірати. У авіакомпаній KLM/AirFrance з’явилися дешеві квитки до італійської Венеції з широким вибором дат з жовтня і аж до червня 2018 року. Можна обрати варіанти з тривалим стикуванням в Амстердамі, яке дозволяє повноцінно познайомитися із столицею Нідерландів. Напрямки Київ — Венеція 3700₴ Дати Доволі багато дат з жовтня по червень. Візи та стикування Громадянам України до Італії ...
              Games of Glory – New cross-platform MOBA launches on Steam and PS4        
    [Steam page] Lightbulb Crew, a developer based in France, recently launched the Open Beta phase for its MOBA title, Games of Glory. A Free-to-Play, competitive top-down team shooter, the game is available now with seamless cross-platform play on PlayStation 4 (via PlayStation Store) and PC (via Steam). Players will enter the arena as one of [&hellip
              Comment on WORLDWIDE PROJECT by Frances        
    Me and my friend are starting a cover group, we live in the southwest of the UK, (but she's in fact from Maryland U.S). Been listening to jpop since Morning Musume's Happy Summer Wedding came out in 2000! And been singing most of our lives, so were gonna start recording some of our jpop covers! Great if we could join too as we'll be setting up some sort of webpage with our covers soon so we'll let you know. :)
              Coup de cœur Expo : Les Tudors        
    Au Musée du Luxembourg jusqu'au 19 juillet Pour la première fois en France, une exposition est consacrée aux Tudors, cette dynastie qui a régné sur l'Angleterre entre 1485 et 1603. Elle met &agrave; l'honneur [...]
              Coup de cœur Événement: Les Impertinentes        
    Finale du concours le 30 mars au Grand Point Virgule Les Impertinentes sont de retour pour une deuxième saison ! Après avoir exploré la France entière &agrave; la recherche des nouveaux talents féminins [...]
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    Jusqu'au 8 mars au Zénith de Paris Et en tournee dans toute la france Les champions olympiques de danse sur glace Marina Anissina et Gwendal Peizerat seront les vedettes d'Holiday on Ice 2015. Au [...]
              Westinghouse Expands Capacity of European Maintenance Center to Meet Growing Customer Demand        

    Westinghouse Electric Company today inaugurated the extension of its European Maintenance Center in Nivelles, Belgium to provide scalable growth to support an increasing customer base, including Electricité de France, as well as Spanish energy giants Endesa and Iberdrola.

    (PRWeb December 19, 2013)

    Read the full story at http://www.prweb.com/releases/2013/12/prweb11436554.htm


               Normal service is resumed        
    Hello everyone! 

    It seems like a long time ago since I last posted but it's only been 24 days. In that time I've been to Donegal for two weeks and my cousin from Ireland came to visit me here in Bedford. I have had a wonderful three weeks and it was also good to have a break from blogging! I did miss everyone else's blogs and have tried to catch up since I returned.

    I'm going to dedicate this part of the post to Fiona of 'Made in a Muddle' here. Fiona has a mobile home in France and asked me to do a post about about my mobile home in Ireland - so here goes.

    The site we stay at  is at the top of a hill and has about 180 mobile homes in total. It is split into two separate areas by a road. There is a children's playground; a green play space with trees and tyre swings; a football/tennis/basketball pitch; picnic sites and a hut for wet weather activities, on site. There are also woods to the rear of the site, two nearby lakes and lots of local beaches.  Our mobile home is on the upper slope of the hill and at the end of a row. It is a truly beautiful spot and we are surrounded by mountains.

    We are 17 miles from the town of Donegal; 3.5 miles from Killybegs and about 7 miles from Ardara. There is a garage cum post office cum grocery shop cum deli at the bottom of the hill, about 4 miles away and it's our nearest shop.

    Image may contain: sky, cloud, house, plant, tree, outdoor and nature

    This is 'Ruby Super' hereafter referred to as the 'caravan'. She is a static caravan or mobile home made by Atlas and was originally made in the mid to late 1990s. I bought her in April 2014 after I retired in March. I had the wooden decking/patio and base around the caravan made especially. Ruby Super has three bedrooms but can sleep eight people as the seating area in the living area pulls down into a double bed.


    There is no central heating but I do have a gas fire in the living room and two other electric heaters. However, electric voltage is is limited in a caravan and you learn pretty quickly how many electrical items can be in use at the same time. When the electricity is 'tripped' it's only a short walk to the decking to 'throw' the switch. As it can get very cold, in the evenings especially, I always have a good supply of throws and blankets which are stored in the large basket.




    I like the layout in the caravan  - apart from the sleeping areas and bathroom, everything else is open plan. From the kitchen window and two of the bedroom windows I can see St. John's Point which is one of the longest peninsulas in Ireland.  The peninsula is separated on either side by McSwyne's Bay and Inver Bay; which feed into Donegal Bay and the North Atlantic Ocean. On a clear day, I can also see Ben Bulben mountain  across Donegal Bay in Co. Sligo. If you look very carefully at the picture below, in the distance on the left hand side you can just make out Ben Bulben. There were very few clear days on this trip but when it is clear it's as if I can lean out of the window and touch the sea!



    The kitchen is compact but has lots of storage space. I have no washing machine but there is a laundry on site with two washing machines and two tumble dryers. They are not free; unfortunately...


    This is the bathroom. There is a shower to the left of the photo.


    There is a separate loo



    One double bedroom complete with another wardrobe of clothes, shoes, jewellery and perfume!


    Two twin bedrooms.

    When we've been away from the caravan between September to Easter, the caravan suffers from mildew. We leave plates of salt and humidifiers (non electrical) bought at hard ware shops to help with the mildew. This year we've left the blinds up and curtains open to maximise any sunshine and warmth; until I return in July. The caravan heats up really quickly when it's sunny. 

    We also have to pack any clothing or textiles, including bedding, away in plastic bags to avoid them becoming mildewed. If we were able to visit more frequently this would be less of an issue. So far though, it has been the only problem we've experienced and we love Ruby Super. When I return in July, I shall be applying weather protection stain to the decking and washing the outside of the caravan with a mop and bucket. Thanks to Fiona for alerting me to this - it was in the terms and conditions,  but I had completely missed it!

    -----------------------------------------------------------------------

    Are you ready for some outfit posts? Not many I'm afraid; I was too busy having a good time!


    I only managed one selfie with the selfie stick. Everything charity shopped. Cardigan; 50p at a jumble sale, top; £1.00 rail somewhere, can't remember where I bought the trousers.


    All jewellery and headscarf charity shopped.

    When OH arrived we spent a day in Derry.


    Taken outside the Guildhall in Co.Derry. Everything charity shopped except the bag; online retail and the boots; Christmas present. The mac is by Max Mara and I bought it for 4 euros at my favourite charity shop in Killybegs, Co. Donegal. I also bought a pair of brown trousers and a green and black pair of trousers there for 2 euros each and a tunic by Apricot for 3 euros. It was a chilly day in Derry hence the gloves and scarf!




    I'm standing against the wall that once surrounded the city of Derry. This plaque is in memory of all those who were killed  by weapon systems within the city and district of Derry.


    Another part of the wall. 
    OH and I had a really good rummage in the charity shops of Derry on Easter Saturday. There were nine in total that we found and only one was closed. I was quite restrained for a change (!) and bought a necklace in a hospice shop and a Desigual tunic top in the Red Cross shop; where I got discount bringing the price down from £6.00 to £4.80! On the way to Derry we stopped at Ballyboffey to have a rummage and I bought a pair of trainers and a pair of walking shoes for 99 cents each. In the Donkey Sanctuary charity shop I bought a ring for 5 euros and a couple of books.


    This picture was taken in Letterkenny, where we stopped for a meal on the way back from Derry. I have no idea what the sculpture is and there was no information about it that I could see.

     We also spent a day in Sligo where we went rummaging as well as visiting family. I bought some white jeans for 2.50 euros and a couple of bangles. I also visited another cousin and his wife in Mullaghmore, Co. Sligo before OH came out. This the view of the Atlantic from their garden:

    On that occasion my cousin's wife, Martina and another cousin Caroline, and I, went walking around the base of Ben Bulben. It was a beautiful walk and we had two dogs with us who were very well behaved throughout. 

    And other than reading, eating, sleeping, a bit of walking, listening to the radio and starting (finally) a new crochet blanket, I did very little else! 

    Only another 100+ rows to go....
    I'll post about my cousin's visit in my next post. It's good to be back!

              L'automne approche, retour du tricot...        
    J'essaie de tricoter chaque année un pull pour mon fils...

    Cette année, mon choix s'est porté sur ce modèle de Bergère de France.

    Le fil préconisé (LUDIC) n'existant plus, la dame du magasin m'a orientée vers IRLAND, un joli fil moucheté que j'ai choisi en beige et pour le liseré du bord, j'ai pris du SPORT brun.
    Le côté sympa avec le tricot pour les enfants, c'est que ça avance vite. En une soirée de 2 heures, j'ai tricoté près de 15 cm du dos. Il faut dire que c'est du simple jersey endroit avec des bords en côte 2/2.
    J'ai déjà en projet un gilet pour moi avec des manches 3/4 aussi chez Bergère de France
    Tout simple aussi, juste avec un fil acrylique contenant du lurex assez discret, mais ce sera pour plus tard dans l'automne à mon avis...
              Tarte Tatin di Pomodorini – Torta salata        

    DaniCucina - Il mio Diario di Cucina

    La Tarte Tatin di Pomodorini è una torta salata rovesciata, realizzata con pasta brisée e pomodorini caramellati al forno, aromatizzati con timo e basilico. La ricetta è la versione salata della Tarte Tatin francese ed è ideale come piatto unico, aperitivo o per allestire un goloso buffet. Ho scelto i pomodorini del mio orto, quelli che [...]

    DaniCucina - Il mio Diario di Cucina


              Un poquito de todo        
    Queridísimas:

    De verdad de verdad que no tengo ni idea de cómo comenzar esta entrada, llevo tantos días viviendo en el mundo de ahí fuera que me cuesta un poco concentrarme en todo lo que ha ido pasando aquí dentro.

    Venga Pat
    uno
    dos
    dentro
    fuera...
    afú
    afú
    yes, you can

    ESTOY FELICÍSISISIMA DE VOLVER!!
     y aaaaaauuu aunque me duela decirlo este año estoy feliz de que ya hayan acabado las fiestas!!

    Porque aunque antes de que empezaran estaba exultante de emoción de merrychristmas ha habido tanto tanto trabajo que no he podido disfrutar nada, y la verdad es que solo quería despachurrarme y refunfuñar, por no tener ni ganas de hacer una miserable galleta...

    Tan agotada estaba que al final me he puesto mala y aquí me teneis medio zombi aun combaleciente pero sin poder esperar un segundo más por volver a estar en contacto con vosotras!! ^:^

    Por supuesto ha habido momentos fantásticos estos días,

    Nos hemos reunido todos, todos a los que quiero.

    El árbol encendido me esperaraba cálido al llegar del trabajo.

    Hicimos un pavo de 8 kilos para el día de navidad y quedó bueno !!!(solo tardamos un día y medio en cocinarlo!!!!!!!!!!!!)

    Mi amigo Xavi que vive en La France vino a visitarme , y tras años sin verle fue para mí otro regalo de navidad, y me trajo una botella de sidra de Rennes, que espera su día.

     Santa Claus y los Reyes han sido muy generosos conmigo, y bueno la verdad es que no solo ellos!!

    No he engordado ni un gramo! Y eso que he iba a tableta de suchard cada 3 días (yo sola!!)


    Ha habido regalos esperados e inesperados: un chándal nuevo para mis vagabundeos por la casa y las playitas vecinas, un estuche de maquillaje, dos juegos de sábanas para mi nueva habitación ( cambiamos el cuarto de dormir hace un mes y nos faltaban las sabanas), un farolillo, el wii party, figuras de haditas, trapos de cocina, dos libros de la saga "oscuros" y, lo más inesperado de todo,

    Para ser sincera:TOTALMENTE INESPERADO:

    un jamón de bellota

    Pero no creais que es un jamón normal, creo que está hecho con el rey de los cerditos por lo que me han dicho, vale medio reino.

    Y es que sí, adoro comer, pero no sabía que se notaba tantoooo :___D

    Ni que deciros que del pobre queda la mitad y que yo que no estoy acostumbrada a las exquisiteces me dieron ganitas de hacerle un lugar en la cama :)


    Y la señora cartera ha ido sorprendiéndome también con regalos que han iluminado estos días... y no tengo suficiente baba para besaros y daros de lametones a las señoritas que me habeis mandado estos regalos y sabeis lo que os quiero y que os mataré a achuchones a la que tenga ocasión !!!

     y no es para menos:

    ANGY  de mi alma ni que decirte que tu ya lo sabes la ilusión que me hizo tu paquete!

    Fíjate ya quien se ha agenciado al Monsieur Cunillette que me enviaste! no hay forma de separarlos!!




    Lo mismo que yo no me separo de las maravillosas joyitas del otro mundo que lo acompañaban!! Fijaros Casitas Setas, haditas,un broche de crochet, todo acompañado de caramelos en su preciosa caja!



    Muchisimas gracias de verdad, no solo por los regalos sino por compartir tu maravilloso mundo en tus blogs, por la dulzura de tus amigurumis, por ser tan sol, tan generosa, tan guapa tan ayysss

    Supercursi de mis amores tu sabes lo que te admiro y lo que te amo. Y sabías lo que quería una de tus hadas homónimas mías, y por sorpresa llegó y no me la quito de mi abrigo, bueno ahora la he quitado para sacarle una foto ¿no es sencillamente  DELICIOSA?


    y por si fuera poco unos pendientes copo de nieve porque me encanta sentirme la reina del invierno y una muñeca metálica para mi árbol de navidad, y una nota que tocó mi corazón (me pusiste tonta)


    Y que decirte que tu ya no sepas, que me siento super feliz de que estés en mi vida, al otro lado de la pantalla, con tus cosas, tus recetas, tus decoraciones, tus ideas y bueno ya tu sabes. !!!


    Violeta, Violeta . Violeta y pequeña hadita a las dos ya sabeis lo importantes que os sois ahora par mí, que sin conoceros en persona os quiero. Que la ilusión que pusisteis en este paquete lo hacía brillar, con sus notitas que he desperdigado por la casa...para que me alegren cada vez que las veo con sus letras rosas y brillantes. muchisimas gracias.

    Fijaros, la agenda que quería pero ellas no lo sabía, colonia de bebé, velitas, una caja preciosa... había más cosas en el paquete, un pequeño árbol-piña adhesivo que no lo he sacado porque lo tengo colgado en la nevera (junto con una de las notas) y no lo he querido sacar por miedo a que luego ya no se pegue...


    Hablando ahora más intimamente y reflexionando a medida que escribo, veo lo mucho que tengo que agradecerle a este años 2010, agradecerle el ánimo para dar a luz a Patty Rain, porque gracias a ello he conocido (aunque no sea en persona ) a muchas de vosotras.... o he podido profundizar más en las relaciones con vosotras... es curioso lo fuertes que pueden ser los lazos que nos unen a tarvés de la red... Siento haber estado desconectada estos días, mis vecinos se fueron de vacaciones y no podía conectarme a internet en casa ... así que tengo mucho que leer en vuestros blogs.

    Feliz año nuevo de todo corazón a todas.
              Friends to the animals        
    The following chapter books feature kids — and kids at heart — whose animal-loving ways lead to beautiful interspecies friendships. In Frances O’Roark Dowell’s Sam the Man & the Chicken Plan, seven-year-old Sam Graham is too young to have a real job. But when neighbor Mrs. Kerner tries to hire Sam’s too-busy older sister to […]
              De realismo y estilo        
    Cuando enciendo mi consola y me pongo jugar busco divertirme. Me da igual de qué manera, simplemente diversión. En ocasiones juegos arcade, otras opciones más realistas. El realismo, un tema de moda desde la revolución del movimiento iniciada por Wii. Primero el wiimote, después Wii Motionplus y ahora Arc y Natal, a cada aparato que se nombra el grado de perfección en la detección es mayor, por tanto más fiel y realista. ¿ Queremos realismo ? Sí, pero hasta cierto punto. Grand Slam Tennis entendía bastante bien que no debía formar al nuevo Federer, sino sólo ofrecer diversión con un plus de realismo asumible. Los dos primeros días sólo ganarás un par de partidos, pero aun con cierto grado de dificultad , pues hay que cuidar mucho tus movimientos, rápidamente podrás comenzar a vapulear a tus contrincantes. Tenemos claro pues, que en tema de control el realismo 100% fiel o es cosa de sectores minoritarios muy entregados ( sino los Flight Simulator o los simuladores de carreras de Turn 10 coparían las listas de ventas ) o se debe acotar para que llegue a ser divertido. Pero en tema de gráficos parece que no hay discusión: más es mejor. ¿ En Wii también ?


    Jason Vanderberghe cree que no

    No le encuentro la gracia en intentar conseguir el realismo en Wii. ¿ Por qué competir con 360 ? […] Los jugones verán las carencias, no tu trabajo.

    El carismático encargado de Red Steel 2 apuesta más por crear un toque artístico distintivo, como los gráficos cell-shading, que por gráficos realistas, poniendo como ejemplos juegos que han triunfado ( Borderlands ) y otros que han fracasado ( The Conduit ). Gearbox dio en el clavo con el cambio a gráficos cartoon, pero High Voltage desde luego no fracasó en su decisión de optar por exprimir parte del potencial gráfico de Wii. Ni tampoco lo han hecho juegos referente como Super Mario Galaxy, Metroid Prime 3: Corruption, Resident Evil: The Darkside Chronicles o el futuro Metroid: Other M. Al juego del agente Ford le faltaba precisamente eso que comenta Vanderberghe: estilo. Si en los inicios de Wii todo aquél que la defendía empleaba como lema el 'la potencia sin control no sirve de nada' ahora podríamos decir que ' la potencia sin estilo no sirve de nada '. Killzone 2 es un auténtico logro técnico, pero pocos se han acordado de él en la centena de premios anuales de videojuegos. Juegos como Uncharted 2 se han llevado ése honor, ¿ por qué ? Simple, además de potencia tenían estilo; son caras bonitas y además diferentes, claramente distintivas. Incluso Gears of War y su paleta de colores especializada en todo tipo de grises tenía estilo ( copiado hasta la náusea y de ahí los chascarrillos de 'otro shooter gris' ). En ocasiones, sin potencia pero con estilo se puede destacar: Travis Touchdown y su meta por ser el mejor asesino ( de paso echar una canita al aire con una Paris Hilton afrancesada ) es un vivo ejemplo de juego que un estilo propio puede compensar carencias gráficas.

    Las comparaciones son odiosas, y ( muy ) poca gente será capaz de pensar que un juego con buenos gráficos en Wii no deja de ser algo menor. Pero aunque yo me fijara en las texturas pixeladas en planos cercanos de Darkside Chronicles, he llegado a abrir la boca de par en par con el enorme trabajo de Cavia y Capcom. Vanderbergue no da en el centro pero sí toca la diana: que tu juego tenga estilo propio es siempre necesario para no ser uno más, pero que Wii no tenga corazón de 360 no da pie a no intentar hacer gráficos realistas. De ser cierto lo que dice Vanderbergue, las portátiles a día de hoy serían de 8 bits y monocromas.

              FUTEBOL NA GUERRA        

    Em tempo de Guerra o futebol teve vez até no front




    Pegando o gancho do post anterior sobre centenário, em 2014 também marca um século do início da I Guerra Mundial, conflito sangrento ocorrido principalmente na Europa e que deixou um saldo de milhões e milhões de mortos entre soldados, civis e até animais. 

    De um lado os "Aliados", compostos por França, Grã-Bretanha, Rússia, Bélgica, Sérvia, Itália (começou o embate como adversária, mas se aliou em 1915) e Estados Unidos; do outro, Alemanha, Áustria-Hungria, Império Otomano e Bulgária formavam as "Potências Centrais". O confronto bélico se iniciou em 1914 e só veio ter fim em 1918 com a derrota das Potências, a queda dos otomanos e a consequente assinatura do Tratado de Versailles por parte dos alemães em 1919.

    Contudo, mesmo em tempos de guerra o futebol continuava a ser praticado - não só nos países com seus campeonatos locais, mas também no campo de batalha. Foram vários relatos, documentos, registros fotográficos e livros tratando do assunto, quando soldados aproveitavam os breves momentos de descanso e/ou cessar fogo não-oficiais para se divertirem com a bola nos pés.

    O cartaz acima foi uma motivação para os jovens ingleses ingressarem no front, visto a declaração do jornal germânico "Frankfurter Zeitung" de que os britânicos "não eram de nada". Já a foto é de 25 de dezembro de 1915, num campo próximo à Salonika na Grécia, numa das chamadas "Tréguas de Natal", em que soldados de ambos os lados faziam um cessar fogo para celebrarem os festejos de fim de ano.

    O 17º Regimento de Middlesex ficou conhecido como o "Batalhão do Futebol" ou "The Extremers" ("Os Extemados") devido à maioria de seus componentes serem à época jogadores de futebol. Tal ideia partiu de William Joynson-Hicks, membro do Parlamento britânico. O objetivo principal era despertar o nacionalismo através do futebol. Dirigentes dos clubes e árbitros também se alistaram.

    O grupo teve como um de seus líderes o escocês Richard McFadden, atacante do Clapton Orient (hoje Leyton Orient) que entre 1911 e 1915 era o ídolo maior do clube e seu maior artilheiro. O jogador morreu durante os confrontos e hoje é reverenciado pelos torcedores do modesto time inglês ao lado de dois colegas de equipe também mortos na guerra, William Jonas e George Scott.

    Os jogos nos terrenos castigados pela guerra muitas vezes eram à base do improviso: bolas feitas de lata, entulhos diversos e arames; as traves muitas vezes eram apenas as botas dos soldados alinhadas e os combatentes corriam atrás da vitória mesmo com seus pesados uniformes. 


    Ingleses e alemães rivalizavam também nas peladas durante a guerra



    O ex-combatente Ernie Williams, em uma entrevista à rede BBC inglesa há alguns anos, recordou uma das partidas mais famosas da época. "Uma bola foi lançada do lado dos alemães e, em poucos instantes, vários soldados começaram a jogar. Havia umas 200 pessoas e todas pareciam estar se divertindo. Ninguém com más intenções entre nós e não havia juiz, nem placar". 

    Vários jogadores britânicos, que inclusive atuavam por suas seleções, estiveram no "Batalhão do Futebol" durante as batalhas de Deville Wood e Guillemont  - essas duas na Batalha do Somme - e na Batalha de Arras em 1917. Nomes como o do já citado escocês McFadden, do zagueiro Frank Buckley (Bardford City e Inglaterra), do meiocampista Lyndon Sandoe (Cardiff City e País de Gales) e todo o time do Hearts of Midlothian da Escócia engrossaram as fileiras nas trincheiras da I Guerra Mundial.


    Exeter City de 1914: sete dos jogadores que enfrentaram o Brasil foram à guerra



    Na postagem anterior  relembramos os 100 anos de história da Seleção Brasileira de futebol. E em sua primeira partida o adversário foi o inglês Exeter City, com vitória brasileira por 2 a 0 no campo da Rua Guanabara, atual Laranjeiras, no Rio de Janeiro. A I Guerra estava em seu começo no dia 21 de julho daquele ano, mas devido às dificuldades de comunicação da época os britânicos ainda não tinham conhecimento do conflito - só ficaram sabendo quando estavam retornando à Europa a bordo do navio Alcântara.

    Relatos de alguns dos jogadores deram conta de que com o navio portando uma bandeira inglesa em seu mastro houve o temor da embarcação ser atacada pelas forças inimigas. Porém, felizmente a viagem foi realizada sem transtornos e os únicos tiros ouvidos foram de navios franceses como advertência para o confronto durante a passagem pelo Canal da Mancha.

    Aidan Hamilton, autor do livro "Have you ever played Brazil? - The story of Exeter City's 1914 tour to South America" ("Você já jogou contra o Brasil? - A história da turnê de 1914 do Exeter City pela América do Sul", inédito no Brasil), relata que 7 dos 11 jogadores que entraram em campo no histórico jogo contra os brasileiros foram convocados para a guerra: o goleiro Reg Loram, o médio e capitão do time Jimmy Rigby, os zagueiros Jack Fort e Sammy Strettle, e os atacantes Charlie Pratt, Billy Lovett, Fred Goodwin e Fred Whittaker - estes dois últimos integrando o "Batalhão do Futebol". Ainda segundo Hamilton, Goodwin sofreu sérios ferimentos nos confrontos e jamais voltou a atuar. 

    Afora estes citados, quatro atletas dos quadros do clube inglês que não estiveram presentes na excursão ao continente americano, também se alistaram: William Kirby, Arthur Evans, Fred Hunt e Kadie White - todos mortos no conflito.


    Todo o time do Hearts, da Escócia, participou da I Guerra




    O alistamento militar na Grã-Bretanha não era obrigatório até 1916, por isso o governo teve que apelar para o nacionalismo aliado ao futebol, já que era a principal prática esportiva da ilha europeia naquele tempo. Atraídos por esse chamamento patriótico, todos os jogadores do escocês Hearts alistou-se em 1914 no "Batalhão do Futebol" para os combates contra os alemães e seus aliados.

    O galês Bertie Felstead, outro ex-combatente da I Guerra, registrou em um relato encontrado após sua sua morte em 2001 que "não era um jogo propriamente dito, eram todos contra todos em que chutávamos a bola sem objetivo. Poderia haver uns 50 de cada lado, eu acho. Eu joguei porque realmente gostava de futebol. Não sei quanto tempo durou. Provavelmente uma meia hora, e ninguém estava contando o placar". 

    Ou seja, o futebol serviu como instrumento de integração e paz entre as forças rivais, tal qual como aconteceu em fevereiro de 1969, quando o Santos de Pelé fez uma excursão pela África. Na ocasião o time paulista conseguiu que o Zaire (atual República Democrática do Congo), que vivia um grande conflito interno entre blocos étnicos e políticos, vivesse um dia de cessar fogo para que a população pudesse acompanhar o maior jogador do planeta e seus companheiros em campo.

    O "Batalhão do Futebol" foi desmobilizado em 1918, ano do fim da guerra, e contabilizou várias perdas para o esporte britânico. Em 2010 foi erguido o memorial para o 17º Regimento de Middlesex na cidade francesa de Longueval, no norte do país. Placas de granito com nomes dos atletas/combatentes mortos encontram-se no local para que os fãs de diversos clubes possam prestar homenagens aos seus heróis das batalhas nos campos de futebol e de guerra.




    Cartaz: Johnson, Riddle & Co., Ltd., de Londres/ING
    Foto 1: Getty Images
    Foto 2: Chester Chronicle
    Fotos 3 e 4: Autor desconhecido


              FELIZ NATAL!        
    Feliz Natal a todos!




    Gostaria de desejar a todos os vocês um Natal repleto de felicidades, alegrias, saúde e realizações! E pedindo ao bom velhinho para nos dar cada vez mais disposição para continuar levando até vocês um pouco da história do futebol, nosso esporte paixão mundial.

    Obrigado a todos os portugueses, italianos, franceses, ingleses, alemães, noruegueses, belgas, holandeses, húngaros, gregos, romenos, poloneses, usbeques, russos, bósnios, islandeses, finlandeses, espanhóis, suíços, turcos, catarianos, angolanos, australianos, indonésios, árabes, canadenses, norte-americanos, peruanos, uruguaios, chilenos argentinos e muitos outros mundo a fora, mas principalmente os brasileiros que fizeram este espaço ter mais de 222 mil acessos em pouco mais de 4 anos de existência. Agradeço de coração àqueles que colaboram, deixam comentários, enviam e-mails e até mesmo àqueles que apenas fazem uma visita anonimamente. É por causa de vocês que tenho motivação de continuar colocando para todos o pouco que conheço do futebol e o que gosto de fazer.

    Feliz Natal / Frohe Weihnachten / Merry Christmas / Feliz Navidad / عيد ميلاد سعيد / Hauskaa joulua / Buon Natale / Καλά Χριστούγεννα / Joyeux Noël / Счастливого Рождества /  ãƒãƒƒãƒ”ークリスマス / Crăciun fericit / 메리 크리스마스 / Gelukkig kerstfeest / God jul / Boldog karácsony / Wesołych Świąt / Честита Коледа / Veselé Vánoce / Щасливого Різдва / खुश क्रिसमस / חג מולד שמח / Mutlu Noel!



    Carlos Henrique
    Editor - Futebol: uma história para contar



    Foto: Autor desconhecido

              DO ÁPICE AO FUNDO DO POÇO EM APENAS UMA TEMPORADA        

    Flu (1) pode se juntar ao Milan (2) como campeão num ano e rebaixado no outro




    O tradicional Fluminense pode entrar num rol nada agradável neste domingo na última rodada do Brasileiro. O tricolor das Laranjeiras pode se tornar o 60º clube da história do futebol a ser rebaixado para a segunda divisão nacional apenas uma temporada após ter sido campeão. 

    Dentre os atuais 59 constam times da grandeza de LDU/EQU, Universidad Católica/CHL, Manchester City/ING, Olympique de Marselha/FRA e Milan/ITA. Entretanto, esses dois últimos caíram por motivos extracampo. 

    A equipe inglesa caiu após ser campeão de uma forma curiosa na temporada (1937/38): com saldo positivo de gols, marcando 80 vezes - mais até que o então campeão Arsenal. Entretanto o número de derrotas culminou com a ida à segundona.

    Já Olympique (1994) e Milan (1980) foram campeões na temporada anterior e rebaixados na seguinte  em suas respectivas ligas devido a escândalos de manipulação de resultados, que custou até a participação dos franceses da decisão do Mundial Interclubes de 1993.

    A Juventus de Turim chegou a ser campeã italiana em 2004/2005 e  na temporada seguinte disputar a Serie B. Contudo, o título da Vecchia Signora foi retirado pela Federação Italiana.

    A Noruega e a Suécia são os países em que mais esse tipo de situação aconteceu: 4 vezes. Curiosamente a Finlândia e a Dinamarca aparecem logo a seguir com 3 ao lado de mais alguns outros pelo planeta, fazendo até parece que tal situação estranha é uma especialidade nórdica.

    Editado (às 21h10 do dia 08/12/2013): O Fluminense tornou-se o 60º clube a ser rebaixado uma temporada depois de ter sido campeão nacional após a última rodada do Campeonato Brasileiro neste domingo.

    Abaixo, a lista dos 60 times que foram do céu ao inferno no intervalo de apenas uma temporada. Entre parênteses, na ordem, os anos em que foram campeões e rebaixados logo a seguir. 


    * Alemanha

    - 1.FC Nürnberg (1968 - 1969)


    * Argélia

    - Entente Sportive de Sétif (1987 - 1988)
    - USM El Harrach (1998 - 1999)


    * Andorra

    - Constel-lació Esportiva (2000 - 2000)
    Obs.: Rebaixado na mesma temporada por envolvimento em irregularidades financeiras.


    * Aruba

    - San Luis Deportivo (1984 - 1985)


    * Áustria

    - FC Tirol Innsbruck (2002 - 2002)
    Obs.: Rebaixado pela federação por não ter suas contas aprovadas.


    * Brasil

    - Fluminense (2012 - 2013)


    * Bolívia

    - Universitario de La Paz (1969 - 1970)
    - Jorge Wilstermann (Apertura 2010 - Clausura 2010)


    * Camarões

    - Aigle Nkongsamba (1994 - 1995)


    * Chile

    - Universidad Católica (1954 - 1955)


    * Costa Rica

    - El Carmen FC (1961 - 1961)
    Obs.: Rebaixado na mesma temporada após conflitos com outros clubes e a federação, que formularam a disputa de um "playoff" após o campeonato nacional e que terminou com o atual campeão ficando na última colocação.


    * Dinamarca

    - KB (1950 - 1951)
    - Hvidovre (1973 - 1974)
    - Herfølge BK (2000 - 2001)


    * Equador

    - LDU (1999 - 2000)


    * Finlândia

    - Ilves-Kissat (1950 - 1951)
    - TPV (1994 - 1995)
    - Haka Valkeakoski (1995 - 1996)


    * França

    - Olympique Marseille (1993 - 1994)
    Obs.: Rebaixado após escândalos de manipulação de resultados.


    * Guiné

    - AS Kaloum Star (2007 - 2008)
    Obs.: Rebaixado após dois WO's no campeonato por problemas contratuais com patrocinadores.


    * Guiné-Bissau

    - UDIB (2003 - 2004)
    Obs.: Rebaixado após WO's nas duas primeiras rodadas da temporada
    - Atlético Bissorã (2011 - 2013)
    Obs.: Não houve competição em 2012.


    * Holanda

    - RC Heemstede (1953 - 1954)


    * Ilhas Faroe

    - B71 (1989 - 1990)


    * Indonésia

    - PSIS (1999 - 2000)
    - Petrokimia Putra (2002 -2003)
    - Persebaya (2004 - 2005)
    Obs.: Rebaixado após se recusar a disputar a última partida do playoff em 2005.


    * Inglaterra

    - Manchester City (1937 - 1938)


    * Irlanda

    - Shelbourne (2006 - 2006)
    Obs.: Rebaixado pela federação por não ter as contas aprovadas.


    * Israel

    - Hapoel Kfar-Saba (1982 - 1983)
    - Hapoel Tel-Aviv (1988 - 1989)


    * Itália

    - Milan (1979 - 1980)
    Obs.: Rebaixado após escândalos de manipulação de resultados.


    * Jamaica

    - Violet Kickers (1996 - 1997)


    * Luxemburgo

    - Union Luxembourg (1927 - 1928)


    * Macau

    - Monte Carlo (2008 - 2009)
    Obs.: Rebaixado após divergências com a federação e com o Macau FC.


    * Malta

    - Rabat Ajax (1986 - 1987)


    * México

    - Marte (1954 - 1955)


    * Nigéria

    - Stationery Stores (1992 - 1993)
    Obs.: Rebaixado após vários WO's nos jogos fora de casa.
    - Shooting Stars (1998 - 1999)
    - Bayelsa United (2009 - 2010)


    * Noruega

    - Freidig (1948 - 1949)
    - Fram (1950 -1951)
    - SK Brann (1963 - 1964)
    - Lyn (1968 - 1969)


    * País de Gales

    - Barry Town (2003 - 2004)
    - Rhyl (2009 - 2010)
    Obs.: Rebaixado após não conseguir a licença para a disputa da nova liga criada.


    * Polônia

    - Ogniwo Bytom (1954 - 1955)
    Obs: Rebaixado após fundir-se com o Szombierki Bytom e mudar seu nome para Polonia Bytom.


    * República do Congo

    - Saint Michel de Ouenzé (2010 - 2011)


    * República Dominicana

    - Deportivo Pantoja (2001 - 2002)
    - Baninter/Jarabacoa (2003 - 2005)
    Obs.: Não houve competição em 2004.


    * Rússia (então União Soviética)

    - CDSA Moscou (1951 - 1952)
    Obs.: Rebaixado pela federação após a pífia participação soviéticas nas Olimpíadas de 1952, no qual o time era a base da seleção de futebol.


    * Santa Lúcia

    - Roots Alley Ballers (2009 - 2010)


    * San Marino

    - La Fiorita (1990 - 1991)


    * Suécia

    - Helsingborgs IF (1934 - 1935)
    - GAIS (1954 - 1955)
    - Djurgårdens IF (1959 - 1960)
    - IFK Göteborg (1969 - 1970)


    * Uzbequistão

    - MHSK Tashkent (1997 - 1998)


    * Vietnã

    - Cang Saigon (2002 - 2003)





    Foto 1: André Durão - Globoesporte.com
    Foto 2: Autor desconhecido

              UM DIAMANTE DE 100 ANOS E MUITOS QUILATES        

    Leônidas da Silva: o eterno "Diamante Negro" e sua marca registrada, a bicicleta




    As lendas e heróis sobrevivem anos após anos no imaginário das pessoas, sobretudo quando são seres reais. E no futebol não pode ser diferente, pois os mitos do esporte, os que de alguma forma contribuíram para o seu engrandecimento ao longo do tempo, jamais poderão ser esquecidos. Ainda mais em datas tão especiais como é o caso que vamos ver nesta postagem.

    Há 100 anos, mais precisamente no dia 06 de setembro de 1913, nascia no Rio de Janeiro aquele que viria ser o primeiro grande atacante em escala mundial da história advindo do Brasil: Leônidas da Silva. Quando criança, no bairro de São Cristóvão, Leônidas dava seus primeiros chutes na bola com os amigos nas ruas e logo se notava sua imensa habilidade com a bola nos pés e a grande capacidade de marcar gols. Tanto que observadores do tradicional São Cristóvão de Futebol e Regatas levaram o garoto para atuar pelas categorias inferiores. No time suburbano conquistou o título carioca de juniores em 1929. A partir de suas grandes atuações o atacante já começaria a se tornar uma realidade no futebol.

    Depois de rápidas passagens pelos extintos Sírio e Sul-América, Leônidas da Silva chegou ao Bonsucesso em 1931 e continuou a mostrar sua maestria em marcar gols. Não à toa já era chamado para a Seleção Carioca, na qual levantou o título de campeão brasileiro de seleções estaduais no mesmo ano. Foi durante a estada no clube alvirrubro que sua marca registrada na carreira foi colocada em prática pela primeira vez - a bicicleta.

    Em 24 de abril de 1932 jogavam Bonsucesso e Carioca Esporte Clube quando ao receber uma bola cruzada da linha de fundo, Leônidas percebeu que ela estava atrasada em relação ao seu corpo. De pronto voltou-se de costas para a meta do arqueiro adversário e protagonizou um salto com chute que por pouco não balançou as redes. Atônita, a torcida presente ao modesto estádio do Leão da Leopoldina aplaudiu a desconhecida técnica com a conhecida interjeição de espanto "Oh".

    Alguns pesquisadores não atribuem a Leônidas da Silva a criação da bicicleta, e sim o seu aperfeiçoamento. Uma parte credita a invenção da jogada ao espanhol naturalizado chileno Ramon Unzaga, tendo executado a jogada pela primeira em 1914 quando defendia o Club Estrella del Mar do Chile e que, posteriormente, ficou conhecida como "chilena". Já outra parcela atribui a outro brasileiro, o ex-atacante Petronilho de Brito, ex-Sírio Libanês/SP e San Lorenzo/ARG. Leônidas sempre se autoproclamou o autor da invenção da jogada e assim ficou conhecido durante toda sua vida.

    Tamanho já era o sucesso do jogador de grande elasticidade e facilidade no domínio da bola que o poderoso Peñarol do Uruguai veio buscá-lo para atuar em seus quadros no ano de 1933, onde ajudou o clube a ficar com o vice-campeonato nacional. Em 1934 Leônidas regressou ao Brasil para vestir a camisa do Vasco da Gama e lá foi campeão carioca.

    Foi na sua passagem pelo time cruzmaltino que Leônidas da Silva teve sua primeira convocação pra seleção brasileira. Foi chamado para defender a então camisa branca nacional na Copa do Mundo da Itália, quando marcou o único gol do Brasil no torneio, no qual sua equipe fez péssima campanha sendo derrotada logo na primeira partida pela Espanha por 3 a 1 e que culminou com a desclassificação.

    Depois do Vasco o prolífico atacante teve uma breve passagem pelo extinto Sport Club Brasil no primeiro semestre de 1935 até chegar a outro grande do Rio de Janeiro: o Botafogo. No alvinegro de General Severiano Leônidas continuou ganhando títulos e ajudou a conquistar mais um carioca com seus muitos gols.

    Veio então sua ida para o Flamengo em 1936, o primeiro clube profissional que realmente teria uma sequência na carreira e que se tornaria um de seus grandes ídolos. Foram 153 gols em 149 jogos com o rubronegro carioca durante 5 anos - uma impressionante média de mais de um gol por jogo. Faturou o campeonato estadual de 1939 com a camisa flamenguista.

    À essa altura da carreira Leônidas já era reconhecidamente o melhor atacante do futebol brasileiro, dono de um talento que poucos jogadores poderiam ter. Tanto que foi figura carimbada para a Copa do Mundo de 1938 na França. Em campos franceses mostrou ao mundo toda sua genialidade sendo o artilheiro da competição com 7 gols e sendo peça importante para o terceiro lugar brasileiro. Por conseguinte foi eleito o melhor da competição. Um dos gols, inclusive, foi feito de pés descalço após sua chuteira descolar o solado e o jogador retirá-la. Como chovia bastante no estádio de Estrasburgo na partida diante da Polônia os pés do jogador estava completamente enlameado e o árbitro não percebeu o ocorrido. No raro vídeo abaixo o próprio artilheiro explica o inusitado fato.




    From Friday's Guardian:
    England Lost uses a disenchanted, plain-speaking football fan as the narrator for what he said was the “feeling that we are in a difficult moment in our history”. 
    It’s a rough, rambling but ready vocal performance, with some blunt one-liners: “I went to see England but England lost / I went round the back but they said piss off.” 
    Jagger then sings he’ll “go home and smoke a joint” after a match he didn’t even want to go to, before adding: “I went to find England and it wasn’t there/ I think I lost it down the back of my chair / I think I’m losing my imagination/ I’m tired of talking about immigration / You can’t get in and you can’t get out / I guess that’s what it’s really all about.” 
    Jagger said: “It’s obviously got a fair amount of humour because I don’t like anything too on the nose but it’s also got a sense of vulnerability of where we are as a country.” 
    If the England Lost music video is anything to go by, it’s clear enough that Jagger – one of the great re-exporters of US folk music to American audiences, whose band made arguably its best album while holed up in France as tax exiles – has misgivings about a Britain turning inward. 
    It features Welsh actor Luke Evans as a polite, well dressed gentleman in a cryptic scenario where he is fleeing a menacing array of compatriots who end up dragging him back from the surf as he apparently tries to swim beyond British shores.

              Comment on See All Tijuana Activities by Tijuana – Spain had Picasso. France had Monet. Italy, Michelangelo. And Tijuana had Benjamin Serrano.        
    [...] as the first artist to usher the border city onto the international art scene, Serrano fused Mexican and American influences to make for a hybrid style that defied traditional [...]
              Des brosses à dents Jordan à gagner pour toute la famille        

    Juste avant le départ en vacances, on nous avons reçu des nouvelles brosses à dents Jordan pour renouveler les nôtres. Pas de jaloux, chacun a la sienne et les enfants ont même leurs dentifrices. En effet, depuis le 4 juillet, vous pouvez retrouver la marque Jordan dans tous les magasins Carrefour.

    Avant de vous parler du jeu concours, j'aimerais vous présenter la gamme enfants. Entre 0 et 2 ans, la brosse à dent Step est adaptée aux tout-petits surtout pour le démarrage de l'apprentissage du lavage des dents.


    Entre 3 et 5 ans, c'est le moment où l'on doit les motiver pour se laver les dents. Ces brosses aux coloris funs sont conçues pour le dents de lait et pour une prise de main facile. Elles sont vendues avec des accessoires comme un sablier par exemple.


    La brosse à dents Step 6-9 ans est adaptée à cette période compliquée où les dents de laits tombent et les dents définitives arrivent. En général, à cet âge les enfants sont déjà allés au moins une fois chez le dentiste. Elles sont également vendues avec des accessoires pour les personnaliser.


    La nouveauté c'est aussi les dentifrices pour les 0-5 ans et les 6-12 ans avec des goûts de fraise, de fruits et le choix des designs.

    Jeu concours

    Je vous fais gagner un lot de brosses à dents Jordan adaptés à votre famille (en fonction de l'âge et du sexe). Pour cela, il suffit de :

    • Répondre en commentaire à la question suivante "combien de personnes constituent votre foyer?"
    • Liker la page Facebook de Jordan France
    • Jouer avant le lundi 24/07/2017
    Bonne chance

    EDIT DU 24/07/2017 : c'est NADEGE qui remporte les brosses à dents, j'attends tes coordonnées postales par mail ou MP.

    EDIT DU 03/08/2017 : c'est Legros Amelie qui gagne après un second tirage au sort.

              CiPU présente sa gamme de sac à langer et sacs écologiques        

    La semaine dernière, j'ai pu me rendre à la présentation CiPU (à prononcer "Ci-Pou") qui débarque en France avec des produits écologiques. La créatrice Jarrah Chou a conçue un sac à langer pour répondre dans un premier temps à ses propres besoins en devenant Maman (puis pour celui des autres).

    Ce sac à langer vous permettra de "survivre" à la meilleure aventure de votre vie : devenir parent ! Il est à base de matériaux ultra-légers et imperméable avec 14 compartiments larges et accessibles. Le textile est 100% issu de bouteilles en plastiques recyclées.

    Une large gamme de coloris et de formes

    J'ai d'abord flashé sur les coloris : noir avec pois, rose flashy, gris, jean... Mais également sur les formes ! Les sacs à dos sont déclinés pour les parents et les enfants. Il existe 4 tailles : Baby B-bag, Baby Plus B-Bag, Mini B-Bag et B-Bag.


    Enfin je dois vous parler de la poche secrète brevetée et le mieux c'est de vous montrer cela en vidéo...



    Per Luca ed Anna che sono appena arrivati su questo pianeta e per le loro mamme Francesca e Cecilia, due appassionate educatrici.  

    Nel mondo in cui siamo, mondo che spesso sembra girare "a rovescio", mancano sempre più validi riferimenti, bussole e segnavia che possano guidarci nel cammino. La meraviglia dei bambini, il loro desiderio di amare senza calcoli, guardare e ascoltare senza pretesa o arroganza, è oggettivamente e non idealmente una medicina per adulti sempre più disorientati. Abbandoniamoci a questa magia...


    C'era una volta

    un signore alto alto e magro magro. Viveva solo in una casetta piccola piccola in cima ad una montagna circondata da un bosco. La montagna era tanto alta che quasi toccava il cielo e da lì si vedeva tutto il mondo. Spesso se ne stava in giardino a suonare un'armonica.

    Nel castagno di fianco alla casetta aveva costruito la sua tana uno scoiattolo saggio, che spesso andava a cena dal signore alto alto e magro magro.

    Un giorno il signore alto alto, dopo aver mangiato e bevuto del vino rosso, fece una domanda al suo amico scoiattolo che se ne stava su un ramo:

    - Cosa vedi dalla cima del tuo castagno, amico mio?

    - Vedo un mondo alla rovescia, dove le cose invece che andare avanti vanno indietro, e dove quel che sta sotto dovrebbe star sopra e quel che sta sopra dovrebbe star sotto. - disse lo scoiattolo.
    - Mmmh, sempre peggio vero? - Disse il signore alto alto e magro magro.
    - Sempre peggio, avanti così non si può andare, l'unica è sgranocchiarsi qualche nocciola.
    - Bisogna fare qualcosa, tu pensi che sia l'ora della magia?
    - Penso sia l'ora della magia - disse lo scoiattolo.

    Era un'epoca strana quella. I pesci del mare nuotavano fra le nuvole e gli uccelli volavano negli abissi degli oceani. Chi era sopra stava sotto e chi era sotto stava sopra.
    Le foche giocavano in cielo e le balene sguazzavano per aria come enormi mongolfiere. Tutto sembrava essersi rovesciato ed i funghi crescevano sulle spiagge.
    Gli uomini vivevano sott'acqua ed erano diventati strani. Le mamme sorridevano poco ed i papà erano sempre seri, a volte arrabbiati ed a volte stanchi: avevano gli occhi da pesci lessi.
    I bambini poi non giocavano più, e tutti si ascoltavano sempre meno l'un l'altro, perché avevano le orecchie piene d'acqua e ognuno passava le serate come se fosse chiuso in un acquario.

    I delfini poveretti si rovinavano invece le pinne impigliandosi fra gli alberi e le tartarughe di mare si perdevano fra le nuvole o nella nebbia: c'era una gran confusione in cielo.
    In fondo al mare, a parte gli uomini che si erano intristiti, c'erano uccelli che andavano a sbattere contro gli scogli, aquile insabbiate, falchi stanchi di acqua e sale.

    Il signore magro magro allora prese una decisione. Si alzò da tavola, aprì un armadio giallo e prese una grande lampadina blu. La prese fra le mani ed iniziò a guardarla.
    Guardò fuori dalla finestra vide che il cielo era grigio e la terra stanca.

    - Allora hai deciso di fare il grande passo? -
    Chiese lo scoiattolo saggio.
    - Sì, ho deciso, adesso svito la lampadina bianca e avviterò la lampadina blu, e speriamo che la magia arrivi in fretta.
    - Per tutte le nocciole del mondo, certo che arriverà: è la nostra ultima speranza per sistemare le cose!

    Tornò in cucina, svitò la lampadina dal lampadario senza nemmeno salire sulla sedia, perché lui era alto alto.
    Si era fatta sera e la stanza diventò buia. Per un attimo fu indeciso sul da farsi.

    - Hai perso il coraggio?
    Domandò lo scoiattolo.
    - No, ma lo sai anche tu che la magia blu è la magia delle magie, e non vorrei che qualcosa andasse storto.

    Proseguì avvitando la grande lampadina che aveva tenuto fino a quel momento fra le mani. La luce blu riempì la stanza improvvisamente. Era un blu intenso, un blu di mare profondo e allo stesso tempo di cielo a primavera. Il blu della lampadina era tanto bello, tanto grande e tanto intenso che, magia delle magie, iniziò ad uscire dalla porta e dalla finestra e pian piano riempì tutta la strada che portava alla montagna e il bosco che la circondava, il cielo lì vicino e tutti i campi intorno. In poche ore tutto era diventato di un blu bellissimo. I due uscirono dalla casetta.


    - La magia è iniziata.

    - Io torno sul mio albero, cosa ne dici, ci vediamo per cena, così facciamo il punto della situazione?
    - Buona idea. - Disse l'uomo alto alto e magro magro.

    Il grande blu scese a valle e dopo aver riempito il cielo, riempì anche la terra, entrò fin dentro le tane dei conigli e avanti avanti si infilò nei fossi di campagna e nel fiume, fra le canne ed i sassi, dentro alle cascate e sotto ai moli dei pescatori, e poi oltre dove la terra diventa sabbia e si apre sul mare.

    Il blu cambiò il colore delle onde e si infilò fin dentro agli abissi, dove vivevano gli uomini nelle loro città sommerse. Tutto, tutto, ma proprio tutto, era diventato blu.

    Lo scoiattolo si arrampicò fino in cima al suo castagno.

    - Allora come sta andando? Cosa vedi da lassù?

    - Direi che ormai ci siamo, vedo blu ovunque e ha invaso ogni cosa. - Disse lo scoiattolo
    - Sta funzionando la magia?
    - Non riesco ancora a capirlo.... - Disse lo scoiattolo.

    Ormai il blu aveva invaso ogni cosa ed i due amici decisero di spegnere quella luce, che aveva riempito tutto il mondo. Tutto rimase ancora una al buio.
    Nel nero più nero l'uomo alto alto e magro magro disse una formula magica:
    - Metti sotto quel che è sopra e metti sopra quel che è sotto e fallo subito in un BOTTO!
    Passarono 7 lunghissimi minuti, poi come d'incanto si affacciò in cielo un bel sole giallo pieno di colori.

    Lo scoiattolo rimessosi in piedi corse sull'albero e si mise a scrutare la terra ed il cielo. Era tutto un turbinio di mille colori.

    - Per adesso non vedo niente.

    - Niente niente? - Disse l'uomo alto alto e magro magro.
    - Niente di niente … anzi, aspetta, vedo qualcosa laggiù in cielo!!
    - Cos'è?
    - E' un falco amico mio! La magia è riuscita! Gli uccelli sono tornati in cielo! Urrà, Urrà!
    - Vedi anche il mare dal tuo castagno?
    - Vedo anche il mare e tutti i pesci sono tornati in acqua,anche la balena! - Disse lo scoiattolo
    - E gli uomini? Gli chiese l'altro.
    - Gli uomini? Sono tornati sulla terra e le loro case non sono più acquari tristi, anzi le persone si parlano e SORRIDONO !!!
    - Evviva ce l'abbiamo fatta! Ogni cosa è tornata al suo posto!

    L'uomo alto alto e magro magro pensò alla magia del blu del cielo, del mare e al blu del fiume che attraversava la terra e sorrise contento, pensando anche a tutti i colori dell'arcobaleno.

    Si affacciò alla finestra e disse allo scoiattolo saggio:
    - Amico mio vieni da me per cena?
    - Certo! Dobbiamo far una grande festa e inviteremo gli animali di tutta la foresta!

              Sever Francúzska zbohatol vďaka filmu Dunkirk        
    Natáčanie filmu Dunkirk vynieslo severofrancúzskemu regióne Hauts-de-France za päť týždňov 19 miliónov eur, napísal denník Le Figaro s odvolaním sa na francúzske národné filmové centrum. Úrady okrem toho očakávajú, že kritikmi aj divákmi oceňovaná vojnová dráma Christophera Nolana pritiahne do oblasti veľa turistov.
              DUNKERQUE        









    Título original
    Dunkirk
    Año
    Duración
    107 min.
    País
    Estados Unidos Estados Unidos
    Director
    Guion
    Christopher Nolan
    Música
    Hans Zimmer
    Fotografía
    Hoyte Van Hoytema
    Reparto
    , , , , ,, , , , ,, , , , 
    Productora
    Coproducción Estados Unidos-Reino Unido-Francia-Países Bajos (Holanda); Warner Bros. Pictures / Syncopy / Dombey Street Productions / Kaap Holland Film / Canal+ / Ciné+ / RatPac-Dune Entertainment
    Género
    BélicoDrama | II Guerra MundialSupervivenciaHistóricoBasado en hechos reales



    Año 1940, en plena II Guerra Mundial. En las playas de Dunkerque, cientos de miles de soldados de las tropas británicas y francesas se encuentran rodeadas por el avance del ejército alemán, que ha invadido Francia. Atrapados en la playa, con el mar cortándoles el paso, las tropas se enfrentan a una situación angustiosa que empeora a medida que el enemigo se acerca.


    .....No hay pasado ni futuro en Dunkirk: no conocemos la historia -y en muchos casos- los nombres de los soldados protagonistas y, cuando termina la película, no hay un letrero que nos indique lo que sucedió después. Simple y sencillamente es un evento que ocurrió para estas personas, un momento de tensión pura, uno que para los soldados en tierra duró una semana, para los civiles en el mar un día y para los aviones una hora.
    Dunkirk logra combinar con una clase y estilo sin precedentes el lenguaje cinematográfico de clásicos bélicos que van desde la aparentemente sencillez del cine mudo de El acorazado Potemkin, la acción de Rescatando al soldado Ryan, hasta la belleza dentro de un escenario hostil de una de las películas favoritas de Christopher Nolan: La delgada línea roja de Terrence Mallick. Y es que una de las virtudes del cine de Nolan es su capacidad de tomar esas películas que lo han influenciado y no hacer una copia u “homenaje”, son eso, simplemente inspiración. En la práctica, Dunkirk es totalmente opuesta a La delgada línea roja. En la obra de Mallick sus soldados filosofan sobre la guerra en un constante diálogo consigo mismos a través de la voz en off, ven al enemigo a la cara, lo retan, se burlan, conviven con la gente del lugar y en algunos casos conocemos su vida pasada. Aquí no existe un momento donde algún soldado hable sobre lo que dejó atrás o si tienen familia que los espere al otro lado. Simple y sencillamente están ahí, en un momento, tratando de escapar, tratando de sobrevivir… no hay tiempo de pensar en el pasado o en el futuro.
    De igual forma, ambas cintas van más allá a ser tan sólo una “película de guerra”. Mientras La delgada línea roja -opacada en su momento por Rescatando al soldado Ryan- resultaba a su vez un estudio sobre el hombre y sus islas personales, Dunkirk no sólo es sobre la percepción del tiempo en momentos de crisis, sino la percepción -normalmente errónea- que tenemos de nosotros mismos frente a los demás, muchas veces solemos ser nuestros propios enemigos.
    Dentro de los apartados técnicos, la película funciona como reloj suizo. Christopher Nolan, el proponente número uno de la tecnología IMAX, logra una cinta única que explota el formato como ninguna otra. La fotografía de Hoyte Van Hoytema nuevamente vuelve a mostrar la sutileza con la que explora escenarios a gran escala y a la vez nos enfrenta con esos close-ups claustrofóbicos.
    Nuevamente el score de Hans Zimmer juega un papel sumamente importante dentro de la narrativa de Dunkirk, con el reloj marcando los segundos y el efecto auditivo del tono Sheppard, donde se crea la ilusión de un eterno in crescendo que provoca tensión y genera un suspenso aún mayor. Es un trabajo que recuerda también a la dupla Alfonso Cuarón-Steven Price en Gravity. Sería interesante descubrir si funciona sin el score, así como fue el experimento que hizo Cuarón para su película en la Deluxe Edition en Blu-ray.
    Uno de los momentos decisivos en la historia de la Segunda Guerra Mundial fue correctamente llevado a la pantalla grande por Christopher Nolan. El realizador nunca pierde su estilo y fija con maestría un vocabulario visual en torno al uso y percepción del tiempo. Dunkirk nos transporta a un momento, a un lugar, a tres puntos de vista. Cada uno con su emergencia y a su propio su trepidante ritmo. No vemos al enemigo porque aquí la amenaza, más que llevar un rostro, lleva un segundero que juega con tortura a todos los afectados… un tiempo a la vez.(PREMIERE).

    Hay una imagen en 'Dunkerque' que rima con otra inmortalizada por la reciente 'Su mejor historia' (Lone Scherfig, 2016): una playa atestada de soldados a la espera de evacuación, que, en el trabajo de Scherfig (aguda reflexión sobre los usos de la propaganda y la necesidad de privilegiar la leyenda sobre el hecho), adoptaba la forma de un vidrio pintado, y que Christopher Nolan esculpe en la apabullante fisicidad de una experiencia cinematográfica inmersiva y sensorial. Que dos películas hayan coincidido en rememorar esa histórica retirada como heroica gesta de supervivencia y triunfo de la acción colectiva de una comunidad (británica) también invita a reflexionar sobre la pervivencia de la propaganda en tiempos de paz: ¿es Dunkerque, por lo que tiene de celebración de los lazos de una domesticidad solidaria consigo misma, el mito a invocar por los británicos a medida de los tiempos del Brexit?
    Sofisticado juego temporal
    'Dunkerque' supone, al mismo tiempo, una reafirmación de las esencias nolanianas y un radical desvío de lo que, con el tiempo, ha ido erigiéndose en uno de los más fastidiosos factores de sobrepeso de su poética. Por un lado, la película se articula en forma de sofisticado juego estructural con un uso del tiempo que podría entenderse como la respuesta realista a las piruetas oníricas de 'Origen' (2010): tres puntos de vista (por tierra, mar y aire), atrapados en respectivas franjas temporales (una semana, un día, una hora), pero armonizados en un montaje paralelo que, muy ocasionalmente, proporciona gratificantes golpes de efecto narrativos (los relacionados con el personaje de Cillian Murphy) y acaba tendiendo a una contraproducente confusión. Se intuye que el propósito del juego (que culmina en la dilatación de un aterrizaje equiparable a la célebre caída de coche ralentizada en 'Origen') es el de igualar tres experiencias y temporalidades distintas en el idioma común de una misma intensidad regida por el imperativo de supervivencia.
    Renuncia a la pompa
    Por otro lado, Nolan hace aquí una explícita renuncia a la pompa y al verbo (aunque se le escape alguna sonrojante, por lo enfática, línea de diálogo sobre la supervivencia), para abocarse a un espectáculo puramente visual. Algunos momentos (todo el prólogo dominado por Fionn Whitehead, Aneurin Barnard y una camilla) alcanzan una incuestionable fuerza, pero cabe preguntarse si todas las imágenes de Nolan, sin el espectacular diseño de sonido y sin la banda sonora de Hans Zimmer, poseerían la suficiente elocuencia expresiva como para defenderse por sí solas.(FOTOGRAMAS).

    ......Dunkerque es la historia de una derrota. De cómo los perdedores, especialmente ellos, son más héroes que nadie. Un retrato de soldados en fuga que no duda en mostrar lo peor del ser humano pero sin perderse en discursos moralistas estériles. La acción, brutal y espectacular, se concentra tanto en los gestos íntimos -un joven sosteniendo en brazos a su amigo herido- como en grandiosas escenas de carácter operístico -cuando el destructor se hunde víctima de un torpedo-. Para Nolan todo forma parte desde la misma intensidad emocional. Por eso ni siquiera parecen importar los actores -fijarse en Tom Hardy, que no se quita la máscara de aviador en prácticamente toda la película-, mucho menos las palabras. Porque esta es una película donde el valor semántico es absoluto. La construcción del relato prevalece por encima del mismo relato. Tanto es así que más que una película de guerra, Dunkerque podría ser una película sobre el propio cine y su importancia. Gracias Nolan, por todo ello.(SENSACINE).
              ROSALIE BLUM        


    DIRECTOR: 

    REPARTO: