Ah Claro que lo inrespetuoso de esta lesbiana en d...        
Ah Claro que lo inrespetuoso de esta lesbiana en donde cabe minimo cuando una persona biene a tu casa o ciudad ay que respetarla y si esta con el mensaje que es bueno ay que escucharlo ah y yo no los conosco a estos diplomaticos y no soy de ningun closed yo si se como me llamo y como me apeido y tan bien tengo el conocimiento dela palabra de dios y dios dice que es abominable eso es asi con pruebas y no soy un militante de estos pero soy de tepa y aqui en tepa no queremos esto tepa es una ciudad santuario y no debemos admitirlo esto es satanico y no queremos esto por que es una degradacion del ser humano los que se quieran condenar pues condenesen ustedes pero fuera de nuestra ciudad y aqui sus porquerias no las queremos ni sus maldiciones que atraen y lo malo es malo que quede claro es abominacio alos ojos de dios por lo tanto estan fuera Y que Elogin que esta viendo esto sea quien aga justicia ah y estos traen maldicion alos pueblos tepa es y sera ciudad de justos no de pecadores o satanicos basado en verdad el cielo o el infierno asi es esto los dos caminos estan puestos si tienen preguntas pues preguntenme para ayudarlos abran los ojos y quiten la venda del pecado y la falta de sabiduria sean libres de verdad la palabra de dios los ara libres si senor
          Ah claro que el peje si va aganar porque no ay ...        
Ah claro que el peje si va aganar porque no ay otra alternativa ni el pri ni el pan y menos el prd en mexico no ay futuro se acabo el peje si es seguro y gana por falta de hombres homrrados que verguenza en un mexico con unos 140 millones de habitantes y solo hombre es el infierno un solo candidato y una bola de estupidos en el poder para muestra basta un botom solo ay que esperar si deveras va a poder gobernar pues las cosas estan al rojo vivo y la guerra es la alternativa ay un muy alto porcentaje de una guerra en donde los muy estudiados y muy politicos no la libren y esto es casi un hecho es la tendencia y una ruta muy dolorosa para este pais por eso es casi lo mismo que gane el que sea pues no ay nada bueno en panorama para los mexicanos es lo mismo que gane el Peje o la bola de ratas que an forsado ah este pais asta este punto y peor sin reversa esto es asi creo que nadie puede parar lo siento por los inocentes que posiblemente van a morir en esta guerra estos muy estudiados son estupidos de mas para eso estudian para puro hacer el mal y espero que en mexico ayga suficientes tumbas para tanta jente que va a morir en eso no an pensado pero talves si an calculado y si quieren el pais vacio pero no les va a suseder asi talves los politicos no an pensasdo que ellos mismos viven entre nostros y todos sabemos en donde estan por donde andan y que tienen por eso no creo que se escapen para eso son las vases de datos y con estas computadoras todo se sabe ojala y el peje si pueda gobernar y si aga el cambio de otra manera guerra segura ahh que lio no les digo ufff que la ching con esto bueyes los disque politicos y los muy estudiados ahh
          Tifiamo Scaramouche!        
Tifiamo Scaramouche è una raccolta di racconti in quattro volumi che possono essere scaricati liberamente in formato PDF dal sito dei Wu Ming. Si tratta di una fan fiction derivante da L'armata dei sonnambuli, l'ultimo romanzo storico del collettivo uscito nel 2014.

A curare la raccolta è stato Simone Scaffidi L. Da un'idea di: Pietro Pace, Mauro Vanetti e Alessandro Villari (Avvocato Laser). Il progetto grafico e l'impaginazione si devono a Franco Berteni (Mr Mill) e Simone Scaffidi L. La copertina e le illustrazioni sono di Alessandro Caligaris e Francesca Sibona.

Qui di seguito, ecco il mio contributo, pubblicato nel terzo volume della raccolta. Buona lettura.


Il flauto tradito
Parigi, 1801

1.

A suo modo, Ludwig Wenzel Lachnith era un uomo generoso. La sera del 20 agosto 1801, dopo la trionfale prima della sua opera I misteri d'Iside al Teatro della Repubblica, il compositore offrì la cena all'intera troupe, comparse e suggeritore compresi.
Benché relegate al tavolo meno prestigioso dell'ampia sala del ristorante, le due comparse Léo Modonnet e Emanuele Gizzio potevano udire facilmente i discorsi del tavolo principale, quello dove sedeva Lachnith assieme al manager del teatro, al librettista Étienne Morel de Chédeville e ai cantanti protagonisti. Per meglio dire, potevano udire il monologo del torrenziale musicista boemo, la cui voce sopravanzava quelle di tutti gli altri.
«Eh sì, caro Chédeville! Il buon Mozart aveva del talento, questo nessuno lo vorrà negare; ma aveva anche un'esecrabile tendenza al lambiccato, all'insolito... In una parola: troppa complicazione! Oggigiorno il pubblico non ne vuole sapere di una musica che sia troppo difficile. La gente vuole ariette semplici, presentate con garbo, che tocchino il cuore senza affaticare il cervello. Prendete il Don Giovanni: quante graziose melodie! Parola mia, credo che abbiamo fatto bene a prenderne una in prestito, per il nostro terzetto. Tuttavia, andiamo... La scena con la statua nel finale secondo... Chi può sopportare una tale rombante cacofonia? Pensate solo questo: in quattro battute, quel povero basso deve cantare tutte e dodici le note della scala cromatica. Sapete? Un mio amico italiano, galantuomo e compositore eminente, mi parlava tempo fa con orrore di un certo quartetto per archi, dove Mozart ha accumulato tante di quelle dissonanze da creare un ripugnante caos, direi quasi un giacobinismo sonoro, dove va completamente perso ogni giusto criterio di gerarchia tra le sette note... Di proposito dico sette, non dodici; giacché nessuno, a meno che il suo orecchio non sia guastato dalla musica per tastiera, crederà mai che un re diesis possa essere uguale a un mi bemolle... Anzi: un re è sempre un re, come dicono in Italia, non è vero?».
«Ma va' curcati, buffuni!» commentò Gizzio a mezza voce.
«Perciò, quando mi fu proposto di allestire per le nostre scene Il Flauto magico, la prima cosa che pensai fu: sta bene; ma, per carità, sfrondiamo! Semplifichiamo!
Smussiamo le asperità del testo! Rendiamo il tutto più comprensibile, più adatto alle orecchie del nostro pubblico. Più elegante, anche. E l'esito così radioso di questa serata ha dimostrato che avevamo avuto pienamente ragione. Prima di tutto: i nomi. Tutti quei Tamino, Papageno e Papagena del testo originale, così goffi e plebei, noi li abbiamo cambiati nei molto più raffinati Isménor, Bochoris e Mona...».
Modonnet rise.
«Non voglio parlare della parte musicale. Ho dovuto lavorare parecchio di forbici e d'ingegno per dare una veste accettabile alla barbarica partitura. Ma, per quanto riguarda il vostro lavoro, Chédeville, potete andare orgoglioso di avere addolcito il carattere di quella terribile regina della notte. Certo, l'aria del secondo atto l'abbiamo dovuta proprio espungere: a parte che è impossibile da cantare, ma quel testo “der hölle Rache kocht in meinem Herzen...”, “vendetta infernale sento nel mio petto”... Ahimè! Una gentile e amabile donzella come voi, signorina Maillard, avrebbe dovuto intonare tali parole? Per carità! Abbiamo già sofferto abbastanza, qualche anno fa, con quella spaventosa Medea di Cherubini. Basta, basta! I personaggi femminili, a teatro, devono rassicurare, non inquietare! Belle fanciulle, mogli e madri esemplari: questo vuole il nostro distinto pubblico. Perché la gente, la sera, vuole distrarsi dai traffici quotidiani del commercio e della Borsa, e trovare sollievo dalle cure dello Stato. Dirò di più: nell'epoca moderna la gente vuole vivere il proprio tempo come un affascinante, mutevole, infinito spettacolo. In una parola, vuole divertirsi. Il nostro compito è di farli divertire. E questa sera ci siamo riusciti; possiamo affermarlo con fierezza. Brindiamo!».

2.

Erano passate le quattro del mattino quando Modonnet e Gizzio ritornavano al foborgo Sant'Antonio. Davanti alle botteghe dei fornai c'erano già le prime code. I volti e i discorsi delle persone in fila per il pane manifestavano stanchezza, frustrazione, rabbia.
«Quattordici soldi per quattro libbre di pane! Così non si può andare avanti».
«Uno schifo, altro che!».
«Bonaparte non sta facendo un cazzo».
«Sbagli, cittadina. Bonaparte sta facendo parecchio. Solo, non per noialtri».
«Per i grandi proprietari. Per i nobili, gli speculatori, i fornitori dell'esercito e i finanzieri. Per quei merdosi, ecco per chi sta lavorando il Primo console...».
Gizzio sembrava ancora più taciturno del solito. Per tutto il cammino dal centro al foborgo, dove lui e Modonnet abitavano, disse a malapena due parole, eccettuate le strane bestemmie che ogni tanto sputava tra i denti.
«Toglimi una curiosità» gli chiese alla fine Modonnet mentre stavano per arrivare a casa. «Al tuo paese è normale invocare con tanta frequenza la ghigliottina su Gesù Cristo, sulla Madonna e su tutti i santi, come fai tu?».
Gizzio rise amaramente: «Lo facciamo di continuo. Tutti, anche i bambini e i preti. Vieni a vivere un mese dalle mie parti, e capirai».
«Non mi ricordo mai come si chiama la tua città».
«Io stesso vorrei non ricordarmene. Comunque, non è una città: è un villaggio di poche anime sperduto nell'Aspromonte. Ammesso che esista ancora. Non ho sue notizie da due anni, cioè da quando sono venuto qui a Parigi».
Era il discorso più lungo che Modonnet gli avesse mai udito fare.
«Ma no» proseguì Gizzio, come parlando fra sé. «Giudico troppo severamente i miei compaesani. In fondo, nessuno di loro si è arruolato nell'Armata cristiana e reale». Gizzio pronunciò queste ultime parole con una smorfia di disgusto.
«Ne ho sentito parlare» commentò Modonnet. «Le bande del cardinale Ruffo, non è vero? Una specie di Vandea...».
«Molto peggio. I vandeani, almeno, sapevano per cosa combattevano; i sanfedisti invece si sono solo fatti affascinare dai feudatari e dai preti. Hanno avuto quello che si meritavano. Li aspettano altri due o tre secoli di dispotismo e di miseria. E ti dico la verità: penso che anche qui, in Francia, andrà a finire allo stesso modo. Te lo concedo: finora il popolo di Parigi si è comportato bene, specialmente i tuoi compagni del foborgo Sant'Antonio. Ma quanto ancora potranno resistere? I contadini francesi non sono affatto
più intelligenti di quelli del Regno di Napoli; nelle campagne già da tempo monta la reazione. Gente che cerca solo un padrone cui obbedire; e in buona parte l'ha già trovato. E allora non chiedermi perché bestemmio, Léo: mi è rimasto solo questo, mannaia lu signuri!».
«Ho sempre apprezzato il tuo ottimismo, cittadino Gizzio!» concluse Modonnet.

3.

Uno dei vantaggi del mestiere teatrale è che permette di dormire sino a tardi; quando si ha un tetto sotto cui ripararsi, naturalmente. Léo Modonnet, per ora, l'aveva; ma quella mattina dormì lo stesso un sonno assai inquieto. Verso mezzogiorno, poco prima di svegliarsi, fece uno dei sogni più enigmatici della sua vita.
Era un sogno musicale. Modonnet udiva con una chiarezza allucinatoria una breve melodia, gentile e saltellante, in uno stile antiquato, suonata da una piccola orchestra. Poi, lo stesso tema, ma eseguito da un'orchestra molto più grande, con accenti molto più imperiosi e con una chiusa cromatica vagamente minacciosa. A questo punto appariva uno strano ometto, che si esprimeva con un forte accento tedesco. «Ogni vero artista, mein Freund, è anche uno Zauberer – un mago –, sì. Può capitargli di prevedere un futuro imprevedibile. Cosa, o chi, aveva in mente Rousseau quando, riferendosi alla Corsica, scriveva: “ho il vago presentimento che un giorno questa piccola isola stupirà l'Europa”? E quel ragazzino di dodici anni, che un giorno nel mio giardino mise in scena il suo Bastien und Bastienne – come poté presentire che un giorno la volontà generale sarebbe stata manipolata e circuita da un tiranno? Eppure, mein Freund, la storia non è mai un copione già scritto, così come una partitura non è mai immodificabile. E quando ci si accorge che la pagina è guasta, rimane sempre una soluzione: strapparla».
Modonnet si svegliò frastornato e con un forte mal di testa. Senza sapere bene perché, la prima cosa che fece fu aprire il suo baule per cercarvi un involto. Dentro c'erano una maschera nera, un mantello e un bastone dal manico lucente.
Quella notte, Ludwig Wenzel Lachnith, davanti al portone di casa sua, mentre frugava un po' alticcio nelle tasche del suo soprabito per cercare la chiave, notò una scritta di colore rosso fosforescente sul muro proprio accanto alla porta:

RACHE

Prima che avesse il tempo di chiedersi cosa stava succedendo, avvertì il brivido freddo di una lama proprio sotto il mento, e udì alle sue spalle una voce altrettanto metallica e tagliente: «Cittadino musicista, vogliate cortesemente condurmi nel vostro studio».
«Come volete, amico mio» diceva Lachnith mentre saliva le scale, tallonato da Scaramouche. «Non c'è bisogno di tutta questa commedia... vi ho riconosciuto, sapete?».
«Merda» pensò Modonnet.
«Eravate con me a cena ieri sera. Ammetto che il ruolo che vi è stato assegnato nell'ultima produzione è al di sotto delle vostre capacità attoriali; ma tenete conto che si tratta di un'opera, e che Voi non sapete cantare. Ho delle conoscenze, e posso farvi ottenere una buona scrittura per la prossima stagione di prosa... però, immagino che vogliate un risarcimento più immediato, e in contanti».
Erano intanto entrati nello studio del compositore.
«Immaginate male» disse Scaramouche. «Voglio solo porre rimedio a uno dei più insensati e odiosi crimini contro il buon gusto e il buon senso che si possano citare nella storia dell'arte musicale. Voglio cancellare la macchia con cui voi avete insudiciato la memoria di un grande musicista. Voglio che mi diate la partitura originale di quello scempio chiamato I misteri d'Iside».
«Eccola». Lachnith sollevò un manoscritto dal ripiano della sua scrivania e lo consegnò a Scaramouche: «Cosa ve ne farete, adesso?».
«Non lo so ancora. La strapperò in mille pezzi e la getterò nella Senna. Oppure ne attaccherò i fogli ai muri di Parigi per denunciare la vostra cialtroneria».
Lachnith rise: «Vedo che siete un idealista. Forse non vi siete accorto che i tempi sono cambiati e che la rivoluzione è finita. Permettetemi di darvi un consiglio: perché non ve ne tornate in Italia? Laggiù c'è ancora da fare per le teste calde come voi. Già che ci siete, portate con voi quel musone del vostro amico, e ditegli che non è colpa nostra se i giacobini napoletani erano degli imbecilli... se avessero dato subito la terra ai contadini, anziché perdere tempo in chiacchiere, le cose sarebbero andate molto diversamente».
«Ce ne ricorderemo per la prossima rivoluzione» disse Scaramouche.

Nota bibliografica

Questo racconto deve molto al primo capitolo del libro di Augusto Illuminati Gli inganni di Sarastro, Einaudi, Torino 1980, che indaga – sia pure con qualche eccessivo schematismo – le relazioni fra la teoria politica di Rousseau, le scoperte di Franz Anton Mesmer, il Bastien und Bastienne – la cui prima rappresentazione si dice abbia avuto luogo nel giardino della casa di Mesmer a Vienna – e Il flauto magico di Mozart.
Hector Berlioz nelle sue Memorie critica con estrema durezza l'adattamento molto libero de Il Flauto Magico realizzato da Lachnith sotto il titolo de Les mystères d'Isis. Il testo originale delle Mémoires di Berlioz (Parigi 1865) è facilmente reperibile in Internet.
Sulle critiche rivolte a Mozart dal musicista suo contemporaneo Giuseppe Sarti si veda il saggio Sarti contro Mozart di Massimo Mila, ora in M. Mila, Mozart. Saggi 1941-1987, Einaudi, Torino 2006, pp. 332-58.
La sorprendente identità fra il tema iniziale dell'ouverture del Bastien und Bastienne e l'inizio della Terza Sinfonia di Beethoven è, secondo Hermann Abert – citato da Wolfgang Hildesheimer nella sua nota biografia mozartiana –, una pura coincidenza. Com'è noto, Beethoven intendeva intitolare la sinfonia a Napoleone Bonaparte; secondo la tradizione, il musicista strappò la dedica quando seppe che Napoleone si era fatto incoronare imperatore.
Il parallelo fra Napoleone Bonaparte e il Sarastro di Mozart/Lachnith si trova in Jean Tulard, Napoleone. Il mito del salvatore, Rusconi, Milano 1980, p. 9. Alle pp. 183-85 dello stesso libro si parla della crisi alimentare in Francia fra la primavera del 1801 e il 1802.
Le idee esposte qui da Lachnith sulla modernità come spettacolo e sulla “gente” che si vuole divertire derivano in realtà dal libro di Alessandro Baricco L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin, Feltrinelli, Milano 2009.


          La cultura delle destre        
Il libro che sto recensendo è: Gabriele Turi, La cultura delle destre. Alla ricerca dell'egemonia culturale in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2013, pp. 175, Euro 14,00, ISBN 978-88-339-2429-8.

L'autore insegna storia contemporanea a Firenze e dirige la rivista "Passato e presente". Il libro, nonostante il titolo, non ha molto a che vedere col celebre saggio di Furio Jesi; ha un approccio decisamente meno teoretico, in compenso Ã¨ ricchissimo di dati.

Il presupposto da cui parte è molto semplice: la cosiddetta "egemonia culturale della sinistra" nell'Italia del dopoguerra è una leggenda metropolitana. In realtà l'ideologia dominante Ã¨ sempre stata di destra; Turi si spinge fino ad affermare una "centralità del fascismo nella storia culturale e civile del paese". Il berlusconismo Ã¨ l'erede e il continuatore di questa cultura.

La trattazione inizia con un ampio estratto del famigerato intervento di Luciano Violante alla Camera del 10 maggio 1996 (quello che invitava a "riflettere" sui "ragazzi" di Salò in nome dei "valori nazionali comunemente condivisi"). Turi dimostra come l'exploit di Violante sia stato preparato da decenni di "edulcoramento storiografico della dittatura di Mussolini"; tappe importanti di questa operazione di normalizzazione del fascismo, a livello massmediatico, furono due mostre sugli anni '30, una allestita a Milano nel 1982 e l'altra a Roma nel 1984 (quest'ultima con la consulenza di Renzo De Felice): "entrambe promosse da amministrazioni socialiste", ha cura di specificare Turi.

Turi menziona poi un altro "caso esemplare": la proposta, da parte dell'allora sindaco di Roma Francesco Rutelli, nel 1995, di dedicare una via a Giuseppe Bottai. L'iniziativa riscosse il plauso (fra gli altri) di Massimo Cacciari, e fu bloccata solo dalle proteste della comunità ebraica; ci si era dimenticati, fra l'altro, che Bottai era stato uno dei sostenitori più ferventi delle leggi razziali; l'immagine corrente di Bottai era infatti quella giustificazionista del "fascista critico" delineata da Giordano Bruno Guerri nella sua fortunata biografia del 1976.

Il patriottismo, la ricerca di valori nazionali, di una "memoria condivisa" e di una "pacificazione" sono il Leitmotiv che, nella ricostruzione di Turi, caratterizza la polemica anti-antifascista condotta negli anni '90 da intellettuali come Renzo De Felice, Roberto Vivarelli, Ernesto Galli Della Loggia, spesso con l'assenso e il plauso della sinistra istituzionale. Troviamo ancora il buon Francesco Rutelli in prima linea nell'operazione di riabilitazione di Giovanni Gentile, filosofo a cui il comune di Roma dedicò un convegno nel 1994 presentandolo come un patriota al di sopra delle parti e dimenticandone l'organicità al nazifascismo.

Interessante notare che, in questo frame revisionistico, chi ostacola la "pacificazione", chi alimenta la "divisività", è un potenziale terrorista. Turi cita Vivarelli, secondo il quale per colpa degli antifascisti nell'Italia del dopoguerra "si perpetuò un clima di strisciante guerra civile, che [...] produsse la tragica stagione del terrorismo".

Turi sottolinea il ruolo degli intellettuali craxiani nel diffondere in Italia durante gli anni '80 le idee del neoliberismo reaganiano e thatcheriano e nel promuovere l'anticomunismo. Questi intellettuali poi, assieme ad altri di estrazione neofascista o cattolico-reazionaria, divennero nel decennio '90 gli artefici principali dell'ideologia populista berlusconiana, la quale nell'ultimo quindicennio si è dotata di "una rete di think thank, laboratori di idee ispirati al modello statunitense, capaci di costruire e diffondere un comune sentire"; tutta una serie di riviste, fondazioni, case editrici, "poco conosciute presso l'opinione pubblica" ma efficaci come centri di "aggregazione di intellettuali e di elaborazione culturale" (e, di solito, ben finanziate dagli industriali).

Turi ricostruisce minuziosamente alcuni fra i principali momenti dell'offensiva culturale di destra: la battaglia a favore del mantenimento del crocifisso nelle aule scolastiche (una battaglia vinta dalla destra anche a causa dell'atteggiamento imbelle assunto al riguardo dal centrosinistra); la vicenda, davvero tragicomica, della censura proposta dal centrodestra sui manuali scolastici di storia, anche qui in nome della "memoria condivisa", della pacificazione, dell'imparzialità e contro la presunta "egemonia culturale" della sinistra.

Interessante il confronto, proposto da Turi, fra il modo in cui il novantesimo anniversario della fine della prima guerra mondiale è stato ricordato in Italia e in altri paesi europei. Turi mostra come nel 2008 in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, le celebrazioni ufficiali siano state improntate alla pietà per le vittime, all'orrore per l'enormità del massacro e siano state accompagnate, a volte, da gesti ufficiali di riabilitazione dei soldati che furono condannati come disertori. Tutto il contrario in Italia, dove "la sostanza della commemorazione è rimasta affidata al tema dell'identità nazionale" e dove il ministero dell'Istruzione ha promosso una serie di conferenze nelle scuole affidate non agli storici ma agli ufficiali dell'esercito, in quella che è stata definita la "più imponente manifestazione di propaganda militare che l'Italia repubblicana abbia mai messo in piedi".

Nell'ultimo capitolo del suo libro Turi prova a tracciare una mappa del revisionismo storico su Internet, individuando "un network molto ampio di riviste e di istituzioni [...] una rete circolare in cui appaiono ripetutamente gli stessi nomi, specchio di una visione della storia che in breve tempo da antagonista è diventata governativa". Il capitolo Ã¨ un ricco dossier di nomi e di indicazioni bibliografiche, una minuziosa schedatura di cui in questa sede non posso dare un'idea.

La conclusione cui giunge Gabriele Turi è che la cultura di destra è saldamente egemone ed è destinata a sopravvivere alla fine politica di Silvio Berlusconi. Aggiungerei che l'attuale esperienza dei governi di “larghe intese” (Monti, Letta, Renzi) getta una luce retrospettiva su molte delle prese di posizione filorevisioniste, da parte di esponenti del centrosinistra, ricordate nel libro di Turi. Bisognerebbe scrivere un libro analogo a quell di Turi, dedicato alla "cultura di sinistra", nel quale si mostrerebbe come a partire da Togliatti il nazionalismo abbia infettato nei decenni la cultura politica del PCI - PDS - DS - PD fino a stravolgerla completamente. Ma questa è un'altra storia.
          Harmonices Mundi        
Ecco qui di seguito il mio contributo alla raccolta Tifiamo asteroide. Cento storie sulla fine catastrofica del governo Letta.

Dai banchi del governo, il Presidente del Consiglio leggeva il discorso di presentazione della finanziaria 2014.

L'emiciclo di Montecitorio era completamente vuoto.

Il nuovo regolamento della Camera, approvato all'unanimità pochi mesi prima, prevedeva solo riunioni in videoconferenza. Gli onorevoli seguivano e votavano da casa, via Intranet, attraverso una rete locale controllata dal Ministero dell'Interno, con notevole risparmio per l'erario.

Il centro di Roma era deserto, recintato: "zona rossa" presidiata dalle autoblindo dell'esercito e da pattuglie mobili dei corpi di polizia. Gli abitanti erano stati invitati a non uscire di casa. Comunque quasi tutti erano già sfollati nelle seconde case in località di villeggiatura, perché non si sa mai.

Dal cielo, per ora, solo il rombo degli elicotteri. In lontananza, dalla periferia della città, si udivano provenire paurosi boati e colonne di fumo nero si levavano all'orizzonte. Stava accadendo qualcosa laggiù. Difficile sapere cosa, perché le telecomunicazioni erano state temporaneamente oscurate e Internet funzionava poco e male, evidentemente per intervento della polizia postale e dei servizi. Ma eravamo riusciti ad intercettare la linea Intranet del ministero, e dalla nostra base potevamo seguire la seduta del parlamento; ammesso che la si potesse ancora chiamare così.

I passaggi principali del discorso di Letta erano commentati da tonanti applausi preregistrati. Licenziamento di metà dei dipendenti pubblici (applausi). Chiusura di un terzo delle scuole e di un terzo degli ospedali (applausi). Abolizione dello statuto dei lavoratori (applausi). Nuova legge molto più restrittiva sullo sciopero, sui sindacati, sulla stampa (applausi), innalzamento a 80 anni dell'età pensionabile (applausi), e ancora tagli, tagli, tagli... Aumento dei finanziamenti alle scuole private. Applausi. Aumento delle spese militari. Applausi.

Arrivato al passaggio sulla chiusura dei Conservatori, Letta si interruppe. C'era un sostantivo tedesco, Sphärenmusik. Cosa diavolo voleva dire? Certo, il testo del discorso era arrivato solo un'ora prima da Francoforte, e la segreteria aveva dovuto farlo tradurre in fretta e furia. "Ma caspita", pensò il Presidente del consiglio, "questo significa lavorare col culo. Anche lì bisognerà licenziare"...

Letta non riuscì a completare il pensiero, interrotto da un fatto improvviso e incomprensibile. Gli altoparlanti della Camera, al posto degli applausi finti, avevano iniziato a diffondere il Capriccio n. 24 in la minore di Niccolò Paganini.

Che stava succedendo? Mentre Letta e gli altri componenti il governo si guardavano intorno, disorientati, la musica fu sovrastata da un sibilo acutissimo, che si faceva sempre più forte.

Dopo il boato assordante, con le orecchie che fischiavano, sentivamo ancora quella musica.
Dove fino a un istante prima si trovava Enrico Letta, capo del governo di larghe intese, si apriva una spaventosa voragine. Dall'enorme cratere si levavano nubi di fumo nero.



(A) "Raindrops on roses and whiskers on kittens
Bright copper kettles and warm woolen mittens
Brown paper packages tied up with strings
These are a few of my favorite things

(A) Cream colored ponies and crisp apple streudels
Doorbells and sleigh bells and schnitzel with noodles
Wild geese that fly with the moon on their wings
These are a few of my favorite things

(A') Girls in white dresses with blue satin sashes
Snowflakes that stay on my nose and eyelashes
Silver white winters that melt into springs
These are a few of my favorite things

(B) When the dog bites
When the bee stings
When I'm feeling sad
I simply remember my favorite things
And then I don't feel so bad!"

"Gocce di pioggia su rose e baffi di gattini
Bollitori di rame luminosi e caldi guanti di lana
Pacchetti di carta marrone legati con corde
Queste sono alcune delle mie cose preferite

Pony color crema e croccanti struedel di mele
Campanelli e campanelli da slitta e schnitzel con tagliatelle
Le oche selvatiche che volano con la luna sulle ali
Queste sono alcune delle mie cose preferite

Ragazze in abiti bianchi con sciarpe di raso blu
Fiocchi di neve che rimangono sul mio naso e sulle ciglia
Inverni bianchi d'argento che si sciolgono in primavere
Queste sono alcune delle mie cose preferite

Quando il cane morde
Quando l'ape punge
Quando mi sento triste
Non ho che da ricordarmi delle mie cose preferite
E allora non mi sento così male!"

The Sound of Music è ambientato a Salisburgo, fra le due guerre. Richard Rodgers ha naturalmente cercato di tener conto della tradizione musicale austriaca: My Favorite Things, come detto, è un valzer; negli altri brani si sentono riferimenti allo jodler, al laendler, al canto gregoriano, ecc. In un numero c'è anche un singolare omaggio ad Haydn: la canzone So long, farewell è eseguita da un coro di bambini che, uno alla volta, abbandonano il proscenio, finché a cantare rimane una sola bambina, così come, nel finale della Sinfonia degli addii, tutti gli esecutori smettono uno alla volta di suonare facendo concludere la sinfonia da un solo violinista.

Come ci si potrebbe aspettare, il testo di My Favorite Things fa uso di un immaginario prettamente alpino, o comunque nordeuropeo: bollitori per il té, guanti di lana, slitte che corrono sulla neve... Se di questa canzone volessimo realizzare un video-clip animato, seguendo pedissequamente il testo, dovremmo adoperare in prevalenza le tinte chiare, e in particolare il colore bianco, la cui presenza, in corrispondenza della terza strofa (quella con le otto battute in maggiore), diventa quasi ossessiva: abiti bianchi, fiocchi di neve, inverni bianchi... (Nella versione cinematografica quest'aspetto "eurocentrico" della canzone è ancora più sottolineato dal forte accento british di Julie Andrews).

Molti si sono chiesti cosa potesse avere indotto un artista come John Coltrane, che da lì a poco sarebbe diventato un'icona della cultura afro-americana, a musicare una sua versione di questo brano, il quale inizialmente c'entrava così poco con il jazz.

Secondo Lewis Porter, è un errore "dare per scontato che Coltrane trovasse la canzone sciocca e che per questo volesse abbellirla". Al contrario, Coltrane ammirava sinceramente questa canzone e, nella sua versione, la trattò "con rispetto". Il "messaggio" della canzone, "che le cose buone ci aiutano a superare le cattive", è secondo Porter "del tutto sensato e prezioso - per nulla sciocco - è solo che utilizza esempi alla portata di un bambino, perché nel copione la canzone si rivolge a dei bambini".

Qui però l'ottimo Porter ha preso una cantonata. Nel film, è vero, Julie Andrews canta la canzone a dei bambini. Il film, però, è del 1965, quindi è posteriore all'incisione di John Coltrane, che a quell'epoca poteva conoscere solo la versione teatrale di questo musical; e, nella versione teatrale, la protagonista canta My Favorite Things in una delle scene iniziali, che si svolgono in un convento di suore, e non la canta ai bambini, bensì alla Madre Badessa del convento.

Sembra, in realtà, che Coltrane non fosse attratto tanto dal "messaggio" della canzone, quanto invece dalla sua manipolabilità sul piano strettamente musicale. Ecco come si espresse Coltrane in un'intervista: "Questo valzer è fantastico: se lo suoni lento, senti un elemento di gospel che non è per niente sgradevole; se lo suoni veloce, possiede altre innegabili qualità. E' molto interessante scoprire un terreno che si rinnova a seconda dell'impulso che gli dai".

Quindi, si direbbe che il valzer di Rodgers fosse per Coltrane quello che il valzer di Diabelli era stato per il Beethoven dell'op. 120: poco più che un pretesto, un canovaccio utile per imbastire una serie potenzialmente infinita di variazioni che poco o nulla hanno a che fare con il tema originale. E, in verità, Coltrane eseguì in concerto My Favorite Things moltissime volte (secondo Wikipedia, sono state documentate su nastro non meno di 45 esecuzioni), creandone versioni sempre più lontane dalla canzone originale, fino a renderla irriconoscibile.

La versione sull'album si compone di un'introduzione di quattro battute, suonata due volte; viene poi esposto un vamp (breve inciso ritmico, costantemente ripetuto, che è per il jazz quello che nel rock si chiama riff e nella musica barocca si chiama ostinato), cui fanno seguito un primo assolo di Coltrane, un altro assolo di McCoy Tyner al pianoforte, e un assolo finale ancora di Coltrane, per complessivi 14 minuti circa. Nel primo assolo Coltrane esegue le prime due strofe (A) in minore, poi c'è un interludio in maggiore, poi altre due strofe (A) in minore. Gli altri due assoli seguono lo stesso schema, salvo che per la parte finale dell'assolo conclusivo di Coltrane, di cui dirò fra poco.



La prima cosa che si nota all'ascolto è che Coltrane ha spostato molto lontano dall'Europa il baricentro etnico del brano. La ripetizione ossessiva, ipnotica, di un inciso ritmico in tempo dispari; la voce acuta dello strumento a fiato (un sax soprano, fino ad allora poco usato nel jazz); il clima di fissità tonale e il senso del tempo molto dilatato, sono tutti elementi che richiamano la musica orientale. (A me il brano fa venire in mente una danza sufi). Porter nota che Coltrane era appassionato di musica indiana, era un ammiratore di Ravi Shankar, ed era profondamente interessato alla musica folk e modale di tutto il mondo, nonché alle scale pentatoniche (pare che certe volte, nelle sue esercitazioni, eseguisse col sassofono determinate sequenze del Concerto per orchestra di Béla Bartók). Sempre secondo Porter, in My Favorite Things si possono anche scorgere influenze musicali provenienti dall'Africa occidentale.

La cosa per me più sorprendente è che, nella musica originale di questa canzone, Coltrane abbia sentito un "elemento gospel". Per quanto ascolto e riascolto la canzone di Rodgers e Hammerstein, devo confessare che questo elemento gospel non riesco assolutamente a percepirlo. Ma è significativo che, per Coltrane, la canzone avesse qualcosa a che fare con le radici stesse della musica nera americana. Questo forse ci aiuta a far luce su un'altra singolarità della versione di Coltrane.

Abbiamo detto che la versione coltraniana di My Favorite Things è basata sulla strofa A della musica originale. Che fine ha fatto la strofa B, quella il cui testo contiene, secondo Porter, il "messaggio" della canzone e che si conclude in modo maggiore?

Alla fine del suo assolo conclusivo, Coltrane esegue anche la strofa B, senza apportare particolari variazioni alla musica. Però la esegue in mi minore, dandole, secondo Porter, "un effetto più pensoso, riflessivo".

Il testo originale della strofa B fa riferimento ad api che pungono e a cani che mordono, per delineare scherzosamente una situazione da "giornata storta", in cui le cose, chissà perché, non vanno per il verso giusto. Ma questa situazione si supera (dice la canzone) richiamando alla mente le piccole cose belle della vita. Se si fa in questo modo, l'atteggiamento cambia e ci si accorge che non si sta poi così male. La canzone si chiude così, trionfalmente, in sol maggiore.

Qui, però, è meglio fare ricorso alla bella traduzione ritmica di Antonio Amurri (quella utilizzata nella versione italiana del film), che ha colto al meglio il senso di questa strofa:



"Se son triste, infelice, e non so il perché,
io penso alle cose che amo di più
e torna il seren per me!"

Immaginiamo ora di sentire queste parole sovrapposte al mi minore del sax di John Coltrane, nelle battute finali del suo secondo assolo (a partire dal minuto 12'33''). L'effetto è di un'ironia indefinibile, profonda, pungente, tristemente consapevole. Uno speciale tipo di sarcasmo, composto e controllatissimo, ma inequivocabile.

Per me (e sottolineo: per me) in questo minuto e dodici secondi di musica c'è l'essenza stessa del jazz. Ogni volta che l'ascolto, mi commuovo.

Provo a spiegarmi meglio.

Il cantante e chitarrista Huddie W. Leadbetter (1885-1949), uno fra i musicisti più influenti della musica nera americana del secolo ventesimo, tentò una volta di definire a parole quel particolare complesso psicologico che porta il nome di blues. Possiamo leggere le sue parole come una specie di negativo fotografico della canzone di Rodgers e Hammerstein:

"Quando la notte sei sdraiato nel letto, e ti giri da una parte e dall'altra senza riuscire a prendere sonno, non c'è niente da fare. I blues si sono impadroniti di te... Quando ti svegli al mattino, ti siedi sulla sponda del letto, e puoi avere vicino a te padre e madre, sorella e fratello, il tuo ragazzo o la tua ragazza, ma non hai voglia di parlargli... Non ti hanno fatto niente, e tu non hai fatto niente a loro, ma che cosa importa? I blues si sono impadroniti di te".

Così commenta Arrigo Polillo nel suo classico Jazz. La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana (Mondadori, Milano 2009, p. 43): "Avere i blues è qualcosa di diverso dall'essere triste dell'uomo bianco. E' essere afflitti da un tedio esistenziale, da una malinconia greve che non lascia spazio alle fantasticherie, vuol dire autocommiserazione, rassegnazione, vuol dire disperazione sorda, grigiore, miseria. E' una poesia fondata sulle cose di tutti i giorni, su personaggi familiari, visti in una luce realistica, con occhio disincantato. Non c'è, né ci vuol essere, nel blues, trasfigurazione lirica, che è un lusso da bianchi; non c'è dramma, perché il dramma è fatto di ombre ma anche di luci. C'è invece la consapevolezza di una tragedia in atto, che non finirà mai. Il blues singer non canta la vita, ma il non morire, parla sempre di ciò che non ha e che non avrà mai".

Ecco il senso del mi minore con cui si conclude My Favorite Things di John Coltrane. Non c'è consolazione, e non c'è neanche protesta. E' la constatazione oggettiva di una situazione fondamentalmente tragica. Il "messaggio" della canzone di Rodgers e Hammerstein è sovvertito. Vista in questa luce, non solo la canzone, ma la stessa cultura (musicale e non solo) cui essa fa riferimento, viene radicalmente messa in questione.
          Sull'"Elogio dei riformisti" di Roberto Saviano        
1. Affinità e divergenze fra Saviano e noi. Considero Gomorra uno fra i libri letterariamente più importanti di questi anni nonché fra i capolavori del giornalismo d'inchiesta italiano. Ammiro e rispetto Roberto Saviano, anche se a volte non sono stato d'accordo con lui su alcune delle sue prese di posizione (ad es. sulla politica dei governi israeliani, oppure sugli scontri di piazza che hanno contrassegnato l'ultima fase del governo Berlusconi).

Ho trovato molto superficiale e semplicistico l'articolo di Saviano uscito su "La Repubblica" del 28 febbraio, dedicato all'elogio del riformismo.

Prendendo spunto da un recente libro di Alessandro Orsini sulla storia della sinistra italiana, libro che contrappone Turati a Gramsci, Saviano traccia una riga sulla lavagna, mettendo da una parte i riformisti e dall'altra i comunisti. I primi sarebbero pacati, realisti, tolleranti e liberali, i secondi sarebbero fanatici, violenti, malati di dogmatismo e d'ideologia.

Scrive Saviano: "i comunisti hanno educato generazioni di militanti a definire gli avversari politici dei pericolosi nemici, ad insultarli ed irriderli. Fa un certo effetto rileggere le parole con cui un intellettuale raffinato come Gramsci definiva un avversario, non importa quale: 'La sua personalità ha per noi, in confronto della storia, la stessa importanza di uno straccio mestruato'. Invitava i suoi lettori a ricorrere alle parolacce e all'insulto personale contro gli avversari che si lamentavano delle offese ricevute [...]. Arrivò persino a tessere l'elogio del 'cazzotto in faccia' contro i deputati liberali. I pugni, diceva, dovevano essere un 'programma politico' e non un episodio isolato".

Viceversa, sempre secondo Saviano:

"in quegli stessi anni Filippo Turati, dimenticato pensatore e leader del partito socialista, conduceva una tenacissima battaglia per educare al rispetto degli avversari politici nel tentativo di coniugare socialismo e liberalismo".


Questa contrapposizione fra estremisti e riformisti, dice Saviano, si protrae fino ad oggi:

"Naturalmente, oggi, nel Pd erede del Pci, non c'è più traccia di quel massimalismo verboso e violento, e anche il linguaggio della Sel di Vendola è molto meno acceso. Ma c'è invece, fuori dal Parlamento, una certa sinistra che vive di dogmi. Sono i sopravvissuti di un estremismo massimalista che sostiene di avere la verità unica tra le mani", sono quei "pacifisti talmente violenti da usare la pace come strumento di aggressione per chiunque la pensi diversamente". Eccetera.

Quindi tutto lineare, nello schema di Saviano. Tutto semplice. Riformisti, buoni, in parlamento; comunisti, fuori dal parlamento, cattivi. Chiaro, no?

E però, se si va a verificare nel dettaglio gli esempi storici addotti da Saviano, ecco che le cose si complicano.

2. Cosa c'era prima degli assorbenti. Vediamo ad esempio la prima frase "incriminata". Di un suo avversario politico ("non importa quale", dice Saviano), Gramsci scrisse: "La sua personalità ha per noi, in confronto della storia, la stessa importanza di uno straccio mestruato".

La similitudine usata da Gramsci, al nostro orecchio di contemporanei, suona senza dubbio molto sgradevole. Intollerabilmente sessista, fra l'altro. Proviamo però a collocarla nel suo contesto. La frase è tratta da un articolo di Gramsci, allora venticinquenne, pubblicato sull'edizione torinese dell'"Avanti!" il 19 aprile 1916. In quel periodo la redazione di Torino dell'"Avanti!", di cui Gramsci era giornalista, stava conducendo una campagna di stampa sugli sprechi e sulle ruberie di cui si erano resi responsabili i promotori dell'Esposizione Universale di Torino del 1911. Come spesso succede in Italia quando si tratta di "grandi opere", anche questa era stata accompagnata da malversazioni, che Gramsci e i giornalisti dell'"Avanti!" avevano puntualmente denunciato.

Fra i bersagli di questa campagna di stampa c'era il conte Delfino Orsi, che all'epoca faceva parte della direzione della "Gazzetta del Popolo", un giornale monarchico, filogovernativo e interventista. L'articolo di Gramsci del 19 aprile 1916 è appunto una risposta ad un altro giornalista che aveva accusato l'"Avanti!" di aver attaccato Delfino Orsi non per il ruolo di quest'ultimo nello scandalo dell'Esposizione Universale, bensì invece perché Orsi era "una delle più influenti figure dell'interventismo subalpino".

Teniamo sempre presente il contesto storico. In Italia, nel 1916, lo scontro politico fra governo e opposizione era polarizzato sul problema della guerra. Era soprattutto lo scontro fra interventisti e pacifisti. Era in corso la Prima guerra mondiale, un conflitto che oggi praticamente tutti gli storici valutano come un'orrenda ecatombe, una catastrofe che segnò l'inizio del declino della civiltà europea, e che, in Italia, aprì la via al fascismo. In Italia il bilancio della guerra fu di circa 680.000 morti e quasi 500.000 invalidi permanenti. Il Partito Socialista Italiano, nel quale all'epoca militavano sia Gramsci sia Turati, era su posizioni pacifiste, e si opponeva compattamente alla guerra. A favore della guerra erano invece i nazionalisti, i liberali e il Partito Socialista Riformista Italiano, composto perlopiù da riformisti, come Bonomi e Bissolati, che erano stati espulsi dal P.S.I. già nel 1912 per il loro appoggio alla guerra di Libia.

Tale era il contesto della polemica fra l'"Avanti!" di Gramsci da una parte, e la "Gazzetta del Popolo" di Delfino Orsi dall'altra.

Quando, nell'agosto 1917, a Torino la popolazione diede vita ad una rivolta spontanea contro la guerra e contro la mancanza di pane (rivolta che fu ovviamente repressa nel sangue, con circa 50 morti e 200 feriti fra gli operai e le loro famiglie), la "Gazzetta del Popolo" di Delfino Orsi fu tra gli organi di stampa che giustificarono la repressione.

Più tardi, coerentemente, Delfino Orsi fu deputato nel Parlamento fascista, ed era ancora tale quando morì nel 1929 (mentre Gramsci era in carcere). Il gerarca Federzoni, nel suo elogio funebre pronunciato alla Camera dei Deputati l'11 dicembre 1929, disse di Orsi fra l'altro: "egli poté rinverdire i fasti patriottici della Gazzetta del Popolo, levando ancora la gloriosa bandiera del Risorgimento per le nuove battaglie dell'intervento nella grande guerra, della difesa delle aspirazioni nazionali, della rivoluzione fascista".


Delfino Orsi era appunto l'uomo che Gramsci paragonò ad uno "straccio mestruato". Un epiteto certamente poco gentile. Ma possiamo veramente dire, con Saviano, che "non importa quale" individuo egli fosse, né in quale periodo storico fosse situata la polemica fra lui e Gramsci?

Che diremmo di un giornalista il quale scrivesse, di alcuni suoi concittadini (non importa quali, direbbe Saviano), che essi sono "vigliacchi, in realtà", un "manipolo di killer", "abbrutiti e strafatti", un "branco di assassini" che "vivono come bestie"? Sono insulti pesanti e hanno ben poco di mite e di liberale. Ma se collochiamo questi epiteti nel contesto dell'articolo da cui sono tratti, scopriamo che si riferiscono ad una banda di camorristi responsabili di svariati omicidi, e che l'autore del pezzo è Roberto Saviano ("la Repubblica", 22 settembre 2008). Dobbiamo condannare il giornalista per la sua eccessiva violenza verbale? O non dobbiamo piuttosto ritenere che l'indignazione di Saviano, seppure si esprima in termini poco urbani, sia alquanto giustificata dalle circostanze?

3. La nobile arte. Vediamo, ancora, un altro passo gramsciano cui si riferisce Roberto Saviano. Si tratta dell'articolo intitolato "Elogio del cazzotto", uscito sempre sull'"Avanti!" il 12 giugno 1916. L'episodio cui si riferiva Gramsci in questo articolo era il seguente. Dei deputati socialisti, come gesto dimostrativo, avevano lanciato nell'aula di Montecitorio alcune cartoline con l'effige di parlamentari russi che erano stati deportati in Siberia a causa della loro opposizione alla guerra (c'era ancora il regime assolutista dello zar, e la Russia era alleata in guerra con le potenze della Triplice Intesa, con l'Italia, e contro la Germania e l'Impero asburgico). Un deputato interventista, Giuseppe Bevione, in quell'occasione accusò i socialisti di essere al soldo del nemico. Ne nacque un tafferuglio, durante il quale il socialista Nino Mazzoni colpì Bevione con un pugno. Questo, nello specifico, fu il "cazzotto" cui si riferisce Gramscì nel suo articolo, scrivendo fra l'altro:

"Non siamo entusiastici ammiratori del diritto del pugno; eppure quei pugni vibrati robustamente sul ceffo di Bevione ci riempiono di giubilo e di ammirazione".

Anche qui: possiamo dire che sia davvero ininfluente collocare la citazione di Gramsci nel suo contesto?

4. Vota Antonio. Veniamo ora ad un'altra delle dicotomie che Roberto Saviano delinea nel suo pezzo: quella fra opposizione parlamentare Vs. opposizione extraparlamentare. La prima riformista e "buona", la seconda estremista e "cattiva". E confrontiamo questa dicotomia con un esempio storico.

Nel giugno 1924, dopo il rapimento di Giacomo Matteotti, i parlamentari dell'opposizione antifascista decisero di disertare le aule del Parlamento, dando così luogo a quella forma di protesta extraparlamentare che passò alla storia come "secessione dell'Aventino". Fra loro c'era Filippo Turati, assieme a tutti i socialisti riformisti. C'era anche la piccola pattuglia dei deputati comunisti, che però, nel novembre 1924, verificata l'inefficacia della protesta aventiniana, decisero di rientrare in Parlamento, dove rimasero a contrastare la maggioranza fascista, praticamente da soli, per altri due anni, fino a quando il partito comunista non fu messo fuori legge. (A che tipo di pacifica dialettica parlamentare fossero avvezzi i deputati fascisti lo si può vedere consultando la voce di Wikipedia dedicata a Francesco Misiano).

Quindi, ricapitolando. Nel 1925 abbiamo il socialista riformista Turati fuori dal parlamento. In parlamento c'è una maggioranza parlamentare "estremista" fascista e una minoranza comunista (parimenti "estremista" secondo Saviano) di cui Gramsci fa parte. Comunque si voglia giudicare la situazione, si tratta di un caso in cui la realtà storica si rivela più complessa dei rigidi schematismi delineati da Saviano.

5. Conclusione. Con tutto questo discorso non voglio dire, naturalmente, che la violenza verbale nella lotta politica va sempre bene, che è sempre giustificata. Sono d'accordo con Saviano nel condannare certe forme di settarismo inutile e controproducente (di cui è un esempio il giudizio su Turati espresso da un Togliatti al peggio del suo stalinismo, citato da Saviano nel suo articolo). Né intendo affrontare discorsi astratti sul punto se sia meglio la lotta extraparlamentare o quella parlamentare.

Dico che ogni situazione fa storia a sé, che occorre giudicare caso per caso, e che generalizzazioni astratte e astoriche, come quella proposta da Saviano nell'articolo in questione, non hanno alcun significato.
          La stanza della duchessa        
Quello che segue è un racconto che ho scritto per partecipare a un concorso letterario. Le regole sono: un racconto dal titolo "La Stanza della Duchessa", della lunghezza massima di 3.600 caratteri, che contenga un riferimento alle scarpe (lo sponsor è il Museo della Calzatura di Vigevano). Il racconto dev'essere inedito, ma ne è ammessa la pubblicazione sul proprio blog. E allora, eccolo qua. La versione seguente è un po' più lunga di quella che invierò per il concorso (ho dovuto ridurre il testo per rientrare nel limite delle 3.600 battute).
Aggiornamento (25 febbraio 2012): pubblico qui di seguito la versione che ha partecipato al concorso (e che non ha vinto). La versione lunga, invece, la potete leggere su Evulon.


La notte del 7 gennaio 1463, a Parigi, dopo l'ora del coprifuoco, un uomo percorreva a grandi passi la rue Saint-Jacques deserta, diretto verso la Senna.
Era magro e allampanato, piuttosto malmesso. Portava una voluminosa borsa e, in più, teneva sotto il braccio un fardello malamente avvolto in un panno. Faceva molto freddo.
Giunto nei pressi del Petit Pont, l'uomo si fermò sotto una finestra, raccolse della ghiaia e la gettò contro i battenti. Poi chiamò con voce smorzata: "Margot! Aprimi!"
All'interno una candela si accese. L'uscio si aprì e una voce femminile mormorò: "Villon? Sei tu?"
"No, sono il re d'Inghilterra. Sei sola?"
"Sì. Stanotte non ho clienti".
"Allora dai, fammi entrare, o domattina uscendo mi troverai qui stecchito come un'aringa!"
"Grazie al cielo! Allora ti hanno scarcerato", disse Margot, guidando il suo amico su per la scala del modesto alloggio.
"Già" rispose lui, "la Suprema Corte ha accolto il mio appello. Per stavolta non finirò sulla forca. Però..."
Si interruppe, osservando con aria incerta Margot la quale, nel frattempo, si era seduta sul bordo del letto a due piazze che occupava quasi interamente la stanza.
"Come, per stavolta?" disse la ragazza. "In che altri guai ti vorresti cacciare? Siediti invece, e fammi vedere cosa c'è nel fagotto che hai portato. Un regalo per me, vero?"
François si accomodò accanto a Margot e srotolò il panno, che conteneva un paio di eleganti sandali di pelle dal tacco alto.
"Dove li hai comprati?" disse lei, sorridendo deliziata.
"Sono scarpe italiane" disse lui. "Erano sulla bancarella di un mercante lombardo, alle Halles. Non è che le ho proprio comprate. Mi sono detto: queste sono per la mia Margot! Allora mi sono avvicinato di soppiatto e..."
La donna lo zittì con un bacio. Poi spense la candela.
Intanto, fuori, iniziava a nevicare.

Quando François si svegliò (era mattina inoltrata), per prima cosa vide Margot che stava disegnando con un carboncino sul retro di un manoscritto.
"Scusa", disse Margot, "mi serviva un foglio e ho visto che la tua borsa ne era piena. E' il tuo ritratto", disse porgendo il foglio a François. "C'era scritto qualcosa di importante?"
"No", disse lui. "E' una stanza della ballata che scrissi cinque anni fa per la duchessa d'Orléans. Ma era una brutta poesia. Il tuo disegno, invece, è molto bello. Conservalo, te ne prego".
"Allora è deciso! Io la duchessa, tu il duca, e questo sarà il nostro castello!"
"Margot, ti devo dire una cosa. I giudici hanno annullato la mia condanna a morte, è vero. Però mi hanno bandito da Parigi".
La donna si avvicinò alla finestra e guardò fuori. Era tutto ricoperto di neve. "Per quanto tempo?", disse.
"Dieci anni. Devo lasciare la città entro oggi".
Margot si volse e, guardando François dritto negli occhi, disse: "Vengo con te".
Lui scese dal letto. Raggiunse Margot, che era in piedi davanti alla finestra. C'era il sole, e il riverbero illuminava i capelli di lei. Sempre guardandola negli occhi, François prese fra le sue le mani di Margot.
"Andremo in Italia", disse François. "Laggiù ci sono città accoglienti e ben governate, rette da leggi giuste. L'arte e la poesia sono onorate e apprezzate. Quello è il posto per noi! Potremmo andare a Firenze da Cosimo de' Medici, o anche a Napoli, da re Ferdinando. Oppure nel Ducato di Milano, da Francesco Sforza: mi hanno detto che lì si vive bene. Partiamo adesso!"
"Sì. E quando questa neve si sarà sciolta, noi saremo già lontano", disse Margot.


          Mozart schedato da Buscaroli        
Va subito detto che il titolo del libro di Piero Buscaroli, La morte di Mozart (Rizzoli, Milano 1996, pp. 373) è fuorviante. L'oggetto della trattazione di Buscaroli non è, infatti, "la morte di Mozart", bensì gli ultimi dieci anni di vita del grande compositore. L'intento dichiarato di Buscaroli è quello di demolire tutta una serie di leggende, falsità e luoghi comuni che, secondo lui, si sarebbero accumulati intorno alla figura di Mozart ad opera dei suoi biografi otto e novecenteschi: il Mozart di Buscaroli sarebbe infine quello genuino ed autentico, finalmente restituitoci dopo due secoli di menzogne.

Mi sembra che il punto di vista di Buscaroli sia politicamente determinato e che questa componente politica sia un elemento essenziale del suo metodo. Infatti, Buscaroli è un nostalgico dell'ancien régime, né più né meno. Tutto ciò che deriva dall'Illuminismo e dalla Rivoluzione francese, per Buscaroli, è pura e semplice aberrazione. Buscaroli non accetta nulla della modernità; del feudalesimo, invece, rimpiange ogni aspetto (per esempio anche l'elevata mortalità infantile, p. 261). Questo suo punto di vista radicalmente antimoderno dovrebbe, nelle intenzioni di Buscaroli, garantirgli una completa indipendenza dalle ideologie correnti nella nostra epoca e consentirgli così di vederci più chiaro di ogni altro biografo mozartiano prima di lui.

In altre parole, il libro di Buscaroli non si basa affatto su una ricerca archivistica che abbia prodotto fonti inedite e di prima mano. Si basa, invece, sulla reinterpretazione delle fonti già note, le quali, sotto l'occhio limpido e scevro di pregiudizi di Piero Buscaroli, rivelerebbero alfine quella verità che nessuno, prima di lui, aveva veduto.

Le fonti principali di Buscaroli sono infatti: l'epistolario mozartiano; la raccolta di documenti a cura di Erich Deutsch Mozart. Die Dokumente seines Lebens, Kassel 1961; e le prime biografie mozartiane di Schlichtegroll (1793), Niemetschek (1798), Nissen (1828) e Jahn (1856-59). Sono tutti materiali ben conosciuti e ampiamente utilizzati dalla critica mozartiana. Buscaroli esprime invece il massimo disprezzo per il W. A. Mozart di Hermann Abert (1921), opera considerata fondamentale da tutti ma non da Buscaroli il quale, naturalmente, è anche in costante e aspra polemica con quasi tutta la critica mozartiana novecentesca.

Vediamo allora, più nel dettaglio, qual è il bersaglio polemico della ricostruzione buscaroliana.

Mozart, che all'età di venticinque anni lasciò il servizio dell'Arcivescovo di Salisburgo per trasferirsi a Vienna, dove cercò di mantenersi con i proventi della sua attività di pianista e compositore, è oggi celebrato come il primo grande musicista dell'epoca borghese, colui il quale, per primo, tentò di conquistarsi lo status di libero artista, riscattando così la figura del musicista dal suo ruolo di dipendente delle corti. Nelle parole del sociologo Norbert Elias (1991): "Da outsider borghese al servizio della corte, Mozart combatté fino in fondo, con incredibile coraggio, una battaglia di affrancamento dai suoi padroni e committenti aristocratici. Lo fece di propria iniziativa, per amore della propria dignità di uomo e del proprio lavoro di musicista. E perse la battaglia [...]". Secondo Elias, Mozart perse la battaglia (e la vita) in quanto i tempi non erano ancora maturi per lui: la lotta di Mozart si svolse in una nazione, l'Austria del settecento, che si trovava "in una fase dello sviluppo sociale nella quale i rapporti di potere tradizionali erano praticamente ancora intatti".

Per l'ultrareazionario Buscaroli, questa moderna visione di Mozart come artista rivoluzionario è fumo negli occhi. Con grande insistenza, Buscaroli ci propone invece un Mozart meschino, pavido e conformista, caratterizzato dalla "evidente mancanza di superiori doti intellettuali e morali" (p. 342). "Mai anelò al riscatto sociale e politico della figura dell'artista, cercava un reddito fisso, ma alto" (p. 32). "Il libero mercato dell'arte gli si spalanca, e lui continua a sperare in un impiego a corte, meglio a Vienna, dove potrebbe, tutt'al più, raddoppiare lo stipendio di ora. Uomo libero è solo a parole [...]. I suoi sogni sono quelli di un impiegato" (pp. 183-4).

Tutto il libro di Buscaroli pullula di simili osservazioni, che in verità sono reiterate tanto spesso, quanto poco sono seriamente argomentate. E non potrebbe essere diversamente, dato che, come ho detto sopra, le fonti di Buscaroli sono le stesse dei critici mozartiani che lui tanto disprezza. Se, per loro, queste fonti disegnano una determinata figura e per Buscaroli la figura esattamente opposta, ciò dipenderebbe solo dal fatto che Buscaroli è intelligente e onesto, mentre gli altri autori sono stupidi e/o in malafede.

Un esempio del metodo argomentativo di Buscaroli lo si trova nella trattazione delle dimissioni di Mozart dalla corte arcivescovile di Salisburgo nel giugno 1781. In quella circostanza, com'è noto, il segretario dell'Arcivescovo, un tale conte Arco, per tutta risposta all'insistenza con cui Mozart continuava a chiedergli di accettare la sua richiesta di dimissioni, assestò al musicista un calcio nel sedere. Questo episodio, che ha suscitato l'indignazione unanime di tutta la posterità, viene raccontato da Buscaroli con le tecniche adottate dagli avvocati difensori di chi viene processato per stupro:
A) minimizzare. "Credette di dover ridurre alla ragione il musicista ribelle con la zotica seppur benintenzionata famigliarità elargita a sguatteri e inservienti".
B) Insinuare dubbi sulla veridicità del fatto. "E se fosse tutta invenzione [...]?"
C) Sostenere che la vittima, in fondo, se l'è cercata. "E il giovane genio dal corpo minuto [...] fece tutto quanto poteva per trarlo fuori dai gangheri" (tutte le citazioni sono dalla p. 53).
Il tutto al palese scopo di tessere l'apologia di un sistema sociale, nel quale era possibile che un Mozart venisse preso a calci dallo scagnozzo di un feudatario.

A ciò aggiungiamo il fatto che, della musica di Mozart, Buscaroli parla poco o nulla: al Don Giovanni sono dedicate in tutto 3 (tre) pagine, nelle quali Buscaroli si limita a dirci che Da Ponte copiò il libretto da Giovanni Bertati; e sai che novità! Questo ci dà la misura di quanto la lettura di questo libro possa risultare tediosa e irritante.

Questo, almeno, per le prime duecentosessanta pagine. E' solo quando Buscaroli inizia a parlare degli ultimi mesi di vita di Mozart, che il suo discorso comincia a farsi un minimo interessante. A proposito della genesi del Requiem, Buscaroli propone una tesi che, pur non essendo necessariamente giusta, non è né futile né banale. Secondo Buscaroli (il quale, per una volta, avverte onestamente il lettore di non aver prove di quanto afferma: p. 324), l'incompiutezza del Requiem non sarebbe dovuta alla morte improvvisa del compositore, bensì ad una sua scelta deliberata. Infatti, Mozart fu incaricato della composizione da un nobile musicista dilettante, il conte Walsegg-Stuppach, il quale intendeva appropriarsi della stessa paternità dell'opera: il conte voleva cioè far eseguire il Requiem (dalla propria orchestra di corte) figurandone lui come autore.

Secondo Buscaroli, quando Mozart si rese conto dei termini di questo incarico (che inizialmente aveva accettato per necessità di denaro), maturò un invincibile disgusto per il lavoro che gli era stato commissionato: la sua coscienza artistica e professionale si ribellò all'idea di dover comporre un'opera che non avrebbe mai potuto rivendicare come sua. Sarebbe questo, secondo Buscaroli, il vero motivo per cui il Requiem rimase incompiuto.

Una prova a sostegno della sua ricostruzione sarebbe costituita, secondo Buscaroli (il quale considera il Requiem di Mozart un'opera minore e mal riuscita), dalla stessa scarsa qualità musicale della composizione. Mozart, cioè, sapeva di dover scrivere un'opera che sarebbe andata sotto il nome di un musicista dilettante: perciò la scrisse in modo volutamente sciatto, adoperando ad esempio un "contrappunto opaco, scontato, da manuale" (p. 325), e alla fine si rifiutò senz'altro di completarla, meditandone probabilmente la distruzione.

Buscaroli, però, sembra non rendersi conto che quanto lui scrive in queste pagine finali, a proposito del Mozart autore del Requiem, contraddice in modo stridente quanto egli stesso ha sostenuto nel corso di tutti i capitoli precedenti. Se Mozart, dal 1781 fino all'estate del 1791, era quel piccolo-borghese pusillanime e opportunista che Buscaroli si è sforzato di dipingere, come si spiega questo improvviso scatto di orgoglio e di dignità a pochi mesi dalla morte?

A me sembra, invece, che in queste pagine finali gli occhiali dell'ideologia siano in qualche modo caduti dal naso di Buscaroli, il quale, alla fine, non può a fare a meno di riconoscere a Mozart quelle qualità umane che fin qui gli aveva ostinatamente e faziosamente negato.

Per finire, ho seri dubbi sulla valutazione critica che Buscaroli riserva al Requiem. Non trascurerei il fatto che quest'opera sembra attualmente la più popolare fra quelle del suo autore. Ad esempio, se si digita Mozart nella casella di ricerca di "YouTube", il Requiem è la prima opzione che viene proposta. Senza dubbio, ciò si deve in gran parte al film Amadeus. Ma in parte, secondo me, lo si deve anche alla relativa semplicità di fruizione del Requiem che Buscaroli, a suo modo, evidenzia, pur senza comprenderne le ragioni. Non dimentichiamo che Mozart, poco prima di morire, fu testimone dell'enorme successo del suo Flauto Magico, un'opera scritta per un teatro della periferia di Vienna e destinata ad un pubblico popolare.

Forse Mozart, dopo aver volutamente sfidato il gusto dell'aristocrazia, e dopo l'amara esperienza del mancato sostegno da parte del pubblico borghese, negli ultimi mesi di vita iniziò a intravedere la possibilità di rivolgersi ad un pubblico interamente nuovo, posto al di fuori delle classi dominanti del presente e dell'immediato futuro. E cominciò a orientare la sua scrittura musicale all'obiettivo di conquistare ed educare, se necessario anche calibrando il livello di complessità compositiva, questo nuovo pubblico.

(Trovate la presente recensione anche su Evulon).
          Il terremoto di Messina del 1908        
Ripubblico qui di seguito una mia recensione (risalente a sei anni fa) al libro di Giorgio Boatti, La terra trema. Messina 28 dicembre 1908. I trenta secondi che cambiarono l'Italia, non gli italiani, Mondadori, Milano 2004, pp. 414, € 18,50.

"Ore 5.20 terremoto distrusse buona parte Messina - Giudico morti molte centinaia - case crollate sgombro macerie insufficienti mezzi locali - urgono soccorsi per sgombro vettovagliamento assistenza feriti - ogni aiuto sarà insufficiente".

E' il testo del telegramma con cui il governo italiano apprese del terremoto di Messina: inviato dal comandante di una nave militare da una stazione telegrafica calabrese alle 14.50 del 28 dicembre 1908, giunse al Ministero degli Interni alle 17.35 dello stesso giorno, cioè dodici ore dopo il disastro.
In questo telegramma la valutazione dei danni è naturalmente molto sottostimata: il terremoto, dell'undicesimo grado della scala Mercalli, distrusse quasi completamente le città di Messina e Reggio Calabria e causò, secondo le statistiche ufficiali, 77.283 morti (in altre valutazioni la cifra oscilla fra le 80.000 e le 140.000 vittime).

A volte, quando ci si sofferma a considerarla, la storia del nostro paese sembra un'ininterrotta sequela di disastri. Ogni generazione ha la sua catastrofe civile da ricordare e anzi spesso più d'una, a volte d'origine naturale e a volte umana. Il copione sembra sempre lo stesso: evento tragico; prime ricostruzioni giornalistiche, concitate e a forti tinte; interviste ai superstiti; il cordoglio della nazione; le autorità dello stato si precipitano sul luogo dell'evento; polemiche sulla tempestività dei soccorsi e sulla loro efficienza; i parenti delle vittime accusano; funerali solenni; ancora polemiche finché i riflettori dei mass-media si spengono.

Questo libro di Giorgio Boatti sul terremoto di Messina si basa in gran parte su uno studio accurato dei giornali dell'epoca. Una prima constatazione è che in essi lo schema che ci è tristemente familiare appare già operante. Il governo di Giovanni Giolitti dovette ben presto difendersi dalle accuse di non aver compiuto in modo adeguato e tempestivo l'opera di soccorso delle popolazioni colpite. In particolare, l'opinione pubblica dell'epoca fu colpita dal fatto che i primi soccorsi organizzati non vennero apprestati da parte italiana, bensì, a partire dalla mattina del 29 dicembre, dagli equipaggi di squadre navali russe e inglesi che casualmente si trovavano nei pressi al momento del terremoto (equipaggi che, secondo tutte le testimonianze, svolsero la loro opera eroicamente). I primi soccorritori italiani, dell'ottavo reggimento dei Bersaglieri, provenienti da Palermo, sbarcarono solo nel pomeriggio inoltrato dello stesso giorno.

Ma la cosa che più colpisce nella reazione all'evento da parte del governo italiano non consiste tanto nella lentezza o inefficienza dei soccorsi, per la quale si possono addurre delle circostanze attenuanti: l'Italia era allora un paese povero, sottosviluppato rispetto alle altre nazioni europee; la stessa tecnologia dell'epoca non consentiva una grande rapidità di reazione; il terremoto danneggiò molto seriamente le infrastrutture e le vie di comunicazione nelle zone colpite; infine non esisteva ancora il moderno concetto di protezione civile e lo Stato italiano non era preparato ad affrontare simili emergenze.

Ciò che realmente sorprende è che fin dall'inizio, il governo e una parte della pubblica opinione sembrarono considerare il terremoto principalmente come un problema di ordine pubblico. Fra le prime preoccupazioni si registrano, infati, il timore delle epidemie e la paura dei saccheggi.

Scrive il quotidiano "La Tribuna" del 2 gennaio 1909: per impedire un'epidemia occorre "compiere l'opera distruggitrice perpetrata dal terremoto: buttare giù quel poco che resta di queste case, buttarlo giù nel modo più energico, più rapido: a colpi di cannone. Far sgomberare i pochissimi superstiti e dalle navi bombardare queste scarnificate vestigia della città (...) non v'è altra via per impedire che il luogo dov'era Messina diventi un centro d'infezione a cui nessuno osi più avvicinarsi". (p. 118). "Il Mattino" del 6-7 gennaio rilancia la stessa idea attribuendone la paternità al Re, mentre "Il Messaggero" del 6 gennaio suggerisce di ricorrere al fuoco: "Si dia in preda alle fiamme [Messina] per purificarla, o si ricostruisca con piccole case come una cittadina giapponese" (p. 119).

E' sconcertante che fra le prime misure suggerite dopo un terremoto, vi sia quella di deportare la popolazione colpita e poi bombardare la città: sembra che nel caso di Messina non si sia arrivato a tanto solo perché, a distanza di molti giorni dalla catastrofe, si continuavano a trovare dei sopravvissuti sotto le rovine. Ma si rimane ancora più stupiti quando si apprende che uno dei motivi che suggerirono queste misure estreme, fu la necessità di preservare dai furti i valori rimasti sotto le macerie e soprattutto i caveaux delle banche.

Il regio decreto del 4 gennaio 1909 stabiliva lo stato d'assedio nei territori colpiti dal terremoto e conferiva i pieni poteri per l'emergenza al generale di corpo d'armata Francesco Mazza (annota Boatti che una diceria popolare fa discendere dal suo cognome l'etimologia della locuzione siculo-calabra "non capire una mazza"). Installatosi con il suo stato maggiore a bordo di una lussuosa nave militare al largo, e senza scendere quasi mai a terra, il generale Mazza provvide a circondare Messina di un cordone sanitario di truppe, cui diede l'ordine di sparare su chiunque dall'esterno si avvicinasse alla città senza lasciapassare. Questo per impedire che bande di saccheggiatori si riversassero sul luogo del disastro.

Ecco alcuni passi tratti dal bando emanato dal generale Mazza il 10 gennaio, riportato integralmente a p. 374 del libro di Boatti: "1 - Sono sospesi fino a nuovo ordine gli scavi delle macerie da parte di privati cittadini, sia per rintracciare cadaveri, sia per recuperare valori. (...) Le persone trovate a scavare saranno considerate come ladri e deferite al tribunale di guerra. [Questo mentre ancora i parenti delle vittime cercavano i loro cari sotto le macerie, n.d.r.] Anche le truppe, nei lavori stradali che compiono, si limiteranno esclusivamente ai lavori di assestamento evitando di eseguire scavi. (...) 3 - E' proibito l'ingresso in città a tutte le persone non munite di regolare permesso rilasciato dall'autorità politica della provincia da cui provengono..."

Il 6 gennaio l'autorità militare ordina di sospendere la distribuzione di viveri ai superstiti. Saranno distribuiti viveri a bordo delle navi, solamente ai profughi che accetteranno d'imbarcarsi per lasciare la città. L'idea, commenta Boatti, è perciò quella di "utilizzare l'arma della fame e della sete per imporre (..) la desertificazione di Messina" (p. 135). Questa cinica soluzione non viene attuata perché, come accennavo sopra, alcuni dei sepolti sotto le macerie si ostinano a farsi ritrovare vivi anche dopo giorni e giorni dal terremoto; ma altresì per le perplessità espresse da una parte della pubblica opinione e anche per le proteste degli stessi messinesi: un'assemblea autoconvocata di cittadini chiede il 19 gennaio la revoca dello stato d'assedio. Stato d'assedio che - osserva con sarcasmo il corrispondente de "Il Mattino" del 6 gennaio 1909 - sembra avere lo scopo precipuo di garantire "il sonno ai morti e la biancheria, gli oggetti e i titoli di banca ai vivi" (p. 137).

In seguito Giolitti giustificò la scelta di dare priorità al recupero dei valori, adducendo il timore di speculazioni al ribasso sulla lira (p. 146). Boatti propone un'altra spiegazione: "La difesa delle proprietà, la guardia ai caveaux delle banche, il salvataggio dei lingotti che mette in secondo piano altri interventi è una linea d'azione adottata, anzi, sbandierata, perché dal disordine - anche sociale - del terremoto emerga alfine una visione dove a prevalere è l'ordine, lo status quo, l'autorità e il prestigio dell'apparato dello Stato. (...) Salvare milioni, o lingotti, dopo tutto è meno complicato che cercare di strappare alla morte, in una gara contro il tempo, migliaia di sepolti vivi" (p.155).

A questo atteggiamento grettamente calcolatore da parte degli apparati dello Stato si contrappone lo slancio di solidarietà manifestato da più parti della società. In poche settimane si raccolgono più di ventun milioni di lire (dell'epoca) in sottoscrizioni, buona parte delle quali provenienti dall'estero. La cosa non manca anzi di creare preoccupazioni nelle alte sfere: non si rischierà di creare l'abitudine all'assistenza, al farsi mantenere dallo Stato, a quello che oggi si chiama assistenzialismo? Sua Altezza Reale il Duca d'Aosta esprime autorevolmente questo cruccio quando afferma che "è immorale mantenere un'orda di vagabondi e creare oziosi" (p. 234).

Non si trattò soltanto di solidarietà finanziaria. Volontari affluirono da tutta Italia per prestare opera di soccorso. Boatti dedica particolare attenzione alla vicenda di uno di essi, il parlamentare parmense Giuseppe Micheli, un deputato cattolico che, arrivato a Messina pochi giorni dopo il terremoto, subito mise in piedi, con la collaborazione dell'Arcivescovo, un "comitato messinese di soccorso", a carattere volontario, che si rivelò un'organizzazione semiufficiale sotto molti aspetti più efficiente di quella statale (pp. 263-68). Un'altra figura che emerge è quella dell'ex sindaco socialista di Catania Giuseppe De Felice Giuffrida, che era stato protagonista pochi anni prima di una delle esperienze politico-amministrative più avanzate della Sicilia dell'epoca: da sindaco della sua città aveva promosso forme di socializzazione dei servizi pubblici (forni municipalizzati, cucine popolari), la cui esperienza risultò ora preziosa per organizzare la distribuzione dei viveri ai superstiti del terremoto (pp. 203-4).

La miseria delle regioni colpite dal terremoto impressionò molti degli osservatori e degli inviati giunti sul luogo della catastrofe. Qualcuno propose dei rimedi; ad esempio il letterato Giovanni Cena suggerì, naturalmente quale misura temporanea, quella di emigrare. "Parecchi anni di duro tirocinio all'estero (...): poi gli emigranti calabresi torneranno altri uomini e non domanderanno più nulla, fuorché il loro buon diritto di cittadini" (p. 381). (Oggi si può dire che noi calabresi abbiamo seguito il consiglio, e che gli "anni di tirocinio" sono stati effettivamente molti, anzi durano tuttora. Sarà che siamo un po' lenti ad imparare?).

Il libro di Boatti non manca di sottolineare l'imprevidenza e anche l'incoscienza generalizzata che indussero i cittadini di Messina e Reggio Calabria (le città che oggi qualcuno vorrebbe unire con un ponte lungo tre chilometri, inutile, dannoso e pericoloso) a costruire tutto, anche gli edifici pubblici, al di fuori delle più elementari regole di sicurezza. Le fotografie che corredano il volume illustrano un panorama di distruzione impressionante, ove emerge, unica costruzione intatta perché edificata con criteri antisismici, il villino di un medico messinese.

Nella sua ricognizione della pubblicistica dell'epoca, Boatti dedica due capitoli ad alcune singolari polemiche: quella (cap. XVII) fra autorità laiche e cattoliche riguardo alla sistemazione degli orfani del terremoto (il Vaticano pretendeva ovviamente che fossero tutti educati "in Cristo" nei suoi istituti), e quella concernente il destino dell'Università di Messina, di cui alcuni illustri cattedratici proposero senz'altro la chiusura, in base alla considerazione che di università ce n'erano fin troppe e che in particolare quelle meridionali erano diplomifici per giovani sfaccendati (pp. 276-7).

Boatti chiude la sua esposizione con un'osservazione suggestiva: la "meglio gioventù" dei volontari del terremoto, poco dopo, buttò via inutilmente la propria carica di idealismo e di amor patrio, la propria volontà di fare e di cambiare le cose, nelle trincee della Prima guerra mondiale. Agli ordini (aggiungo io) di quella medesima classe dirigente ignorante, ottusa, autoritaria, incapace e meschinamente arroccata nella difesa dei propri privilegi, che aveva già dato prova di sé nella gestione ufficiale dell'emergenza-terremoto e che di lì a poco "inventerà" il fascismo.

Questo testo di Giorgio Boatti fa luce su un episodio importante e poco conosciuto della nostra storia nazionale, e lo fa (a differenza della pseudo-storiografia sensazionalistica e superficiale oggi di moda) con grande scrupolosità e metodo: il volume si chiude con ben cento pagine di appendice documentaria e di note al testo. Anche solo per questo sarebbe da raccomandare. Per chi come me proviene da una delle zone disastrate, la lettura di questo libro è irrinunciabile e consente di ritrovare la radice di mali antichi.

Originariamente pubblicato il 22 febbraio 2005, qui.
          Stella rossa sull'Europa        
"Buongiorno, Anne. Buon anno".
"Buongiorno, Valentin. Buon anno anche a te. Novità?"
"Sì. Un nuovo arrivo. Sabato notte. Hai il colloquio già fissato per le undici. Trovi tutti i dettagli in agenda".
Anne Dupont, psicologa del Centro di Prima Accoglienza di Calais, entrò nel suo ufficio, accese il terminale e consultò la sua agenda elettronica.

Lunedì 5 gennaio 2011, ore 11,00. Colloquio con Monsieur Philip Brasser. Cittadino britannico. Età 38. Celibe. Operazione di salvataggio in mare, Canale della Manica, acque internazionali, 3 gennaio u.s. Condizioni fisiche buone. Non parla francese. Attribuzione provvisoria: codice blu.

Bene, pensò Anne. Un rifugiato politico. Iniziare l'anno nuovo con un codice blu era di buon auspicio. Il colloquio era di lì a due ore. Non c'erano altri impegni per la giornata. Completò con calma alcuni referti clinici iniziati la settimana precedente, fece una partita a Tetris, chattò con alcuni amici in Internet. Quando fu il momento, si aggiustò il make-up e si recò in sala colloqui.

Era una stanza non troppo ampia, arredata come un normale studio specialistico ma con qualche accorgimento per mettere gli ospiti a proprio agio: colori pastello, luci soffuse, lettino basso, comoda poltrona. Su quest'ultima, di fronte alla scrivania della dottoressa, era già seduto il signor Brasser.

"Good morning, Mr. Brasser. Prima di tutto, come sta?"
La domanda non era solo formale. L'uomo appariva molto provato. I tanti capelli bianchi, la pelle del viso magro solcata da numerose rughe, le profonde occhiaie dietro le lenti spesse, lo facevano sembrare più vecchio di dieci anni rispetto alla sua età anagrafica. Al posto degli abiti che indossava al momento del suo salvataggio, fradici e inservibili, gli avevano fornito un nuovo completo, che era tuttavia di due numeri più largo e accentuava la gracilità del suo fisico. Gli tremavano le mani.
Quegli scafisti maledetti, pensò Anne.
"Adesso sto meglio, grazie. Certo, suppongo che la notte passata all'addiaccio su quel canotto non abbia migliorato granché la mia cera. Ma ho fatto una buona dormita, qui da voi, e la vostra cucina è ottima". La sua voce era ferma, con una sfumatura d'ironia. "Solamente, non sono riuscito a procurarmi neppure una sigaretta, dottoressa..."
"Dupont. Ma può chiamarmi Anne. Temo che non ne troverà neppure in futuro. Nell'Unione non se ne producono più. Fino a qualche tempo fa, le importavamo dal suo paese".
"Oh, già, ora ricordo. Le esportazioni cessarono sei anni fa. Troppo pochi fumatori, qui da voi. Non c'era abbastanza profitto. Lo so perché all'epoca lavoravo in un'agenzia di rating".
"Lei è analista finanziario?"
Il signor Brasser rise. "No. Laureato in agraria. Da Troody's ero operatore al call center. Ogni grande compagnia ha il suo. E' la mansione che ho sempre svolto, durante tutta la mia carriera. Ho lavorato per almeno trenta società diverse, ogni volta per non più di sei mesi. Si imparano tante cose, sa?"
"Non ho dubbi. Ma veniamo al punto. Lei ha chiesto lo status di rifugiato politico. Data la sua provenienza, certamente la sua richiesta sarà accettata. Lei diventerà fra breve, a tutti gli effetti, cittadino dell'Unione delle Repubbliche Socialiste d'Europa. Già adesso, comunque, lei è libero di circolare in tutto il territorio dell'Unione, ed eventualmente anche di tornare da dove è venuto..."
"No grazie! Non ci tengo affatto".
"Dicevo per dire. In genere, qui da noi i rifugiati si integrano abbastanza in fretta. Tuttavia, non si può escludere che, all'inizio, lei si trovi un po' spaesato. Il nostro sistema sociale è molto diverso da quello da cui lei proviene. A sua richiesta, lei può fruire di adeguata assistenza psicologica e culturale, per superare eventuali difficoltà di adattamento. In questa fase iniziale, se vuole, mi consideri pure come suo referente".
"Oh. E quanto dura questa... fase iniziale?"
"Può finire anche subito, se crede. L'unico suo obbligo, se intende rimanere nell'Unione, è di iscriversi nelle liste di collocamento e nelle graduatorie per gli alloggi. Non credo che le sarà difficile trovare un lavoro e una casa. Se lei non ha esigenze particolari, penso che troverà una sistemazione accettabile nel giro di un paio di settimane. Fino ad allora, comunque, può rimanere qui, o spostarsi in una delle altre strutture di prima accoglienza nel territorio dell'Unione".
"Sembra magnifico. Dov'è la fregatura?"
"Ecco. Era proprio ciò che intendevo. Non c'è nessuna fregatura, per quanto lei sia abituato a pensare che debba per forza esserci. Non pretendo che lei mi creda. Presto se ne accorgerà da sé".

Non c'erano straordinari da fare, quel giorno. Alle tredici, Anne spense il computer, salutò i colleghi che arrivavano per il turno pomeridiano e, senza passare dalla mensa, prese l'elio-tram che, serpeggiando silenziosamente lungo la costa, la portò a casa sua in dieci minuti. Era una magnifica giornata di sole. Il mare era inusualmente calmo, in quei giorni. Una fortuna, per Brasser. Aveva evitato il triste destino di tanti boat-people che partivano clandestinamente dalla riva inglese ma non riuscivano a raggiungere i nostri mezzi di soccorso nelle acque internazionali.

Anne abitava da sola. Si preparò un leggero pranzo macrobiotico, poi un caffé d'orzo. Accese la radio; la spense. Si guardò nello specchio del soggiorno. Sorrise. Tutto sommato, si piaceva. Si chiese come sarebbe stato il suo sembiante, alla sua età, se anziché in Europa continentale fosse vissuta in quell'inferno che doveva essere Londra. I profughi le avevano raccontato storie orribili. Inquinamento, degrado. Se andava bene, orari lavorativi di dieci o dodici ore. Altrimenti, la disoccupazione, l'emarginazione e la pazzia. Oppure, per una ristretta minoranza, la ricchezza e il potere, ma a costo di rinunciare a qualsiasi barlume d'umanità. Un'altra forma di follia, in fondo.

Mercoledì 7 gennaio, ore 10,00. Secondo colloquio con Monsieur Brasser.

Quella mattina l'aspetto di Mr. Brasser era molto migliorato. Anne glielo disse.
"Grazie, Dottoressa. Lei è gentile quanto bella".
Anne Dupont ignorò il complimento.
"Se ho chiesto un nuovo colloquio" continuò Brasser, "non è per ottenere assistenza psicologica".
"Davvero? E perché, allora?"
"Ho due domande da porle".
"Le risponderò, se posso. Ma prima, permetta che le faccia io una domanda. Cosa sa, lei, dell'Unione?"
"Poco, in realtà. So che dapprima ci fu la Rivoluzione d'Ottobre, in Russia, nel 1917. Poi, tra il '18 e il '20, il capitalismo fu abbattuto in Germania, in Ungheria e in Italia. In rapida successione, tutte le colonie europee in Asia e in Africa conquistarono l'indipendenza. L'India nel 1925, la Cina nel '27, e così via. Poco dopo fu la volta dell'Algeria e del Marocco, e a quel punto la rivoluzione scoppiò anche in Francia e in Spagna. Alla fine degli anni '30, tutta l'Europa continentale era socialista.
Frattanto, il crollo di Wall Street nel 1929 aveva gettato l'America nella crisi più nera. Le elezioni presidenziali del 1940 furono vinte da Charles Lindbergh, un fanatico antisemita che instaurò negli U.S.A. una dittatura razzista, appoggiata dal grande capitale. Presto quel regime si circondò di una serie di stati-satellite che coprivano tutta l'America del Sud e del Nord.
Negli anni '80, quelle dittature iniziarono ad implodere, dapprima in America Latina e poi in Canada. Quando nel 1989 cadde il Muro di Tijuana, finalmente il capitalismo crollò negli stessi Stati Uniti. Da allora, secondo la nostra propaganda, il Regno Unito di Gran Bretagna è rimasto l'ultimo baluardo del libero mercato e della civiltà, contro la barbarie socialista che ha travolto tutto il resto del globo. Questo è quanto".
"Bene - disse la dottoressa - a parte la faccenda del baluardo, il quadro storico è corretto. Non le sarà stato facile ricostruirlo..."
"No, infatti. Da noi, formalmente, la cultura è libera, e ognuno può leggere ciò che vuole. Si possono prendere in prestito, nelle poche biblioteche rimaste, anche testi di Marx o di Lenin, e persino di Fabio Volo. Non è vietato. Di fatto, però, ci sono materie che non conviene approfondire troppo. Se si viene a sapere che lei fa certe letture e che ha determinate idee (e si viene a sapere sempre), non speri di trovare lavoro tanto facilmente. Io me la sono cavata con i call center, solo perché le mie origini non sono troppo umili. Quando avevo vent'anni, i miei riuscirono persino a mandarmi all'università. Certo, oggi non potrei più frequentarla. Da allora le rette sono decuplicate."
"Ah, lei ha letto Fabio Volo? Complimenti. Da noi, molti lo considerano un autore troppo difficile".
"Sì, è molto rigoroso e denso, ma se si ha tempo da dedicargli, è un pensatore affascinante. Le consiglio la Critica del tempo unidimensionale, se non l'ha ancora letta. A me ha aperto la mente. In realtà, uno dei motivi per cui mi sono deciso ad espatriare è che anche studiare per conto proprio da noi è diventato impossibile. Troppo costoso, da quando il dizionario è stato privatizzato".
"Il dizionario?"
"Sì. Tutti i sostantivi che iniziano per vocale appartengono alla Mircosoft. Quelli che iniziano per consonante sono del gruppo Murdogh. Gli avverbi sono di Merdaset, e così via. Per leggere o per usare comunque le parole bisogna pagare il noleggio ai legittimi proprietari. Quando lei scrive una e-mail, oppure quando chatta o quando telefona, un sistema di contatori automatici calcola la cifra e l'addebita sul suo conto. Ottimo sistema, fra l'altro, per controllare i contenuti della comunicazione. Io, per esempio, ho fatto quindici giorni di carcere per uso illecito di marchio registrato, la volta che in una mia mail ho scritto che la Cocca Colla mi faceva schifo".
"Senta, Mr. Brasser. Quali sono i suoi progetti? Cosa intende fare, ora che è venuto qui da noi?"
"Primo, togliermi una curiosità che mi ha tormentato a lungo. Ed è la prima delle due domande che volevo farle, si ricorda?"
La dottoressa Dupont sbuffò. "Va bene. Spari".
"La domanda è: perché non ci avete invaso? Come avete potuto lasciarci a mollo in quella fogna?"
Anne si appoggiò sullo schienale della sedia. "Beh, alcuni partiti in seno all'Internazionale erano per dichiarare guerra. Ma infine prevalse l'idea che il socialismo non può essere imposto con i carri armati. Se ci avessero attaccato, ci saremmo difesi. Per fortuna non accadde. Oggi, poi, molti sostengono che una pluralità di sistemi sociali diversi non è necessariamente un male. In India, in Giappone e in Sud America, dove la transizione al comunismo è molto avanzata, stanno già smantellando le strutture dello Stato, per sostituirle con vari tipi di organizzazione non statuale. In Europa e in Africa ci troviamo ancora nella fase socialista, in vari stadi di sviluppo a seconda dei territori. Forse è bene che ci siano delle zone dove ancora vige il capitalismo."
"Sarà un bene per voi, che ci osservate dall'esterno come se fossimo allo zoo! Ma per noi che siamo in gabbia è un altro discorso".
"Lei ora non è più in gabbia. Comunque, mi sembra che il suo atteggiamento nei confronti del suo paese d'origine sia un po' troppo negativo, non crede?"
"Mi dica lei cosa ci vede di bello, in quel letamaio", ribatté Brasser.
"Beh, che so... Avete una scena musicale molto vivace. Un sacco di gruppi pop, rock, punk, post-punk... Wim Wenders ci ha fatto anche un film. Poi, comunque, il vostro sistema ha ancora una base di consenso popolare".
"Si riferisce a West End London Social Club, vero? Quel film mi dà la nausea! Le televisioni del regime lo replicano senza tregua. L'unico film d'autore trasmesso in prima serata, e senza interruzioni pubblicitarie."
"Ecco, ad esempio - lo interruppe la dottoressa - Perché lei parla di televisioni di regime? Da voi ci sono sei o sette canali, se non sbaglio, tutti privati e in concorrenza fra loro..."
"... e trasmettono tutti le stesse schifezze. Non si distinguono l'uno dall'altro. Anne, lei non ha capito: da noi l'economia è allo sfascio, la società è in piena decadenza, la cultura è morta e sepolta. L'unica attività che va a gonfie vele è la manipolazione del consenso per mezzo dei mass-media. Quella è l'unica industria che non conosce crisi!"
"Non volevo farla arrabbiare. Si calmi. Lei ora è al sicuro. Andrà tutto bene. Respiri profondamente, e mi faccia la seconda domanda che voleva pormi".
"Mi scusi. La domanda è questa. Lei è libera stasera? Ho letto sul giornale che in un cinema d'essai a Dunkerque proiettano L'Atalante di Jean Vigo. E' una vita che desidero vedere quel film, e mi chiedevo se... lei volesse venire con me a vederlo, ecco."


Pubblicato su Evulon in due puntate: la prima il 7 gennaio 2011 qui, e la seconda il 12 gennaio 2011, qui.
          La rivoluzione russa        
La mattina del 20 settembre 1871, il Maestro Franz Liszt si esercitava al pianoforte nello studio della sua sontuosa magione di campagna vicino Budapest, quando fu interrotto da un confuso e concitato vociare proveniente dal portone d'ingresso.

"Che succede, Pierre?" chiese mentre raggiungeva il suo maggiordomo, il quale, bloccando con il suo corpo l'accesso alla casa, stava palesemente cercando di convincere un ospite indesiderato ad andarsene.

Quando Liszt, avvicinatosi dietro le spalle del suo domestico, poté scorgere l'aspetto dell'intruso (un uomo sui sessant'anni, calvo, barbuto, che sembrava assai malmesso, ma parlava un francese forbito con marcato accento parigino), quest'ultimo troncò subito, lasciando una frase a metà, il suo litigio con Pierre e, volgendo speranzoso lo sguardo al padrone di casa, così lo apostrofò:

"Maestro Liszt! Maestro! Vi prego, degnatevi di concedere udienza ad un vostro grande ammiratore, giunto or ora dalla Francia solo per avere l'inestimabile onore di fare la Vostra conoscenza!"

"Padrone!" diceva intanto il maggiordomo, "lasciate che cacci via a calci nel sedere questo vagabondo che pretende di farsi ricevere da Voi! E' inaudito! Come se qualsiasi pitocco potesse..."

"Va bene, Pierre, lascia pure entrare Monsieur... di grazia, come vi chiamate?"

Il viso dello strano ospite si rasserenò. "Mi chiamo Eugène Pottier. Da Parigi. Poeta. Per servirvi. Sapevo che avreste... oh, grazie, mille grazie, Maestro!"

"Potete chiamarmi semplicemente Padre. Come forse saprete, non sono che un umile servitore di Santa Romana Chiesa... Ma accomodatevi nel mio studio, ve ne prego, e raccontatemi di voi..." diceva Liszt mentre accompagnava il suo ammiratore lungo il corridoio. "Venite da Parigi, avete detto?", qui il musicista scoccò uno sguardo sospettoso sul suo interlocutore. "E dove siete diretto, se posso..."

Mentre Liszt tornava a sedersi al suo pianoforte, Pottier si accomodò su un'ampia poltrona disposta in modo da fronteggiare il lato destro dello strumento. Come in una sala da concerto, pensò Pottier un po' a disagio. "Maestro, cioè scusatemi, Padre. Avete già capito. Sono un combattente della Comune. Sono in esilio, ramingo per l'Europa, da ormai quattro mesi. Ma non voglio annoiarvi con il racconto delle mie tribolazioni. Sono venuto qui, attratto dalla vostra fama di grande artista e di uomo già attento alla questione sociale, perché ho un testo, da me composto, che vorrei chiedervi di porre in musica".

Ci furono alcuni secondi di silenzio, durante i quali le palpebre di Liszt si aprirono e si chiusero spasmodicamente per una ventina di volte. "Monsieur Pottier... vi rendete conto, spero, del rischio a cui state esponendo voi stesso e me. Mi è difficile comprendere come siate potuto giungere fin qui dalla Francia. Ma, che la vostra sia stata fortuna o incoscienza, sappiate che la polizia asburgica non è affatto indulgente con quelli come voi, né con chi dà loro rifugio."

Pottier si raddrizzò sulla poltrona. "Né fortuna, né incoscienza, Monsieur Liszt. Siamo stati sconfitti, è vero. Ma abbiamo compagni ovunque, pronti a dare il loro silenzioso contributo alla Causa. E' grazie alla loro solidarietà che sono riuscito a sopravvivere e ad arrivare a voi. La musica che porto con me" - a questo punto Pottier tirò fuori da una tasca della giacca un fascicolo spiegazzato, ingiallito e sgualcito, e lo tese a Liszt - "mi induce a confidare anche nella vostra solidarietà".

Sempre più stupito, ma senza offuscare la politezza dei suoi modi da gentiluomo, il musicista prese l'opuscolo che lo strano visitatore gli porgeva. Era uno spartito a stampa che recava sopra il pentagramma il titolo Lyon e il motto: Vivre en travaillant, ou mourir en combattant. Che si potrebbe tradurre, a un dipresso: Vivere del proprio lavoro, o morire combattendo.

"Dove l'avete trovata?" chiese subito Liszt. "Questa composizione non fa più parte della raccolta delle mie opere. Non viene più ristampata da..."

"Dal 1837" lo interruppe Pottier. "Me la regalò mio padre, il giorno del mio ventunesimo compleanno. Mi spiegò che un grande musicista l'aveva composta per celebrare il ricordo della rivolta degli operai disoccupati di Lione. Mi disse: se vuoi davvero fare l'artista, prendi esempio, figlio mio, e ricordati sempre da quale parte della barricata devi stare!"

Liszt guardò fisso il suo ospite, che ricambiava lo sguardo con fermezza. Poi sospirò. "Monsieur Pottier, i tempi sono cambiati. Persino quella testa calda del mio amico Wagner se n'è reso conto, ed è passato (come direste voi) dall'altra parte della barricata. L'epoca delle rivoluzioni è finita. Per sempre. Anche voialtri, col vostro folle tentativo laggiù in Francia, lo avete dimostrato. Datemi retta: la vostra cosiddetta questione sociale non ha alcuna soluzione. Non su questa terra, almeno. La sola cosa che posso fare per voi è scrivere due righe al priore del convento francescano che si trova a una lega da qui. E' mio amico. Vi darà ricetto e ospitalità, fino al giorno in cui Dio, nella Sua infinita misericordia, illuminerà la vostra mente, come già fece con la mia. Allora anche voi comprenderete, e vi rassegnerete alla Sua volontà".

Pottier rimase in silenzio. Poi fece per rimettere in tasca l'altro foglio di carta che ne aveva tratto poco prima e che stava per consegnare al grande musicista. Ma gli tremava la mano e, senza che lui se ne accorgesse, il foglio cadde per terra. Infine disse: "Bene, Monsieur Liszt. Vi chiedo scusa per l'incomodo e per il rischio che vi ho fatto correre. Mi ero sbagliato sul vostro conto. Ora non vi importunerò ulteriormente e, col vostro permesso, riprenderò il mio viaggio."

Stava per uscire senz'altro dallo studio di Liszt, ma quest'ultimo lo richiamo: "Aspettate, Monsieur Pottier. Non fatemi il torto di rifiutare la mia ospitalità, almeno sino a domattina... Tra poco sarà servita la colazione. Frattanto, accomodatevi, e siate così gentile da attendere che abbia finito i miei esercizi. Fra l'altro, suono meglio quando ho un pubblico ad ascoltarmi. Posso chiedervi inoltre, nuovamente, qual è la meta del vostro viaggio?"

Eugène Pottier si risedette. "Credo che andrò in Russia. C'è molto lavoro da fare, laggiù".

"In Russia!?" esclamò Liszt. Stava per aggiungere: voi siete pazzo, ma si trattenne. "Voi non sapete quel che dite! Ogni giorno, ogni giorno lo Zar incarcera, spedisce in Siberia o manda sul patibolo gente come voi! Ecco, guardate" - Liszt prese in fretta dallo scrittoio una rivista - "guardate questo giornale che mi è arrivato ieri da San Pietroburgo. Sapete leggere il cirillico? Ecco l'elenco dei terroristi che sono stati impiccati il mese scorso per avere cospirato contro la monarchia: Rodion Raskolnikov, Nikolaj Stavrogin, Aleksandr Uljanov... Va avanti per un'intera pagina! E voi volete andare in Russia?"

Pottier ribatté con calma: "Terroristi, avete detto? Uhm... no, non è questa la strada. Noi vinceremo, ma seguendo un altro cammino."

"Ah, sì? E quale, se mi è concesso chiederlo?

"Non lo so. Forse la strada non c'è. Ma so che c'è da camminare".

Liszt sospirò. Guardò Pottier. Poi guardò il giornale russo. Poi guardò il suo pianoforte. Infine ci si sedette e, senza dire niente, attaccò a suonarlo.

Suonava già da un quarto d'ora, e le tortuose armonie della Sonata in si minore si dipanavano con sicurezza sotto le sue dita, come un filo di lana in un labirinto, quando Liszt sentì un suono inconfondibile provenire dalla poltrona del poeta. Liszt portò a termine l'esecuzione della Sonata, poi si alzò dal pianoforte e risistemò delicatamente il poggiatesta imbottito sotto la tempia di Pottier. Quest'ultimo smise di russare, ma non si svegliò. Poi il musicista si chinò a raccogliere il foglio di carta che era caduto dalla tasca di Pottier. Si risedé al pianoforte e lo lesse. Era scritto in versi e iniziava così:

"Debout, les damnés de la terre
Debout, les forçats de la faim!
La raison tonne en son cratère
C'est l'éruption de la fin.
Du passé faisons table rase.
Foules, esclaves, debout, debout!
Le monde va changer de base.
Nous ne sommes rien, soyons tout!"


Il poema andava avanti su questo tono per un'altra decina di strofe. Liszt lo lesse con attenzione. Poi sbuffò forte col naso, mise il foglio da parte e si rimise al piano. Attaccò a suonare una sua composizione che s'intitolava Funérailles. Si interruppe dopo poche battute. Poi, per la prima volta dopo decenni, dalla cassa armonica rintoccarono le possenti note iniziali di Lyon. Ma anche questa esecuzione fu lasciata a metà.

Liszt si prese la faccia tra le mani. Cosa gli stava succedendo?

Infine il musicista sembrò distendersi. Riprese in mano il foglio con la poesia di Pottier e lo pose sul leggìo. Iniziò ad improvvisare. Si udì una melodia piuttosto bella, allo stesso tempo vivace e solenne, in ritmo giambico. (Molto tempo dopo, qualcuno l'avrebbe descritta come una via di mezzo fra Oh, my darling Clementine e La cucaracha).

Subito iniziò a variare. Mentre un ritmo lento, profondo e pauroso rombava nella parte sinistra della tastiera, la melodia si trasformò in un canto popolare slavo che sembrava provenire dall'inizio dei tempi.
Poi il ritmo si fece più veloce, incalzante e sincopato, come di tamburi africani, mentre la melodia, stranamente deformata in semitoni, diede l'allucinante impressione di provenire non più da un pianoforte, ma da una tromba con sordina, o da qualche altro strano strumento a fiato non ancora inventato.

Poi ancora la stessa melodia, resa esile, sottile e tintinnante, si stagliò nelle zone alte della tastiera, sullo sfondo di colpi molto distanziati, come di un gong, che provenivano dalla mano sinistra. Senza soluzione di continuità, questo tintinnio si tramutò nel canto di un muezzin. Poi fu come se, prodigiosamente, tutte queste versioni della stessa identica melodia risuonassero insieme. Pottier, che nel frattempo si era svegliato, non credeva ai propri occhi. Le mani di Liszt si muovevano ad una velocità sovrumana, producendo una fittissima gragnuola di note di ogni altezza, che scemava e poi di nuovo s'intensificava, fino a scoppiare in un'onda di energia di terrificante violenza. Infine, mentre le ultime risonanze dell'esplosione ancora si dissolvevano, la melodia iniziale ritornò piano, semplice ed infantile, lenta, simile ad un carillon che suonasse una ninna-nanna.

La straordinaria esibizione di Liszt aveva intanto richiamato tutta la sua servitù, che si era raccolta ad ascoltare in un piccolo drappello dietro la porta dello studio: erano anni che non lo sentivano suonare a quel modo. Fra di loro, c'era una famigliola composta da una giovane coppia con la loro bambina di tre anni.

"Hai sentito, Sandor?" disse la moglie. "Tu dicevi che il vecchio si era ormai completamente rincitrullito..."

"Sì, Hannah, te lo confermo: il vecchio si è totalmente rimbecillito. Ma per sua fortuna, le mani ce le ha ancora buone. Vieni, Milena!" prese in braccio la sua figlioletta, "ascolta. Un giorno anche tu dovrai suonare così".

Pubblicato il 7 ottobre 2010, qui: http://www.evulon.net/news.php?extend.3549


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          "No estamos preparados para la desaceleración económica y quienes salieron de la pobreza pueden volver a ella”        
El historiador, antropólogo e investigador asociado de DESCO (Centro de Estudios y Promoción del Desarrollo), Carlos Monge, hace un balance de los cuatro años de gobierno del presidente Ollanta Humala en relación a reducción de la pobreza, inclusión social y los programas sociales. Monge señala que el gobierno no está preparado para la desaceleración económica producto de la caída del precio de los minerales y advierte que quienes han salido de la pobreza en los últimos años podrían volver a caer en ella.
          â€œLa autoridad de los padres no supone el ejercicio de la violencia física contra los niños”        
Abogado especializado en derechos humanos, Ronald Gamarra analiza a fondo la situación de la violencia contra los niños, niñas y adolescentes en nuestro país, la actual legislación en este tema, la situación de las víctimas y el rol que el Estado debe asumir, a través de políticas públicas, para prevenir y condenar la violencia contra la infancia y defender a las víctimas.
          â€œFalta una política para darle un real y fuerte impulso a la educación inicial”         
En el inicio de un nuevo año escolar, conversamos con Elena Valdiviezo, especialista en educación inicial y catedrática de la Facultad de Educación de la Universidad Católica, sobre la situación de la educación inicial en el país y las políticas del Ministerio de Educación para este nivel educativo. Temas como la cobertura en educación inicial, la calidad de esta educación, la formación de docentes para el nivel inicial, las políticas para los niños menores de tres años, son abordados, entre otros aspectos, por Elena Valdiviezo.
          â€œQuizá proceso de focalización causó estancamiento en reducción de la desnutrición y anemia infantil”         
La ministra de la Mujer y Poblaciones Vulnerables, Ana Jara, participó en el encuentro Alerta Ciudadana por la Primera Infancia. En este diálogo destaca como “un espacio de acuerdos” este encuentro organizado por el Grupo Impulsor Inversión en la Infancia y la Asamblea Nacional de Gobiernos Regionales, y responde por qué ha disminuido el ritmo de reducción de la desnutrición crónica entre los niños menores de cinco años y se ha incrementado la anemia infantil.
          PARTICIPACIÓN EN COME ARTE        
"El diseño en México busca expandirse cada vez más y ha ido creando nichos de consumo independientes y alternos. *COME* nace a partir de este movimiento que tiene como finalidad ofrecer un espacio para la difusión y venta de diseño y arte en México, así como un intercambio cultural entre los diseñadores, artistas y el público".

          Exam oh Exam!        


Salam friends! huh ==" hari ni hari yg paling menjadi debaran utk kami budak2 A Level. Dh seminggu dh sbenarnye takowt. Today, 11th August 2011 akn jdi satu tarikh yg paling historical lah buat we all.. emm + today sbenarnye birthday mama nia! hurray.. Alhamdulillah... pagi td kiteorg smue masuk kelas awal2 lg.. Masuk2 je, teacher terus bace result masing2. I was like still taken aback lah kan.. Budak tesl requirementnya lain sikit berbanding budak accounting dn engineering.. Diorg mesti smue subject dpt A. Kiteorg tk... Kiteorg yg wajib dpt A hanya subject Maths.. Utk subject Literature dn Socio kami dibolehkn dpt at least B so that tk payah repeat! huhu.. Sbb subject kteorg triple susah utk score.. tu la psl.

My result Alhamdulillah, cukup2 makan la.. Tapi yg agak terkilan sbb kene repeat 1 subject; Sociology.. wlaupun org kate beruntung sbb nia tk payah repeat literature, tapi REPEAT tu masih satu perkataan berbisa.. Yer lah, bukn snang nk repeat. perlukan hard work and determination. Tk pe lah, jgn putus asa Tania~ Ramai yg dpt unexpected result.. as i am jgk la.. nia buknnye pndai sgt pn.. Nasib baik Maths dpt A. hoho, klau tk dpt jgk, tk tau lah nk kate ape.. Dh berguru ngn ramai sgt dh haa maths nie.. Terime kasih korang kawan2 (laki dn prmpuan) yg dh berhempas pulas ajar nia maths. insyaAllah byk pahala korg dpt... :)

Tahniah pd awk, awk dn awk... :) Dpt 14 pn oke what :p Dn tahniah pd smue kwn2 nia yg dpt 15.. Korang mmg hebat lah.. :) Bangga dpt jdi kwn korang ... hehe.. Ape2 pun always humble okay? And pd kwn2 yg kurang brjaya..it doesnt matter.. tk pe lah, teruskn usaha lg k? Mungkin rezeki tk de kali ni, lain kali insyaAllah berganda2 rezeki tu.. Klau nk mintak tlg pape, mintak je.. Nia hepi klau dpt tlg korang.. Well, okaylah..tu je lah kot stakat nie.. Nia pn dh inform family bout my result and they seem happy and glad for me. K lah, syg korang smue... terutama skali.. syg Allah! dn syg nyet2! :)



Advice : Amalkan ayat seribu dinar (boleh google klau tk tahu) .. InsyaAllah, murah rezeki kita selamanya.. :)


          Optimización libre y solidaria        
Motorela
El mundo tiene más sorpresas que las que uno espera. En un viaje los detalles pequeños saltan a la vista con mayor facilidad que las grandes diferencias de lenguaje, historia, ubicación, etc. Una de las que más me ha llamado la atención es este medio de transporte llamado "Motorela". 

Al norte de Mindanao, en Misamis Oriental, entre Camiguin y Cagayan de Oro en Filipinas se ve este curioso medio de transporte. Se trata de una moto con un remolque que -mágicamente- permite acomodar 10 personas. ¿Cómo? La palabra es esa... magia. Aunque tenga un uso masivo, sea un espacio pequeño, que todo quepa o o que nada se cae a pesar de que todo parezca inestable este medio tiene algo muy especial.

¿Cuál es su especialidad? Se trata de una optimización libre. Los filipinos mencionan sutilmente la ubicación y el conductor sutilmente acepta o rechaza el destino propuesto. Una vez aceptada la dirección, en silencio el conductor se dirige a ese lugar. Los peatones se acercan y mencionan otros lugares. El conductor simplemente asiente o niega la ruta deseada por los otros pasajeros. El vehículo se llena y los pasajeros se van bajando en el lugar deseado y uno llega a su destino. El precio son 7 pesos filipinos (PHP) el equivalente a aprox 14 centavos de dólar o 540 pesos colombianos (COP).

¿Qué tiene eso de novedoso? Lo que he podido observar es que el medio permite satisfacer la necesidad de transporte, su cupo se utiliza plenamente, es un transporte colectivo y el conductor con una señal sutil está optimizando la ruta. ¡Muestra un fenómeno emergente que sin control previo genera resultados ordenados! ¿Podrían las grandes plataformas como Über, Waze, Google Maps lograr procesos de optimización donde en lugares precisos se recogan personas que vayan hacia la misma ruta? 

Lo mejor de todo es que rompe el paradigma tecnocrático de que la mejor opción de transporte es planificada. ¿Podría esa moda de alcaldes tecnócratas colombianos lograr un medio óptimo, cooperativo y a la vez libre? La planificación que empieza a utilizar varias variables se pierde rápidamente. Es fácil perder el rastro de simples supuestos programados en Excel al punto de que los archivos cobran vida. Sin embargo, un conductor de forma sencilla y ante todo libre resuelve problemas colectivos que llevan a resultados óptimos. 

Muchas acciones individuales llevan al orden, pocas acciones de un "líder" generan caos... ¿Por qué? La libertad tiene atractores extraños y eficientes a pesar de su caos, el orden forzado produce caos...   


          SÍ, HAY UN PAÍS QUE SE LLAMA FILIPINAS...        

¿Para qué sirve un reinado de belleza? Los reinados son muy útiles porque no sirven para nada. Nos sirven para no pensar... y bueno nos enseñan que existe Filipinas y que queda en Asia. Dan espectáculo, enseñan que Confucio se inventó la confusión (Señorita Panamá 2009) "y también del mismo y en el sentido contrario" (Señorita Antioquia 2008). Y los reinados nos recuerdan que "estamos para darnos cariño, para darnos amor" (Señorita Antioquia 2008). Esto tratando de emular un sistema de citas digno de los reinados. Claro pero tienen la utilidad de trascender la psicología geográfica mundial... ¿En serio hay un país que se llama Filipinas? La gente en Colombia -quizás en el mundo- aprende de geopolítica, geografía e historia haciendo chismografía sobre reinados de belleza. Así que más allá del reinado y del "ese país existe" hablemos de Filipinas...

Geografía psicológica de las tragedias

Geografía Filipina y Sistema Político...
Sí gente que en común padece una arbitrariedad llamada Colombia, hay un país que se llama Filipinas, son 7107 islas al sur del mar de China y al norte de Malasia e Indonesia. En total ocupan un área de 300.000 Km2 y su población es de 100 millones de habitantes. Fueron colonia española y de Estados Unidos. Idiomas oficiales Tagalo e Inglés, pero hablan otros como el Cebuano (que allá conocen como Bisaya). Entre sus islas se transportan en ferry. 
Mapa de Filipinas
Política y economía...
Filipinas tiene la mitad del ingreso per cápita de Colombia.  Su moneda el Peso Filipino PHP es alrededor de 70 COP. El Peso Colombiano se ha devaluado también frente al PHP. Pero en todo caso, los salarios en Filipinas siguen siendo inferiores a los de Colombia. En general me parece un país barato. Al igual que Colombia el excesivo presupuesto público en Filipinas también desaparece. ¿Por qué? Porque al igual que en Colombia en Filipinas los políticos son "honestos"... Sin embargo, en Filipinas los únicos ricos son los políticos que "honestamente" se aprovechan del Pondo público. Bueno, las celebridades también tienen plata allá...

Tienen una economía altamente proteccionista que prácticamente prohíbe los negocios de los extranjeros. Ningún extranjero puede adquirir propiedad raíz. Los casos comunes de jurisprudencia en propiedad es si un extranjero que compra a través de un filipino pueden transferir legítimamente propiedad a un tercero. Lo que, contrario a mis amigos de izquierda, es para mí la razón por la cual no tienen el desarrollo de Hong Kong, Singapur o Malasia. Filipinas es uno de los pocos países que no le exige Visa a los colombianos...claro si no siguen poniendo estupideces en redes sociales. Por culpa de algunos colombianos es que a otros nos da vergüenza mostrar el pasaporte. 

Esa arbitrariedad llamada estado también genera problemas políticos en Asia. Hay un problema de aguas territoriales como Colombia. Colombia lo tiene con Nicaragua, algo la verdad relativamente fácil de lidiar. Pero ¿con quién tiene ese diferendo limítrofe Filipinas? ¡Con China! Un país conquistador y con un poder fuerte. En Filipinas por su pobreza y pequeño ejército tienen miedo al imperialismo del gobierno Chino. Por eso la pregunta de las bases militares. 

¿Actitud conspirativa...?
Contrario a la cultura colombiana, en Filipinas no ven robos improvisados en cada esquina. Para ellos básicamente se trató de una situación muy incómoda, y un error de buena fe lo que pasó en el reinado. Si fuera lo contrario ¿cómo sería la actitud de este país sudaca?

Cultura y religión...
Los filipinos tienen un respeto por los mayores, algo común en la cultura asiática. A todo hombre mayor se le dice kuya y a toda mujer mayor ate. Su lenguaje utilizando la palabra po cambia a una expresión más educada. Por ejemplo, Salamat po es más educado que sólo salamat. Eso significa "gracias". En Colombia no hay respeto por los mayores sino por los cartones...

Algunas palabras o curiosidades

Kumustá ... Viene el español ¿Cómo está? Y es el saludo.
Paki Significa por favor
Pagbati Significa "feliticationes"
Ako ay mula sa Kolombiya: Significa soy de Colombia en Tagalo.
Paano mo sabihin? Cómo se dice?
Mahal kita... Te quiero o te amo...
Oo Sí
Hindi No
Ang babae Mujer
Ang lalaki hombre
Ang pusa Gato
Ang tubig agua
Ang = el/la/los/las
ng= de (de pertenencia)
sa= de (de procedencia)

Es un idioma en el que uno ve muchas a, muchas m y n, muchas g y muchas p. Tienen una letra que es la ng que para mí suena como una ñ, aunque para ellos es más dulce.

Es quizás el único país mayoritariamente cristiano de Asia con amplia influencia católica, aunque hay otras iglesias...

Es muy curioso porque la influencia española en Filipinas duró más que en Colombia. ¿Por qué no hablan entonces español? ¿Por qué conservaron sus idiomas regionales pero aceptaron la religión? Si los españoles eran... lo que todo el mundo piensa... ¿No debería ser Filipinas un país donde se hablara español? 

¿Qué piensan de Colombia?
Pero tranquilos que en Filipinas también desconocen de Colombia. Pero, a diferencia de Filipinas, Colombia es un país mucho más "x". Ellos creen que latinoamérica es como México. Aunque tienen razón porque latinoamérica es mera telenovela. Empezando por la política colombiana entre Uribe y Santos. Semejante divorcio no habría podido ser anticipado por ningún guionista mexicano. Y pase a Venezuela con Maduro y sus llantos "ya no les doy casa porque han roto mi corazón. A quien mi comandante nombró desde su corazón". Siga con Ecuador y "van a matar al Presidente". Y sobre latinoamérica no entienden el chiste de que el papa es el único Argentino humilde jajaja...

También insisten en que hay una gran diferencia entre los ojos de los asiáticos. Claro, de la misma manera que no somos mexicanos. No es lo mismo los ojos de un chino, de un japonés y de un coreano... Ni los de un rolo... Para nosotros todos son chinos. Encuentre las diferencias...

En Colombia pensamos que Manila es el componente de un sobre. No, Manila es la capital de Filipinas. El sobre efectivamente es hecho con cáñamo que se cultivaba en la región de Manila.

A diferencia del orgullo de acá, ellos creen que las mujeres latinas son las más bonitas. ¿Por qué? ¡Porque suelen ganarse los reinados de belleza! Y puede que Ariadna no haya quedado de primera, pero había dos colombianas en ese escenario...

En fin... qué importa quién gane el reinado. Hay mujeres lindas aquí y allá, 17.000 km de distancia, idiomas, culturas, creencias y economía deben unirnos en aquel gran trasfondo de humanidad. Somos humanos, dejemos de compararnos y recordemos como dijo la señorita Antioquia "estamos para darnos cariño, para darnos amor". Que Confucio no invente la confusión y conozcamos más allá de las diferencias las similitudes que tienen dos países tan extraños como Colombia y Filipinas...  


          LA GRAN "UTILIDAD" DE LA OEA...        
Asamblea General 35 de la OEA.
Decía en estos días el dictador venezolano Nicolás Maduro que a la OEA no la quiere nadie. ¿Cómo va a ser verdad una frase de tan despreciable personaje? ¡Tiene que estar "equivocado"! ¡La "verdad" únicamente la dice gente inteligente y agradable! Para refutar la frase de Maduro (aunque estaría "refutada" por quien la dice) vamos a mostrar la inmensa utilidad de la OEA.

En los inicios de la juventud hay un idealismo que raya con la ingenuidad. Todos los recién egresados de colegio vibran por cambiar el mundo. Saben más de la profesión que piensan estudiar los que ya la estudiaron. Una época hermosa con unas ansias de cambiar el mundo más fuertes que las de Putin y las de Obama... Y es aquí donde viene la OEA. Con el ánimo de implantar "valores democráticos" se crean simulaciones de la OEA. Los jóvenes por un instante juegan a cambiar el mundo. Los hombres de corbata y las niñas de sastre. Una elegancia que eleva su "espíritu" a la categoría de aquellos representantes del continente... Sin la OEA ¿A qué jugarían nuestros jóvenes?


Maduro diría que podrían jugan a un modelo de la "Asamblea Nacional". Más de uno elegiría ser Diosdado Cabello sin lugar a dudas. Pero la Asamblea Nacional Bolivariana es muy aburrida. La mayoría tendrían que gritar que están "rodilla en tierra" con el comandante eterno. La minoría básicamente tendría que gritar que "no existen garantías para la oposición". Lo único es que podría armarse un "bochinche" y liberar aquellas bajas pasiones... Tal vez esa sea una simulación un poco más auténtica del costoso circo de la política. Pero ¿Acaso eso eleva su noble y digno espíritu de nuestra juventud? 


La diplomacia es el arte, que requiere enorme valentía, de sonreirle a quien en condiciones normales querrías pegarle un puño. No es hipocresía, para nada, por el contrario se requiere una gran valentía para sonreírle a alguien que detestas. Esto es incomprensible por algunas personas sobre todo en Antioquia y la Costa Colombiana.  Sin embargo, en su mayoría la gente en Colombia es "diplomática". En todo caso, más vale una sonrisa falsa que una guerra auténtica...


Uno de los grandes beneficios conseguidos por la diplomacia es el de la "inmunidad diplomática". Más allá de entrar a analizar tan "valiosa" institución en sus debidas "excepciones" es claro que esto representa un beneficio. La inmunidad diplomática no solamente se presenta para "misiones diplomáticas" ante países, sino para aquellas ante instituciones como la OEA o la ONU.


En un mundo donde priman principios como "la libertad de circulación" o la no-discriminación por razones de nacionalidad (leáse pasaporte) ¿Cómo se sacarían beneficios adicionales para personas "iguales ante la ley"? ¡Con la inmunidad diplomática! Se trata de una discriminación positiva en razón del pasaporte, de uno especial claro está. Siendo todos iguales ante la ley ¿cómo podríamos encontrar una forma para que a alguien le dijeran "Su Excelencia"? Eso sin contar que eso facilita el tránsito en aeropuertos demorado por medidas proteccionistas (que surgen "precisamente" como formas para facilitar la libertad de circulación y la no-discriminación) como las visas o las aduanas. Sin tantas instituciones internacionales ¿Cómo haría el político para incluir en la lista de su gigantesco número de "amigos" de los beneficios del poder? Ese carrusel de roscas, beneficios y adulación requiere privilegios especiales...


Hay un tercer beneficio que presenta la OEA. Se trata de una Organización que no escatima en realizar toda serie de eventos, cocteles, tratos especiales, etc. Se trata de la socialización del más alto nivel. En estos eventos como "foro para la erradicación del hambre" se invita a "líderes comprometidos" a "discutirlo" en hoteles del más alto nivel. Se trata de eventos que sus asistentes no solamente no pasen hambre, sino que coman esquisitos manjares. Manjares que los motiven a una "reflexión profunda" para sacar una resolución, declaración, etc., donde se diga que se quiere acabar con el hambre. Â¿Cómo conseguiríamos aquellas "valiosísimas" declaraciones que se dan en eventos del más alto nivel?


Eso sin contar con que, los organismos internacionales son buenos empleadores. ¿Qué pasaría con empleos como los del Secretario General, despachos, asistentes, adjuntos? No se puede negar que, en un mundo lleno de problemas económicos, se requiere resolver los problemas de empleo. Es "vital" para nuestra economía que haya personas encargadas de manejar varios tipos de sellos y la logística que ello implica. Más aún, por su directa relación con emitir otras de declaraciones acerca de la importancia de acabar con el hambre. Situación que llevará a otras declaraciones sobre tan importante problema... Eso sin contar que las facultades de relaciones internacionales perderían inmensas "ventajas" para el mercadeo de sus programas. ¿Dónde van a trabajar sus egresados? En esta economía global hay que "garantizarles" un empleo...


Es así como Nicolás Maduro está equivocado. No solamente por ser él quien lo dice, sino por la importancia de la institución que se trata. Sin ella ¿Qué remedarían los jóvenes para cambiar el mundo? ¡Se perderían empleos, se desperdiciarían inmunidades diplomáticas (que podría darle a sus "amigos")! Sin la OEA y las instituciones internacionales ¿cómo podríamos tener un circo donde los payasos cumplan al pie de la letra el protocolo y la etiqueta? Sin ellos no tendríamos quien lograra darnos pan... bueno declaraciones que harán que este aparezca mágicamente...

          ECO-IMPERIALISMO, HIDROELÉCTRICAS, MENTIRAS Y VERDADES        
Esta mañana me encontré este artículo en el muro de un amigo http://www.theecologist.org/News/news_analysis/2705631/el_quimbo_colombia_enelendesas_low_carbon_hydroelectric_racket.html. El artículo por un imperialismo ecológico critica el imperialismo económico, pero su crítica, aunque razonable en algunos puntos, no deja de tener el trasfondo errado de muchos ecologistas: ¡imponer condiciones a los países subdesarrollados para que los ecologistas de los desarrollados sigan contaminando en paz! Pero lo irónico es que The ecologist critica una de las fuentes de generación de energía renovable más bonitas, eficientes y que puede darle a la gente que vive en ese territorio que llaman Colombia fuentes de riqueza. Además, la crítica se hace de manera ligera pasando por alto las consideraciones del International Panel on Climate Change acerca de sus ventajas.  En el punto que acierta es precisamente en los abusos del estado sobre las comunidades, donde vale la pena resaltar que el aprovechamiento del potencial hidroeléctrico no da derecho a expropiar, en favor del que sea. 

Este escrito consta de varias partes. El primero es que hay una confusión entre inversión extranjera y concesión de monopolios extranjeros, donde los ecologistas aciertan. Y para la aclaración cito a un a un profesor de la Universidad de New York, a Murray Rothbard. Luego, muestro que tras el ecologismo hay también imperialismo, pero uno que suele gustarle a ciertas izquierdas, uno que impone condiciones insoportables a los países pobres, para que los ecologistas nórdicos no tengan cargos de conciencia por prender la calefacción, dado que en las zonas tropicales hay selvas que se beneficiarán de su cariño al planeta. En ella explico que hay una falacia en cuanto a la consideración que hace el artículo de las hidroeléctricas, incluso basándome en el IPCC. Posteriormente, se muestra que las hidroeléctricas además de ser tecnologías que producen energía eficiente sin emisiones de CO2 (no se discute acá el tema de si el cambio climático es originado o no por el hombre) es una oportunidad de ofrecer energía barata. El precio de la energía se relaciona con el crecimiento económico, inclusive una disminución de la demanda de energía puede ser un indicio previo a una crisis económica. La energía eléctrica es clave en la industria y una energía más barata puede disminuir costos. Finalmente, ante un planteamiento del artículo que menciona las pérdidas de energía en transmisión y distribución (o sea los cables que llevan la energía de la planta a su casa) que denuncian a que se deben ¿a las leyes de la física? ¿a viabilidad técnica pero no económica? ¿a ineficiencia? Esto porque consideraban que era más importante disminuir las pérdidas que construir hidroeléctricas. Hasta cierto punto, por física, las pérdidas en transmisión son inevitables, no sé cuál sea el punto. Pero eso no es una excusa para no mejorar la oferta. 

IMPERIALISMO ECONÓMICO Y MONOPOLIO ESTATAL
El imperialismo ecológico es una realidad. Sin embargo, muchos partidos de izquierda al ser ecologistas están convencidos de que no es imperialismo. Ya Hayek denunciaba que existía una imposición de países ricos y contaminados que obligaban a países pobres y selváticos a generar amplias áreas protegidas. Esto genera como dice don Alpiniano en El Tomismo Desdeñado unos beneficios a unas personas que no les corresponden, imponiendo cargas a otros que no las merecen. Sin embargo, luego de que en estos países -como Colombia- nadie puede hacer nada, ni tiene cómo adquirir recursos para explotar sus ventajas ahí sí llegan empresas extranjeras que, haciendo convenios con el gobierno, adquieren los beneficios que los nacionales no han tenido. 

Hace Murray Rothbard, citado por el instituto Mises Hispano una distinción importante entre la sana inversión extranjera y la alianza de empresas ricas con gobiernos ineptos pobres:

"Los conservadores norteamericanos insisten en particular en resaltar ante los países retrasados las grandes posibilidades y la importancia de las inversiones privadas procedentes de los países avanzados, y les incitan a crear un clima favorable a las mismas, de modo que no se vean sujetas al instigamiento de los gobernantes. Todo ello es muy cierto, pero, una vez más, a menudo es irreal, dada la situación de estos países. Estos conservadores caen persistentemente en el error de no saber distinguir entre las inversiones exteriores legítimas del mercado libre y las basadas en concesiones monopolistas y en donaciones de vastas extensiones de tierras otorgadas por los Estados subdesarrollados. En la medida en que las inversiones exteriores se basan en monopolios y en agresiones contra el campesinado, en esa misma medida adquiere el capitalismo extranjero las características de los señores feudales y debe ser combatido con los mismos medios"

En este sentido, estoy de acuerdo con el artículo -y en contra del imperialismo económico- en que el estado confunde inversión extranjera con monopolio extranjero. Y el monopolio es desagradable venga de donde venga, sea el monopolio estatal tan "nacional", como cualquier otro. Por eso, cuando Robledo, senador del Polo, defendía a los arroceros por la imposición ridícula de tener que comprar nuevas semillas estaba promoviendo algo anarcocapitalista y liberal, aunque con argumentos de izquierda. 

Lo mismo pasa en este caso, si se trata de una inversión privada ¿por qué el estado entra y desaloja campesinos? ¿Por qué expropia? Y por más que la ley diga que la expropiación requiere una indemnización al precio del avalúo comercial, ¿es el avalúo comercial el precio de venta? Hombre, no estoy en momento de calcular las rentas campesinas vs las rentas hidroeléctricas, pero sospecho que las rentas hidroeléctricas son más altas. Ahora, si el campesino no quiere vender al precio que dice el avaluador ¿por qué le quita el estado su tierra bajo la excusa del "bien común" para las rentas particulares? No creo que si la transacción se diera en condiciones de libre mercado los campesinos salieran a protestar. Hay alrededor de un millón de kilómetros de líneas de transmisión eléctrica, y si uno viaja por carretera suele ver vacas o sembrados alrededor. ¿Por qué esos campesinos no protestan? Porque 1. esos terrenos no son expropiados sino que cuentan con servidumbres de paso, 2. Se suelen hacer arreglos de mercado. Hombre, hay casos de casos, pero en general no se ve un descontento generalizado. 

Pero, no, la herramienta de la expropiación es el arma para el bien común, como en Venezuela que hay mucho "bien común", siendo tan paradisiado que prefieren venirse para Colombia. La expropiación existe pero tiene sus límites. En todo caso, sin estado Â¿quién expropiaría para que se hicieran las vías? 

IMPERIALISMO ECOLÓGICO

Sin embargo, las razones ecológicas que plantean para oponerse a las hidroeléctricas son más bien pobres. En primer lugar, las consideran también causa del calentamiento global. ¿Cómo? No quiero citar el artículo porque me da pereza pero la idea se resume en 1. cortan bosques tropicales que recogen el CO2, 2. son fuentes de Metano. Hombre ¿cómo un artículo que cita el Panel Intergubernamental sobre el Cambio Climático para defender a los campesinos y el agro sale a decir que son más contaminantes? En primer lugar, si uno revisa lo que dice el IPCC en materia de energía hidoeléctrica (sacaron un documento sobre energías alternativas) su resumen -de la IPCC- arranca así: "Hydropower offers significant potential for carbon emissions reductions" http://www.ipcc.ch/pdf/special-reports/srren/Chapter%205%20Hydropower.pdf. Creo que en ese punto "The ecologist" se equivoca. 

Por otro lado argumenta que las represas (reservoirs) son fuentes de Metano. La verdad, lo que dicen los científicos climáticos es que si bien el metano CH4 es un gas efecto invernadero, su absorción es más rápida que el CO2, una diferencia que va desde unas décadas en el metano, hasta miles de años para el dióxido de carbono. Además, de acuerdo con la siguiente imagen que proviene del último reporte del IPCC parte del CO2 proviene del uso de la tierra http://www.slideshare.net/fullscreen/IPCCGeneva/fifth-assessment-report-synthesis-report/11:
Francamente, si queremos disminuir TODAS las emisiones humanas de CO2 hay que empezar por dejar de respirar. ¿Y todas las artificiales? Dudo que la energía que utiliza "The ecologist" sea propiamente energía que no emita CO2 -bueno, puede ser nuclear que no les gusta tampoco- pero no es de las "terribles" hidroeléctricas. 

¿Qué otra razón puede tener "The ecologist"? ¿Proteger los bosques de los países subdesarrollados? ¿Para qué? ¿Para que haya bosques que puedan chuparse el CO2 que producen sus plantas a carbón, gas, petróleo, etc. a costa de energía más costosa, menor productividad, entre otras, en nuestros países? ¿Para que ellos puedan seguir subsidiando sus industrias a cambio de que las nuestras no puedan competir en sus mercados por el costo de la energía?

DEFENDIENDO LAS HIDROELÉCTRICAS

LAGO CALIMA
Lago Calima.
Uno de los embalses en Colombia.
En un apartado anterior cuestioné el manejo del monopolio estatal con la empresa. El estado es una asociación de políticos corruptos con empresarios ineficientes. Pero tanto la oportunidad a nivel de recursos hídricos que hay en Colombia, la eficiencia energética de las hidroeléctricas, su costo en comparación con las térmicas a base de carbón, gas, gasolina, su posibilidad de cambiar potencia (a diferencia de otras renovables de potencia inestable) y almacenar la energía, entre muchas otras, me hacen tenerle cariño a esta tecnología. Creo que en el punto anterior quedó desvirtuado que las hidroeléctricas tengan impactos a nivel global vía CO2 (lo que hacen es quitar el calmadero de conciencia de los ecologistas ricos que les permite seguir emitiendo CO2 bajo la tranquilidad que los bosques tropicales los recogerán). El metano no me preocupa realmente y creo que es una afirmación que no estaba fundamentada, al fin y al cabo, los embalses no son aguas estancadas. 

El potencial hidroeléctrico de ese territorio que llaman Colombia es una maravilla. Eso sin contar con el potencial energético de otras tecnologías renovables como las fotovoltaicas por su ubicación terrestre, las mareomotrices, entre otras. Que cualquiera venga y lo explote es necesario, aunque en condiciones de mercado, no monopólicas ni imperialistas. Adicionalmente, la energía hidroeléctrica es más barata. En el siguiente gráfico hay un promedio de los precios mensuales en comparación al porcentaje de generación térmica en Colombia:

Por puro azar puede observarse con claridad la correlación entre el porcentaje de generación térmica en Colombia y el precio constante (deflactado con IPC) de la energía. Como la gráfica de generación térmica de alguna manera encaja con la hidráulica (la cogeneración y la eólica representan porcentajes insignificantes) podría afirmarse que a mayor generación hidráulica en general menos precio. ¿Por qué se presentan esos baches en la generación? La razón es muy simple, el agua es renovable pero no predecible. Si uno mira las correlaciones de series de ingresos los caudales en dos o tres días tienen altas correlaciones, pero alrededor de dos meses -algo que corroboré con un ex empleado de ISA e ISAGEN- las correlaciones son nulas. 

Hay incertidumbre en el ingreso del agua. Adicionalmente, en unas ocasiones por década se presenta el fenómeno del niño. El fenómeno del niño genera lluvias en Perú -un país desértico- y trae sequía a un país lluvioso como Colombia. Como el agua escasea hay que producir la energía con un sustituto: las termoeléctricas. El costo de la energía se dispara. En este momento parece que están las condiciones para que se dé el fenómeno del Niño si es que no estamos ya en él. De ese fenómeno se ha venido especulando desde que empecé a investigar este tema en Junio del año pasado (o sea el 2014). Esa especulación posiblemente también influye en los precios, el aumento de la producción térmica y la disminución de la hidroeléctrica porque ante el riesgo de escasez se empieza a guardar el agua. El profesor John Jairo García y otros de EAFIT en un paper al respecto proponía medir las expectativas de aportes al sistema en relación con el precio: 

"Una variable importante sobre la determinación del precio en el mercado no regulado que debiera incluirse en estudios futuros son las expectativas climatológicas; en la medida en que se espere una disminución del recurso hídrico, generará expectativas de aumentos en el precio.". http://revistas.upb.edu.co/index.php/cienciasestrategicas/article/view/1093/1313

La intuición tras el análisis es muy buena, pero dudo que pueda encontrarse una variable de expectativas climatológicas. Aunque si algo me soprendió de John Jairo era esa capacidad de creatividad econométrica. El caso es que la ventaja de tener un sistema donde el "combustible"que es el agua es variable, permite inferir que, al menos en las condiciones geográficas de los Andes Colombianas, es más barato que el uso de otros combustibles.

Es así como la construcción de hidroeléctricas -aunque respetando los derechos de propiedad privada- es una necesidad para mantener bajos los precios de la energía. Hay muchos trabajos que buscan predecir el precio de la energía y lo hacen en función de variables hídricas. Pero nada mejor que leer los errores de las predicciones pasadas de los economistas. En este artículo participó mi amigo y profesor de econometría Mauricio Lopera y dice lo siguiente:

" La coherencia del resultado se corrobora en el mes de enero de 2014, donde se aprecia una caída grande en el precio producto de la entrada en operación de El Quimbo y Sogamoso, las cuales en conjunto aumentan la oferta de electricidad en 1220 MW" http://www.redalyc.org/pdf/1552/155226077004.pdf
Mauricio nos insistía mucho que verificáramos que el resultado econométrico coincidiera con la "intuición" económica.  El problema es que las predicciones se equivocan y fuertemente. En el artículo citado, se muestra que los precios caerían en enero de 2014, la razón sería lógica la entrada de hidrosogamoso y quimbo (que es la que menciona The ecologist). Los precios en 2014 en bolsa fueron altísimos, y apenas hoy 16/01/2015 leí que estaban inaugurando la planta de hidrosogamoso. Lo que es cierto es que esas plantas deberían influir en la disminución del precio por el aumento de la oferta, además, de un insumo mucho más barato como "combustible" que el carbón. En eso acertó el trabajo de Mauricio y otros. Pero el cómo o cuánto bajarán los precios no podemos calcularlo con exactitud. 

DEFICIENCIAS DEL SISTEMA
Los cables suelen dañar las fotos de paisajes.
Pero ¿no puede haber buenas fotos de cables de alta tensión?

El sistema de energía que nace con las leyes 142 y en concreto 143 de 1994 tiene muchas deficiencias. Aunque la L143/94 trataba de dar paso a un modelo más parecido al de un mercado, esa distinción del mercado regulado del consumidor de energía hace que nos saquen un ojo de la cara porque sus precios están muy por encima de los de bolsa; aunque relativamente influidos por ellos como lo mostraba el profesor John Jairo García. El modelo aunque avanza hacia tratar de liberar lo que considera de mercado y regular lo que considera "monopolio natural" se queda corto. Pero realmente si hay algo aburrido es la regulación del sistema de energía, como todas las regulaciones. Hablemos más bien de leyes bonitas, las del "fatum" o de la naturaleza... las humanas dan asco. 

Quiero enfocarme más en los problemas que mencionaba "The ecologist" y es las "pérdidas" de energía del sistema de transmisión y distribución. Una de las leyes de la física es la ley de la entropía. Básicamente consiste en que aunque la energía no se destruye, solamente se transforma, se degrada a formas de energía más "desordenadas". Básicamente la energía se transforma en "calor", o que es lo mismo que movimiento y vibración molecular. Utilizaremos el término "pérdida" de energía en un sentido amplio, o económico, pero entendiendo que solamente es una transformación no utilizable.  Esta es la razón por la cual no existe una máquina perfecta, sin desgaste y de movimiento absoluto. Por esta razón los relojes de péndulo necesitaban que les dieran "cuerda". 

De esta manera, por cada 1 KWh (3.600.000 Joules) que produce uno recibe una cantidad menor de energía porque esta se ha "pérdido" transformándose en calor. Esto se debe a que los transformadores -que no entiendo cómo funcionan pero cambian el voltaje- generan pérdidas, la transmisión de energía puede generar calor, en la costa el desgaste de los cables genera pérdidas. Todo esto, como me decía un ex trabajador del sector eso es parte del costo de la energía. Dice textualmente "The ecologist" que se pierde alrededor del 16% de la energía generada:

"Yet the Government is neglecting simple options to raise power supply - like reducing the high level of losses in transmission and distribution, which run at about 16% of power generation and amount to some 10,000 GWh per year - more than four times the energy production of El Quimbo."
Pero es que por las leyes de la física: ¡tiene que "perderse" parte de la energía generada! De la energía potencial del agua embalsada el 80%-90% se transmite por medio de la electricidad y el 10%-20% se "pierde" o sea se transforma en "calor". ¡Y es de las más bajas! Las térmicas pierden el 59% de la energía contenida en el combustible, las nucleares el 70%  (CARTA GONZÁLEZ, CALERO PÉREZ, COLMENAR SANTOS, CASTRO GIL, & COLLADO FERNÁNDEZ, 2013, pp. 113-114). Puede que pueda perderse menos bajo un mantenimiento mucho más costoso, o puede que efectivamente pueda perderse menos. El caso es que siempre se va a "perder" algo de la energía. 

Puede que The Ecologist tenga razón en que se aumente la eficiencia energética. Algo que puede ser inviable o física o económicamente. Pero eso no es razón para impedir que se produzcan plantas de producción de energía eléctrica, es bueno aumentar la oferta por todos los medios. 

Lo que no puede el gobierno es ordenar que se cree energía, ni que no se degrade una parte en otras formas. Gracias a Dios las leyes de la física son inderogables, imprescriptibles, inembargables, anteriores al ser humano mismo. ¿Puede imaginarse una ley que cree energía? El Congreso de Colombia Decreta "Créase energía a partir de la nada...". Gracias a Dios eso no es posible, no soy capaz de imaginarme la inflación energética lo que produciría, al menos la moneda de la naturaleza es absolutamente neutral. O una ley que diga "Derógase la gravedad", el totazo que se pegarían de cuenta de creer en su validez sería de lo lindo...

IN CONCLUSIÓN
En primer lugar pido perdón al lector por tratar la energía de una forma tan política. Es decir, es demasiado pobre, aunque no más pobre que el Ministro de Minas que confundió potencia con energía, pero ¿quién es uno para cuestionar a los "doctores" Ministros? ¡De pronto ignoro una ley que asimila energía con potencia! En segundo lugar, no es esta, ni más faltaba una defensa al régimen de energía eléctrica Colombiana, tan no lo es, que arranco dándole la razón a los ecologistas en que muchas de esas empresas grandes y concesionadas arrasan con las comunidades. El problema de esas empresas grandes, no es la falta de estado, por el contrario, su exceso, lo que falta es libertad. 

Lo que sí creo es que en sanas condiciones de mercado y con precios justos a los dueños de las tierras, la construcción de hidroeléctricas es una de las ventajas que tiene este territorio geográficamente llamado Colombia. Es vital empezar a utilizar en este territorio las ventajas que ofrece el desarrollo de miles de tecnologías de energía renovable, como la solar, la mareomotriz, la eólica y la más fuerte la hidroeléctrica. En esta región se podría utilizar un potencial enorme para producir energía barata, renovable y libre de elementos contaminantes. Esta energía se podría exportar. ¿Por qué no hay líneas de transmisión a Panamá y Centro América? ¿Por qué no hay líneas de transmisión al Perú? ¿Imposibilidad logística? ¿No serán más bien los elevados costos regulatorios -que agudizan las barreras de entrada- sumado al monopolio estatal? ¿O el monopolio de la transmisión es "natural"? 

 BIBLIOGRAFÍA
Casi todas las citas salen de internet así que si no refiero la fuente, está el link. Las formalidades APA o lo que sea me parecen demasiado engorrosas para escribir informalmente. Con el internet debería bastar con el link. El único libro que cito, con todas las normas mamonas para probar su existencia, es:

CARTA GONZÁLEZ, J. A., CALERO PÉREZ, R., COLMENAR SANTOS, A., CASTRO GIL, A., & COLLADO FERNÁNDEZ, E. (2013). Centrales de energías renovables. Generación eléctrica con energías renovables. (P. E. S.A. Ed. SEGUNDA ed.). Madrid, España.




          COLCIENCIAS ¿PROMOTORA O TRABA?: CIENCIA A LA COLOMBIANA...        
¿Ciencia a la Colombiana? Este es un artículo que va en contra de la corriente actual, de alguna manera podrán decir que estoy en contra de la "ciencia" lo que me parece en cierto sentido excelente. Hace pocos días se desató el escándalo de que le iban a quitar plata a Colciencias. Para mí fue motivo de decepción: ¡Deberían cerrarla! Si yo fuera presidente lo primero que cerraría sería Colciencias y eso que es complicado dado como se comporta la academia actual, deseo que eso pase, que cierren a Colciencias... no ser presidente.

¿Qué ha pasado? La verdad hay un exceso de noticias que impiden afirmar científicamente qué fue lo que pasó. Hay dos hechos que creo claros: 

1. "La directora de COLCIENCIAS dijo que iban a quitarles presupuesto"
2. "La directora de COLCIENCIAS dejó su cargo a los pocos días"

COL CIENCIA... RAZONAMIENTO INDUCTIVO A LA COLOMBIANA...
¿Qué pasó realmente? ¿Cómo se supo la "noticia" difundida como escándalo nacional? Lo primero que genera inquietud es ¿cómo sabía la directora que les iban a quitar presupuesto? ¿Le escribieron el ministro o el presidente? De acuerdo con un artículo de "El Tiempo" (al que hay que leer a favor de Colciencias por el sesgo a favor del presidente) http://www.eltiempo.com/estilo-de-vida/ciencia/colciencias-recibira-menos-presupuesto-en-el-2015/14203881 manifestó que recibió un correo de su director de planeación, es decir, un funcionario de ella. ¿Y ese funcionario de dónde la recibió? El confuso artículo del periódico El Tiempo menciona al Departamento Nacional de Planeación. Esa mención parece una "Colcienciada..." es decir una imprecisión de tipo periodístico como se da en Colombia. Pero ¿y si viniera del DNP? Si uno mira las funciones del DNP frente al presupuesto sus funciones son más de carácter burocrático y asesor que realmente quien elabora el presupuesto https://www.dnp.gov.co/Qui%C3%A9nesSomos/Funciones.aspx . Por su parte, quien realmente elabora y sigue el presupuesto, por tener la misión de la política fiscal y la definición del gasto público es el Ministerio de Hacienda http://www.minhacienda.gov.co/HomeMinhacienda/presupuestogeneraldelanacion. 

¿Entonces era información veraz con la que se basaba la directora de Colciencias? Es factible que la información fuera veraz. ¿Y cómo lo comprueba? Pero no es una información que uno pueda tomar como concluyente.  Lo sería si hubiera conocido el proyecto de ley del presupuesto presentado al congreso, ni siquiera un borrador permitiría una inferencia que "les quitaron el presupuesto". Solamente podría hablarse de una intención. Pero releamos las palabras: "Voy a dar la mala noticia que me acaba de llegar en un correo. Me dice mi jefe de Planeación: 'Directora, le mando la confirmación del presupuesto del año entrante, que es 289.000 millones de pesos. Estamos ya a 125.000 millones del presupuesto del año pasado". Pero bueno esa es la ciencia a la colombiana, una declaración no confirmada de una funcionaria -con autoridad de dirigir la "ciencia colombiana"- da para que toda una academia proteste porque "le van a bajar el presupuesto a Colciencias". 

Pero bueno ese es el ridículo argumento de autoridad -no verdaderamente científico- por el que la "academia" reconoce un hecho probado: le van a disminuir el presupuesto a "Colciencias". Ni el más formalista, ni el menos riguroso de los académicos validaría una información de ese calibre. Es más ni siquiera hace bien el único trabajo que ese el estado: ¡producir formularios y saber llenarlos! Es como si un científico dijera que en su laboratorio la presión atmosférica es de 900 HPa porque se lo dijo su "asistente". Uno como mínimo mira el barómetro. Pero es ciencia a la colombiana... una mentalidad que se cree pensadora porque sabe muchos chismes... Recuerdo que hablaba una vez con una niña que estudiaba periodismo y ella leía "las fuentes son... el ministro". Y yo le dije que eso no era real, que la fuente es el acto -que es como se comunica el ministro como ministro- no la opinión -política además-del ministro. Bueno, tal vez la directora de "ciencias a la colombiana" quería rebelarse contra la ¡producción de formularios! y ver que puede haber verdad confirmada más allá del formulario... en especial lo referente al futuro...

UNA INSTITUCIÓN PARA "FOMENTAR" LA "INVESTIGACIÓN"
"Deseo tener el país más educado: ¡todos tendrán un diploma!"
¿Qué es Colciencias? Uno podría quedarse por lo que dicen los decretos que la crean, que es el mismo copy paste de esos sueños que quedan en las leyes. Acá creemos que el tiempo y el reloj se mueven por decreto, sino pregúntele a Juan Manuel Santos su ridícula e improvisada propuesta que pasó a la historia como "la hora Gaviria" y que cancelaron casualmente en el momento en que astronómicamente era inconveniente... manifestando que "ya era económicamente viable". Así como creemos que por decreto va a salir la ciencia, la tecnología y la innovación, creemos que necesitamos gente "trabajando" para hacer magia el decreto. Y eso hace "Colciencias":

Colciencias es el Departamento Administrativo de Ciencia, Tecnología e Innovación.
Promueve las políticas públicas para fomentar la CT+I en Colombia. Las actividades alrededor del cumplimiento de su misión implican concertar políticas de fomento a la producción de conocimientos, construir capacidades para CT+I, y propiciar la circulación y usos de los mismos para el desarrollo integral del país y el bienestar de los colombianos.  http://www.colciencias.gov.co/sobre_colciencias?vdt=info_portal%7Cpage_1

¿Las cosas se conocen por el qué o por el cómo? Seguramente por el cómo. ¿Cómo promueve, fomenta, (y mil sinónimos de la burocracia para enfatizar sus objetivos) la Ciencia, la Tecnología y la Innovación? Contaré mi experiencia. ¿Qué hace Colciencias?

Siendo uno de los pocos privilegiados que pudo pasar por la universidad recuerdo varias cosas. Una de mis grandes amigas (que seguro estará en desacuerdo y podrá precisar este artículo) era la Directora del Centro de Investigaciones. También intentaba entrar al mundo de la investigación universitaria con un Semillero de Investigación. Y bueno he encontrado más cosas en las universidades. 

En aquellas épocas mi amiga trabajaba con otra amiga que se encargaba de arreglar todos los asuntos de la investigación. Bueno "investigación". Recuerdo que una de sus tareas era ayudar a los profesores a actualizar el CVLac ¿Qué es el CVLac? En Colciencias http://www.colciencias.gov.co/tutorialcvlac puede verse un tutorial especial para hacer el CVLac. Esto es básicamente la hoja de vida del investigador. ¿Por qué para investigar en las universidades se requiere una hoja de vida? El tutorial para hacer el CVLac tiene unas 66 páginas http://es.calameo.com/read/000051811450cdee35ceb cuya lectura muy posiblemente serán horas de investigación... perdidas... Y eso que luego de leerlo hay que llenarlo... Una labor que podrá ayudar a la paciencia, la templanza, la fortaleza pero no la investigación, mucho menos la innovación... Bueno, puede servir a crear el llenado automático de formularios, ¿se le ocurrirá eso a la brillantez colombiana? Espero que como un chiste bastante picante el programador del llenado automático de formularios sea colombiano...

Alguna vez renegaba del colegio del que salí diciendo "en este colegio no quieren científicos sino secretarias". Pero el colegio no era más que un mini-Colciencias. Creo que Colombia solamente necesita una profesión "elaboración y llenado de formularios", así que el colegio pensaba en mi bien cuando me hablaba de la importancia de no salirme de los márgenes. De paso no debía enseñar nada más, porque los que "estudiamos" comemos cuando llenamos formularios, y comemos mejor cuando llenamos formularios más elaborados. Pero entre llenar un CVLac para decir que investigo o una declaración de renta por plata prefiero llenar una declaración de renta.

Ahora bien, no bastaba con llenar la hoja de vida. También las universidades hacen grupos de investigación. Aunque la curiositas es amplia la investigación suele centrarse, no en el macrocosmos sino en el primer pelo de la segunda pata de la hormiga culona santandereana.Y allí tenemos los grupos de investigación. Esos grupos se mueven por proyectos. Por ejemplo "El crecimiento del primer pelo de la segunda pata de la hormiga culona santandereana en la disminución  del consumo de la misma en la dieta de los habitantes de San Gil, Santander". Esos grupos también tienen hoja de vida... efectivamente, más formularios. Pero bueno, eso no es lo que hace Colciencias, lo que hace es tomar esas hojas de vida y "pesarlas" y es básicamente comparar la investigación con la producción de bienes y servicios. La calidad de la investigación es "cantidad" http://www.colciencias.gov.co/sites/default/files/ckeditor_files/files/DOCUMENTO%20Modelo%20de%20Medici%C3%B3n%20Grupos%202013-VERSI%C3%93N%20II%20Definitiva%20DIC%2010%202013%20_protected.pdf.

Es así como los investigadores ya tienen un buen tiempo llenando formularios -e investigando cómo se llenan esos formularios-. Pero uno tal vez piensa "bueno, ese no es el día a día de la 'apasionante' investigación". Pero no es extraño encontrar a los profesores llenando esos formularios que tienen plazo para enviarlos. Eso sin contar con los miles de informes que deben mandar. Creo que Colciencias también financia proyectos o autoriza sumas pero eso por lo menos no lo vi. Bueno, vi los jóvenes investigadores de Colciencias ¿Un incentivo para destruir la investigación verdadera con dudosas vinculaciones a universidades?

EL PELIGROSO MIX DE CIENCIA Y ESTADO
¿Formularios o celdas? Difícil volar alto dentro de una jaula...
Supongamos que Colciencias sí financia los proyectos de investigación y supongamos que es una financiación eficiente: la burocracia es simple papeleo en comparación al apoyo a la investigación. Esto es un peligro porque queda centralizada a los intereses y compromisos del gobierno de turno. Supóngase que un grupo de investigación investiga las vías para la paz en Colombia y encuentra "peligroso negociar en la Habana por la inviabilidad y efectividad del acuerdo para generar un desarme efectivo". O supóngase que un grupo de investigación en "Energías renovables" investiga "la generación eléctrica mediante el uso de las olas" que afecta a los monopolios del carbón y de las energías en petróleo, carbón o gas que de paso son empresas "industriales y comerciales del estado" que le generan regalías o pueden subastar para mejorar su cash flow... O algo un poco más de frente "La necesaria liberalización de la investigación para asumir los retos del mundo moderno" o algo con un tono más marxista "el factor alienante del estado en sus 'oficinas de fomento' de ciencia y tecnología". 

La primera es una investigación que puede estar en el rigor legítimo y que está en todo su derecho a disentir de las políticas del gobierno. Pero como "la investigación debe realizarse dentro de los marcos, planes y programas" del estado posiblemente no se le acuse de frente, pero sí le exigirán hasta por un milímetro demás en los márgenes. Mejor dicho le dirán "claro que puedes abrir las alas... dentro de la jaula que hemos construido para ti". La segunda tampoco saldrá de plano, pero le exigirán todo y de paso se fomentarán investigaciones para demostrar "la inviabilidad del uso de las olas en la generación eléctrica". La tercera tampoco se aprobará. El estado  no es el garante, ni el promotor, ni la ciencia nace por decreto, ni llenando formularios. Bueno, sí salen libros sobre cómo llenar formularios, 66 páginas sobre cómo llenar la hoja de vida del investigador, algo que nos "facilita" la vida...   

El nacimiento de la innovación, la tecnología y la ciencia se da de una forma totalmente contraria al planteamiento burocrático y centralizado de Colciencias. Al respecto puede leerse "El Tomismo Desdeñado" donde explican con claridad cómo el descubrimiento, el aprendizaje y demás son cuestiones que se dan en el marco de cada persona en concreto. Esa novedad, eso que estaba 'under my very nose' para parafrasear a un autor judío-norteamericano citado en "El Tomismo Desdeñado", no es algo sujeto a la forma, la cantidad o la temporalidad. De esa misma forma investigo yo, abierto a la naturaleza, al mundo y a los hechos... En esa forma de investigar no tengo que llenar formularios, a veces ni dejar registro -aunque sea mejor hacerlo- sino una permanente observación. 

No niego que en el sistema de ciencia a la colombiana pueda haber buenos, incluso genios en la investigación y verdaderos aportes a la ciencia. Pero me parece que el sistema de "ciencia a la colombiana" o "investigación de llenado de formularios" anula, restringe o excluye a aquellos que son a mi juicio los mejores investigadores y restringe el alcance de los que lo logran. Los mejores investigadores son los niños sin lugar a dudas, su permanente contacto con la magia de la naturaleza y su capacidad de asombro los lleva a proponer las mejores soluciones y conclusiones sobre el mundo. La investigación necesita también del error, cosa que no se puede si está centrada en el llenado de formularios que considera el error como incorrecto... y de paso delito...

Y seamos sinceros ¿cómo se dio el aporte a la ciencia en la historia? ¿Por órganos centralizados que fomentaran la "innovación, la ciencia y la tecnología"? Entre algunos ejemplos Fermat era un matemático aficionado cuyo oficio era el de abogado, y tener un diploma en derecho hace 'necesariamente' que uno no sepa de matemáticas. Conclusión a la que los "col-científicos" han decretado como dogma. Fermat jugaba con los números y hacía continuos descubrimientos que sorprendieron a muchos matemáticos posteriores como Euler. Pitágoras necesitaba seguramente un proyecto de investigación -y financiación de "Crotociencias"- para probar que "en un triángulo rectángulo la suma de los cuadrados de los catetos es igual al cuadrado de la hipotenusa". Se dice que Pitágoras huyó de su ciudad natal a Crotonas entre otras porque no quería participar en cuestiones de política http://es.wikipedia.org/wiki/Pit%C3%A1goras. Eso sin contar con notables condenas y asesinatos a genios del calibre de Sócrates, asesinado entre otras porque pidió como condena que "Colciencias" lo financiara de por vida por sus aportes a la sociedad...

Acabo de citar a Wikipedia que en ciencias colombianas "no es una fuente de fiar porque lo modifica cualquiera", el problema creo no es que cualquiera pueda modificarlo sino que lo hace gente que no tiene "CVLac". Probablemente los que modifican Wikipedia sean unos mediocres que pasan todo el día de fuente en fuente y no se gradúen con honores como Newton http://es.wikipedia.org/wiki/Isaac_Newton que pasaba todo el día en la biblioteca y no iba a clase. Un artículo académico trae mil fuentes -CITADAS CON NORMAS APA- wikipedia trae ¡las fuentes! con link directo. O sino vea lo que trae la Wikipedia cuando uno busca a Newton: http://gravitee.tripod.com/booki1.htm ¡Su obra maestra!

IN CONCLUSIÓN...CIERRE, CIERRE!!
Espero que todos sean científicos e innovadores como yo.
Atte: Colciencias.
El conocimiento, la verdad y demás, es dialéctico y por eso no debería concluir un debate. Pero yo concluiría, cerraría, a Colciencias. Una tímida disminución de presupuesto es poco por la ciencia, la tecnología y la innovación... pero, si eso es cierto ¡hay que reconocerle la buena obra al gobierno! Los críticos -simplemente porque no es el gobierno que quieren- critican cualquier cosa que haga o digan que haga el gobierno, es un deporte, hasta bueno, el caso es que ver algo bueno en un gobierno es TAN difícil que hay que felicitarlo si estuviera haciendo las cosas bien... 

Sin embargo, así es la realidad de este alienante y desmoralizador país cuya única profesión es el llenado de formularios... Si alguien pregunta por Colombia y lo que hacen... ¿Qué hacen? las empresas "llenar formularios" y si les queda tiempo producir bienes y servicios, las universidades "llenar formularios" y si les queda tiempo dan clases pero ¿investigan? Y los abogados "llenan formularios" y ¿en su tiempo libre? Piensan cómo hacerlos más enredados ¿Y qué hace el gobierno? ¡Produce formularios!  

Y ¿qué son entonces El Tiempo, El Espacio, El Asombro o Espectador, El Colombiano, La República, Portafolio, El Nuevo Siglo, El País, El Universal? ¿Realidades? ¡Qué va! ¿Formularios? No, eso tiene su ciencia... ¡Periódicos! Pero los dueños de los periódicos son los mismos que hacen los formularios... Esa es la ciencia a la colombiana, basta leer un periódico, e improvisar su resumen como lo hacía un mediocre profesor del colegio que estaba allí porque sabía cómo ser un buen policía... ah y sabía verificar que el "desprendible" -formulario para niños- se llenara bien so pena de llamar "negligentes" a sus alumnos... Ese era mi "modelo" de "diligencia"... Clases improvisadas, formularios bien llenados... 

Esa es la ciencia a la colombiana: producción de formularios. Y su proceso o método:

- Justificación o discusión del formulario: periódicos
- Producción del formulario: gobierno/estado
- Control y auditoria para garantizar su incomprensión: abogados, lobbies, grupos de poder. Su objetivo es que entre más incomprensible, mejor...¡calidad!

¿Y Colciencias? Una tuerca sin aceite en medio del engranaje decadente... al que muchos encuentran por donde elogiar sus "grandezas"...

NOTA: Si quiere comentar este artículo escriba 1. para queja, 2. para ironía, 3. para felicitación y agradecimiento, 4. Para reclamo... ¡Qué! Si le da la gana de escribir hágalo como quiera... si quiere insúlteme, internamente me ofenderé y reiré de usted al mismo tiempo, pero bienvenido...

NOTA 2: O uno escribe o se dedica a recopilar fuentes, ahí están los links y un libro "El Tomismo Desdeñado" de paso le dejo el "CVLac" del autor http://190.216.132.131:8081/cvlac/visualizador/generarCurriculoCv.do?cod_rh=0000534471. Algunos me entenderán que ese CVLac es ridículo...De investigador junior no tiene ni un pelo...




          LA FALACIA DE LO "EMPÍRICO" PRIMERA PARTE: ALGUNOS APUNTES SOBRE CO2 Y CAMBIO CLIMÁTICO        
Conversando con un amigo de mi hermano quisimos mirar las tendencias sobre el tema del "cambio climático" o "calentamiento global". En primer lugar, quisimos mirar en concreto las mediciones de CO2 por kilotoneladas. El Banco Mundial uno de los mayores promotores de la existencia del cambio climático nos trae una larga serie, de 50 años un número geológicamente MUY relevante, del orden de un 1 y 7 ceros... antes o sea 0,000000011111111 de la edad de la tierra. No sabíamos la "amplia" duración de los periodos geológicos... pero hay buenas noticias, Estados Unidos ha ido disminuyendo su participación en las emisiones globales como lo muestra la siguiente gráfica:
DATOS: Banco Mundial

La tendencia es "alentadora". Lo que no nos muestran es que sus emisiones han venido aumentando desde 1960. Tampoco nos dicen que las emisiones Chinas han aumentado su participación en las emisiones globales veamos las emisiones Chinas y Norteamericanas por kilotonelada en el mismo periodo de tiempo:
DATOS: Banco Mundial
Y ¿hay alguna correlación entre el aumento de las emisiones chinas con la economía norteamericana? ¿Mano de obra "balata"? El caso es que es alentador ver que en 2009 cuando llegó el ambientalista y "Nobel" Barack Obama, las emisiones disminuyeron... también habrían caído con el petrolero Bush... venían cayendo con el petrolero Bush ¿Perdón? Las crisis bajan las emisiones... ¿Qué? Sí, las crisis bajan las emisiones. Para ponerlo un poco más duro, en nada impactan los políticos al manejo de emisiones... Â¿o si? La razón es simple, si el ciclo implica disminución del consumo pasan dos cosas:
  1. Por vía del consumo: las personas tratan de recortar al máximo sus gastos en políticas austeras. Apagan más la luz. Recordemos que en general la producción de energía norteamericana es del carbón o del petróleo. También la pérdida de empleos genera disminución en el uso de vehículos.
  2. Por vía de las industrias: al ver las crisis las industrias disminuyen la demanda de capital y de producción, no solamente despiden trabajadores sino que utilizan menos las máquinas. Es lo que llaman "hechos estilizados de los ciclos económicos".
¿Es cierto esto? Pues algo así se observa en Colombia y Cuba. Por ejemplo, en Cuba la escasa industria hace que sus emisiones no estén al nivel de las colombianas o no hayan crecido lo mismo lo mismo en Colombia, la crisis del 1999 se ve reflejada en las emisiones de CO2:
FUENTE: Banco Mundial.



¿Y la disparada de las emisiones en Colombia? Hasta 2004 la construcción estuvo resentida por la crisis, a partir de 2004 se dispara, también hay minería que puede o debe influir al respecto. Lo que sí es interesante es la economía cubana, el comunismo parece que no hace creer las emisiones. Bueno, pero tienen a EEUU al lado ¿no les afecta sus mediciones? Conclusión, si es así hay que disminuir el crecimiento económico o volvernos una economía comunista -sin carbón o petróleo- para disminuir las emisiones... Es la conclusión absurda y corto placista de los ambientalistas.  
Hay muchas falencias en estos temas. Uno puede preguntarse ¿son comparables las gráficas? Si uno es estricto no. ¿Cómo miden las emisiones de CO2 en Cuba, Colombia, EEUU y China? Las mediciones son diferentes, si en mi edificio tuviera dos barómetros y los pongo en el mimo lugar es probable que den mediciones diferentes, aproximadas pero diferentes. Lo mismo si los medidores están a las afueras o dentro de las ciudades la cuestión cambia, adicionalmente los vientos pueden llevar la contaminación hacia lugares distintos. Si es en el día en una ciudad costera la brisa del mar puede sesgar el medidor hacia arriba conservando la contaminación en ese punto. Las temperaturas pueden cambiar el proceso de ascenso, la densidad del aire varía con la temperatura, el CO2 también, los procesos de ascenso por convexión variarán de acuerdo con la latitud de la zona, la presión, la densidad del aire, entre muchos otros.
No es igual la medición en zonas desérticas que no tienen vegetación a zonas con buena vegetación. No es lo mismo medir el CO2 en Cusco, Perú desértico, frío y a 3600 msnm que en Apartadó, Antioquia, Colombia altamente húmedo, caliente, mucha vegetación y prácticamente al nivel del mar (los dos climas más opuestos que conozco). Es así como un medidor de emisiones de CO2 no es comparable realmente de país a país. Que hay cierto nivel de error de país a país es claro... pero ¿cuánto? El "generoso" Banco Mundial que "tanta riqueza nos genera" no nos regala ese dato...
Es así como estos datos realmente empíricos, tomados de una medición, no son comparables. No estoy criticando el empirismo como tal, estoy criticando el mal manejo que se da a lo empírico. Si no fuera un empirista no sabría que hay diferencias en la medición de diferentes medidores en la misma situación. La idea del laboratorio que se usa en física es excelente, logra aislar diversas variables, pero también tiene su error. ¿Pero un laboratorio multivariable?

          ALEATORIEDAD, POLÍTICA Y VOTOS...        
Hace unos días hablábamos mi hermano y yo de la aburridora política. Este año no me gusta porque hay elecciones. Todo el mundo se apasiona por unos seres que ni conoce y por lo que vota y como mínimo su participación, si quedan puede ser irrelevante para cada uno. Pero bueno, yo jugaré también a la hinchada en este escrito. Los candidatos por los que he votado solamente ganó una amiga a la Junta Administradora Local del Barrio: esa es la democracia. Votamos para que gente que no elegimos decida sobre nuestras vidas.

MIS VOTOS
En estas elecciones votaré por el número 19 de la Lista del Partido Liberal, por Marcela Posada. Dos razones claves me mueven a votar por ella. La primera es que su propuesta se centra en apoyo a la maternidad, la segunda es que medio la conozco. Marcela Posada es actriz (¿yo votando por una actriz?) y era "la jirafona" en Betty la Fea, no me vi Betty la fea. Sus propuestas van en la línea de protección a la maternidad y primera infancia, además defiende la vida de los bebés.  A Marcela la tengo en Facebook. ¿La conozco? Sin embargo, muchas cosas me preocupan de votar por Marcela. No es ella, me da confianza así apenas la conozca (primera irracionalidad política), lo que más confianza me da es que no intentó convencerme de votar por ella. Adicionalmente es transparente expresa sus ideas sin esperar el voto, muestra todo hasta las propuestas indecentes que le hacen y muestra su lealtad. Pero es más lo que no conozco de Marcela que lo que conozco.

En primer lugar me preocupa la forma en que plantea sus buenas propuestas son quitando el dinero de otros para fines que a mí me interesan. Puede beneficiar a los bebés, mamás, etc, pero sus propuestas son entre coactivas e impositivas o sea no en lo que yo entiendo por liberales, no se trata de obligar se trata de promover. Sería perfecta si sus propuestas fueran vía incentivos, descuentos, entre otras y como asumo que ella lo leerá sepa que yo me ofrezco a redactarle la ley vía incentivos tributarios y laborales (sin coacciones) para promover el apoyo a la protección a la maternidad, la vida del no-nacido y la primera infancia. 

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EL PROBLEMA DE LOS VOTOS A "CUERPOS COLEGIADOS"
El segundo problema más grave es quiénes conforman la lista del partido liberal. Entre esos están Horacio Serpa, Vivian Morales y otra serie de personajes de quienes desconfío. Desconfío del mismo partido liberal, de todos los partidos desconfío. El problema radica en que gracias a una reforma que propuso e impulsó Germán Vargas Lleras uno ya no vota por una persona avalada por el Partido Liberal, uno vota por alguien que quede en una bancada. Eso funciona de la siguiente manera:

1. Se cuentan los votos válidos
2. Se divide el número de curules al Senado (en este caso 100) por el número de votos totales y eso da el umbral. Los partidos o movimientos que no pasen el umbral no obtienen curules.
3. Los partidos que pasen el umbral serán aquellos en los que se distribuyan las curules ¿Cómo? El sistema que es una función bastante rara que se llama cifra repartidora. La cifra repartidora consiste en tomar los votos de los partidos que superan el umbral y dividirlo entre 1, 2, 3, hasta n que es el número de curules. Eso da una matriz de números de los cuales los primeros 100 números son las curules a asignar. Es así que supongamos tenemos dos partidos que pasaron el umbral y 5 curules a asignar a continuación la tabla:

PARTIDO 1:
100 votos

PARTIDO 2:
50 votos

Con cifra repartidora dividimos hasta 5

PARTIDO 1: 100, 50, 33.33333, 25, 20
PARTIDO 2: 50, 25, 16.66666, 12.5, 10

Y ordenamos los primeros 100 números

PARTIDO 1: 100, 50
PARTIDO 2: 50
PARTIDO 1: 33.333, 25

La cifra repartidora es 25 y con base en este método el PARTIDO 1 tiene 4 curules y el PARTIDO 2: tiene 1 curul. No sé cómo se asignan en caso de empate, pero supongamos que se asigna la curul empatada al que tiene más votos. Aquí en primer lugar la desigualdad es clara la relación de votos entre partidos es de 1/2 la relación de curules de 1/5.

Luego de tener la cifra repartidora se mira si la lista es cerrada o abierta, si es cerrada se asigna al primero de la lista y así sucesivamente. Si es abierta se mira el número de votos y se organizan de mayor a menor. Así que no voto por la lista de Marcela Posada, voto por la lista del Partido Liberal y espero a que los votos que corresponden a los de las maquinarias den para un espacio para Marcela.Vale la pena correr el riesgo, pues por un lado está el tema de que los candidatos del Partido Liberal con maquinarias pueden ganar solos, pero darle el voto a Marcela puede dar un espacio para votos de opinión dentro del Partido. Pero las probabilidades no son mejores que las de candidatos con maquinarias, aunque es actriz y en Colombia la gente cree y quiere a sus actores (sin perjuicio de que yo no los conozca ni los vea). Es allí donde viene otra vez la conversación con mi hermano.

ALEATORIEDAD O DEMOCRACIA...
Sin embargo, la conversación entre mi hermano y yo versaba "¿Sería mejor una elección aleatoria que las elecciones vía voto?" Es claro que entre un político honesto y uno deshonesto, las posibilidades están a favor del deshonesto. Tal vez los que tengan "voto inteligente" (¿es eso posible?) no voten por el deshonesto, pero el deshonesto superando los topes de publicidad en campaña, mediante maquinarias, sancochos, promesas de burocracia, entre otras que van de $1.000.000 para arriba (menos de lo que pagarán en impuestos por 4 años) ofrecen mayores incentivos a las personas para que voten por ellos. A mi que me compren con que nadie tendrá que pagar impuestos en 4 años, ja, apuesto a que no hay político que haga esa oferta, bueno me equivoco, un "buen político" haría esa oferta pero no la cumpliría. En todo caso es claro que las probabilidades favorecen a los deshonestos. El iluso que crea en la democracia dirá: eso no es así. O defenderá su partido pero es claro. Supongamos que la distribución de deshonestos es igual en todos los partidos. Alguna amiga me dirá que en su partido todos son honestos, yo creo que hay de todo en todos.

Si hacemos una distribución aleatoria es muy probable que todos los partidos superen el umbral con más o menos la misma cantidad de votos. Lo mismo los votos al interior de los partidos, teniendo una probabilidad más o menos equilibrada entre honestos y deshonestos. La cuestión funciona teóricamente y si uno hace simulaciones, que se pueden programar en R Statistics y ver que efectivamente el azar elegiría mejor que lo que lo hace la democracia, porque corruptos y honestos tendrían las mismas probabilidades. Claro asumiendo que los corruptos no hagan un programa que desbalancee las probabilidades. Mejor dicho a la democracia le iría mejor en un casino que en las urnas...

APOSTANDO
Ya queda claro que apostaré por el L 19 al Senado, además me gusta ese número, pero es una apuesta riesgosa como lo es la política. ¿Por quién apostar en los otros? Bien para Cámara no conozco a nadie, y no creo en los conocidos de los conocidos de los conocidos, se supone que deberían ser más cercanos, pero no lo son. Pensaba dar ingenuamente el voto por el Partido Conservador pero, ¿dar un voto por una lista de un partido que se dice pro-vida? ¿Les creo? Solamente he votado por ellos por eso ¡qué pendejo! En la consulta del Partido Verde votaré por Ingrid Betancourt, con sus defectos pasados y su impopularidad presente, me ha parecido una mujer auténtica, eso no significa si gana tenga que votar por ella, pues tendría que tantear cómo está en el tema pro-vida. Finalmente, tampoco conozco a nadie para el parlamento Andino, así que tristemente esos dos cuerpos colegiados se van con mi voto en blanco, le apuesto al 0. Esa apuesta también tiene sus riesgos, como que gente buena no alcance el umbral, pero eso no es una carga mía sino del candidato.

Finalmente queda la Presidencia, también creo que le apostaré al blanco. No me gusta la bala, no me gusta la Habana y esos dos son los menos malos a mi juicio, bueno Clara López no me da la sensación que lo haya hecho mal como alcaldesa encargada de Bogotá, pero su partido promueve el aborto, están en contra de la libertad de empresa bueno del TLC que no necesariamente ha significado libertad de empresa.

El problema del voto en blanco es que si gana mandarían a otros de los mismos partidos y como dice la canción de Arjona: "para qué cuentan los votos si se repite la ecuación". Se supone que el país no puede quedar en "situación de interinidad" que eso es "malísimo" para la democracia, a mí me parecería genial no tener presidentes, ni  congresistas, no creo en el estado, no creo en la constitución pero no puedo librarme de ella, bueno al menos no en el corto plazo. Yo soy partidario de la anarquía que permite la libertad y solamente cuando hay libertad se puede ver la solidaridad. No hay solidaridad forzada. Yo preferiría ver a Marcela Posada parada con su liderazgo y autenticidad apoyando ella directamente a las mamás, pero no hacen daño las leyes que bajen los excesivos impuestos a cambio de promover el amor a los bebés y las mamás...


          EDUCACIÓN, DIPLOMAS E INTERVENCIÓN ESTATAL        
(Imagen tomada de GRUBER, 2010, pág. 308)
Esta semana hablábamos mi hermano y yo acerca de una propuesta educativa, estudiar pero no por un diploma. Yo le añadiría ni por una nota. El tema de la educación me llama particularmente la atención por varias razones, en primer lugar, soy el que maneja los costos de transacción (impuestos, contratos, contabilidad, planeación financiera y tesorería) de una fundación cuyo mayor objetivo es resolver problemas sociales a través de la educación. Pero, ¿qué es la educación? ¿Cómo se vive la educación? 

La educación actualmente es vista como un programa que tienen que recibir todas las personas, desarrollar unos exámenes, a cambio de obtener un diploma. Claro que el diploma es un papel y como el rey de la foto lo puede dar cualquiera... y generar naciones "educadas". Se supone que el estado "controla" la educación de "garaje", pero en sí mismo él es el promotor de que los estudiantes se preocupen por una nota (y hagan lo que sea por ella) o un diploma más que por sacar provecho y aprender. Antes las instituciones de "garaje" "facilitan el objetivo" de la "educación", OBTENER FÁCILMENTE UN DIPLOMA. Por otro lado, el estado considera la educación como un "bien público" que genera "externalidades" positivas... y niños medicados, deprimidos y sintiéndose inútiles porque los hacen ver matemática avanzada cuando ellos quieren es bailar, correr, o lo contrario, otros queremos ver matemáticas y nos hacen correr en extenuantes jornadas más allá de nuestras fuerzas. ¡Vaya externalidad "positiva"!

¿Por qué el estado se debe preocupar por la "educación"? ¿Por qué gasta la mayor parte de su presupuesto en ella? Las razones de política económica que se leen en el libro Public Finance and Public Policy de Jhonatan Gruber son las que consideraremos a continuación.

¿POR QUÉ EL ESTADO SE METE EN LA EDUCACIÓN?

En primer lugar, consideran que la educación es un bien semi público (GRUBER, 2010, págs. 292, 293 y 294) y que con base en eso va a haber fallas de mercado y problemas de redistribución. ¿Realmente es así? Más adelante procederemos a esta objeción.

Por otro lado, consideran que la educación aumenta la productividad (GRUBER, 2010, pág. 292) eso de alguna manera es cierto. Pero hay que preguntarse ¿para quién? El experto en educación Sir Ken Robinson sostiene que esa es la razón por la cual reforman la educación (ROBINSON), pero precisamente ese modelo genera caos en la vida de muchas personas. ¿Todos somos para el conocimiento académico?  Dicen que mejorar la productividad genera una externalidad positiva, pero y ¿Qué pasa con aquellos que simplemente fueron excluidos porque no eran considerados por el modelo? ¿Eso no es una perversa externalidad negativa tener niños tristes y drogados para atender a cosas que no les interesan?

La tercera razón es la más perversa de todas. La educación genera “buenos ciudadanos” (GRUBER, 2010, pág. 293). Claro que con contenidos ideológicos y cátedras de lo que el estado que muchos nos quejamos es corrupto. Pero claro, se lanza un señor con una campaña de lápiz –como si el lápiz genera aprendizaje en sí mismo- y todo el mundo va a pensar ¡qué buen candidato! ¡Va a ideologizar a nuestros niños! 

¿CÓMO SE METE EL ESTADO EN LA EDUCACIÓN?

La forma cómo se mete el estado en la educación es en primer lugar ofreciéndola como servicio gratuito. Esto no parece tan perverso. Lo que genera es el problema de la sobredemanda del bien gratuito y por ende salones atiborrados "aptos para el aprendizaje".

 Sin embargo, la mentalidad intervencionista, hace que el estado ofrezca otra intervención y es la estandarización. Esta estandarización es la forma más perversa de intervención del estado en la educación, porque pone un prototipo de seres humanos que deben cumplir con ciertas habilidades que no necesariamente son las que el mercado laboral requiere. Refiriéndose a la perversa alienación de toda política intervencionista nos dice José Alpiniano García Muñoz lo siguiente no tanto de lo alienante sino de por qué falla este modelo:

"Al igual que el plan general de los bolcheviques, estos agregados estadístidos [que son el fundamento de la macroeconomía] no reconocen la singularidad humana que torna útiles las cosas.Entonces el mecanismo social deviene ajeno a la realidad. Sería necesario acudir a tantas cosas que resulta imposible que alguien particularmente pueda señalarlo.  La economía debe considerar multiplicidad de factores que además son variables." (GARCÍA-MUÑOZ, 2012, pág. 53)
¿Qué multiplicidad de factores debe considerar? Nada más y nada menos que la PARTICULARIDAD HUMANA. Particularidad humana que es única y exclusivamente cognosible por cada individuo. Así que el estado lo que hace con la educación es crear prototipos de personas y excluir a aquellos que no han sido considerados por el programa que es incapaz de considerarlos. Adicionalmente genera toda clase de efectos secundarios en la sociedad ¿Cuál es el más grave? No tanto que los profesores hagan trampa o sometan a los estudiantes a jornadas extenuantes para sacar un mejor puntaje en las pruebas "SABER". Es aquellos que la "educación" estandarizada excluye porque sus puntajes los hacen quedar como "inútiles". Si usted es un colegial o un universitario y está leyendo esto piense que lo que se requiere para las pruebas SABER es pensar lo que el estado quiere que usted le conteste. Por ejemplo, puede no creer en la democracia pero conteste que la democracia es el mejor sistema, ¡pero es una mentira!... Pues es una forma de burlarse de lo arbitrario que son las evaluaciones y simple una broma y ellos creerán que el sistema funciona... Conozco dos casos frente a estas pruebas que pensamos así, el mío y el de un cucuteño, se sorprendían de lo bien que nos fue en esas pruebas...

OBJECIONES ECONÓMICO-ANTROPOLÓGICAS A LAS RAZONES DE INTERVENCIÓN ESTATAL

Es falso que la educación sea un bien público, por el contrario se refiere a la parte más singular de la persona.
En primer lugar si el ser humano es particular y solamente él puede conocerse a sí mismo, la educación no bien público ni semi-público sino una actividad absolutamente privada. Lo que pertenece a la conciencia y la intimidad del sujeto no es cognoscible más que por el propio sujeto. ¿Qué vendría siendo la educación entonces? Una ayuda para que cada quien se conozca a sí mismo y un apoyo para que como la sentencia de Píndaro que alguna vez le leí a Alpiniano cada quien devenga lo que es en sus habilidades. Esto podría sonar como un ideal, como un imposible, pero por el contrario es NUESTRA PROPIA CONDICIÓN ANTROPOLÓGICA la que determina la privacidad de la educación. Los colegios hacen lo contrario obligan a los niños a aprender unos contenidos iguales, ahora dizque desarrollar unas competencias y la arbitrariedad del estado lo medirá.

Esto genera entonces varias preguntas ¿Cómo ayudar a que cada quien se conozca a sí mismo? ¿De quién es función? De los padres, por eso el movimiento del Homeschooling  no solamente es una salida para el excesivo bullying causado en parte por la estandarización, sino que es un movimiento que vuelve a la raíz verdadera de la educación: ¡ayudar a sus hijos al autoconocimiento!  A continuación unas razones que expuse en otro escrito para otro blog de cómo hacer esto:

"Por lo tanto, mi querido Alcibiades, los Estados (léase ciudades) para ser dichosos no tienen necesidad de murallas, ni de buques, ni de arsenales, ni de tropas, ni de grande aparato; la única cosa de que tienen necesidad para su felicidad es la virtud. Por consiguiente, mi querido Alcibiades, si quieres ser dichoso tú y que lo sea la república, no es preciso un grande imperio, sino la virtud." (2)

Pero ¿Cómo alcanzar la virtud? La tradición iniciada con Sócrates parte de iniciar la búsqueda del conocimiento del “sí mismo”. Al respecto algunos filósofos como Kierkegaard (3) le han dado un desarrollo tal que, quizás interpretándolo exageradamente, consisten en no imitar absolutamente nada, o el famoso “desnudarse” de Fernando González (4). Sócrates, en su reconocida tendencia aristocrática –pero de la verdadera- nos propone la imitación de la virtud “Y antes de adquirir esta virtud, lejos de mandar, es mejor obedecer, no digo a un niño, sino a un hombre, siempre que sea más virtuoso que él.” (2).

Hemos visto que el bien común nace del bien y la virtud de los seres humanos y que la virtud surge del auto-conocimiento. Pero ¿cómo promover que los hombres se conozcan? ¿Obedeciendo e imitando a la virtud? Es allí donde la educación juega un papel importante en esta idea. A pesar del pésimo modelo educativo actual que se basa en la repetición de ideas pre-establecidas o diseñadas o pensadas para la producción en cadena (5), como para empacar a todos en la misma caja útil a la sociedad [como la canción Little Boxes]. Pero ¿cumple la función de enseñar a conocernos a nosotros mismos? ¿Sirve para conocer? Al vivir de hábitos los seres humanos podremos repetir fácilmente las ideas aprendidas en el colegio y en muchos casos en la universidad pero ¿de qué servirán? Inclusive el aprendizaje por repetición puede considerarse, en términos lógicos, como una falacia conocida como Argumentum ad nauseam (6) y eso no genera virtud (2)." (TORO RESTREPO, 2011)

Una de las preguntas que pueden surgir es el uso del término obedecer. Los padres suelen haber desarrollado una serie de virtudes que el hijo puede imitar. Esa sería mi forma de entender el término de obedecer como como el subordinarse sino el aprendizaje de la virtud del virtuoso. 

La educación puede aumentar ingresos pero hacernos vivir en el hastío. Además, profesiones mejor pagadas no implican eficiencia.
La segunda razón es que la educación aumenta la productividad y genera efectos Spill over sobre toda la sociedad. Yo aprendo de los demás y los demás aprenden de mí. Eso es cierto. Pero las super correlaciones que indican que una "mejor educación" implica un mejor "ingreso" no significan que eso sea un mayor bienestar para la sociedad. Me explico, uno en la universidad ve muchos temas, pero a medida que se especializa separa los que le gustan de los que le disgustan. Y uno puede dedicarse a trabajos de mayores ingresos que no es lo que verdaderamente la persona vino a dar al mundo. A este lo llamaremos el efecto prostitución. En últimas el efecto prostitución no es más que la alienación de ganar ingresos por aquello que no nos gusta. Kafka es uno de los autores que mejor conoce la alienación de trabajar lo que no somos, en "El Proceso" muestra cómo la sociedad lo está persiguiendo permanentemente. Más que una novela sobre el debido proceso es una novela sobre el juicio que el estado y su expresión social masificada el sistema nos está exigiendo; que seamos lo que no somos. Por otra parte, en la metamorfosis se muestra cómo el "buen empleo" tal vez sea convertirnos en una cucaracha o bicho raros. No somos lo que somos porque la educación y las políticas nos desvían de nuestra realidad, de lo que somos realmente. 

Al respecto en versión hispanoamericana tenemos a Facundo Cabral con su canción "Bombero". La canción muestra exactamente las exigencias que hace la sociedad en el proceso de Kafka, un juicio que no comprende. Al final se vuelve abogado -y qué profesión más alienante eligió-. Posiblemente si comparamos a un bombero con un abogado, aquel gana más que éste: ¡retornos de la educación! ¿Eficientes? Su felicidad particular y el destino de muchos se pierden, a la sombra de la alienación. Es el razonamiento hipotético de lo que no fue, pero hay algo claro con más ingresos, no fue lo que era, asumiendo que siendo bombero no hubiera podido idear un proceso que salvara muchas vidas y lo hiciera rico.  Hay varias frases que son muy llamativas al respecto:

El reflejo que nos muestra la sociedad en la alienación
es supuestamente belleza, cuando realmente estamos
¡muertos!
  • “Desde su galaxia tendrá que aprender a ser como todos, y tirar la llave del eterno sueño de ser o no ser.”
  • "Al fin de los días sentado a la sombra de su realidad, y desde la infancia, como en un espejo, la casa paterna, juguetes y amigos y aquel despilfarro de la libertad."
  • <<El viejo se apaga y vuelve a su mente el niño soñando con ser o no ser, cerrando los ojos se va lentamente por última vez: “bombero, bombero, yo quiero ser bombero, que nadie se meta con mi identidad”>>.
Aparte de los problemas de alienación, que es una cuestión antropológica, la cuestión también es económica y de eficiencia. Se proveen servicios para los cuales no se es el más apto y se dejan de proveer servicios para los cuáles se es apto. La variedad de factores que influyen una vida humana cuando opta por el camino equivocado no pueden medirse. Pero es claro que la retroalimentación negativa de la ausencia de un bombero que se necesitaba puede tener unos efectos sociales mayores -especulando nada más- que él simple hastío que padece. La alienación de los seres humanos, en especial por la educación, tiene efectos que se dispersan a lo largo de la economía que podemos no conocer.

La educación planificada no genera necesariamente "buenos ciudadanos".
Veíamos previamente que el buen ciudadano es el que es virtuoso en aquello que es. Es decir, desarrolla habilidades para aquello que vino al mundo. Si la educación, el estado y el sistema lo que genera es un juicio permanente -como en "El Proceso" de Kafka- realmente no está generando "buenos ciudadanos" sino que está persiguiendo al buen ciudadano. Observándolo, juzgándolo por su vestimenta, ingresos, forma de pensar, cuerpo, carros, casas... ¡Alienación!

Por otra parte, la noción de "buen ciudadano" es la de aquel ciudadano maleable, fácil de someter y manipular a los designios del estado. En los colegios la figura de poder que se manifiesta en el profesor es un juego similar a la figura de poder que ejerce el estado sobre la vida de los individuos. Es así como esa educación delineada por personas que no conocen a quienes educan, que además no son unidades humanas sino seres singulares con sueños y expectativas -como ser bombero, aunque el estado lo diseñe como ingeniero-, que ni si quiera han pisado un aula, diseñan programas desde unos conocimientos y dizque competencias para el "individuo promedio".  Â¿Quién es un individuo promedio? ¡Nadie!

INCONCLUSIÓN...
La educación me enseñó a concluir todo lo que escribiera ¿por qué? Porque según la educación todo ensayo agota un tema. La verdad la educación se equivoca, lo que busca un ensayo es empujar, hacer pensar y dejar una reflexión abierta. Si yo tuviera la verdad revelada en mis manos pues concluiría, daría órdenes, pero que esos cuentos se los crea el estado... El estado, sin conocer ni siquiera a los niños, sin saber nada sobre cada uno entre otras porque le es imposible, pretende concluir lo mejor para ellos diseñándoles una vida... que realmente, ni quieren, ni vinieron a vivir...


          EL AUMENTO DE LOS IMPUESTOS ES CONSECUENCIA DEL AUMENTO DEL ESTADO        
El recaudador de impuestos. Pieter Brueghel
Para una de las materias de la Universidad en la maestría en economía tuve que hacer un largo escrito presentando una investigación. Mi tesis o trabajo de maestría será sobre impuestos. Aunque inicialmente [en realidad inicialmente pensé en algo muy enredado y como los fractales de longitud infinita] pensé dedicarme a denunciar el aumento de la retención en la fuente a título de renta que se observa en series de tiempo, creo que tengo motivos suficientes para ampliarlo al impuesto de renta.

¿Por qué ampliar un poco el tema al impuesto como tal? a La razón es que a veces para los particulares y empresas la retención en la fuente es conveniente. Luego de haber escrito una larga disertación de su inconveniencia, una amiga contadora me dijo que había casos en los que era conveniente. Coincidencialmente, luego del comentario de mi amiga contadora como agente retenedor me pidieron dos personas en menos de una semana que no se acogían a beneficios legales que me permitían no retenerles sino que por el contrario me pedían que les retuviera. Esto tiene también su fundamento en el flujo de caja, el impuesto de renta afecta fuertemente el flujo de caja, la retención en la fuente puede diferir esa afectación al flujo de caja que es el impuesto de renta.

En todo caso, sin perjuicio de los alcances que la investigación vaya a tener o a cambiar quisiera compartir unas pequeñas notas sobre por qué los impuestos tienden a subir –o a bajar-. ¿Qué hace que paguemos más impuestos en términos reales? ¿Por qué el estado promueve reformas tributarias? Básicamente porque necesita dinero. A continuación se mostrarán dos perspectivas, la histórica y la teoría económica sobre por qué aumentan los impuestos. Ambas coinciden a pesar de su diferencia en perspectiva.

Aunque  se desconoce si existe algún marco teórico que presente hechos estilizados [hechos que se repiten al aumentar los impuestos] o hipótesis de las causas que influyen en el recaudo, hay un hecho central los impuestos surgen de la necesidad que tienen los estados de financiar el “gasto público”.  Esto puede observarse tanto desde la perspectiva histórica como desde la teoría económica.

1. PERSPECTIVA HISTÓRICA Y FILOSÓFICA
A mi modo de ver hay hechos estilizados están en un análisis histórico. Mil años antes de Cristo en el libro primero de Samuel se hace una advertencia vital: ¡Los reyes cuestan! (1 Samuel vs 11-18). Se tienen registros de impuestos alrededor de 3000 años antes de Cristo en la China (NEW INTERNACIONALISM, 2008). En la antigua Grecia los impuestos se usaban para la guerra pero cuando esta terminaba se devolvían (NEW INTERNACIONALISM, 2008). Quien fuese el tutor de uno de los más grandes tiranos de la historia, Aristóteles, tenía claro que los impuestos no pertenecían al que los recaudaba sino al “tesoro público” (ARISTÓTELES, pág. Volumen 8) y que eran objeto de reembolso (NEW INTERNACIONALISM, 2008).

En la Antigüedad parece entonces que los impuestos respondían a guerras y eran en general en cantidades pequeñas. El impuesto sobre las ventas del emperador Julio César era del 1% (NEW INTERNACIONALISM, 2008). Los impuestos para financiar las guerras como el crecimiento imperial eran la mayor motivación para cobrarlos como sus aumentos. Por ejemplo, Pedro el Grande en Rusia gravó todo lo que pudo (NEW INTERNACIONALISM, 2008) para sus ambiciones imperiales.  Por ejemplo en Inglaterra en 1914 el impuesto sobre el ingreso era del 6% y pasó al 30% al finalizar la primera Guerra Mundial en 1918  (NEW INTERNACIONALISM, 2008).

En la antigüedad eran muy pequeñas las cantidades que prácticamente no tenían efecto sobre la mayoría de los ciudadanos. Sin embargo, con el paso del tiempo las ideas de limitar los impuestos o inclusive negar su legitimidad han ido aumentando. Claro de la mano del crecimiento del estado. Tan es así que sorprende lo poco que importaban a los grandes filósofos estos temas con únicamente pequeñas alusiones al tema, siendo la Aristotélica mucho más racional y la platónica suelta una denuncia en uno de los apartados de la República. No es sino hasta la escolástica española que se hace un análisis jurídico-económico a los impuestos. La historia también ha mostrado ejemplos de límites y desobediencia a los impuestos. Francisco Suárez nos cuenta Carlos Parma sintetizó basado en las enseñanzas de Santo Tomás los límites de los impuestos. Según él estos debían ser para que fuesen justos (LAMAS):

-          debe ser impuesta por la máxima autoridad legislativa;
-          su finalidad debe ser conocida y justa
-          y la proporción del tributo establecido por ella debe ser acorde con su finalidad, en el momento de su creación y durante la subsistencia del impuesto.

Derivado de estos principios es que Juan de Mariana denuncia la mutación de la moneda –el aumento del flujo circulante de dinero- como un impuesto encubierto. Este método en la actualidad consiste en que el Banco Central [en Colombia Banco de la República] prenda la máquina de billetes a favor de los acreedores del estado. Esa mutación de la moneda es un robo, o viéndolo más “objetivamente” es un impuesto encubierto.

Por otro lado, las cuestiones tributarias han sido motivo de movimientos políticos como la independencia de los Estados Unidos (NEW INTERNACIONALISM, 2008).  También se cuenta que el pensador Norteamericano Henry David Thoureau autor de On the duty of civil disobedience fue encarcelado por no pagar un impuesto que financiaba una guerra que los Estados Unidos libraba con México (COY-FERRER, 1975, pág. 414). La oposición a los impuestos se encuentra de manera directa en las acciones de Thoureau, el filósofo Lysander Spooner (SPOONER, 1882)  al igual que el alemán Friedich Nietzsche (NIETZSCHE, pág. 68), consideran que no existe tal tesoro público sino que lo que “pertenece” al estado es robado.

No presento las teorías que favorecen los impuestos por dos razones. La primera es que parecen estar implícitas en la mente de todos, como un lavado de cerebro muy bien hecho, así todos se quejen de ellos. Esta primera razón le explicará de entrada por qué le choca la cita Nietzscheana. La segunda razón es que más adelante sí hablaré de ellas.

2. PERSPECTIVA ECONÓMICA
Desde la perspectiva de la teoría económica hay una coincidencia total con la perspectiva histórica. La ventaja de la insípida perspectiva económica es que nos permite decir la verdad, sin necesidad de que usen nuestras ideas para distorsionar la veracidad de nuestras afirmaciones. El aumento del gasto público como impuesto presente o futuro es lo que se conoce como la equivalencia ricardiana. ¿Qué nos explica la equivalencia ricardiana?

“Esta dice que cualquier cambio en el timing de los impuestos —es decir, por ejemplo, bajar transitoriamente impuestos hoy, financiar con deuda y repagar- la en el futuro— no tiene efectos sobre la economía, en particular sobre las decisiones del público. De ahí que se pueda argumentar que, a partir de esta idea, la deuda pública no es riqueza agregada, ya que al final hay que pagarla, y lo que la restricción del gobierno nos dice es que este pago se hará con impuestos.” (DE GREGORIO, 2007, pág. 148)

 Uno de los conceptos claves frente al recaudo es el déficit fiscal. El déficit fiscal puede expresarse matemáticamente la siguiente manera:


Si es negativo se considera superávit fiscal e implica que los gobiernos o estados están gastando menos de lo que les ingresa lo cual es positivo en términos de finanzas públicas. Hay diversas distinciones sobre los distintos niveles de déficit pero la noción es clara. Ahora bien, ¿Qué pasa si el estado para crecer gasta más de lo que recauda? ¡Tiene necesariamente que endeudarse! Ya vimos que lo que enseña la equivalencia ricardiana tarde que temprano tiene que pagarse con más impuestos. Esto nos permite inferir la restricción presupuestaria del gobierno [o sea que el gobierno no tiene dinero absoluto en el tiempo] a lo largo del tiempo así:


Esto quiere decir que el valor actual de todos los gastos más el valor actual de la deuda deben ser financiadas completamente por el flujo proyectado de impuestos. El último término significa que la deuda al final de los periodos tiene que tender a cero o decrecer lo que nos permite reexpresar así:



Esto quiere decir que el valor actual de todo el flujo de impuestos, menos el flujo de gastos debe ser igual al valor actual de la deuda. Esta restricción presupuestaria intertemporal es la que impide que haya un déficit elevado y que la deuda no crezca a una tasa mayor que los intereses. Por tal motivo, habrá un momento que para suplir la restricción presupuestaria del gobierno habrá que aumentar los impuestos o estaríamos violando la condición de solvencia.

Mejor dicho, a los estados también los pueden enviar a “cobro jurídico” por no pagar, por eso a la larga tendrán que pagar sus deudas. Pero ¿cómo pagan las deudas que son el precio del “bien común”? O vendiendo bienes propios o aumentando los impuestos porque es la única fuente de ingresos.

3. IMPUESTOS EN EL ESTADO COLOMBIANO.
Hemos visto que históricamente los afanes expansionistas estatales generan como consecuencia directa o indirecta el aumento de los impuestos. Y Colombia está en un afán estatal expansionista. Desde esta perspectiva, el flujo de gastos del estado colombiano se espera que crezca en los próximos años las razones son entre otras las siguientes:

-          Las indemnizaciones a las víctimas del conflicto, el Consejo de Estado maneja la tesis de la reparación integral bastante costosa.

-          El estado social de derecho que significa estado de bienestar en términos económicos y consiste en que el estadovela por el denominado “mínimo vital” de los individuos.

-          Esto implica que los gastos en salud, educación, recreación, entre muchos otros sean prestados por el estado.

¿Quién paga esos costos? Derivado de la tesis del “mínimo vital” pronto caeremos en un pasivo pensional elevado, subsidios al agro, al desempleo –y al empleo-, subsidios a los ricos y a los pobres [que paga la clase media] que el estado tendrá que pagar con dinero recaudado de más impuestos.

Previamente no citamos las corrientes que fundamentan los impuestos. Este es el momento. Si usted cree en el estado social de derecho tendrá que afirmar que el pago de los impuestos es vital para el sostenimiento de labores estatales como el “gasto público social”. Que es vital una estructura impositiva para redistribuir los ingresos de las clases más favorecidas a las menos favorecidas y que eso es labor del estado. En la teoría eso suena hermoso pero en la práctica es más impuestos para todos.

Como el estado depende de una gran burocracia y ya no solamente se paga la corte del rey [por aquello de los “frenos y contrapesos”] sino la de Presidencia, Fiscalía, Procuraduría, Defensoría del Pueblo, Banco de la República, Gobernaciones, Alcaldías, Superintendencias, Establecimientos Públicos, Comisiones de Regulación, la DIAN, altas Cortes, Congreso –con altos salarios- con su aparato administrativo y todos aquellos extraterrestres administrativos como le decía una profesora (que creía en el estado) que podrían crecer ad infinitum. ¿Cómo así que pueden crecer ad infinitum? Pues infinitas son las formas de corrupción luego para preverlas se necesitan infinitos entes que también pueden ser corruptas: ¡una bonita serie de crecimiento geométrico! Es claro, con la burocracia que el estadoes un ente redistributivo, toma el dinero de las clases medias para dárselo a las altas o sea congresistas, funcionarios públicos, entre otras. Efectivamente ¿quién paga los impuestos? A más impuestos ¿quién pagará más si nadie quiere pagarlos?

4.  REFLEXIÓN FINAL
Uno de los objetivos del trabajo de grado no le gustaba al asesor, pero fue propuesto por el asesor [estos académicos no se ponen de acuerdo]. El objetivo es el siguiente:

“Denunciar el peligro político y jurídico de que la retención en la fuente crezca a un ritmo porcentual superior al del ingreso de familias y empresas.”

En este objetivo soy claro, mis afanes académicos tienen que tener una finalidad que sirva a la gente, sino escribiré buena carreta. De alguna manera hay algo entre este objetivo y esto que son notas previas a la investigación que en términos académicos llaman “marco teórico”. Sin embargo, el objetivo no se sobrepone a la conclusión que es levemente distinta: para reducir impuestos se requiere reducir el estado. Y ¿por qué es bueno reducir el estado? Pregúntese ¿De qué le sirve el estado? Y ¿Cuánto le cuesta el estado? Y con un análisis práctico quizás sepa la respuesta.

Referencias.

ARISTÓTELES. (s.f.). LA POLÍTICA (Vol. 8). La Editorial Virtual. Recuperado el 28 de 11 de 2013, de http://www.laeditorialvirtual.com.ar/pages/Aristoteles_LaPolitica/Aristoteles_LaPolitica_000.htm

COY-FERRER, J. (1975). THOUREAU, HENRY DAVID. En E. RIALP, GRAN ENCICLOPEDIA RIALP (Vol. 22, págs. 413-414). Madrid: Ediciones RIALP S.A.

DE GREGORIO, J. (2007). MACROECONOMÍA. TEORÍA Y POLÍTICAS. Santiago de Chile: Pearson. Recuperado el 28 de 11 de 2013, de http://www.degregorio.cl/pdf/Macroeconomia.pdf

LAMAS, F. A. (s.f.). CARLOS PARMA. Recuperado el 28 de 11 de 2013, de Francisco Suarez y el impuesto injusto: http://www.carlosparma.com.ar/index.php?option=com_content&view=article&id=172:francisco-suarez-y-el-impuesto-injusto-&catid=47:filosofia-del-derecho&Itemid=27

NEW INTERNACIONALISM. (01 de 10 de 2008). NEW INTERNACIONALISM. Recuperado el 27 de 11 de 2013, de A short history of TAXATION: http://newint.org/features/2008/10/01/tax-history/

NIETZSCHE, F. W. (s.f.). ASÍ HABLÓ ZARATHUSTRA. España: Euroliber S.A.

SPOONER, L. (1882). NATURAL LAW OR THE SCIENCE OF JUSTICE. Boston. Recuperado el 28 de 11 de 2013, de http://lysanderspooner.org/node/59


 OTROS ENLACES QUE TOCAN EL TEMA DE LOS IMPUESTOS



          Soberanía: sus verdaderas implicaciones.        
La soberanía, un "constructo" que se come al individuo.
Luego de que ciertos personajes que rara vez han tenido el sol en el cenit, en oficinas oscuras en Europa, hayan determinado "quitar" una cierta porción de mar a Colombia al Norte de San Andrés, se revela ese "constructo" de nación, de estado y de soberanía. El tema está bastante de moda, y probablemente, en otras oficinas en la fría capital de Colombia, con pieles no bronceadas y que quizás ni conocen ese pedazo de mar, se discute el impacto que tiene sobre "la soberanía nacional". Toda clase de reacciones se escuchan al respecto, bueno en general el sentimiento es de rechazo, hasta para mí, supuestamente que no creo en esas cosas.

El problema para mí se resume básicamente en que las fronteras, Colombo-Nicaragüense en este caso, son "constructos" como dice Alias Aristóteles, que en últimas revelan ficciones. ¿El estado existe? Efectivamente, pero no es más que poder brutal organizado, sin más legitimidad que la que tendría una banda de ladrones, sicarios o terroristas. ¿Cómo comparas la bandera y la nación con ladrones? No sé si sean más buenos o más malos, eso a mí no me compete, lo que sí son es única e igualmente ilegítimos, más "visajosos", más usuales en mi vida y con una mentira mejor montada. Pero hay políticos de buena fe, sí, también hay ladrones, sicarios, terroristas de buena fe, ¿Qué tanto pesa la intención? Este poder brutal organizado es limitante.

La palabra frontera es sinónimo de límite y es bastante curioso que se llame igual la división entre Colombia y Venezuela, como la división del territorio de las bandas de sicarios de Medellín. Ambas fronteras. Dicen que las de los combos o bandas son "invisibles", pero ¿alguien ha visto el meridiano 82? ¿en qué parte del río Táchira entre Villa del Rosario y San Antonio del Táchira hay una línea que separe como en los mapas? La carrera 90 puede ser tan visible o tan invisible como frontera que el río Táchira. El que haya visto el meridiano 82 debe estar bastante trabado y confundir la tierra con el mapa de la misma. Algo así hacen los poderes, nos hacen confundir la tierra con el dibujo que hizo un poderoso de la misma.

Pero todo este dolor "patrio" por la pérdida de una franja de mar al norte de San Andrés, es un poco irónico la verdad. ¿Sentimos la misma "patria" en una vuelta en la DIAN? ¿Por qué las empresas han de dar el 33% de su renta líquida al estado? ¿Por la misma razón que nos duele la pérdida de "mar territorial" que la mayoría ni siquiera conocemos? ¿Cómo puede pertenecernos algo sobre el cuál ni remotamente ejercemos dominio? ¿Por qué alguien dibujó en un mapa, de forma más o menos arbitraria, que un lugar pertenecía a un país, lo hace suyo? ¿Dominio eminente? ¿Por qué? Si es así ¡qué buena forma de adquirir, dibujaré que la luna es mía y procederé a cobrar tributos cada que la miren!

El caso es que la "patria" no existe, es un concepto arbitrario. Nietzsche al respecto habla más bien de la "hijatria" o el lugar que vamos a dejarle a nuestros hijos, esto lo decía con sarcasmo, quizás para negar lo adsurdo del concepto. Ese concepto de "patria" únicamente sirve para legitimar abusos. ¿Qué clase de abusos? Un señor nace en Nicaragua y otro a pocas millas náuticas en San Andrés, ¿Por qué el San Andresano no puede pescar en aguas "nicaragüenses" y el Nicaragüense en aguas Colombianas? Por ese "bello" y anquilosado concepto de soberanía que cree en nosotros el prejuicio que esas "aguas" son "nuestras". Por esa idea que tenemos en la cabeza, que es parte del dominio intelectual que ejerce el estado en nosotros a través de la educación, es que un pescador tiene esa limitación. 

La naturaleza funciona de manera diferente un cardúmen de peces vive al vaivén de su alimento, alimento que un día estará más acá del meridiano 82 o más allá del mismo. La naturaleza de un buen pescador creería yo, no es la de portar una bandera en su bote, es la de seguir las mareas, corrientes marinas, los amaneceres y atardeceres y dirigirse allí para pescar con sus redes y sus estrategias. Sin embargo, la natural inclinación del trabajo del pescador, se ve truncada por "constructos" como el de soberanía. "Constructos" en la que creen una serie de burócratas en la Haya y se imaginan que con eso están salvando el mundo, mientras mantienen las ideas que limitan la pesca de unos seres humanos. Querido amigo pescador isleño, ¡pesque donde Haya, no donde le diga la Haya! Esto es un desafío, un día habrá en "Colombia" y otro día en "Nicaragua" y lo importante no es creer en la bandera, es hacer bien su trabajo.

Por más que haya rechazo a todo lo que signifique Nicaragua, y que me linchen, el mismo derecho a pescar donde le plazca lo tiene el "Nicaragüense" que el "Colombiano". Un derecho que le nace porque los peces libres no son de nadie, por eso el primero que los encuentre y los aproveche se hará su dueño. Los Nicaragüenses son mis amigos, como lo puede ser cualquier ser humano. Me disgusta el presidente de Nicaragua, pero no porque sea nicaragüense, como la mayoría de la gente que me cae mal es de Colombia pero no me cae mal por ser colombiana. 

La verdadera implicación de la soberanía es la frontera, frontera que limita, aliena e impone una serie de criterios arbitrarios que no son acordes con la naturaleza. Eso lo vemos claramente en los pescadores que de aquí o de allá deben pescar donde les plazca, no donde los "constructos" o imaginarios sobre cómo se divide la tierra. Ese "mar territorial" que nos duele, no es más que el dolor de que nos limiten en vez de limitar, pero es tan injusto limitar como que nos limiten. El prejuicio que nos crea la "patria" es lo que nos limita en negocios, amistades, acciones, nos limita a ser humanos más que ser un invento "colombianos". Invento que es bastante ridículo y teatral como reconocía el filósofo Fernando González, aun considerando la patria como una posibilidad. El "constructo" de Colombia ni si quiera es autóctono, es lo que decía Fernando González aún considerando esa posibilidad de patria. Finalmente, esos niños de la Haya creen que jugando con esos "constructos" e imaginarios limitantes, que nada tienen que ver con la verdadera naturaleza humana, evitan guerras, cuando la verdad es que sus ideas acerca del poder están más cercanas a la idea de clan, combo, masa ridícula, asociación de cazadores, no sé, esas ideas de películas con clanes y masas que con aquellas que van con la libertad, la justicia, el derecho natural y el desarrollo.

          AUTO-SEMEJANZAS Y FAMILIARIDADES: HUELLAS Y FLUJOS        
                                                               â€œA great presence is hard to see. A great sound is hard to hear. A great figure has no form.” Lao-Tzu

                                                                "Cantando alegre, cruzó el valle, pasó la Sabana y al mar llegó". Calavera y la Popular Independiente.

Una de mis obsesiones permanentes son los flujos que generan patrones auto-semejantes, es en otras palabras, una obsesión por una nueva rama de la matemática llamada "geometría fractal". Sin embargo, el patrón fractal no es exclusivo únicamente de la geometría. El fractal se puede oír en música, en especial la música de Bach como este concierto donde los patrones son auto-semejantes, sin dejar de notar las diferencias. Son los flujos de muchas cosas que generan ciertos patrones auto-semejantes dibujando formas geométricamente hermosas.  Sin embargo ¿cómo podemos trascender un concepto de la matemática a la filosofía? ¿Cómo podemos utilizar el fractal para ampliar y trascender el rango de nuestros conocimientos? ¿Cómo pueden unas ideas matemáticas y de filosofía del caos aportarnos a descubrir la causa y sentido del todo? A continuación daremos un abrebocas al concepto matemático para luego trascenderlo a la filosofía y al arte y comprender cuáles son las huellas que dejan los flujos de movimiento de las cosas en los seres.

1. DESCRIBIENDO E INTUYENDO LOS FRACTALES: Auto-semejanzas.

1.1 Intuyendo al fractal y su causa
¿Qué es un fractal? ¿Cuál es su esencia? ¿Cómo es un fractal en términos geométricos? Muchas preguntas pueden surgir legítimamente acerca de lo que es un fractal en términos geométricos o de espacio.

Un fractal es mejor mostrarlo que describirlo, en él se verá la auto-semejanza. Auto-semejanza que implica que la parte se asemeja al todo y el todo a la parte y para parafrasear a la señorita Antioquia "también del mismo modo y en el sentido contrario". El concepto de auto-semejanza es más intuitivo que racional y o mejor es mostrar la imagen de un fractal, el más famoso, el conjunto de Mandelbrot:


Los fractales, son entonces estos modelos generados por fórmulas de retroalimentación no-lineal  (Las siete leyes del caos, pág. 138). En últimas son funciones en los términos que aprendimos matemáticas en el colegio. Sin embargo, la definición de la causa de los fractales, "fórmulas de retroalimentación no-lineal", términos que nadie entiende, es válido para los fractales generados por computador como el conjunto de Mandelbrot. Sin embargo, los fractales y más aquellos que son naturales, implican algo mucho más profundo.

A los fractales naturales podríamos denominarlos la huella del caos (Las siete leyes del caos, pág. 140) o más bien de los flujos de movimiento que son caóticos. En términos Aristótelicos le hemos dado la vuelta al fractal desde la perspectiva de la causa-eficiente. Es decir lo que los origina. Sin embargo, la explicación de su origen era para intuir el concepto de "auto-semejanza" que es en últimas la esencia del fractal.

Los flujos de movimiento decíamos dejan una huella Â¿cómo es esa huella? ¡Auto-semejante a escalas diferentes! (Las siete leyes del caos, pág. 140) Si se observa el conjunto de Mandelbrot podemos ver que a primera vista tiene una imagen, pero mirando las más pequeñas encontramos que hay un cierto patrón que se repite. La forma en la que se repite la huella del flujo de movimiento se denomina auto-semejanza. Invitemos a los autores de "Las Siete Leyes del Caos" para que nos expliquen lo que es la auto-semejanza:

"Por mor de la claridad, diremos que el término 'autosemejante' incluye esta idea de las diferencias individuales y la singularidad, así como las similitudes (...) En algunas formas fractales -particularmente aquellas generadas por los computadores mediante fórmulas matemáticas- la autosemejanza tiene algo de mecánica. En otros fractales -de la naturaleza y el arte- lo que es autosemejante se halla mezclado con lo que es diferente de forma tal que constituyen un desafío a la descripción." (Las siete leyes del caos, pág. 142)
1.2 Fractales naturales y algunas preguntas
Si el Conjunto de Mandelbrot es un fractal artificial ¿cómo sería un fractal natural? ¡Algo que suele verse mejor desde la ventanilla de un avión! Si alguien quiere cazar fractales que pida la ventanilla de un avión así haya algunos mal encarados que crean que es capricho. Algo como la siguiente foto:

NUBES FRACTALES

El flujo de movimiento en el caso de las nubes es el agua, el fluido -término físico- más común en la tierra. La huella que deja son las formas que tienen una retroalimentación del sol, luego del "albedo" que producen devolviendo radiación solar al espacio, los choques de las goticas, la disminución de la temperatura ocasionada por el impacto de la devolución de la radiación que disminuye la evaporación, lo que disminuye la temperatura, aumenta la condensación, disminuye la humedad específica, al enfriar aumenta la presión. Mejor dicho es una situación de una multicausalidad enorme o sea de muchas causas, que se retroalimentan así mismas... 

Esos fractales naturales son la huella de aquello que los primeros filósofos denominaban el arjé. Los primeros filósofos empezaron a ver que la naturaleza estaba compuesta de algo y el fluir de ese algo era lo que generaba los seres. Ese arjé plural o singular me parece que siempre era algo sometido a un flujo de movimiento capaz de dejar huella: Vgr -Agua, Aire, Fuego, Tierra. 

Sin embargo, al ver el amplio movimiento. Algunos como Heráclito decían "uno no se baña dos veces en el mismo río", pero ante eso se genera una pregunta ¿cómo puede nombrar al río si siempre es diferente? Parménides se iba al otro extremo de considerar todo como eterno e inmutable. Pero ¿cómo explica que no hay una nube igual a otra? ¿Cómo explica al anciano y al niño? Heráclito diría que son personas distintas, lo que es contra-evidente, pero también sería contra-evidente negar la diferencia, son la misma persona pero con una diferencia en su estado. En todo caso ¿en qué medida habría impactado en su filosofía la geometría fractal? Una pregunta que generará en el lector un flujo de preguntas y respuestas... "¡Un diálogo es un fractal!" dice la Mula Pensante.

1.3 De la filosofía a la intuición
Quisiera cerrar este fractal con dos frases que muevan la intuición para comprender lo que es un fractal. Muchas veces la intuición la mente la entiende en forma de paradoja, o las paradojas producen intuiciones, y también del mismo modo y en el sentido contrario:

"Ver el mundo en un grano de arena,
y el cielo en una flor silvestre;
tener el infinito en la palma de la mano
y la eternidad en una hora."
Flower world/mundo en la flor
¿El mundo en una flor...? ¡Quizás!
(William Blake en PAPPAS, 1996, pág. 50)
Dice un texto budista Chan: 

"Se levanta una partícula de polvo y toda la tierra está allí; florece una flor y amanece un universo con ella" (Las siete leyes del caos, pág. 142-143)
Finalmente:
“A great presence is hard to see. A great sound is hard to hear. A great figure has no form.” Lao-Tzu. Y mi pésima traducción: "Una gran presencia es difícil de ver. Un gran sonido es difícil de oír. Una gran figura no tiene forma.". Ahh y es una cita que leí en
http://www.yamamotomasao.jp/from_the_artist_3.html
Hago una advertencia a los lectores eruditos desprevenidos y creen tener el dogma en sus cerebros que esto no es panteismo. Es una filosofía que quizás aún no la tenga categorizada en su aburrida cabeza. Es posible comprender la pluralidad de los entes y la trascendencia de Dios y las intuiciones orientales acerca de la parte y el todo. Las interrelaciones entre los entes que participan de la creación de Dios son mucho más profundas y delicadas de lo que parecen. Mejor dicho es una frase de desahogo ante tanto dogmático suelto que en vez de procurar entender y debatir busca clasificar y categorizar. Por cierto, las cosas no son mentiras o verdades porque yo las clasifique en modelos negativos, eso es una falacia denominada muñeco de paja.

2. DE LA MATEMÁTICA A LA FILOSOFÍA: Familiaridades.
Me escribe en estos días la Mula Pensante en facebook "el Apocalipsis es un fractal". Ante tal sorpresa le pregunté ¿Por qué? Y lo que me contestó me permitió entender el concepto de Iglesia. Me contestó o tal vez le entendí algo así como "la lucha individual de cada Cristiano es auto-semejante y se retro-alimenta a la lucha de la Iglesia Universal". La cuestión tiene lógica, si la gracias es un flujo de movimiento sobrenatural su huella ha de estar determinada por la lucha individual de cada cristiano. En últimas la gracia es un río que viene de Dios y a Él pretende llevarnos. De la misma forma podemos considerar el diálogo como un fractal que es la huella de un flujo de movimiento de ideas o insultos en algunos casos: insultos o ideas son fractales al fin y al cabo. También vemos fractales en la música, en especial de Bach.

Esas autosemejanzas geométricas podríamos denominarlas también familiaridades. Los apartes de una melodía de Bach suelen ser similares al todo y así mismo a otras partes. Las nubes suelen ser familiares a las montañas, que suelen ser familiares a los árboles, las olas forman en la arena rizos familiares a las corrientes de los ríos. La auto-semejanza fractal traducida como una familiaridad esencial nos lleva a una intuición que los metafísicos descubren por lógica... ¡hay algo en común entre los seres/entes! ¡Que SON! Filósofos como Ockham por el contrario niegan esas familiaridades y dejan lo común de las cosas como meros nombres flatus vocis.

Entre las mismas cosas hay una familiaridad, algo común, que viene como huella del rastro de los flujos de movimiento. No significa que todas sean lo mismo, para que haya autosemejanza tiene que haber diferencia. Podríamos llegar a múltiples disquisiciones al respecto, pero esa familiaridad y la retroalimentación que cada cosa hace a la otra y por ende a sí misma, sumada en un flujo de tendencias o fines al bien, ¿no será una prueba de que el arjé es el flujo del amor? Si los entes naturales se retroalimentan a sí mismos para lograr sus fines, todos esos entes tienen una huella de algo amoroso que los trasciende. La misma familiaridad y la retroalimentación que los entes hacen al flujo debe indicar que en ellos hay inmanente algo de amor. ¿Será que el amor es el arjé? El amor es querer el bien del otro, los flujos de movimiento naturales parecen indicar el bien de las cosas o que siempre les hacen un bien, un bien que las trasciende pero que las retroalimenta.

Escher Metamorfosis. Estos cuadros utilizan los fractales para  dibujar las imágenes, pero el fondo que puede interpretárse es que todas sus imágenes a pesar de ser distintas cuentan con esa familiaridad.

Me encantaría sentar claro que efectivamente ese amor proviene del Dios que es su causa, pero esto dejaría muchas dudas acerca de cómo de las familiaridades entre los entes que se retroalimentan se puede llegar a concluir que ese arjé proviene del flujo del amor. Creo que es así, pero esto lo digo por fe, no porque tenga la prueba fehaciente. Es decir, la existencia del mundo denota un Dios, pero que lo que mueva el mundo sea movido por el amor, es algo que requiere mayor rigor y profundidad. Apenas voy entendiendo las familiaridades. No sé lo que intuyo y razono.

3. FAMILIAS Y FAMILIARIDADES: Arte.
La razón intencional de este escrito era mostrar la auto-semejanza o familiaridad entre las intuiciones o sensibilidades mía y de un primo. El primo Calavera, es el cantante de la Banda Calavera y la Popular Independiente que son un nuevo género musical que busca mezclar la tradicional guasca antioqueña con un poco de rock. Es algo estilo Juanes pero mejor a mi modo de ver. Lo curioso del asunto es que oyendo una de sus canciones que advierto está mal grabada porque todavía no lo han hecho en estudio descubrí que la banda describía la intuición que me persigue hace días, la intuición y vocación hacia los "flujos". Vocación e intuición que me hace desear viajar en exceso en avión y pedir una bendita ventanilla. La canción donde Teo Calavera expresa la idea del flujo y de las familiaridades es "Soñé en el Río":

 

Al fin y al cabo, las familias tienen la huella de la genética y también de prácticas -virtudes y vicios- de hace muchos años. Oír al abuelo diciendo que el cogía tigres de la cola y que venía El Alispruz, o a la abuelita obsesionada por tener las flores más hermosas de las palmas tienen claros impactos: "soñé una finca para mi madre -dice la canción-, llena de flores mirando al sol" . Son otra forma de "genética" pero a ambos nos tocaron y dejaron huellas en el espíritu que ahora queremos expresar al mundo. Que se expresan de acuerdo al espíritu y vocación individual, pero que tienen su auto-semejanza, su familiaridad. La familia es la portadora del flujo de herencia material y espiritual, esos flujos generan auto-semejanzas y diferencias en sus miembros.

Teo Calavera hace sus alispruces mediante la música. La canción bellas imágenes describe los flujos de movimiento. La canción describe ese constante movimiento "soñé en el río y el río me llevó, bajó por la montaña..." luego la descripción lleva a la forma de cómo baja el río "Cantando alegre, cruzó el valle, pasó la Sabana y al mar llegó". Ese punto del mar donde se funde con el todo, con una cultura "eran las voces de una nación"  o la paradoja con la totalidad "mientras las olas me iban llevando yo era el cielo y tú mi sol". La canción tiene el mismo estilo literario de García Márquez, un realismo mágico, que describe la realidad sin desdibujarla pero de una forma curiosamente mística. En el fondo refleja ese anhelo de amor, de querer unirse con el universo, con la totalidad de las cosas en imágenes llegando a un mar que refleja ese todo de los anhelos humanos.

INCONCLUSIÓN
Ya se me volvió un delicioso vicio -o quizás virtud- de dejar mis escritos inconclusos. La razón es fractal ¡no quiero agotar el flujo del conocimiento! El fin de un ensayo no es el fin de lo que se pueda decir de una cosa, el fin de un ensayo es el comienzo para que muchos en su libre razonar, su creatividad y su inteligencia utilicen esas ideas para algo. Que las utilicen así sea para decir lo ridículo que es un autor o para tomar parte razonable y criticar el resto. Tesis, Antítesis y Síntesis como el Hegel Pop es imposible tenerlas en un escrito.  La dialéctica -que es quizás la ciencia que estudia los flujos de diálogos- no se agota en un escrito, ni en un autor. La verdad no es tan caprichosa como para quedarse en una sola cabeza.

Por eso que siga el fluir, el movimiento, la dialéctica, las Tesis, Antítesis y Síntesis del Hegel Pop. Que le den duro al ensayo, modifiquen la idea y sea simplemente una ayuda de mi parte en el constante parto del conocimiento que no es oficio particular sino de la humanidad. Ojo, que sea oficio de la humanidad no significa como creen erradamente los marxistas que eso es oficio del estado. El estado es una metáfora de lo contrario al flujo de movimiento. Es oficio de la humanidad en cabezas particulares que libremente lo retroalimentan ¡un buen ejemplo es Wikipedia! En fin...

BIBLIOGRAFÍA

PAPPAS, T. (1996). LA MAGIA DE LA MATEMÁTICA. El orden oculto tras la naturaleza y el arte. (M. Rosenberg, Trad.) Madrid, España: Zugarto Ediciones S.A. 

Peat, F. D., & Briggs, J. (1999). Las siete leyes del caos (Primera Edición ed.). (D. Mas, Trad.) Barcelona, Cataluña, España: Grijalbo.

OTROS ARTÍCULOS DEL BLOG




          Templo del sol y asombro agradecido        
Templo del sol by ElAlispruz

Templo del sol, a photo by ElAlispruz on Flickr.

El asombro es aquella capacidad que comparten niños, poetas y filósofos. Sin embargo, el asombro tiene un contenido que trasciende la poesía y la filosofía. ¿Qué es? La mística. ¿Acaso se requieren milagros extraordinarios para descubrir aquel ser magnífico detrás de cada obra? Cada movimiento del sol, que no sale ni se oculta nunca por el mismo lugar, la caída de la lluvia, la formación de un arco iris las formas siempre iguales y siempre diferentes de las nubes, son una muestra de la existencia de un ser que las trasciende. 

Ya nos decía Fernando González en Viaje a Pie:

"Subiendo a pie la vertiente del Arma tuvimos la impresión nítida de la dureza y pesadez que nos atrae hacia la tierra. ¡Qué dificultad para elevarse! Somos hijos de la tierra y sus parásitos; nos liga a ella, como un cordón umbilical, la ley de la gravedad. Por momentos la abandonamos, nos parece que existe otro ser que nos llama hacia las alturas aéreas; nos parece abandonar todo lo terrestre y después caemos más definitivamente abrazados a su seno materno; somos únicamente materia dura, materia grave. Cuando levantábamos las piernas para trepar hacia Aguadas tuvimos la impresión nítida de la atracción terrestre. Esta esfera dura es nuestra cuna y nuestro sepulcro. ¿Por qué deseamos abandonar esta madre? ¿Por qué los ímpetus de elevarse? ¿Por qué el Santo y el Héroe? Es un indicio, un leve indicio, de que hay en nosotros algo que no es terrestre. Ese leve indicio ha creado la metafísica y el misticismo." (González-Ochoa, Fernando. Viaje a Pie. Versión digital en http://www.otraparte.org/ideas/1929-viaje.html)

Esta foto nos muestra "el Templo del Sol". Este "templo" se encuentra en las ruinas de Macchu Picchu en el Perú. La parte frontal está alineada con la salida del sol en el solsticio de verano en el hemisferio sur (21 de Diciembre) y la lateral con el de invierno (21 de Junio) en dicho hemisferio. Aunque vivo en el trópico demasiado cerca al ecuador, he logrado observar esas diferencias por las posiciones solares. Adicionalmente, con un poco de lectura he relacionado esas diferencias a los periodos de sequía y de lluvía. ¿Por qué? La máxima evaporación se produce cuando el sol se encuentra perpendicular a la tierra, en ese momento la presión baja al extremo en esa latitud, asciende el aire y cuando llega a la tropopausa seco desciende hacia las latitudes circundantes disminuyendo la evaporación. De esa forma, en la medida en que el sol se encuentra más elevado en el cielo, más elevada es la evaporación en los países tropicales. 

Los incas lograron intuir esta interrelación entre la posición solar, que el templo del sol, les permitía seguir las temporadas de sequía (solsticio de invierno 21 de Junio) y las de lluvia (solsticio de Verano 21 de diciembre). Estos ciclos vitales denotan los flujos de la existencia humana, la esencia de la naturaleza que entre opuestos y contrarios genera profundas auto-semejanzas fractales. Esto, para cualquiera con una mínima capacidad de asombro, lo lleva al extremo del éxtasis, al misticismo si se quiere como nos decía Fernando González. Los primeros filósofos, cuando empezaron a razonar, utilizaron los elementos de la naturaleza como el sustrato del ser. Los libros modernos de meteorología y climatología hacen una referencia a esta primera aproximación intuitiva de la realidad.

El viento, el aire, el fuego, el agua y la tierra que producen vida y muerte, belleza, poesía. Los primeros filósofos se asombraron de una naturaleza maravillosa, que seguía ciclos semejantes pero inciertos. Lo mismo hoy me asombro de la belleza de un atardecer, del cielo azul, de las montañas y las nubes como algodón. Todas diferentes pero auto-semejantes, conocidas pero a la vez sometidas a un halo de incertidumbre propio de su permanente creatividad. 

Algo nos dicen estos ciclos, algo nos dicen los solsticios y equinoccios, algo nos dice la estética de los flujos auto-semejantes producidos por opuestos y contrarios. Algo nos dicen la noche y el día, la lluvia y la sequía, las nubes y el cielo, el calor y el frío, la poesía y la razón, el arte y la contemplación... Tanta belleza debe provenir de algo que, en sí mismo, sea bello, ordenado y artista, creativo y racional. Un creador capaz de regalarnos maravillas poéticas permanentes, milagros cotidianos que nos hagan vivir una vida de belleza y asombro agradecido.

          ILIQUIDEZ E IMPUESTOS: Ineficiencias del sistema tributario.        
Yo pesco y el estado pesca lo que pesco...
El sistema tributario justo es aquel que no existe. En justicia todo derecho tiene su causa en términos antropológicos o económicos. Ahora bien, si no hay una causa para una determinada erogación, por más que sea "legal", estamos ante una injusticia y un enriquecimiento sin causa. Ahora bien, dirán los constitucionalistas -que creen que un texto es vinculante porque sí- que es que es nuestra "contribución al bien común". La verdad eso no son más que teorías que producen unos sofistas burócratas para permanecer en sus deliciosos tronos de poder. ¿Acaso usted firmó la constitución? ¿Por qué tiene que pagar por proyectos de los políticos que muchas veces son ineficientes de los cuales no está de acuerdo con muchos?

Por ejemplo, a muchas personas que estamos en desacuerdo con el Asesinato de Niños por nacer, nos obligan a financiar ese crimen por una decisión de 5 magistrados. ¿Por qué en aras del supuesto bien común tendría yo que seguir como un esclavo aquellos lineamientos? ¿Por qué tenemos que permitir que el dinero que nosotros ganamos se utilice para financiar el crimen de unas pocas multinacionales perversas? 

Ya decía Lysander Spooner:
"Todos los grandes gobiernos de la tierra - los que hoy existen como los que han ido desapareciendo - han tenido el mismo carácter. No pasan de simples bandas de ladrones que se han asociado con el fin de despojar, conquistar y someter a sus semejantes." (Tomado de SPOONER, Lysander. “El derecho natural: la ciencia de la justicia” En Wikisource tomado dehttp://es.wikisource.org/wiki/El_derecho_natural:_la_ciencia_de_la_justicia 08/10/2009 02:39 p.m. Capítulo III. El derecho natural contra la legislación. Segunda parte del Capítulo.)
Y es que el fenómeno es bastante cierto y se observa por ejemplo en los denominados "combos" de Medellín que muchos quieren incluir en la "institucionalidad". Estos combos son bandas asociadas de delincuentes que dominan unas zonas limitadas por "fronteras invisibles", tienen allí el monopolio de las armas, cobran "vacuna" que no es más que una suma mensual a cambio de "protección". Inclusive se ha llegado a afirmar que los combos suelen tener mejor logística que la Policía Metropolitana. Nadie negaría que los "combos" son bandas delincuenciales, pero quiero que alguien me diga cuál es la diferencia de estos con el estado. A mi modo de ver la diferencia radica en el cómo, los combos son auténticos, el estado mentiroso. Además, los combos no requieren gigantescas justificaciones ideológicas para legitimar su acción, hacen lo que hacen y listo. Son delincuentes y lo saben, en cambio, muchas de las personas que trabajan en el estado ni si quiera se han dado cuenta para quién trabajan...

LAS INEFICIENCIAS TRIBUTARIAS.
Uno de los tantos "tributos" sin sentido.
Norte de Santander cobra a todos las personas
que salen del aeropuerto Camilo Daza de Cúcuta,
esta estampilla. ¿Por qué? ¡Pura recocha!
Contrario a los combos dueños de fronteras invisibles, restringiendo la entrada a dichas zonas, el estado se ha devanado el cerebro en generar justificaciones absurdas a su accionar y frente a los impuestos siempre está el trasfondo de la eficiencia. ¿Cómo recaudar más (para nada) sin desincentivar el trabajo de sus víctimas? El trasfondo de incentivar cierta actividad económica o cierta acción conveniente al estado provoca una serie de disposiciones tributarias. Conclusión un complejo enmarañado de disposiciones que generan una serie de costos operativos adicionales para la gestión empresarial.

Ese enmarañado sistema genera que en Colombia haya un exceso de tributación. Tanto como los griegos que le tenían altar al "dios desconocido" en Colombia puede llegar un momento en que nos toque pagar al "impuesto desconocido". A grandes rasgos los principales impuestos en Colombia son:

  • Impuesto sobre la renta y complementarios.
  • Impuesto sobre el valor agregado (IVA).
  • Gravámen a los movimientos financieros (4 X 1000)
  • Impuesto de Industria y Comercio y Avisos y Tableros (Municipal).
Estos impuestos, en apariencia simples, plantean una serie de complicaciones operativas a las empresas que hacen prácticamente que tenga una o dos personas de tiempo completo como mínimo resolviendo el problema de los impuestos. Es tal que muchos de los enredos provienen de presumir la mala fe del "contribuyente".

SE PRESUME LA MALA FE DEL CONTRIBUYENTE.
La verdad creo que este es un principio acertado de la tributación, ¡NADIE QUIERE PAGAR IMPUESTOS! No creo que haya alguien que pague la declaración bimestral del IVA o el impuesto de renta con una satisfacción y una sonrisa "Hoy contribuí al bien común" y pensando "Un compromiso tan lindo que no puedo evadir". Bueno quizás Ned Flanders en un capítulo de los Simpson, capítulo donde se hace una crítica anarquista y capitalista bastante positiva... y donde obviamente se ve que los impuestos son un dolor de cabeza...Aquí pueden verlo http://www.seriescoco.com/capitulo/los-simpsons/capitulo-20/40521

El caso es que esa presunción de mala fe del contribuyente genera un enmarañado inteligentísimo que el estado llamó "retención en la fuente". La retención en la fuente aplica para todos los impuestos (excepto para el 4 X 1000 dado que éste ya es de por sí una retención del banco al dueño de la cuenta). Pero no se dio cuenta el inteligentísimo legislador que estaba confiándole el aumento de las contribuciones a la misma serie de personas de las que desconfiaba. Linda solución crear penalizar la "omisión del agente retenedor":

ARTICULO 402. OMISION DEL AGENTE RETENEDOR O RECAUDADOR. <Ver Notas del Editor> <Penas aumentadas por el artículo 14 de la Ley 890 de 2004, a partir del 1o. de enero de 2005. El texto con las penas aumentadas es el siguiente:>

 El agente retenedor o autorretenedor que no consigne las sumas retenidas o autorretenidas por concepto de retención en la fuente dentro de los dos (2) meses siguientes a la fecha fijada por el Gobierno Nacional para la presentación y pago de la respectiva declaración de retención en la fuente o quien encargado de recaudar tasas o contribuciones públicas no las consigne dentro del término legal, incurrirá en prisión de cuarenta y ocho (48) a ciento ocho (108) meses y multa equivalente al doble de lo no consignado sin que supere el equivalente a 1.020.000 UVT.

En la misma sanción incurrirá el responsable del impuesto sobre las ventas que, teniendo la obligación legal de hacerlo, no consigne las sumas recaudadas por dicho concepto, dentro de los dos (2) meses siguientes a la fecha fijada por el Gobierno Nacional para la presentación y pago de la respectiva declaración del impuesto sobre las ventas.

Tratándose de sociedades u otras entidades, quedan sometidas a esas mismas sanciones las personas naturales encargadas en cada entidad del cumplimiento de dichas obligaciones.

Ante esa circunstancia cualquiera que inicie una nueva persona jurídica o quiera "cumplir alegremente con los aportes a la nómina de los congresistas" queda mágicamente obligado a retener y de no retener el estado  te cobrará con la cárcel.

¿NO MÁS REMEDIO QUE HACER BILLETES?
El artículo de la omisión del agente retenedor nos hace preguntarnos ¿bueno y cuándo sería la fecha en la que se generaría este delito? Pues la respuesta mágica es ¿desde cuándo tengo que hacer la retención o cobrar el IVA? Pero ¿cuándo es eso? Resulta que tenemos que acudir a la teoría de la "causación". ¿En qué consiste eso de la causación? El momento en el cuál surge un derecho. La teoría de la causación no está mal, pero que se genere un derecho a mi favor o una obligación en mi contra no implica... BILLETES EN EL BOLSILLO. ¿Y cuándo se causa una retención o un IVA? Esto es lo más interesante del asunto...

Si uno mira el artículo 437 del Estatuto Tributario la regla general consiste en que el Impuesto Sobre las Ventas se causa en cualquiera de los dos primeros casos:

  • Pago
  • Al momento de la facturación o abono en cuenta (causación).
Si la facturación se da primero, en el caso del impuesto sobre las ventas, ya la empresa que cobra el IVA tendrá una deuda en dinero que tendrá que pagar en la declaración siguiente, así el deudor se demore en pagar la factura. 

Lo mismo sucede en el caso de la retención en la fuente, la regla general es la misma, se retiene o al momento del pago o al de la causación (abono en cuenta). Para eso puede observarse el artículo 392 del Estatuto Tributario que consagra exactamente la misma idea de la causación. Adicionalmente, esto ha sido reiterado en conceptos de la DIAN ¿cuándo se ocasiona la retención?: 

"Momento de causación de la retención en la fuente Tal como lo establecen las disposiciones del Estatuto Tributario y lo ha precisado la doctrina de la DIAN (Conceptos No 008054 y No 095988 de 1998, entre otros), la retención en la fuente a título del impuesto sobre la renta debe efectuarse, por regla general, en el momento del pago o abono en cuenta, lo que ocurra primero. Se entiende por "pago" la extinción total o parcial de una obligación mediante la prestación de lo que se debe y por "abono en cuenta" el reconocimiento contable de una obligación independientemente de su cancelación o pago." (Concepto 003580. 12 de Enero de 2006. DIAN. En http://actualicese.com/normatividad/2006/Conceptos/Enero/003580-06.htm Consulta 17/4/2012)

Esto se puede resaltar en cualquier portal de información contable:
"La contabilidad en Colombia, según el decreto 2649, opera bajo el sistema de causación, lo que significa que los hechos se deben reconocer al momento de surgir la obligación o el derecho, aunque no se haya hecho o recibido el pago." (Gerencie.com. Retención en la fuente en operaciones de la misma fecha con un mismo proveedor. En http://www.gerencie.com/retencion-en-la-fuente-en-operaciones-de-la-misma-fecha-con-un-mismo-proveedor.html Publicado el 20/12/2010. Consultado 17/05/2012)
Es decir, así uno no haya recibido el dinero o no tenga con qué pagar, mágicamente su cuenta tiene que tener billetes a la hora de las declaraciones de retención y de IVA. En términos de derechos y obligaciones, quizás esa teoría de la "causación" esté bien, pero es demasiado teórica a la hora de afrontar la realidad.

Causar una obligación a su favor no implica tener esa obligación en efectivo. De hecho, tenerla causada significa precisamente que no se ha utilizado un bien líquido llamado dinero que la cancele. El poder liberatorio del dinero implica eso, la capacidad de cancelar las obligaciones causadas.

Pero ¿cómo si no se ha cancelado la obligación mágicamente el contribuyente va a tener dinero para pagar la declaración? Esta tesis de la causación desconoce la realidad de los negocios en Colombia, donde la puntualidad en el cobro es rápida (o sea se factura rápido) pero el pago es lento. Así las instituciones tienen el reto de enfrentar una "cartera" morosa de obligaciones "causadas" que generan IVA. Sin embargo, mientras el deudor se demora en cumplir, no puede quien cobra el IVA sustraerse de su obligación de pagar con dinero que no ha entrado en su flujo de caja. 

UN CASO TÉTRICO
La omisión del agente retenedor se ocasiona dos meses después de causada la obligación. Imaginemos en el normal tráfico jurídico un IVA causado en Abril, cuya declaración ha de pagarse los primeros días de mayo y el deudor se ha demorado en pagar (porque a su vez a él le han incumplido), ya si la mora llega a los primeros días de Julio y el Agente recaudador del IVA no ha podido pagar ya ha cometido omisión del agente retenedor. Para ir a la cárcel se requiere que concurran otros dos factores aparte de describir la conducta en el artículo, "antijuridicidad" y "culpabilidad", la defensa es amplia... empezando por la ridiculez de la irrealidad del legislador, pero en todo caso las vueltas, las llamadas de la DIAN, entre otras dudo que sean agradables. Y casos así conozco bastante cercanos...

DAR DEL AGUA QUE NO TENGO.
Para que se comprenda el tema del "flujo de caja", podemos comparar el dinero con el agua que fluye. Si yo le digo a otro "lléneme este balde" y el otro va a buscar el agua, no puede un ladrón pedirme el agua que no tengo simplemente porque "ya se causó la obligación de traer agua". ¿De dónde va a sacar el agua? ¿De la humedad relativa del ambiente? ¿Escupiendo? ¿Robando? El dinero, como cualquier bien, está sometido a una serie de reglas y como tal su movimiento depende de la sencilla realidad de recibirlo.

Es claro que en materia dineraria se puede acudir a la figura del crédito y al contrato de factoring que sirve para resolver esos casos "tétricos". Pero acudir al crédito implica una pérdida, sacar del dinero que no tengo, pagar luego intereses por una obligación sin sentido o que implicaba "causación".

EL EXTREMO DEL ABSURDO, EL PRINCIPAL ASESINO DEL FLUJO.
El leviatánUna de las retenciones más ridículas es la que se conoce como el IVA teórico, o mal llamado "rete-iva", el término correcto es la asunción del IVA en el régimen simplificado. Resulta que en el IVA hay dos clases de regímenes, el régimen común y el denominado régimen simplificado. Sin embargo, el régimen simplificado debería llamarse más bien "régimen complicado" y es que es bastante complicado. Los agentes del régimen simplificado no tienen que pagar el IVA, pero eso no implica que el estado no desee recibir algo de aquella operación. 

Resulta que por arte de magia un genial legislador (que si trabajara para otro sector tendría la denominación de estafador) se le ocurrió que los responsables del régimen común paguen el IVA que no recaudan los del régimen simplificado. Es así como el artículo 437- 1 del Estatuto Tributario en su numeral 4 manda a que los contribuyentes hagan magia y de la buena reteniendo el IVA en operaciones con régimen simplificado. Pero no es que se lo descuenten a la persona perteneciente al régimen simplificado: ¡HA DE PAGARLO ÍNTEGRO! 

Y ha de seguir la misma teoría de la causación. Aunque si bien es cierto, este es descontable de la declaración del IVA (vaya enredo) tiene que pagarlo cada que haga un contrato con el régimen simplificado y supere los topes legales. Es decir, si soy del régimen común y causo una deuda con una persona del régimen simplificado, así no haya recibido el flujo con el que le pagaré, no solamente debo retener del flujo de caja que no tengo, sino sacar dinero adicional a lo que me están cobrando. 

Aunque la situación final del "contribuyente" quede en cero, es preferible no pagar nada y luego no recibir nada a cambio que pagar lo que no tengo para luego descontarlo. Además, se paga cada mes la declaración de retenciones, pero el IVA es cada dos meses luego el estado tendrá esos recursos un mes ¿me pagará intereses por ello? ¡NO! Pero en cambio al "contribuyente" sí le tocará pagar por el precio de contar con dinero antes: ¡Valor anticipado! ¿No es evidente quién se enriquece a costa de quién?

CONCLUSIÓN.
Sin perjuicio que lo mejor es que no existieran impuestos pues no tienen causa, las complicaciones del mismo aumentan tanto los costos de transacción empresarial que hacen más ineficiente la actividad económica como consecuencia de ello. Una de las cosas más ineficientes es la forma en la que afectan el flujo de caja empresarial en especial en lo que se refiere al IVA y a la retención en la fuente. El dinero, como el agua o el aire, fluye de una forma natural de acuerdo al tráfico de los negocios humanos. Estas formas tributarias lo que hacen es desconocer la forma como circula el dinero en la sociedad para aumentar su calidad tributaria, generando un aumento innecesario en los costos de generación de flujo de caja en las empresas.

No me gusta la palabra conclusión pero sino la sociedad no entiende. Lo que quisiera es seguir criticando el sistema tributario a ver si algún día desaparece. Más aún esto lo que debería es oxigenar de alguna manera el debate de la reforma tributaria que propone el gobierno de "Prosperidad democrática". Un mínimo sería que desaparecieran todas esas ideas absurdas de retención en la fuente que cargan al "contribuyente" con obligaciones ridículas por las que no recibe nada a cambio.







          Â¿QUÉ PASA SI HACEMOS BILLETES?        
En el artículo  Â¿LA POBREZA PROVIENE DE LA FALTA DE DINERO? sembramos la inquietud de cómo el dinero no implica pobreza ni riqueza sino su medida. Sin embargo, explicamos qué pasa si hacemos billetes. El niño propuso como solución hacer billetes y... Keynes le hizo caso. Quizás me digan que degrado a Keynes considerándolo que promovía la misma solución del niño, la verdad es que no, promovía el control de la "oferta monetaria" para influir en la "demanda agregada"... no promovía hacer billetes, promovía un sinónimo. 

Pero ¿cuáles son las consecuencias de hacer billetes? Prendamos la maquinita y experimentemos. Las consecuencias anticipo son dos, la primera se llama inflación, la segunda se llama hurto mediante la mutación de la moneda.

INFLACIÓN
La inflación es la pérdida del poder adquisitivo del dinero por el aumento de los precios. Es que el valor del dinero también está sometido a las reglas de exceso y la escasez, escaso vale más por lo que los precios bajan, si vale menos por tanto los precios suben. Ya esto lo había descubierto Domingo de Soto como nos lo cita José Alpiniano García en su tesis doctoral:

"La falta de dinero en un lugar determinado hace que el precio de los demás bienes descienda, y la abundancia de dinero hace que el precio suba. Cuanto menor es la cantidad de dinero en un sitio, más aumenta su valor y, por tanto, ‘caeteris paribus’, con la misma cantidad de dinero se pueden comprar más cosas”.  (DE SOTO, 1968, pág. 543).
Es que como decíamos en Â¿POR QUÉ SURGE EL DINERO? el dinero vale en la medida en que  puede cambiarse por otra cosa, además que la compra es el fin de la venta como veíamos en Domingo de Soto citado por García Muñoz. El ejemplo de una persona en una isla con un millón de dólares desierta que no puede cambiar por nada muestran como ese dinero no vale nada. ¿Un millón de dólares no valen nada? Sí, en una isla desierta sin poderlos cambiar por nada. 

Eso pasa si hacemos billetes. La cantidad de bienes producidos será exactamente la misma, pero con más billetes éstas valdrán mucho más. Es sencillo, si tenemos 100 unidades de productos por 100 unidades monetarias, esos 100 productos pueden cambiarse por las 100 unidades monetarias. Pero si por esa misma cantidad de unidades tenemos 200 unidades monetarias, todas esas 100 unidades valdrán el doble. 

EL ROBO CAMUFLADO.
Una de las formas que utilizan los estados para reducir sus déficit fiscales de todas las absurdas promesas que hacen los políticos, es prendiendo la maquinita. Es en últimas si no hay plata ¡hagamos billetes! Aparte que esa situación aumenta el precio que tienen que pagar las personas por las cosas, genera que el porcentaje de poder adquisitivo que tienen los particulares sobre los bienes se reduzca y el de los estados:

Si hay 100 unidades de cambio por 100 bienes y servicio y el estado produce 60 para "aumentar la demanda agregada" ahora por cada unidad de bienes ya no habrá 1 unidad de cambio, sino que se requerirá 1,6 unidades de cambio para adquirir un bien. Pero que implica eso, que si las unidades de cambio pertenecían al 100% antes de la emisión de dinero, ahora tenemos que el estado será dueño del 37,5% de las unidades de cambio y los particulares del 62,5%. Lo que palabras más palabras menos significa un robo muy sofisticado...: la mutación de la moneda. (TORO RESTREPO, 2010)

Sin embargo, una mejor explicación al respecto puede encontrarse en (GARCÍA-MUÑOZ, 2001, pág. 151 a 155). Además, las denuncias sobre estos temas ya se hicieron por los escolásticos españoles, en especial Juan de Mariana en su libro sobre la mutación de la moneda que he buscado pero no lo encuentro. En todo caso sí encuentro la descripción del libro en uno de los artículos del excelente Instituto español que lleva su nombre. Este libro: 



"comienza en sus dos primeros capítulos explicando con firmeza que “el Rey no es dueño de los bienes particulares de sus vasallos”, por lo que, lógicamente, conforme a derecho y justicia, debe “tomar el beneplácito del pueblo para imponer en el reino nuevos tributos y pechos”. En seguida derivará su argumento hacia lo que constituyó el objetivo de ese librito: criticar la alteración monetaria que practicaba el gobierno de Felipe III por ser causa directa de subida de los precios; juzgando inmediatamente (con enorme perspicacia) que tal inflación era injusta por ser un impuesto oculto, no votado en las Cortes." (GÓMEZ RIVILLAS, 2010)
¿Por qué es robar? Es simple, si una persona me quita mi dinero me está quitando mi poder adquisitivo, pero pueden quitarme mi poder adquisitivo dejándome mi dinero. En últimas no se roba dinero, porque como hemos visto el dinero vale es en su capacidad de cambio por otra cosa, por eso se hurta poder adquisitivo. En el ejemplo citado vemos cómo el estado, mediante la impresión de moneda, redujo el poder adquisitivo de las personas en un 62.5%, si una persona se los hubiera quitado habría generado el mismo perjuicio y el mismo enriquecimiento injusto.


LA FORMA QUE UTILIZAN LOS PARTICULARES PARA "HACER BILLETES".
Sin perjuicio de la falsificación de la moneda, que también es un hurto similar a producir más dinero, los particulares también tienen sus formas de hacer dinero. Obviamente no somos el Banco de la República o Banco Central para hacer billetes, algo que sería tentador, pero sí tenemos el acceso al crédito que no podemos pagar. El crédito no es malo en sí mismo, muy por el contrario es una forma de garantizar la liquidez de las empresas, pero el crédito de consumo (que no genera riqueza) puede utilizarse como una forma de autoengañarse gastándose los recursos que no se tienen.

A mi modo de ver, un crédito válido y viable es aquel que puede garantizarse con otra cosa que es el objeto del crédito. Es decir, un crédito debe garantizarse o apalancarse con aquello objeto del crédito. De esa forma, mediante el apalancamiento el balance permanece intacto pero se aumenta la liquidez, a futuro generará pérdida si no se paga, pero si se paga puede ser una forma de mejorar el balance. Pero cuando se accede a un crédito de consumo el balance no queda igual, sino que, como se trata de bienes de consumo, el balance queda en negativos. 

En Colombia el crédito de consumo es mayor inclusive que el de vehículos (que es una forma de crédito de consumo), vivienda o educación. Al respecto veamos lo que dicen los expertos de Investigaciones Económicas de Bancolombia en uno de sus editoriales:


La cartera del sector financiero llegó a 177 billones de pesos en junio de 2011, habiendo crecido 11.5% frente a diciembre de 2010. En ese mismo periodo la cartera de consumo creció 14.7% y alcanzó los 52.2 billones de pesos, un 29.5% de la cartera total (un año atrás representaba el 28.7%). En todo 2010 el monto de deuda en consumo aumentó 6.4 billones, y en los primeros seis meses de 2011 aumentó en 6.7 billones de pesos. Los datos mencionados contrastan con el hecho de que la cartera de vivienda a junio de 2011 creció 11% desde diciembre de 2010, con lo que representa el 11.3%de la cartera total (similar a los últimos tres años), y el monto de deuda en vivienda aumentó 2 billones de pesos en el primer semestre del presente año. 
Existen varias alertas por el endeudamiento de los hogares. Una de ellas hace mención a cuánto más pueden endeudarse los colombianos sin comprometer su capacidad de pago.  (BANCOLOMBIA INVESTIGACIONES ECONÓMICAS, 2011) 
¿Hasta cuándo podremos endeudarnos? El crédito de consumo implica, en muchos casos, hacer lo mismo que hace el estado utilizar un dinero que no representa, ni representará riqueza. De esa manera, la herida en el patrimonio de las personas y de la economía en general genera una inflación. No se trata de unos recursos que adquirí con el sudor ni podré adquirir con todo el sudor a futuro. En otras palabras el mal uso del crédito de consumo me desincentiva de producir y trabajar, que es lo que verdaderamente genera riqueza. De esa forma se disminuye el valor del dinero porque no requiere bienes, servicios o trabajo para producirse. 

Si somos realistas la cartera de consumo de 52.2 billones de pesos es un indicador que mide los recursos que no tenemos pero que tarde que temprano tendremos que generar. Eso sin contar con los intereses que generan y van a generar. Se preguntan ¿qué genera el ciclo económico y las crisis? ¡Demandar más de lo que podemos dar a cambio por ello!

INCONCLUYENDO.
La confusión que la riqueza proviene del dinero nos genera tanto el robo estatal como el deseo desenfrenado de consumir más de lo que podemos ofrecer. El dinero no es la felicidad, la compra hecha dice una frase, pero tampoco será felicidad si ese dinero no lo hemos conseguido a cambio de algo, a futuro será infelicidad. La falsedad de la idea de que el dinero es la riqueza radica en la confusión -originada en Adam Smith- que considera que el origen de los intercambios proviene de la demanda y no de la oferta (GARCÍA MUÑOZ, Derecho y Economía según Tomás de Aquino, Tesis Doctoral, 2011, pág. 34). Y es que, claramente, el dinero está del lado de la demanda, no de la oferta. ¿Será entonces que tenemos que mirar la oferta? ¿Será que es en la oferta donde podremos conocer la naturaleza del dinero? ¿Será que la riqueza proviene de la oferta?

OTROS ARTÍCULOS

OTROS ARTÍCULOS

BIBLIOGRAFÍA


DE SOTO, D. (1968). De Iustitia et iure (Vol. III). Madrid: Instituto de Estudios Políticos.

GARCÍA MUÑOZ, J. A. (2011). Derecho y Economía según Tomás de Aquino, Tesis Doctoral. Pamplona, España: Universidad de Navarra. Facultad de Filosofía .

GARCÍA-MUÑOZ, J. A. (2001). Derecho Económico de los Contratos. Bogotá: Ediciones Librería del Profesional.

GÓMEZ RIVILLAS, L. (28 de Mayo de 2010). MARIANA Y LOS IMPUESTOS. Recuperado el 28 de Enero de 2012, de INSTITUTO JUAN DE MARIANA: http://www.juandemariana.org/comentario/4625/mariana/impuestos/

Niño Tarazona, D. I. (11 de Noviembre de 2011). BANCOLOMBIA INVESTIGACIONES ECONÓMICAS. EDITORIAL SEMANAL: EL GASTO Y EL ENDEUDAMIENTO EN LOS HOGARES COLOMBIANOS . Colombia: Investigaciones Económicas Bancolombia.

TORO RESTREPO, D. (29 de Marzo de 2010). EL MITO DE LA SOBREPOBLACIÓN Y LAS VERDADERAS CAUSAS DE LA POBREZA. Recuperado el 28 de Enero de 2012, de EL ALISPRUZ: http://elalispruz.blogspot.com/2010/03/el-mito-de-la-sobrepoblacion-y-las.html



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          Â¿LA POBREZA PROVIENE DE LA FALTA DE DINERO?        
Para un niño es es fácil de creer que la pobreza proviene de la falta de dinero. Si a uno le dicen, "los ricos tienen mucha plata, los pobres poca plata" pues la inferencia lógica sería "pues la pobreza proviene de la falta de dinero". Adicionalmente si uno medio piensa el asunto, podría fácilmente concluir, que el problema se resolvería haciendo billetes para los pobres. Podríamos citar el intento de chiste "había una persona tan pobre, tan pobre que solo tenía plata" para explicar la falsedad de esta situación. Eso sin perjuicio que si el estado produce dinero, prende la maquinita de billetes, lo que está haciendo es una forma muy sutil de robo, como ya lo denunciaba Juan de Mariana en su libro sobre la mutación de la moneda. Una persona con dinero en una isla desierta cabría en el ejemplo del intento de chiste. Efectivamente ¿de qué me sirve tener un millón de dólares si no lo puedo cambiar por comida, bebida, refugio?

Es así como para responder a la pregunta, la respuesta tajante es NO. La pobreza es la insatisfacción de ciertas necesidades, diferentes para cada persona, en cada situación, contexto. El dinero, en un contexto social, puede cambiarse por cosas que satisfagan necesidades pero no puede hacer que se produzcan esas cosas. Ni la expansión de la oferta monetaria, ni los créditos bancarios, ni nada puede hacerse si nadie produce. Muy por el contrario, si se descubre una forma de vivir -y las personas la acogen- que facilite el intercambio sin dinero y producen mucho, no necesitarán dinero para satisfacer sus necesidades. El dinero es un excelente invento para agilizar los intercambios, pero bien pueden existir otros medios para agilizarlo. Sin embargo, las tesis económicas actuales que se centran en un monetarismo y la centralización de la producción de dinero en los estados convierten al dinero en fin y no en medio. Efectivamente mi querido Keynes, haciendo billetes no vas a calmar el hambre de los pobres, pero sí la perversa avaricia de los gobernantes. 

¿ESCLAVOS DEL DINERO?
La economía actual pretende someter y alienar mediante un exagerado culto al dinero. Es que la ciencia económica actual produce la alienación de la persona humana (Véase GARCÍA MUÑOZ, 2011). La visión económica actual parte de la idea que el ser humano es netamente un número que consumo y que la producción está fatalmente determinada (Véase GARCÍA MUÑOZ, 2011). Adicionalmente, al ser el dinero el medio por el cual se mueve el mercado, pues controlar el dinero en el mercado es una alternativa para que ese personaje adicto al consumo (la persona en su reducida visión) no dañe a los otros consumidores... más bien no deslegitime el poder del estado. Es así como la tesis de derecho y economía del santo de hoy 28 de Enero del profesor José Alpiniano nos centra en un punto esencial: "Esta visión aliena la personalidad humana en tanto que somete al hombre al imperio fatal de algo creado por él mismo: el mercado." (GARCÍA MUÑOZ, Derecho y Economía según Tomás de Aquino, Tesis Doctoral, 2011, pág. 131). Y si el mercado surge de intercambios con dinero, en la actualidad nuestra personalidad humana se encuentra alienada al dinero. 

Así ve la economía actual
al ser humano.

Mediante la oferta dineraria, la producción de billetes, intervenciones macroeconómicas en las tasas de interés, control del aumento de los salarios, el incentivo o desincentivo de créditos para consumo, etc., no vamos a lograr satisfacer nuestras necesidades. De hecho, yo he vivenciado eso en términos prácticos. Una situación económica compleja no se resuelve por más sumas, restas, multiplicaciones o divisiones que se realicen con el dinero que se tiene. Es volver al problema que hablábamos en SOBRE EL DINERO un millón de dólares en una isla desierta no sirven para nada.

La alienación económica, es decir, la confusión del dinero con la riqueza, se refleja también en el management o administración. Que el dinero al ser medio de cambio de todas las mercancías mida la riqueza no significa que sea la riqueza en sí. Es como decir que un edificio de 30 metros son 30 metros, no es un edificio. Sería como decir que el avalúo de ese edificio, sea ese edificio. Veamos cómo se ve esta problemática en el management.

 De acuerdo con Hamel y Prahalad (Prahalad QEPD es, entre otras, el creador de la idea "mercadeo en la base de la pirámide" que es aplicada, entre otros, por el profesor César Betancourt de la Universidad de la Sabana en el área de mercadeo) el rendimiento de una inversión se explica de la siguiente manera: "Ahora bien, el rendimiento de la inversión (o rendimiento de los activos netos, o rendimiento del capital empleado) tiene dos componentes: un numerador, que es la renta neta, y un denominador, que es la inversión, los activos netos o el capital empleado." (HAMEL & PRAHALAD, 1999, pág. 44). La estrategia común en la mayoría de los directivos es la reestructuración empresarial, ¿en qué consiste? En disminuir el nivel de gastos, costos y generalmente, la primera idea que se le viene a la cabeza a cualquiera -por más socialista que hubiese sido en su juventud- son los recortes de personal. ¿Por qué esta estrategia? Precisamente por un auto-engaño matemático, si recorto lo que pago en salarios podré, en mi división, ver cómo aumentan los rendimientos y en últimas auto-engañarme creyendo que por esto soy más rico. 

¿Esclavos de la economía?
Pero ¿Qué consideran los autores Hamel y Prahalad frente a esa táctica de mejorar los rendimientos? Frente a esto plantean los citados autores lo siguiente: "A pesar de que quizás ha sido inevitable y en muchos casos loable, la reestructuración ha destruido vidas, hogares y comunidades en nombre de la eficacia y de la productividad" (HAMEL & PRAHALAD, 1999, pág. 44). Si una reestructuración pretende mostrar un número que dice que el rendimiento aumenta, pero destruye familias, hogares, etc., ¿no es eso muestra de la tesis central de Alpiniano sobre cómo la economía nos aliena? ¿Aumento de acciones a costa de destruir vidas? No es que la reestructuración sea mala en sí, sino que en muchos casos no es justa. Por ejemplo, cuando se despiden a tres empleados que trabajan intensamente y se deja a un cuarto con ese trabajo por el mismo salario ¿podemos decir que se aumentó la productividad? Dicen Hamel y Prahalad "la gestión del denominador [o sea reestructuración y recorte de personal] es un atajo contable para aumentar la productividad de los activos" (HAMEL & PRAHALAD, 1999, pág. 45). 


A pesar de que en apariencia los rendimientos aumentan, simplemente por un "atajo matemático", esto no es necesariamente un bien para la empresa: "la reestructuración raramente da como resultado una mejora fundamental de la empresa. En el mejor de los casos sirve para ganar tiempo." (HAMEL & PRAHALAD, 1999, pág. 47). Es así como ese autoengaño bien podía producir efectos al corto plazo, pero no a mediano o a largo plazo en la valoración de las acciones:

"Un estudio realizado entre dieciséis grandes empresas estadounidenses que llevaban, como mínimo, tres años en reestructuración, reveló que, aunque la reconversión normalmente mejoraba el precio de las acciones de la empresa, dicha mejora casi siempre tenía carácter temporal. Tres años después de iniciar la reestructuración, el precio de las acciones de las empresas encuestadas era, en promedio, incluso inferior a la tasa de crecimiento anterior al inicio del procedimiento de reestructuración."  (HAMEL & PRAHALAD, 1999, pág. 47)

Sin embargo, no se trata de condenar a la reestructuración, que es una alternativa necesaria cuando en la empresa se forman estructuras injustas que limitan su eficiencia. Por ejemplo, que en una empresa de familia el hijo gerente gana lo mismo que su hermano que realiza una gestión operativa es un claro ejemplo de estructura injusta. En ese caso hay un desorden que no da al aporte del trabajo de cada uno su justa retribución. Además, debe ser posible reestructurar esa estructura injusta. A veces, como en el caso de las fusiones empresariales es necesario tolerar -por un tiempo- esa estructura injusta porque de lo contrario se quebraría y sería más injusto aún con todos. 

CONCLUSIÓN INCONCLUSA.
Tanto desde tesis doctorales como del management encontramos que se suele alienar al ser humano a costa de los números de la medida. Confundimos la riqueza con una forma de medirla y por eso, manipulamos su medida en aras de ver mejores resultados. La riqueza no es su medida. ¿Qué es entonces la riqueza? ¿Qué es entonces la pobreza? Para ello escribiremos dos cortos escritos uno sobre cómo el exceso de dinero se utiliza como robo y no genera riqueza y dos sobre lo que es la riqueza.

OTROS ARTÍCULOS
1. EL ALISPRUZ : ¿POR QUÉ SURGE EL DINERO?
2. EL ALISPRUZ : SOBRE EL DINERO
3. EL ALISPRUZ : ¿QUÉ PASA SI HACEMOS BILLETES?

BIBLIOGRAFÍA


GARCÍA MUÑOZ, J. A. (2011). Derecho y Economía según Tomás de Aquino, Tesis Doctoral. Pamplona, España: Universidad de Navarra. Facultad de Filosofía .

HAMEL, G., & PRAHALAD, C. K. (1999). Compitiendo por el Futuro. En H. B. Press, La gestión en la incertidumbre (R. Aparicio Aldazabal, Trad., págs. 37-56). Bilbao, España: Ediciones Deusto S.A.

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          Â¿POR QUÉ SURGE EL DINERO?        

¿Por qué surge el dinero? ¿Para qué sirve? ¿Cuál es entonces su verdadera naturaleza? En  SOBRE EL DINERO iniciamos una serie de inquietudes acerca de la naturaleza del dinero. El dinero es algo bueno, muy bueno porque puede cambiarse por cualquier cosa útil, sin embargo, en la actualidad, desconocer su naturaleza genera muchos problemas, en especial la crisis económica que se cierne como una sombra sobre el mundo.

EL ORIGEN DEL MERCADO Y EL INTERCAMBIO

Es complicado cambiar hamburguesas por casas
o cosas que
 no le interesen a esta mujer.
El ser humano primero era nómada y hacía de todo menos vivir bueno. Cada persona, o cada familia más bien, debía protegerse, buscar alimento, refugio, sanarse, pasar la enfermedad, entre otras, solo. Esa situación en términos biológicos era una desventaja notoria. Una desventaja que impedía la supervivencia. ¿Entonces Rousseau se equivoca en lo del buen salvaje? ¡Efectivamente! El buen salvaje solo es incapaz de satisfacer por sí mismo todas sus necesidades lo que reduce notablemente su vida.

Un día, unas personas inteligentes, se dieron cuenta. Él es bueno para cazar, yo para arar la tierra (bueno realmente no existía el arado), aquel para hacer protectores para el frío. De esa manera si uno hacía una cosa más veloz que otro, y el otro a su vez más veloz que aquel, pues, en vez de que cada uno intente hacer todas sus labores al tiempo ¿no es mejor que el que las hace más rápido lo haga por mí y yo haga por él lo que él no es capaz de hacer más rápido que yo? Así si uno recogía 10 frutas por día y hacía 2 empaques para conservarla al día y el otro producía 10 empaques para conservar el alimento y recogía 2 frutas. ¿Por qué no se dedica uno a hacer empaques para conservación y el otro a recoger frutas? ¡Eso fue lo que hicieron! Ese fue el origen de la economía y de la ciudad y ya lo comprendía Sócrates desde tiempos inmemoriales:

SÓCRATES: Pues bien la ciudad nace, en mi opinión, por darse la circunstancia de que ninguno de nosotros se basta a sí mismo, sino que necesita de muchas cosas. ¿O crees otra la razón por la cual se fundan las ciudades?

ADIMANTO: Ninguna otra

SÓCRATES: Así, pues, cada uno va tomando consigo a tal hombre para satisfacer esta necesidad y a tal otro para aquella; de este modo, al necesitar todos de muchas cosas, vamos reuniendo en una sola vivienda a multitud de personas en calidad de asociados y auxiliares y a esta cohabitación le damos el nombre de ciudad. ¿No es así? (Platón, pág. 55: 369 B).
Sin embargo, surge un problema. Tenemos en la comunidad una persona que hace chorizos y otra que construye casas. Si el que hace chorizos ofrece un chorizo por la casa, quizás el constructor le conteste "para construir una casa necesito más alimento que un simple chorizo", entonces el que hace chorizos le contestará "me importa un chorizo...", bueno, no le contestará eso. El que hace chorizos seguramente le contestaría que podría darle 100, 1000, los que sean, pero mientras tanto el que construye requerirá comida (además de chorizo), vestidos para protegerse del frío, etc., y con chorizos no podrá intercambiar todas sus necesidades. De la misma manera si recibiera muchos chorizos, es probable que el zapatero sea vegetariano que su medio de pago sean casas o chorizos le importe "un chorizo".

De esa manera, la ciudad, comunidad, foro, plaza, constituye, de forma "consuetudinaria" un medio de cambio. Es así como originarse de una práctica consuetudinaria y ser medio de cambio son las dos características referentes al dinero.

CARACTERÍSTICAS DEL DINERO
¿Qué implica que sea medio de cambio? Esto quiere decir que es el estándar o lo que mide un determinado intercambio. Es decir, el dinero es algo que puede cambiarse por todas las cosas, por todos los bienes o servicios. Es así como uno vende, pero para tener la libertad de intercambiar lo que quiera, no se vende por dinero porque nos pasaría lo de la isla desierta: ¡no serviría para nada! Con acierto sostuvo Domingo de Soto que se vende para recibir dinero y comprar de lo que falta sin compromiso de tener que recibir del comprador aquello que no necesite: “vendido lo que le sobra de una cosa, compra lo que de otra le falta (…) la compra es el fin de la venta”  (DE SOTO, 1968, pág. 593). El profesor José Alpiniano García Muñoz, en una tesis doctoral recientemente defendida en la Universidad de Navarra, nos aclara esta frase en relación al tema del valor del dinero "En consecuencia, quien vende no tiene como fin el dinero, sino la compra o adquisición de otra cosa que le falta." (GARCÍA MUÑOZ, 2011, pág. 28). La razón de ser del dinero no es otra pues que facilitar los intercambios de cosas realmente necesarias para cada persona. En otro libro del mismo autor se explica con más claridad este punto: "Como se dijo antes, el papel moneda sólo tiene razón de ser en la medida en que, por decirlo gráficamente, represente una cantidad o servicios, esto es, su razón de ser es su valor de cambio objetivo; el dinero vale toda la cantidad de bienes o servicios que puede obtenerse a cambio de él." (GARCÍA-MUÑOZ, 2001, pág. 148).

Bolívar. Moneda Venezolana.
El gobierno ha intentado avaluarla mediante sellos,
pero es la mejor muestra que el valor del dinero
nace de la costumbre.
Adicionalmente el dinero se caracteriza por ser consuetudinario ¿Por qué consuetudinario? Porque es una costumbre, las personas se acostumbran a que esa cosa sea la medida que utilizan para intercambiar las cosas. Sin embargo, no faltan en la vida ciertos personajes que se dan el lujo de hacer dinero. Antes el oro y la plata eran los medios de cambio, en la actualidad, los estados se inventan el cuento que el dinero vale porque es hecho por ellos. Es así como surge el cuento del curso forzoso. Es así como si uno se encuentra del lado Colombiano de la frontera con Venezuela entre Villa del Rosario (Norte de Santander) y San Antonio del Táchira  y va a comprarle a un Venezolano tendría que hacerlo en pesos. Sin embargo, es precisamente en zona de frontera donde se observa lo ridícula que es su existencia. El Venezolano podría recibirle en pesos si quisiera, o únicamente recibirle en el tan "revaluado" Bolívar (moneda de Venezuela). Es que Chávez tiene el poder de producir un Bolívar "fuerte". En San Antonio del Táchira es usual que se reciban pesos como intercambio y en Cúcuta que se reciba el tan "revaluado" Bolívar. Adicionalmente, nada obstaría para que recibieran pesos, dólares, dólares canadienses, euros, yens, o tres vacas, un kilo de oro o una libra de sal. En todo caso, se acostumbra a recibir en una moneda determinada, en un "país" (en su sentido geográfico) determinado.

Un ejemplo de que el dinero se utiliza de forma consuetudinaria es el uso del dólar estadounidense en Ecuador. ¿Por qué si es un billete que únicamente tiene cambio  curso forzoso en los EEUU? Pues porque es una costumbre. Citado por el profesor José Alpiniano, Domingo de Soto, hace ya varios siglos nos decía:  “aunque la moneda no estuviera sellada, tendría el mismo valor en el precio de las cosas”. (DE SOTO, 1968, pág. 585). Es así que si un día en Colombia o en el mundo decidiéramos cambiar nuestro "medio de cambio" por cualquier otro medio de referencia, nadie podría impedirlo...

Es imposible en Colombia que nos inventemos un medio de cambio diferente al peso, dada nuestra mentalidad legalista y con nuestro arraigado culto al estado. Como diría Fernando González estamos sometidos al "espíritu" de Santander que consideraba que la ley era la causa de la libertad. Sin embargo, en la edad media, al resurgir del comercio, el medio de cambio era bastante escaso y el tránsito inseguro por lo que acudieron a diversas vías como el renacimiento del crédito o el contrato de cambio trayecticio (GARCÍA MUÑOZ, TÍTULOS-VALORES. RÉGIMEN GLOBAL, 2008, pág. 23 y siguientes).

CONCLUSIONES
El dinero -o medio de cambio- nace como una necesidad para facilitar los intercambios estandarizando los precios de las cosas. No proviene del estado su valor o legitimidad, sino que proviene de los individuos que utilizan cierta cosa o documento para hacer sus intercambios. Eso se denota incluso cómo los individuos en momentos de escasez de un determinado medio de cambio inventan o crean figuras para facilitar el intercambio a pesar de ello.

OTROS ARTÍCULOS


1. EL ALISPRUZ : SOBRE EL DINERO
2. EL ALISPRUZ : ¿LA POBREZA PROVIENE DE LA FALTA DE DINERO?



BIBLIOGRAFÍA

DE SOTO, D. (1968). De Iustitia et iure (Vol. III). Madrid: Instituto de Estudios Políticos.

GARCÍA MUÑOZ, J. A. (2011). Derecho y Economía según Tomás de Aquino, Tesis Doctoral. Pamplona, España: Universidad de Navarra. Facultad de Filosofía .

GARCÍA MUÑOZ, J. A. (2008). TÍTULOS-VALORES. RÉGIMEN GLOBAL. Bogotá D.C, Colombia: Temis S.A.

GARCÍA-MUÑOZ, J. A. (2001). Derecho Económico de los Contratos.Bogotá: Ediciones Librería del Profesional.

Platón. La República (Versión en PDF ed.). www.planetalibro.com.ar.





          LA INMENSA CANTIDAD DE LO POCO        
Ver el mundo en un grano de arena,
y el cielo en una flor silvestre;
tener el infinito en la palma de la mano
y la eternidad en una hora.
(William Blake en PAPPAS, 1996, pág. 50)

Los seres humanos nos preocupamos tanto por las grandes obras, que las pequeñas acaban destruyendo la posibilidad de llegar a la grandeza. Es una paradoja, pero una paradoja con fuertes fundamentos fácticos que denotan cómo descuidar lo poco, es el más grande de nuestros errores. El presente ensayo partirá de una reflexión metafísica pasando por una económica, pero la intención será trascender hasta, si es posible, una reflexión mística. Partiremos de ser centaveros, con imagen de ambiciosos, para llegar a la gloria infinita... simplemente por el valor de lo pequeño.


Una breve contemplación matemática.

NUBES FRACTALES
Nubes fractales.
El fractal denota la potencia de esta paradoja,
la parte se ve en el todo y el todo en la parte.
Un cálculo elemental para cualquier persona es la suma de 1 + 1. La unidad pareciese una figura simple y carente de todo significado estético y místico. ¿Qué importa el número uno? ¿Uno no más? Sin embargo, cuando se ve el elevado potencial del uno a nivel matemático, su aparente carencia de significado y su falta de estética, le dan a ese número insignificante, nada dentro del infinito, un valor tan elevado que nos lleva a una paradoja: el uno es nada en comparación con el infinito pero el infinito no es nada sin el uno. ¿Cómo puede surgir tal paradoja en una proporción que todos prácticamente consideramos evidente si sabemos un poco de cálculo y de matemáticas? Evidentemente el infinito ha sido un creador de paradojas como la de Zenón (si cada vez recorro la mitad de lo que me falta ¿cuándo llegaré a la meta?) (PAPPAS, 1996, pág. 50) Sin embargo, esta explicación nos la da Pappas en una cita al pie sobre por qué los números naturales son infinitos: "los números de contar o naturales, son potencialmente infinitos ya que a cualquiera de ellos se le puede sumar uno para llegar al siguiente, pero nunca se puede tener el conjunto completo" (PAPPAS, 1996, pág. 52).

Efectivamente todos los números son "una multitud compuesta de unidades" como decían los pitagóricos y por ello los consideraban la sustancia de todas las cosas (RECAMÁN SANTOS, 2007, pág. 30). Aunque los pitagóricos no consideraban a la unidad (1) como un número, de esta unidad procedían todos los demás que eran la sustancia del universo. "-¿Cuánto es uno y uno y uno y uno y uno y uno y uno? -No lo sé - dijo Alicia-, he perdido la cuenta. -No puedo hacer la suma - dijo la Reina Roja." (CARROL LEWIS [ALICIA EN EL PAÍS DE LAS MARAVILLAS] en RECAMÁN SANTOS, 2007, pág. 109). Efectivamente la suma constante de uno, uno, uno, cada vez va generando un número que ni la Reina Roja podía sumar, ni lo harán los sabios ancianos del rey en un caso que luego se expondrá. 

Los pitagóricos, aunque erraron en lo que es un número tuvieron otros aciertos pues nadie ha visto un uno volando a menos que -como decía un compañero mío del colegio- estuviera sentado en una hamaca bastante trabado. Esto quiere decir que los números no son el mundo sino simples son abstracciones de intuiciones que nos explican el mundo, los pitagóricos sí acertaron en la magnifica intuición que nos remite al poema del comienzo. Es de unidades que se forman las cosas y de unidades que se suman indefinidamente que crecen indefinidamente y van formando pieza por pieza, una por una, el mundo. ¿Qué es una estrella? ¿Qué es un grano de arena? ¿Pero qué es una estrella y otra, y otra, y otra...? ¡El firmamento! Y ¿qué es un grano de arena y otro, y otro, y otro,...? ¡Una playa! Lo mismo podemos decir de las gotas de agua que conforman el mar, de las hojas, de las células que forman nuestro cuerpo. ¿Qué es un átomo? ¡lo que compone el universo!

Deteniéndonos un poco en el tema de las células del cuerpo, nuestra vida comenzó con una célula, que se dividió en dos, en cuatro, en ocho, mórula, blástula, etc, especialización, hasta transformar una vida de una célula en millones de ellas. Podríamos entrar en miles de ejemplos místicos, poéticos que nos lleven a trascender en la contemplación pero eso haría que este escrito fuera infinito. Pues al fin y al cabo, así se comporta la naturaleza que los pitagóricos intuían, una sucesión de unidades que forman el todo, la unidad no es nada frente al todo pero el todo no es nada sin la unidad. Por tal motivo pasaremos de una breve contemplación matemática a un análisis económico.


Del misticismo a la economía.
El Banquero y Su esposa.
¡La diligencia en el cuidado de lo poco!
Últimamente tengo pegada la frase "cuide los centavos que los pesos se cuidan solos". Esta frase se la escuché a mi papá, que entiendo se la escuchó a un empresario antioqueño ya difunto. La sabiduría de esta frase no va en lo sonoro de la misma sino en que puede corroborarse en la práctica. Si las personas gastáramos al nivel que lo hacemos en cosas de pequeña cantidad, nos quedaríamos asombrados de lo pronto que nos quebraríamos. Pondré un ejemplo sencillo. Si una persona tiene un capital de $2.000 pesos colombianos (alrededor de un dólar estadounidense) es muy probable que si le ofrecen algo cuyo valor es de $2.000 se relaje y cambie su dinero por esa cosa ¡No son más que $2.000! Pero si todo su capital líquido es de $50.000 (alrededor de 25 USD) y le ofrecen algo de $50.000 es mucho más probable que se controle y diga ¡es que son $50.000! Pero únicamente bastaría hacer únicamente 25 veces el ejercicio con los $2.000 para haberse gastado los $50.000 en cosas de $2.000. Haga el ejercicio de ahorrar $500 diarios durante un año y obtendrá una suma de $182.500, hágalo con $1.000, $2.000, etc.

En un escrito anterior manifesté lo siguiente:

"De hecho los pobres saben más de finanzas que los ricos. Un rico no sabe cuánto vale un peso porque ese es su día a día, pero una persona pobre sabe verdaderamente cuál es el costo del dinero, el sudor que se requiere para ganar $18.000 (10 Us$ aprox) [Cfr ElAlispruz. En 2010 si se quiere profundizar en el costo del trabajo]. Esto es tan cierto que los modelos financieros exitosos surgieron precisamente de un elevado valor del dinero. Adicionalmente es la razón por la cuál los modelos tecnocráticos e intervencionistas fracasan. (TORO RESTREPO, 2011)"

¿Por qué surgen modelos exitosos con un elevado costo del dinero? El valor de una cosa está relacionado con su escasez, entre más escasa más valiosa, por lo tanto el dinero es mucho más valioso cuando hay poco. Mientras escribo esto recuerdo la gloriosa frase de nuestro presidente Juan Manuel Santos "En Colombia se puede vivir con $190.000 mensuales". Lo glorioso no es tanto que no sea posible (personalmente no lo creo) sino que venga de una persona que ni siquiera sabe cuánto cuesta la gasolina porque tiene choferes y no ha tenido la necesidad de montar en bus. Si a uno le entran $190.000 mensuales tiene que ser bastante inteligente para que con esa suma pueda comer, tener un techo, vestirse y transportarse y si alguien nunca ha tenido el reto de vivir con esa miserable suma... ¿lo hará bien? Mi abuelo materno decía que los mejores financieros son los mendigos porque de $100 en $100 no se asuste si se encuentra al mendigo que pide en el semáforo de la 10 en un vuelo a Santa Marta con usted. Es más complicado cuando la liquidez es mucha pero inconstante, creo yo.


Tributaristas, delincuentes financieros y el valor del dinero.

La vocazione di San Matteo
Caravaggio.
Recordemos que San Mateo
era un recaudador de impuestos y
él comprende el mensaje de la fidelidad en lo poco.
Los tributaristas son personas MUY INTELIGENTES que trabajan para el sector equivocado, el estado. El estado es una forma de robo menos violenta y menos inútil, pero forzada al fin y al cabo. Paréntesis, admiro a los delincuentes financieros, esos que roban un peso de cada cuenta de un banca, que forman pirámides, etc., porque son perversos, pero comprenden lo mismo que los pitagóricos acerca de la sustancia del mundo. Cualquiera se preguntará ¿por qué pongo a los delincuentes financieros con el sector tributario? Porque ambos piensan estrategias para sacar más de la manera más sutil.

Una de las formas más inteligentes que comprenden el trasfondo del valor del dinero es la invención del Gravamen a los Movimientos Financieros o Cuatro por mil. Si fuera un señor tomando un peso de cada cuenta, diferente del estado, se llamaría Hurto Calificado. El caso es que no estoy anarquista sino que quiero elogiar al creador del 4 X 1000, eh Ave María qué tan inteligente, el problema es ¡por qué te contrató el lado equivocado!

Mil pesos vienen siendo poco, pero cuatro pesos no son nada. Bueno 4 X 1000 no son nada y ¿qué tal 4000 por millón? ¿Duelen $40.000 al mover 10.000.000? ¿Qué tal $400.000 al mover $100.000.000? Si una empresa mueve al año $1.000 millones de pesos $4.000.000 pueden ser fácilmente la nómina de unos cuantos meses a salario mínimo. Miremos el 4 X 1000 desde otra perspectiva.

Si yo pago 1 millón de pesos a otra persona a su cuenta, y ésta a su vez mueve todo ese millón pero pagando el 4 X 1000 y así sucesivamente deduciendo el 4 x 1000, en 27 transacciones, totalmente viables en la velocidad de nuestro sistema financiero, ya se habrá perdido alrededor del 10% de ese valor. O sea si hay una cadena de 27 deudores donde cada uno sea acreedor y deudor de 1.000.000, el 27 avo deberá conseguirse alrededor de $100.000 si cada uno ha venido descontando el 4 x 1000. El cuatro por mil tiene el valor de pasar desapercibido, no se siente su impacto sino cuando se empieza a sumar cada uno de esos gravámenes. 

Si el PIB de 2010 fue de 548.273.000.000.000 (DANE - DEPARTAMENTO ADMINISTRATIVO NACIONAL DE ESTADÍSTICA, 2011) cifra que confieso no cabe en mi cabeza. Si moviéramos toda esa suma en una transacción serían $2.193,092 millones de pesos. Eso sin contar que son muchas las transacciones lo que implicaría que el recaudo estatal por este impuesto sería gigantesco. 


Granos de arroz, trigo y hambre en el mundo.

Hay algunos personajes que trabajan en la ONU que para discutir el problema del hambre en el mundo llegan llenitos luego de haber pagado los mejores hoteles 5 estrellas en New York. La comida debe ser de la mejor calidad y costosa. Ante esa situación cuando empiezan a discutir el tema con barrigas llenas, observan el problema y ven cómo comer un poquito menos sería bastante costoso y para no sufrir el dolor de ver la pobreza que su despilfarro ocasiona proponen matar a los pobres. Efectivamente, la solución es fácil: "seguimos comiendo igual y despilfarrando igual mientras matamos a aquellos que no pueden despilfarrar como nosotros.".

Sin embargo, el problema del hambre no es de "exceso de población" sino de "desperdicio de comida". Cualquiera dirá que lo hago porque soy pro-vida o porque no creo que el calentamiento global sea ocasionado por el ser humano o como mínimo por la población. Somos 7.000 millones de personas, pero resulta que el número de hormigas ocupa la misma biomasa (o sea pesando TODAS las hormigas de la tierra pesan lo mismo que TODOS los seres humanos) (Chadwick & Moffet, 2011, pág. 86). La fuente del peso de las hormigas, como puede observarse, es la revista National Geographic de mayo de 2011, fuente científica acreditada a nivel mundial.

Ahora bien, tomando en cuenta la misma revista pero del mes de julio tenemos un dato todavía más perverso y más triste sobre alimentación. Citemos la fuente textual. Refiriéndose frente a cómo alimentar un planeta creciente en su tercera solución plantea:
"3. Reducir el desperdicio. Aproximadamente la mitad de las cosechas mundiales desaparecen 'entre el campo y el plato', dice Stockholm International Water Institute. El desperdicio, la desviación para fabricar alimentos para animales y el comportamiento del consumidor son factores que llevan a esto.". (TOMANIO, KLEBER, CASSIDY, WELLS, & BUZBY, 2011)
Según el dato anterior no sería necesario aumentar las cosechas, bastaría que se acabara el desperdicio por el comportamiento desmedido del consumidor. La carencia proviene del derroche y la abundancia de la sobriedad. Cualquier persona pensadora a nivel actual, o sea lectora de periódicos, dirá: "pues que el estado impida el derroche". Sin embargo en ello también está la paradoja de lo poco, eso no lo hará el que tiene mucho poder, sino el pequeño poder de cada persona ante su plato. ¿Cómo entenderlo? Hagamos algunos análisis con gramos...

¿Cuánto pesa un gramo de arroz? De acuerdo con una fuente no tan fiable como Yahoo Answers pero en algo creíble, dice que un grano de arroz pesa 1.16 mg. Si cada persona del mundo desperdicia un grano de arroz, algo insignificante, el desperdicio acumulado sería de 8.12 toneladas. No soy nutricionista pero eso beneficiaría la dieta de miles de personas. El punto es ¿cuántos granos de arroz promedio desperdicia cada persona al día? 

Al respecto de granos y desperdicio partiendo de la unidad hay una sabia leyendo sobre el momento en el que se inventó el ajedrez. El inventor llega ante el rey con el ajedrez y el rey le dice ¿qué puedo darte por esto? El inventor al principio no pidió nada pero ante la insistencia del rey le pidió "ordena que me den un grano de trigo por la primera casilla, dos por la segunda, 4 por la tercera y así sucesivamente hasta completar las 64 casillas." (PERELMAN, 2002, pág. 52). Al rey esto le pareció un insulto al fin y al cabo, sentía que le pedía demasiado poco... unos granitos de trigo no más.

Pero hagamos el esquema matemático de lo que pedía el inventor del ajedrez:

1+2+4+8+16+32+...

Si organizamos la propuesta en una serie encontraremos que sigue la siguiente secuencia:

1+2^1+2^2+2^3

Concluyendo que la serie es 1+2^1+...+2^(n-1) por lo tanto por la última casilla recibirá 2^63 granos. 

Plantación de trigo.
No es la foto más hermosa pero se
observa el efecto infinito.
El caso es que sinteticemos la conclusión. Luego de un largo periodo de demora en el conteo de todos los matemáticos del rey veamos lo que pasó:

"-Antes de comenzar tu informe [dice el rey], quiero saber si se ha entregado por fin (...) la mísera recompensa que ha solicitado.
- Precisamente por eso me he atrevido a presentarme tan temprano -contestó el anciano [uno de los sabios del rey]. Hemos calculado escrupulosamente la cantidad total de granos que desea recibir... resulta una cifra tan enorme.
-Sea cual fuere la cifra -le interrumpió con altivez el rey- mis graneros no empobrecerán. He prometido darle esa recompensa, y por lo tanto, hay que entregársela.
-Soberano, o depende de tu voluntad cumplir semejante deseo. En todos tus graneros no existe la cantidad de trigo que exige. Tampoco existe en los graneros de todo el reino. Hasta los graneros del mundo entero son insuficientes. Si deseas entregar sin falta la recompensa prometida, ordena que todos los reinos de la Tierra se conviertan en labrantíos, manda desecar los mares y océanos, ordena fundir el hielo y la nieve que cubren los lejanos desiertos del norte. Que todo el espacio sea totalmente sembrado de trigo, y ordena que toda la cosecha obtenida en estos campos sea entregada [a él]. Sólo entonces recibirá su recompensa.
El rey escuchaba lleno de asombro las palabras del anciano sabio.
-Dime cuál es esa cifra tan monstruosa -dime reflexionando.
-¡Oh soberano! Dieciocho trillones cuatrocientos cuarenta y seis mil setecientos cuarenta y cuatro billones setenta y tres mil setecientos nueve millones quinientos cincuenta y un mil seiscientos quince." (PERELMAN, 2002, pág. 55)
Trascendiendo a lo místico: conclusión.
Desde la V inicial hasta el último paréntesis este escrito consta de unas 2602 palabras y 12559 letras o signos y faltan unas pocas más. El punto es que una por una en unas 3 horas he llegado a tocar el teclado más de 12.600 veces una por una, palabra por palabra, sumando lentamente, pero sumando. Como estamos en navidad no puedo dejar de hacer el comentario místico, porque es el Espíritu Santo el que me inspira a escribir (yo iba a hacer un ensayo sobre por qué hay que ser sobrio, moralista como siempre y acabé partiendo de lo místico a lo económico) y los errores son míos. Ese Neuma, hálito o soplo quizás trabaja con la inmensa cantidad de lo poco, la paradoja de lo pequeño, la simple paloma que se posa. ¿Acaso nadie ha podido comprender que los vientos y las corrientes de aire son el trasfondo de las tormentas, lluvias e inundaciones? Quizás así sea el Espíritu Santo, sea esa pequeña mariposa del océano índico que con su movimiento preciso y conociendo todas las causas que lo influyen genera un huracán en el Atlántico. 

Jesús es el ejemplo de esto. La multiplicación de los panes y los peces muestra cómo de unos pocos panes y peces se alimenta a una muchedumbre y lo que sobra se recoge. Aunque evidentemente es un milagro, no es lo milagroso lo que interesa, sino lo mucho que sale de lo poco su sentido o significado me parece más sorprendente, de la inmensa cantidad de lo poco, el infinito no es nada sin la unidad. Muchos son los ejemplos como el grano de mostaza (aunque lo discuten algunos tecnicistas pero al fin y al cabo de muchas semillas pequeñas salen cosas grandes). Todo el mensaje cristiano está en esa paradoja, un Dios que nace en lo poco pero que trae la más grande de las riquezas..., la salvación. hay que leer a Chesterton para mirar ese sentido cristiano como paradoja. 

En la parábola de los talentos Jesús muestra cómo se confían ciertos bienes a unos trabajadores y aquí sale la frase bíblica que resume el mensaje aquí contenido:

"Has sido fiel en lo poco, te confiaré lo mucho" (Mt. 25 vs 23)

Esa es la inmensa, gigantesca, infinita cantidad de lo poco, de la unidad, lo pequeño o cuasi insignificante. Como los pitagóricos el sustento son las unidades (no los números por lo que ya expliqué) pero cada ente, por más insignificante que sea forma el todo. La sumatoria de cosas insignificantes es lo que produce la grandeza, la sorpresa, aquello invaluable. Sospecho que quizás esa es la lógica del Dios de los ejércitos, la adecuada valoración de lo que a los ojos del mundo es insignificante...

TRIBUTO AL CIELO
El guayacán y sus flores.
Un árbol que da tributo al cielo y cae humildemente a la tierra para que persista el ciclo de la belleza

Bibliografía.
Chadwick, D. H., & Moffet, M. W. (Mayo de 2011). HERMANDAD DE TEJEDORAS. NATIONAL GEOGRAPHIC (En Español) , 82-95.

DANE - DEPARTAMENTO ADMINISTRATIVO NACIONAL DE ESTADÍSTICA. (25 de Noviembre de 2011). 'Producto Interno Bruto Departamental, a precios corrientes. '2000 - 2010pr. Miles de millones de pesos. Recuperado el 20 de Diciembre de 2011, de DANE: http://www.dane.gov.co/files/investigaciones/pib/departamentales/B_2005/PIB_Total_habitante_2010.xls

Holmes, N. (Mayo de 2011). Población. NATIONAL GEOGRAPHIC (En Español) .

PAPPAS, T. (1996). LA MAGIA DE LA MATEMÁTICA. El orden oculto tras la naturaleza y el arte. (M. Rosenberg, Trad.) Madrid, España: Zugarto Ediciones S.A.

PERELMAN, Y. (2002). Matemáticas recreativas. (F. Blanco, & C. Pérez, Trads.) Bogotá, Colombia: Planeta Colombiana S.A.

RECAMÁN SANTOS, B. (2007). LOS NÚMEROS, UNA HISTORIA PARA CONTAR. BOGOTÁ D.C, Colombia: Taurus.

TOMANIO, J., KLEBER, J., CASSIDY, M., WELLS, H., & BUZBY, J. (Julio de 2011). Cómo alimentar un planeta creciente. National Geographic , Sección Hoy (Inpaginado).

TORO RESTREPO, D. (16 de Febrero de 2011). FINANZAS Y CUESTIÓN SOCIAL. REFLEXIONES SOBRE EL SISTEMA FINANCIERO. Recuperado el 20 de Diciembre de 2011, de EL ALISPRUZ: http://elalispruz.blogspot.com/2011/02/finanzas-y-cuestion-social-reflexiones.html


          La burbuja del estado de bienestar: Una breve opinión sobre la crisis europea        

De un momento a otro los índices de acciones, como acciones concretas cayeron fuertemente. Me pareció muy rara esa caída y leí que es probable que Europa entre en recesión afectando los bancos gringos en su capacidad de pago. Si nos vamos al complejo mundo del fatum no sabemos qué llevará a qué, eso es un misterio. Pero lo que sí creo es que la culpa de la recesión en Europa tiene 2 causas concretas: 1. control de la natalidad, 2. estado de bienestar. Frente a la política del estado de bienestar (malestar) creo que es claro porque se gastaba más de lo que se tenía, creo que el estado de bienestar podía sostenerse con déficit cargando con más impuestos a los contribuyentes pero ¿sin contribuyentes? 

El estado de bienestar propuso un costoso sistema de seguridad social con jubilaciones tempranas pero se le olvidó quién pagaría las jubilaciones. Poco a poco empezó a aumentar el número de pensionados (en Alemania cierran Escuelas y las convierten en Ancianatos) y como no es suficiente con la cotización actual aumentan el monto, adicionalmente llenan de impuestos a los empresarios que son la clase productiva, con estos costos tan elevados costos operativos para sostener las promesas de los políticos recortan personal. Eso genera desempleo generando un grupo de "indignados" por el recorte y el incumplimiento de las promesas estatales, la incertidumbre aumenta el número de abortos que disminuye lentamente el número de consumidores, bajando el ingreso de las empresas que disminuyen las ventas y despiden personal.

Ante la situación anterior los estados intentan promover políticas intervencionistas. Bajan las tasas de interés para "inducir" al consumo, venden bonos de deuda, intentan aumentar el presupuesto que genera un déficit superior. Ante el déficit que va creciendo gracias al elevado gasto del estado y la venta de deuda, aumentan los impuestos y se emite dinero de "circulación forzosa" para cubrir el déficit. La política anterior genera inflación en parte por los costos de los impuestos que inducen al empresario a aumentar los precios y la inflación causada por la propuesta desesperada del estado.

La economía sobrevive si se cumplen dos supuestos, trabajo y consumo. Cuando digo consumo no digo "consumismo" que implica vivir para consumir, sino simplemente consumir lo necesario para vivir. Es así como si el trabajo produce, este se tiene que equiparar al consumo en principio o a la inversión que implicaría no consumir hoy para producir más mañana. Si no hay nadie que trabaje no podremos consumir y si no hay nadie que consuma ¿para qué trabajamos? Resulta que en este mundo consumimos más de lo que producimos, es lo que genera el déficit y también lo que la izquierda llama "desiguladad", "inequidad". En la medida en que hay más personas se puede producir más fácil por la división del trabajo y de la misma manera habrá más gente que demande necesidades concretas.

Como el estado de bienestar demanda más consumo del que puede producir o dar se quiebra y como hay cada vez menos contribuyentes que paguen impuestos la problemática es mayor. La crisis actual no es culpa de ningún "capitalismo salvaje", es culpa de un "intervencionismo salvaje" un intervencionismo salvaje que quiso modelar la sociedad a su modo contra la libertad y la vida de muchos. 

La verdadera burbuja es el estado de bienestar. Los políticos prometen y ante el calor electoral la gente confía en un estado que luego le cobra sus promesas a un precio más alto del que está dispuesto a pagar por ellas. El estado se infla pero finalmente estalla, como una burbuja. Ahora con un enorme e insostenible pasivo pensional, de una sociedad envejecida en Europa donde ya no hay jóvenes para trabajar, ni tampoco jóvenes que tengan hijos... bueno, jóvenes que tienen hijos pero los abortan. 

¿Cuál es la solución ante la burbuja? Todo lo contrario, que haya gente que trabaje y libertad para trabajar, de lo contrario, el estado seguirá echándole la culpa a los niños y empresarios de lo que él les dijo que no hicieran ¡vivir y prosperar!


          Siendo humanos ¿Qué somos cuando somos? ¿Qué somos cuando no somos?        
La mula pensante, mujer mantequilla y demás auto-apelativos de los cuales ya me desactualicé me puso el reto de hacer un video en respuesta a la inquietud de alguien. ¿Qué es lo que somos? ¿Qué significa ser humano? Ella lo hace en un simple video de 57 segundos. Me impone el mismo reto ¿seré capaz? La verdad me da pereza quedarme horas buscando fotos y editando, por eso prefiero soltarme en el blog y escribir. Sé que si me dedicara a editar un video, mi exagerado perfeccionismo me llevaría a quedarme horas editando sin contar aquellas en las que se bloquearía el computador.

El video con el que inicia la discusión pueden verlo aquí, parto de la base que es bueno, por eso, absolutamente digno de dedicarme a criticarlo. Como prefiero lo escrito, lo describiré. En primer lugar, su visión del ser humano parte con el vicio de la esperanza, ¿acaso todos estamos llamados al conocimiento? Por lo que he aprendido de ella, sí, todos estamos llamados al conocimiento, pero no todos lo desarrollamos de tal forma tan trascendente como la que describe el video. Si no fuera una amiga, ¿qué no me impediría para poner -como ella dice- una vieja chismosa que demuestre el afán de conocimiento? Y si lo hiciera ¿implica que lo que ella plantea es falso? No, es real ¿Qué pasa entonces? ¡Es incompleto! Es tan real la descripción de la vieja chismosa para describir al ser humano, como el filósofo con su mano en su quijada sentado. Mi primera crítica, no se enfocó en el vicio de la esperanza, se centró en la ausencia de lo cotidiano.

1. Cotidianidad, gloria y grandeza.
MOVIMIENTO CONGELADO
Movimiento congelado.
¿Es cotidiano encontrar al ser humano creando? ¿Es cotidiano ver obras de arte como Van Gogh? Eso no es cotidiano, pero ¿significa que no hay obras de ese calibre en el hombre imago Dei? O ¿Será más bien que hay muchas formas más sutiles y ocultas de desarrollar esa creación? ¿Acaso no hay estética en la contemplación diaria de mi gata? ¿Acaso no hay estética en todos los días de aquellos que silenciosamente trabajan para producir el alimento que comemos y que nos hace que ese ser permanezca Siendo? ¿No es eso creación? ¿No es eso poesía diaria? ¿Qué será de esa madre abnegada que da la vida por su hijo enfermo? ¿Qué será de aquel que sonríe al pobre? Indiscutiblemente Van Gog es un genio, lo son muchos seres humanos pero ¿dónde está nuestra percepción de la belleza cotidiana? 

El deseo de gloria y grandeza está viciado, pero ¿no hace parte ese vicio también del siendo? Anhelamos grandes obras milagrosas, que el sol se salga de cauce para creer en un Dios que todas las mañanas permite que el sol nos ilumine con su amanecer y de paso a la noche con su hermoso atardecer. ¿Por qué nos perdemos de esta estética cotidiana? ¿Por qué nos perdemos de ese asombro agradecido de lo cotidiano? 

Efectivamente somos seres infinitos, pero, también, somos finitos. Ese infinito requiere de incontables sucesos finitos, ¿carecen de belleza esos finitos? ¿Cómo podrían hacerlo si en ellos está, paradójicamente el infinito? Desde el momento mismo de nuestra concepción inicia un proceso que poco a poco va desarrollando diversas fases, desde una sola célula hasta las millones que somos ahora. Esa fase celular es un estado finito, pero tanto en ella, como cada momento de nuestra vida, contiene ese siendo. Desde nuestros momentos más trascendentes, hasta nuestro sueño, mostramos aquello finito que somos.

Tal posible interpretación del video nos lleva a que ese siendo sea una fotografía, sea como congelar el movimiento. ¿Acaso la foto muestra el movimiento del niño? Lo congela, pero nosotros intuimos que se mueve. La vida, es una sucesión de instantes, de videos, que reflejan una imagen eterna, imago Dei pero una imagen que se mueve instante tras instante.


2. La nostalgia y la inmovilidad... el ridículo.
Hoy en día, la civilización nos aliena. No al nivel de gloria que cree la mula, sino a la cotidianidad. De repente, el finito nos absorbe, al punto que nos desespera. Cada instante se sucede sin descubrir ese infinito que nos hace, en el que somos siendo.Al perder de rumbo tanto el instante como el infinito, nos alienamos, estamos siendo sin ser, siendo en o para otra cosa, no siendo ese fin en sí mismo que es el ser humano. Es allí donde la vida pierde sentido y la angustia nace como consecuencia irremediable de no ser lo que somos. 

NOSTALGIA DE ANTAÑO by ElAlispruz
No ser en nosotros, ser en otro es la alienación. Esa alienación que nos hace irónicos, absurdos y ridículos. Es hacer el papel que no nos corresponde. Es como aquel que se equivoca en el libreto que le corresponde y todos se ríen, es como aquel golpe sordo en medio de una melodía. La situación no es solamente ridícula, es triste. 

¿Por qué nostalgia de antaño? Hace una semana tomé la foto de la derecha. Aquel mimo, solo, desesperado por unos pesos, refleja aquel pasado nuestro que sufre porque ya no es. Cada instante que se sucede sin percibir el infinito nos paraliza e inmoviliza, en esa inmovilidad del instante perdido es cuando de repente recordamos y desesperamos. Esa es la nostalgia de antaño, ese verbo tan usado pero tan irreal como el hubiera, el habría o hubiese. Nietzsche nos recuerda que la voluntad no puede querer hacia atrás, pero, la voluntad suele querer en proporciones viciadas aquello que no puede, pero que pudo en un instante anterior.

¿Por qué de repente se empieza a querer hacia atrás cuando no se puede? ¿Qué nos indica esa desesperante agonía de nostalgia y desesperación? ¿Qué en un siendo no fuimos? ¿Pero cómo si permanecimos? ¿Acaso el existencialismo de Sartre acierta en que podemos subsistir, simplemente existir, sin esencia? Tal vez en el instante más pobre de la filosofía, más lejano al ser como el siglo XX, es en el instante donde más se logró comprender lo que somos. Tal vez tener ese contacto absurdo con la nada, es la mejor forma de comprender el ser. 

Sin ese delirio agotante de la desesperación ¿cómo podría el auténtico saber que va por el camino correcto?   En ese camino donde el siendo no es, pero el ser persiste, es donde más nos llama esa sed de absoluto. De repente, en el fondo, podríamos permanecer en esa sucesión de instantes sin sentido o buscar aquello que da sentido a cada uno de los instantes. 

3. Ser o no ser, ¿no ser siendo?
"All is vanity"
El ser humano es quizás lo que denota el video de la mula filosofante, pero ese ser humano, ese being Â¿no incluye instantes en los que sigue siendo being? La sucesión de instantes sin sentido o el desconocer que los instantes suceden [las dos formas de desesperación Kierkegaana] son instantes donde no somos lo que somos pero seguimos siendo ¿cómo resolver la evidente contradicción? Si partimos de una lógica rigurosa la contradicción y la violación de que un ser no puede ser y no ser al mismo tiempo nos indican un error o al menos una paradoja pero ¿es que acaso la realidad no trasciende la lógica misma? Ese es un problema a resolver ¿qué es el hombre cuando no deviene lo que es? ¿Qué es el hombre cuando está alienado? ¿Pierde el hombre su condición humana por el simple hecho de caer en la desesperación? 

Una primera respuesta podría ser el academicismo aristótelico-fastidioso de plantear una distinción entre el ser humano y el actuar humano. Pero esa distinción sería como decir que el hombre visto desde atrás es espalda y desde adelante pecho, nariz, ojos. Los aristotélicos suelen hacer eso, partir, dividir, distinguir. El aristotélico es como el lujurioso cree que la mujer es únicamente cuerpo y el reprimido cree que la mujer es espíritu sin ser cuerpo. Aristóteles les diría que ambos tienen razón porque están distinguiendo. No es que las distinciones sean malas, son necesarias, siempre y cuando procedan de la realidad. La distinción con fines académicos no permite intuir, sino solamente, partir. 

En todo caso esa cuerdísima distinción aristótelica tendría algo de razón, que el hombre actúe como burro ¿lo hace burro? El actuar como rata ¿nos hace ratas? Esta inquietud para el que lee de paso puede ser ridícula, pero, si eso fuera así, el más degradado y desesperado sería menos humanos y por ende carecería de derechos, lo cual tanto en esencia como por su consecuencia antropológica es un error. No perdemos nuestra calidad de humanos por actuar contrario a lo humano, al fin y al cabo ¿qué hay más humano que actuar y querer así sea contra nosotros? ¿Qué hay más humano que querer, así sea querer no ser lo que somos?

Así que ¿cómo resolver este problema?  La verdad, en este momento, no se me ocurre una respuesta. Lo único que se me ocurre es que, ese yo como la relación que se refiere a sí misma (Kierkegaard), cuando actúa contrario a su ser, no deja de ser, es un ser en contradicción. ¿Qué quiere decir ello? No tengo ni idea. O tal vez no sea más que ironía, ridículo, absurdo. 

4. Volviendo al video, repensando la vida misma. 
El video muestra aquello que nos llama, aquello que tenemos que devenir pero, ¿qué pasa si no devenimos aquello? Esa es la carencia, carencia del video, carencia de la vida, porque ¿siempre nos descubrimos en ese cosmos, en esa contemplación estética directa? ¿Acaso actuamos acorde con esa imago Dei? Aparte de cotidianidad, esa sucesión de instantes en los que somos aquel being, el video no responde a la complejísima pregunta ¿qué somos cuando no somos lo que somos?  

El video muestra una humanidad viciada de esperanza y alienada por el infinito. Bueno, realmente no lo hace, pero desprevenidamente podríamos tomar esa interpretación. Sí, somos lo del video, pero, también somos lo contrario al video. ¿Siendo y no siendo al mismo tiempo? Quizás, pero, al fin y al cabo... siendo...

                  
Tendencias del Empaque Flexible

Las mas marcadas son:

Gradual sustitucion del aluminio: Ya sea por costos o por politicas internas la mayoria de empresas estan sustituyendo la barrera del aluminio en lamina por la de los metalizados y coextruidos, la barrera de un metalizado puede llegara ser superior a las del aliminio a la hora de presentarse en el punto de venta pues en el manejo y traslado se puede quebrar o agujerear el aluminio en lamina (foil) lo que anula su caracteristica de barrera.

Coextrusiones mas tecnologicas: Con la nueva generacion de coextrusoras se puede formar laminas de materiales compuestos que son altamente superiores a los monocapa en barrerras y rigidez asi como en precio por unidad de venta. Las coextruisiones pueden llegar a sustituir a las laminaciones, como por ejemplo la bolsa de leche para UHT de coextruision que da tres meses de vida a la leche, aun que esta por debajo del tetra pack en vida de anaquel el costo es bastante mas bajo.

Incremento de la impresion en Flexografia: La mejora en calidad de esta tecnica de impresion y la incursion de materiales nuevos que sustituyen a las tradicionales planchas fotosensibles ha permitido que empresas que no tienen requerimiento de alta grafica migren a este sistema por sus bajos costos de fotomecanica y rapidez de desarrollo.

Polipropilenos: Existen muchos desarrrollos nuevos en este campo por parte de las empresas fabricantes como la Mobil, por ejemplo desde hace años tienen materiales de baja memoria (quese mantienen doblados) y con distintas apariencias, sin embargo su porduccion aun es limitada y de alto precio por lo que aun no estan disponibles en la region.

Descenso en los gramajes de las estructuras: Se esta trabajando fuertemente en desarrollar materiales mas delgados que hagan lo mismo que los materiales actuales, esto baja costo y reduce en impacto ambiental por unidad vendida.
          Empaque flexible y sus materiales mas comunes        
Breve descripcion del Empaque Flexible:

Se llama empaque flexible los materiales que se pueden transformar en laminas, que ya sea solos o en conjunto (estructuras) y que se presentan en primera instancia como rollos o bobinas para ser transformados en bolsas o pliegos con la finalidad de contener un producto para mantener o resguardar su integridad.
Regularmente es usado como envase primario pero tambien se puede presentar como empaque secundario (bolsa docenera) y hasta embalaje (sacos).

Materiales que se utilizan en el empaque flexible:

Dentro de los materiales que al momento se utilizan y que se prevee a un futuro proximo y lejano se seguiran usando prevalecen los polimeros (polietilenos de varias densidades, poliesteres, polipropilenos, PVC etc.), el aluminio (como lamina o metalizacion), los papeles, el celofan, las parafinas, los adhesivos (con y sin solvente) las tintas y los solventes.

Polietilenos: Estos constituyen la mayoria (en porcentaje por peso) de los materiales flexibles usados en el mundo, son exclelentes para laminar materiales, dar cuerpo a las estructuras y para sellado, lamentablemente no ofrecen ninguna barrera significativa al vapor de agua y al oxigeno a menos que sean modificados con otros componentes o polimeros de otros tipos durante su proceso de extrusion. Para empaque flexible se pueden extruir por cortina y por soplado (blow extrussion) que puede a su vez ser por proceso de una sola capa o de varias capas en cuyo caso se llama coextrusion.

Polipropilenos: Conforme han avanzado tecnologicamente se han converrtido en la tendencia a seguir, se han desarrollado altas barreras, bajos grosores, mejoras en la resistencia y mejores apariencias ademas del precio, se podria decir que son los materiales que dominan la industria del empaque en cuanto a desarrollos. Su limitante radica en que son muy susceptibles a deformarse en el proceso de transformacion, empaque y sellado por su sensibilidad a la temperatura, requieren de maquinaria de empaque de alta presicion.

Poliesteres: Tambien llamados Nylons (por ser la marca del poliesterde Dupont) se destacan por su resistencia a las altas temperaturas a la hora de sellar y la hora de congelar, poseen buenas barreras cuando son metalizados y exelente maquinabilidad ademas de buena resistencia al rasgado y ponchadura.

Aluminio: La mejor de las barreras, aun que esta depende en gran parte de el manejo que se la va a dar al producto (muy facilmente se fractura en los dobleces) y a la calidad del productor pues presentan una cantidad definida de agujeros (pin holes) por metro cuadrado y cuando esta supera los estandards de la industria la barrera se compromete. Por ser un metal su precio es muy alto en comparacion con los demas materiales flexibles.

Adhesivos: Son de dos tipos, los con solventes que se usan para industria que no requiere contacto con alimentos y altos niveles de adhhesion (bond) y los sin solventes que son de relativa reciente utilizacion y que son usados para unir sustratos (capas de materiales) de estrucuturas para la industria de alimentos.

Papeles: Sirven para dar aspecto, ayudar a eliminar memoria (que el material se resista a permanecer doblado), dar cuerpo y como capas absorventes. Cuando son brillantes para impresion llevan por fuera un recubrimiento de caolin, loshay de distintos tipos como kraft, tissue etc.

Celofanes: Se fabrican a partir de cululosa (similar al papel) y antes del surgimiento de los poliesteres y polipropilenos eran la opcion que habia para poder empacar alimentos, actualmente estan en desaparicion dado que por sus carcteristicas y precio no puede competir con con materiales mas modernos su demanda es menor y ya hay solo pocos productores.

Parafinas: Estas se usan como capas sellantes en caliente y antes de la tecnologia de los adhesivos se usaba para laminar sustratos para la industria de alimentos pero daban un bond muy debil. Su barrera es baja y son muy sensibles a la temperatura.

Tintas: Son pigmentos de color que disueltos en un solvente se adhieren a la superficie del empaque (ya sea por fuera o por dentro) para dar los efectos deseados en la impresion. En conjunto con los costos de desarrollos de artes graficas son la parte mas cara gramo por gramo de costo total del empaque. Hay tintas genericas o basicas (cyan, magenta, amarillo y negro) de las que se forman todas las demas y tintas directas como las que son emblematicas de una marca como el rojo Marlboro. Hay tambien tintas para rotograbado y flexografia que son las dos formas de impresion industriales en nuestra region centro americana, hay empresas que estan ya ofreciendo impresion inkjet para empaque flexible.



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Esta época de la vida puede significar los mejores momento o, por el contrario, convertirse en el tiempo perfecto para tomar decisiones trascendentales, hacer cambios abruptos y claro, cuidarse más de lo acostumbrado. Elena del Mar como uno de los centros de estética corporal en Bogotá, se dirige a ti con la plena seguridad que mereces contar con espacios que apoyen tus ganas de seguir viéndote bien y por ello, te da 8 consejos y hábitos saludables que debes seguir en esta edad.

¿Qué hacer para mantenerte bella después de los 30?

· Protector. No importa si el día está soleado o nublado, el ambiente siempre está siendo acechado por rayos solares, lo cual significa que deberás proteger en todo momento tu piel y esto solo será posible aplicando diariamente el protector. Recomendable es que utilices uno que cuente con protección 30 o 50, así prevendrás el cáncer de piel y la aparición de manchas o arrugas prematuras.

· Agua. Mantenerte hidratado ayudará para que tu piel se revitalice, aliviarás la resequedad y depurarás toxinas y células muertas, por ello, notarás como se reduce el acné. Te recomendamos consumir entre uno y medio a dos litros, el equivalente a 8 vasos diarios aproximadamente.

· Masajes relajantes y con piedras volcánicas.Aunque tienden a olvidarse y no se acostumbra a practicarse con constancia, mantener hábitos de masajes realizados por parte de un experto te ayudan a renovarte, alejarte del estrés y dedicarte tiempo. Además que estos ayudan a limpiar la piel, descansar el cuerpo y eliminar todo tipo de toxina que el cuerpo produce. Como uno de los spas en el centro de Bogotá con más de 52 años de experiencia, te ofrecemos planes y promociones para que consultes el que más se ajusta a lo que quieres.

· Ejercicio. Debes tener claro que algún tipo de actividad física como caminar 30 minutos, trotar, montar bicicleta, jugar basketball o ir al gimnasio, te permite activar tu cuerpo, ayudándote a mantener tu peso, mejorando tu salud y estado de ánimo.

· Alimentación. Un famoso adagio deja claro que “eres lo que comes”, por ello, es correcto que empieces a alimentarte de manera más controlada, sin caer en los extremos. La guía de un nutricionista te permitirá diseñar un buen plan alimenticio que responda a tu estilo de vida.

· Cremas hidratantes y productos de belleza. Es tiempo de empezar a cuidarte y hacer de cada momento el oportuno para aplicarte la crema correcta. Existen en el mercado productos especiales para evitar las arrugas o líneas de expresión, aceites para masajes, algunas para limpiar o hidratar, entre otros. Consulta a tu dermatólogo y adquiere los productos que sean necesarios para lucir estupenda. Entre nuestras líneas y como centro de estética en Hacienda Santa Barbara, podemos ofrecerte algunos que te sorprenderán, escoge aquí el que más deseas.

Los 30 no son sinónimo de descuido, por el contrario, es el momento perfecto para prestar mayor atención a tu piel, rostro y todo tu cuerpo. En Elena de Mar lo sabemos y por esto, no solo te damos consejos para que luzcas radiante en esta edad, sino que ponemos a tu disposición tratamientos y productos estéticos que podrás encontrar en nuestro spa en Bogotá norte.

Puedes agendar tu cita o pedir más información llamando al 344 1436 ¡Te esperamos!

          Â¿Hace cuánto no tomas tiempo para ti? ¡Hazlo hoy!        
Los masajes relajantes no solo son para momentos de estrés, cuando te sientes afanado y cansado. Hoy es la oportunidad de relajarte, dedicarte tiempo y volver a hacer aquellas cosas que acostumbrabas. En Elena del Mar creemos que tu tiempo es valioso y por ello, disponemos de spas en el centro de Bogotá para que contrates masajes relajantes que te harán apartar de la realidad a la cual te sometes día a día.

¿Qué es un masaje relajante?

En término un poco técnicos, es la terapia manual que se realiza con el objetivo de mejorar el bienestar de la persona ya que su máximo objetivo es aumentar la producción de endorfinas en el cuerpo. Además, se caracteriza por ser un método de valoración y tratamiento para las diferentes partes del cuerpo que presentan molestias, estos mejoran las tensiones musculares y el dolor, permiten aumentar la circulación sanguínea y linfática.

Por supuesto, permiten que se encuentre un alivio del estrés, la ansiedad y el ajetreo de la monotonía. Entonces, ¿por qué no dedicarte un tiempo y hacerte un masaje relajante en cualquiera de nuestros centros de estetica en Chicó?

Elena del Mar lleva más de 52 años cuidando de la salud corporal de muchos colombianos gracias a planes de gimnasio, tratamientos de estética o post parto y, productos de belleza que hacen de un centro deportivo y estético el espacio más oportuno para relajarte. Entérate de los planes que tenemos preparados para ti en este enlace.

Beneficios de un masaje relajante

· Se verá estimulada tu circulación sanguíneay gracias a esto, los órganos del cuerpo pueden recibir mayor cantidad de oxígeno.

· Será posible reducir los niveles de una hormona conocida como cortisol, es aquella que se libera como respuesta al estrés, la ansiedad y la depresión, por tanto, te ayuda a levantar tu ánimo y disminuir la presión arterial.

· ¿No puedes dormir bien? Con los masajes relajantes mejorará tu sueño ya que se aumentan las ondas delta del cerebro, aquellas que se relacionan con el sueño.

· Combaten el síndrome premestrual como lo es el hinchazón o los cambios de humor.

· Apoyan la eliminación de toxinas y células muertas pues estimula el flujo linfáticopermitiendo que luzcas una piel más sana y joven.

· Tu piel lucirá más hidratada porque los masajes aportan elasticidad.

· Promueve la respiración profunda y lenta lo que significa que, no solo aumentarás el nivel de oxígeno de tu cuerpo sino que calmará la ansiedad.

Los masajes relajantes traen muchos beneficios a tu vida, además te permiten recuperar ese tiempo que te has quitado por diferentes razones: tu trabajo, tu familia (en especial tus hijos) Pero proponerte un momento para ti es alejarte de esas situaciones y reencontrate contigo para poder retomar acertadamente tu rutina. En Elena del Mar somos especialistas en el cuerpo y la mente, por eso nuestro objetivo es que equilibres tu vida por medio de planes de gimnasio, tratamientos estéticos y productos de belleza que solo podrás encontrar en nuestro spa en Bogotá norte.

Puedes apartar tu espacio escribiéndonos a 305 713 1507 o al 344 1436.

          Â¿Sabes qué están haciendo ellos para cuidarse?        

No es  que los hombres no se cuiden, lo que sucede es que tienen sus maneras de presentarse al mundo y aunque no llevan hábitos como los de las mujeres, sí cuentan con sus costumbres para mantenerse al margen y siempre verse bien a donde quiera que vayan. Elena del Mar como spa ubicado en el norte de Bogotá y otros sectores de la ciudad, tenemos claro que ustedes quieren cuidarse y por eso, brindamos algunos consejos que pueden tener en cuenta para mantener una estética impecable.

No se trata de estereotipos. Se trata de amor a ti mismo

No es  que los hombres no se cuiden, lo que sucede es que tienen sus maneras de presentarse al mundo y aunque no llevan hábitos como los de las mujeres, sí cuentan con sus costumbres para mantenerse al margen y siempre verse bien a donde quiera que vayan. Elena del Mar como spa ubicado en el norte de Bogotá y otros sectores de la ciudad, tenemos claro que ustedes quieren cuidarse y por eso, brindamos algunos consejos que pueden tener en cuenta para mantener una estética impecable.

No se trata de estereotipos. Se trata de amor a ti mismo



Con esto hacemos referencia a lo que estás reflejando a los demás. Bien es cierto que una imagen dice más que mil palabras, ¿has escuchado el famoso adagio? ¿Está siendo aplicado a tu vida? Ahora, no estamos diciendo que sea lo más importante en tu vida, pero sí de mantener un equilibrio y apariencia física que no estén separadas de lo que piensas, sientes o sueñas. Los planes económicos de gimnasios en Bogotá que te ofrece Elena del Mar se convierten en oportunidades propicios para que empieces a lucir más saludable.


¿Por qué no comenzar hoy a dedicarte tiempo y destinar un espacio para ti? Nosotros te lo hemos reservado y podrás encontrarlo en cualquiera de nuestros centros de estética facial en Bogotá distribuidos en diferentes zonas de la ciudad, para que las excusas queden a un lado y los lugares respondan a tus necesidades. Ahora sí, los tips que solo un experto puede brindarte.


• Presta atención a los detalles. Aquí te aconsejamos que te fijes en aquellos accesorios y prendas que estás llevando y mostrando, ¿sabes por qué? Es lo que estás reflejado y más que eso, es lo que estás diciendo de ti a los demás sin tener que mencionar ni una sola palabra. Recuerda: “una imagen dice más que mil palabras” ¿cómo está tu imagen? ¡No te descuides!

• Cuida lo que comes. Todo lo que ingresa en tu organismo podrá afectarte sino lo consumes con cuidado. Es decir, todo en exceso es perjudicial y en la comida no podía ser la excepción. Una alimentación sana y equilibrada te permitirá lucir una piel más saludable y radiante, fortalecerá tu cabello y, además, te ayudará a mantener un peso estable.

• No dejes de hacer ejercicio. Después de determinada edad se dejan de lado las rutinas de ejercicio y las asistencias a los gimnasios en Bogotá. Tal vez, el estrés, los afanes, las labores diarias y la cotidianidad sean factores que apoyan esta inasistencia.


Pero lo cierto, es que incluirla nuevamente te ayudará a sentirte con más energía, apoya la creación de la masa muscular fortaleciendo tus huesos y articulaciones. Te ayuda a mantener tu capacidad psicomotriz en buen estado, apoyando tu postura y autoestima. Favorece la pérdida de grasa en estado de inactividad, previniendo la diabetes tipo II y la sarcopenia. Además, favorece la longevidad debido a la relación con la ganancia de fuerza muscular. En Elena del Mar te ofrecemos accesibles precios de gimnasios en Bogotá, para que empieces o continúes con tus rutinas de ejercicio ¡Apoyarán tu estado físico y mental!


• Tratamientos faciales y masajes corporales. En medio de todas tus actividades y las situaciones en las cuales te ves inmerso, es posible que estés descuidando tu apariencia y no sepas por dónde empezar. Elena del Mar ha dispuesto de espacios de entrenamiento y de cuidado personal para que no postergues el cuidado de tu cuerpo y rostro. Haciendo clic aquí podrás ver nuestros planes estéticos y adquirir el que más se ajuste a tus requerimientos. 


El cuidado facial y corporal ha dejado de ser solo un tema de mujeres, tu también mereces cuidarte y hoy es tu oportunidad. Pregunta por los planes que hemos preparado para ti y no dejes de ver los productos de belleza.


Llevamos más de 52 años haciendo presencia en el sector estético, desde ese entonces nos hemos preparado para atender a hombres y mujeres para que equilibren o fortalezcan su cuerpo y su mente gracias a planes que se enfocan en gimnasios y tratamientos estéticos. Somos un centro deportivo que busca tu bienestar para que encuentres tu figura total. 

Articulo tomado de Elena del mar.

          Prepara tu cuerpo: ¡Empieza con estos ejercicios!        
El ejercicio es de resultados a mediano y largo plazo, por ello, cuando empiezas a realizar rutinas físicas con disciplina y compromiso es cuando empiezas a notar los resultados que estabas esperando. Entonces, aunque hace poco hayas llegado de vacaciones, es correcto que sigas pensando en las próximas para que en fin de año luzcas un cuerpo 10 y una piel radiante

A menos de 5 meses de terminar el año, no es pronto mencionar que es el tiempo perfecto para que te prepares para esas fechas. Es que así como estás pensado en programar tus próximo viaje y buscando en dónde pasarás las fechas decembrinas, igual acondiciona tu cuerpo y prepáralo para que todo sea diferente.

En Elena del Mar queremos ayudarte; por ello, te enseñamos algunos ejercicios con los cuales puedes iniciar, además de poner a tu disposición amplias y agradables instalaciones con planes económicos de gimnasios en Bogotá Â¡Empieza hoy!

¿Con qué ejercicios empezar para tonificar tu cuerpo?

- Sentadillas: Â¡No pueden faltar! Las sentadillas se han caracterizado por ser un ejercicio complementario que te ayuda a tonificar las piernas, los glúteos, fortalecer tu espalda y moldear tu cintura y abdomen. Empezar con este ejercicio y nuca te olvides de incluirlo en tu rutina te garantizará resultados en tu cuerpo. En nuestros gimnasios en Bogotá contarás con la asesoría de expertos que te ayudarán a empezar un proceso correcto y lleno de resultados.

- Clases de baile: Este tipo de actividad física, en los últimos tiempos, ha tomado fuerza y los resultados han sido satisfactorios e inesperados. Bailar: es una manera divertida, altamente entretenida de hacer ejercicio y es súper efectiva cuando se trata de acondicionar tu cuerpo, tonificarlo y quemar calorías. En Elena del Mar, encontrarás diferentes horarios y oportunidades especiales para que te programes y asistas a nuestras clases grupales ¡Te divertirás!

¿Quieres conocer más de Elena del Mar? Mira este video.

- Spinning: Es considerado uno de los ejercicios más efectivos y, al mismo tiempo, divertidos cuando de eliminar grasa, tonificar glúteos y piernas en poco tiempo, se trata. Una grandiosa sesión de spinning dura aproximadamente 45 minutos y serán suficientes para que empieces a notar resultados. Recuerda que el ejercicio es de tiempo, por eso, no aplaces más el empezar a preparar tu cuerpo para las vacaciones. Nuestros precios de gimnasios en Bogotá te brindan beneficios y te invitan a tomar decisiones. 

- Ejercicios HIIT: Estos se caracterizan por ser de alta intensidad y son oportunos para que acondiciones, prepares y tonifiques tu cuerpo, debido que se caracterizan por permitir la moderada intensidad de intervalos de entrenamiento con intervalos de más potencia. Este tipo de entrenamiento y sus ejercicios, son efectivos para quemar el tejido adiposo o grasa acumulada con mucha mayor eficiencia que otras actividades físicas ¿Quieres resultados? Pregúntanos y te ayudaremos a plantear la mejor rutina de ejercicios para tu caso en específico.

Elena del Mar es un centro deportivo y de estética corporal en Bogotá con más de 52 años de experiencia en el cuidado corporal por medio de planes de gimnasio, tratamientos y productos de belleza, con el objetivo de ayudarte a fortalecer y equilibrar tu cuerpo y mente. Queremos que mejores tu estilo de vida y encuentres en nosotros un espacio de confort, relajación al tiempo que tonificas y recuperas tu figura total.

Alcanza tus objetivos de bienestar, belleza y tranquilidad con Elena del Mar. Empieza tus entrenamientos hoy y aparta tu espacio llamando al 344 1436 o escríbenos al 305 7131507.

          6 preguntas y… 6 respuestas sobre el cuidado de la piel        
¿Qué estás haciendo para mantener una piel sana y equilibrada? De pronto, te lavas tu rostro en la mañana y antes de dormir, utilizas cremas hidratantes dermatológicamente comprobadas o, aprovechas los días libres para realizar mascarillas caseras.

Sin embargo, el cuidado de la piel va mucho más allá. Elena del Mar, como un spa en el norte de Bogotá, responde diferentes preguntas que pueden surgir entorno a los cuidados de la piel y el rostro. No dejes de leer porque sabemos que deseas lucir radiante y con gran vitalidad.

La piel: órgano más grande de tu cuerpo

¡Así es! La piel es el órgano más grande y, de igual modo, es el que menos atención recibe. En Elena del Mar lo tenemos claro, por ello, como uno de los centros de estética en Chicó y con más de 52 años de experiencia en el sector ofreciendo servicio para el cuidado de tu piel y cuerpo, por medio de planes de gimnasio, tratamientos faciales y productos de belleza, hemos podido posicionarnos como un espacio de confort y relajación, al tiempo que tonificas y recuperas tu figura total; hoy queremos que te hagas unas preguntas mientras nuestra experiencia te responde acertadamente para que cuides tu piel.

1 - Al salir a la calle, ¿es suficiente la crema humectante para proteger la piel o es necesario aplicar algo más? No es suficiente la sola crema humectante. Debido al potencial daño que ocasionan los rayos UV sobre tu piel, es imprescindible que uses protector solar diariamente con un factor de protección por lo menos de 30.

2 - En ocasiones suelen salir muchos granitos, ¿se pueden retirar? Todas las lesiones deben ser tratadas por especialistas para poder garantizar un mejor y acertado tratamiento, la gran mayoría son resueltas de manera correcta. No obstante, las limpiezas faciales y peeling que ofrecemos en nuestro centro de estética en Hacienda Santa Barbara, brindan resultados que estás buscando. Podrás consultarlos y adquirirlos aquí.

3 - Los cambios climáticos en la actualidad, son muy bruscos, ¿qué se recomienda para evitar el daño en la piel y la aparición de manchas o enfermedades cutáneas? Unido a tener una limpieza diaria de tu piel, es necesario que utilices distintos productos que aumenten la capacidad de hidratación, elasticidad y firmeza para contrarrestar los daños que ocasionan los factores ambientales. Imperativo es recordar el uso diario de protectores solares con un factor de protección de al menos 30, independientemente del ambiente.

4 - Los codos tienden a resecarse constantemente, ¿qué se recomienda para evitarlo? Durante el baño, evita tallar la piel pues este acto la reseca y oscurece, además, debes considerar aplicar diariamente crema humectante sobre la zona con el objetivo de mantenerlas en condiciones saludables.

5 - Cuando se utilizan cremas y productos genéricos, la piel tienden a resecarse de manera anormal, ¿qué se debe hacer? La piel es diferente en todos los casos, debido a las diferentes factores: edad, aspectos hereditarios, etc; por ello, lo más conveniente es acudir a especialistas que valoren tu piel y, también, cuides tu rostro realizándote periódicamente limpiezas en spas en el centro de Bogotá que sean aprobados y cuenten con bastante experiencia para realizar este tipo de procedimientos.

6 - ¿Cómo se pueden mantener los niveles del pH estables? El pH de la piel está determinado y regulado de manera natural y, por ende, varia levemente en determinadas zonas de la misma; para mantenerlo estable es necesario seguir una dieta saludable y equilibrada además de controlar las sustancias que aplicas en la piel, por ejemplo, podrías usar jabones con pH neutro.

En Elena del Mar nos preocupa la salud de tu rostro y piel, por ello, así como te respondemos diferentes interrogantes al respecto, también, ponemos a tu disposición productos y servicios altamente calificados bajo estrictos procedimientos con equipos tecnológicos de punta para que luzcas radiante y muy saludable.

Somos especialistas en el ámbito estético y así como cuidamos de tu piel y rostro, también queremos que encuentres procedimientos acertados que apoyen los días después de la gestación, nuestros tratamientos post parto apoyan tu figura total y te invitan a lucir saludable. Puedes ver todas nuestras promociones en este enlace, ¡Adquiérelas!

Artículo tomado de: Elena del Mar

          Cristiano Ronaldo, William Levy y otras celebridades tienen secretos estéticos ¿Cuáles son?        
Secretos estéticos de Cristiano Ronaldo y otras estrellas | Elena del Mar
Las grandes y reconocidas celebridades que ves en el cine, la televisión y el deporte internacional no son, por naturaleza, imponentes y de tez impecable. Ellos tienen sus secretos para lucir jóvenes y radiantes y hoy te damos a conocer esos secretos para que los pongan en práctica y te cuides como ellos lo están haciendo.


Con nosotros encontrarás establecimientos y spas en el centro de Bogotá u otros sectores de la ciudad para que tomes decisiones guiándote en expertos que apoyan tus intenciones y respaldan lo que deseas transmitir. En Elena del Mar llevamos más de 52 años promoviendo un estilo de vida orientado al bienestar y la armonía del cuerpo.

¿Qué están haciendo las celebridades para cuidarse?



Entre las estrellas se encuentran Cristiano Ronaldo, William Levy, Huge Jackman, Adam Levine, Zac Efron, Ryan Gosling, Rayan Reynolds y William Smith, son algunos de los que mantienen hábitos que los ayudan a lucir siempre saludable y radiantes, es que parece que entre más pasan los años mejor les queda el tiempo. Sigue sus pasos e irradia vitalidad…



• Ellos cuidan su cabello, invierten en champús y cremas nutritivas para tenerlo bien cuidado. Procuran mantenerlo limpio y libre de químicos. Es así como logran transmitir esa naturalidad y pureza que merece el cabello.



• Llevan una rutina de ejercicio juiciosa y constante donde integran trabajo de peso, fuerza y cardio para mantener el equilibrio. Hoy es posible que lo lleves a la práctica en los gimnasios en Bogotá de Elena del Mar, nuestro equipo de profesionales te guiará y estructurará la perfecta rutina para tu caso en específico.



• Lavan su piel todos los días y no dudan en realizarse limpiezas mucho más profundas y profesionales que les permitan deshacerse de impurezas que pueden ingresar en el piel. En Elena del Mar te ofrecemos promociones que responden a este tipo de situaciones, puedes adquirirlos en nuestros centros de estética en Chicó.



• Mantienen su piel hidratada con mezclas con preparaciones caseras como la miel de abejas ya que está preparación ayuda a humectarla y la lleva a lucir fresca y revitalizada. Además, no piensan dos veces en disfrutar de planes económicos de gimnasios en Bogotá porque saben que un equilibrio con el ejercicio es indispensable para lucir saludables y para que la piel se renueve constantemente.



Las celebridades se encuentran sumergidas en un ambiente que les exige estar saludables, lucir una figura impecable y al mismo tiempo, ser ejemplo para otros hombres. En esta oportunidad te hemos revelado algunos de los secretos de belleza que ellos tienen presentes para lucir radiantes para que los pongas en práctica y sigas sus pasos. Elena del Mar como centro deportivo y estético con experiencia extiende su ayuda para cuentes con con expertos que conocen de estética para que resplandezcas como una celebridad.


Fotos extraídas de Instagram: 
William Levy @willevy 

Cristiano Ronaldo
@cristiano


Artículo tomado de Elena del Mar.

          Â¿Ya sabes qué le darás a tu Papá? Elena del Mar te da algunas ideas        
Conoce lo que Elena del Mar tiene para tu papá en su día
Se acerca el Día del Padre, ¿ya sabes qué le darás a ese hombre que te ha acompañado siempre? Solo tú tienes la respuesta más acertada para sorprender a tu padre en su gran día. Tú conoces perfectamente qué le gusta: qué es aquello que lo asombra o si le gusta cuidarse. Nosotros sabemos que él debe verse saludable y podemos ofrecerte este factor, ¿sabes cómo? Te daremos la respuesta a continuación además de presentarte diferentes procedimientos que son realizados en nuestros centros de estética corporal en Bogotá Â¡Conócelos y sorprende a Papá!

Para su Día, ¿cómo podrías fascinarlo?


Somos especialistas en la búsqueda del equilibrio de la mente y cuerpo por medio de tratamientos estéticos realizados en spas en el centro de Bogotá, planes de gimnasios y diferentes productos para la belleza, lo que ha caracterizado a nuestro centro deportivo como la opción más acertada para que todos los hombres puedan transformar su estilo de vida y dedicarse mucho más tiempo de lo acostumbrado para verse y sentirse saludables.

Esta fecha es la oportunidad para tu papá y todo hombre que se encuentre buscando oportunidades de cuidarse con mayor atención. Llevamos más de 54 años ofreciendo espacios idóneos para el cuidado del cuerpo, el rostro y la mente (porque si estás bien por fuera quiere decir que estás mucho mejor por dentro), hoy seguimos presente y ahora más que nunca para que hagas feliz a Papá.

¿Cuáles tratamientos regalarle a Papá?


Nos encanta acompañarte para que ninguna fecha especial pase desapercibida. En el Día del Padre, hemos preparado diferentes promociones que sobrepasan tus expectativas y se convierten en los regalos más acertados para que lo ayudes a mantenerse saludable ¡Adquiérelos!

Bono spa ESPECIAL para ti. Decidirse por este tratamiento es apostar por brindarle a tu papá 1 masaje con piedras + 1 hidratación + 1 mascarilla + 1 zona húmeda (sauna o turco) Tu papá está buscando cuidarse y hoy puedes programarlo para que cuides de su salud y lo lleves a alejarse de la rutina a la cual está acostumbrado, todo gracias a esta promoción que puede ser tomada en nuestros centros de estética en Chicó.

Rostro Renovado para vacaciones. Así como se acerca el Día para tu Papá también se da entrada a las vacaciones y él merece un descanso que lo invite a salir de la rutina. Este plan que te ofrece un centro de estética facial en Bogotá invita a renovarse y cuidar el rostro (él también merece hacerlo) adquiérelo hoy y regálale 3 limpiezas a un precio increíble.

¡Súper Mes de Gym en Vacaciones! Tal vez hace mucho no hace ejercicio y hoy podrías motivarlo ofreciéndole un regalo que aporta a mantenerse saludable, ¿qué te parece? Esta promoción brinda la opción de asistir 2 meses + 1 bodyterm en cualquiera de nuestras sedes, todo a un precio de ensueño.

Nuestro Centro Deportivo se ha dedicado a brindar espacios de relajación y encuentro con el cuerpo y mente adaptando instalaciones altamente diseñadas que permiten que todos encuentren espacios para cuidar de su salud. En esta oportunidad es para los padres y hombres que pretenden lucir siempre más saludables. Te estamos esperando en nuestro centro de estética facial en Cafam Floresta para que adquieras los planes que más llamaron tu atención y conmuevas a ese gran hombre que ha estado contigo y te ha visto crecer.

Artículo tomado de Elena del Mar.

          Manual Práctico de cuidados especiales para tu piel y rostro ¡Síguelo!        
La piel, por ser el órgano más grande y visible del cuerpo, se encuentra con mayor exposición a los cambios ambientales y climáticos. Ahora, ¿la estás cuidando como se merece? Posiblemente pienses que lo estás haciendo o, por el contrario, no le dedicas tiempo porque no es importante o relevante para tu vida. No obstante, verte bien es sentirte mucho mejor.

En Elena del Mar creemos que es necesario fortalecer el equilibrio entre el cuerpo y la mente para que alcances las metas de tu proyecto de vida. Por esta razón, te hablamos de la importancia de cuidar tu piel, cuerpo y mantener una armonía con tu mente en espacios apropiados como nuestros centros de estética en Chicó y otras zonas de la ciudad para que alcances objetivos de autocuidado.


Tu piel: parte importante de tu cuerpo ¡No la descuides!


Piénsalo de esta manera. Tu piel está protegiendo el 100% de tu cuerpo y por esta simple razón no puede pasar desapercibida. Merece cuidados especiales y en un centro de estética facial en Cafam Floresta como el que dispone Elena del Mar, encuentras las mejores promociones para que siempre la puedas mantener en buenas condiciones y la puedas cuidar para cada época del año.

A continuación el manual que estás esperando, sin importar la edad que tengas hoy podrás guiarte y entregar a tu piel los cuidados que necesita para que luzcas radiante.

Limpia tu rostro diariamente, al menos 2 veces al día (en la mañana y tarde), con una espuma limpiadora o jabón especial para tu cara, utiliza una crema para el contorno de los ojos y no olvides la hidratante.

- Cuando apliques productos en tu rostro, hazlo de manera circular y ascendente. De esta manera, se renuevan las células y remueves aquellas que ya están muertas y le restan vitalidad a tu piel.

Utiliza bloqueador solar todos los días. Cuando te expongas al sol, hazlo cada hora para que disminuyas las quemaduras o manchas futuras.

Toma bastante agua, así mantendrás hidratada tu piel.

Procura acudir a centros de estética y spas en el centro de Bogotá o donde te encuentres, en estos lugares te ofrecen procedimientos especiales para que protejas y brindes a tu piel lo que necesita. Elena del Mar te brinda un tratamiento facial efecto flash y rejuvenecimiento a un precio de ensueño. Adquiérelo aquí.

Es recomendable evitar la exposición al sol durante las horas de 10am a 4pm ya que crea daños en tu piel. Pues durante este tiempo en ella se está ocasionando envejecimiento, manchas, arrugas y quemaduras.

A partir de los 12 años es correcto que se dé inicio a una rutina de limpieza de rostro y piel debido que es una etapa donde se empieza a ingresar en la adolescencia y con ello, comienzan a aparecer los primeros rastros de impurezas en la piel.

Descansa adecuadamente, así evitarás signos de cansancio y resequedad en tu piel y rostro.

En Elena del Mar queremos verte radiante y que sobresalgas en todo momento y en cualquier situación. Hoy no solo te hemos dado prácticos consejos para que luzcas una piel de ensueño sino, también, son oportunos para que mejores tu salud física y mental ya que equilibras tu cuerpo con tu mente.

Somos un centro deportivo que se ha preocupado por el cuidado corporal poniendo a tu disposición planes de gimnasio, tratamientos post parto y estéticos para que cuentes con diferentes opciones al tiempo que tonificas y recuperas tu Figura Total. Es momento de cuidar tu piel y rostro de la mano de expertos en el sector.

Sigue este manual y visita nuestras instalaciones para que completes perfectamente tu rutina de cuidados corporales. Agenda tu cita escribiendo al 316 833 6478. Además puedes consultar nuestros horarios aquí Â¡Te esperamos!

Artículo tomado de Elena del Mar.

          Â¿Cómo mantener la motivación en el entrenamiento?        
Motívate con estos consejos y excelentes instalaciones al entrenar | Elena del Mar
Al momento de entrenar y crear hábitos saludables o equilibrados enfocados en actividad física se debe mantener cierta motivación para no desfallecer en el intento y, por el contrario, ver resultados. Elena del Mar, como gimnasio spa y lugar perfecto para que no solo lleves a cabo tus rutinas de ejercicio sino que también cuentes con un centro de estética facial en Cafam Floresta, te da algunos consejos para que sepas cómo mantenerte motivado con el ejercicio.

Motivación: principal consejo para ver resultados en tu cuerpo


Desde Elena del Mar creemos en el equilibrio que debe tener tu cuerpo con tu mente y la necesidad de mantener buenos hábitos de ejercicio, como también, la necesidad de contar con un espacio que te brinde todas las facilidades para que te mantengas motivado.

Por ello, la lista de consejos que te presentamos hoy se enfocan en ti pero también, te permiten contar con instalaciones de gimnasios spa en Bogotá norte y otras zonas de la ciudad, para que empieces y no desfallezcas. Vale la pena entregar lo mejor a tu cuerpo y mente.

Fraccionar los objetivos

Es necesario plantear metas y objetivos muy claros durante determinadas frecuencias, estos pueden ser semanales y mensuales. Aquí te plantearás perder 1 kilo de grasa corporal, correr 10 km a las 5:15 km/h, ir al gimnasio tres veces por semana. En vez de decir este tipo de cosas: “quiero bajar peso” esto te lleva a saber que debes bajar de peso o grasa corporal pero no te lleva a fijarte y motivarte.

Escoge tu música

La música llega a ser un factor crucial al momento de sentirte motivado, pero también es una elección personal. Mientras unos prefieren hacer deporte sin música porque se sienten distraídos o molestos, otros deben escoger sus géneros favoritos porque no se imaginan el tiempo de ejercicio sin este.

Cambia de Rutinas

La monotonía es un factor que te hará desfallecer. Además, después de determinado tiempo tu cuerpo se acostumbra a las rutinas de ejercicio, por ello, hay un momento donde empiezas notar que estancas tu proceso y los cambios en tu cuerpo son mínimos. Esto se debe a la rutina; cámbiala cada 8 a 12 semanas, dile a tu cuerpo que todo será diferente por un tiempo y empezarás a notar resultados.

Regístrate y motívate

En países como EEUU es habitual fotografiarse cuando empiezan las rutinas de ejercicio, de esta manera los cambios son más evidentes a los ojos y se empieza a entender lo que se ha avanzado en determinado lapso de tiempo. Toma este hábito, así no olvidarás cómo empezaste y podrás darte respuesta al cómo te encuentras ahora. Es necesario reconocerte y decirte que has mejorado pero se puede mucho más. Siempre podrás ser una mejor versión de ti mismo.

Un amigo te ayudará a mantener el ánimo

Debes saber que, en ocasiones, la mejor motivación no está en ti. Por el contrario, siempre buscarás la manera de decirte que no ves cambios ni resultados porque tus ojos e inconsciente siempre te engañarán. Por ello, cuando te unes a un compañero o amigo se permiten fijar metas y objetivos claros y entre los dos se recuerdan lo planteado. Además, es la mejor manera de combatir el aburrimiento y la monotonía.

Contratar un entrenador personal

Ejercitarte con un entrenador personal es una experiencia que arroja los resultados más auténticos y exclusivos porque será él quien se encargue de llevarte por un camino coherente donde evitarás la rutina, contarás con alguien que siempre estará recordándote los objetivos, brindándote seguridad y eficacia al momento de formular buenas técnicas de entrenamiento para tu caso en específico. Además, su experiencia será la que te permita ir por un camino correcto y lleno de buenos resultados.

En Elena del Mar trabajamos por el gran propósito de entregarte los resultados que esperas ver en tu cuerpo. Por ello, ofrecemos instalaciones acordes a tus ideales, la perfecta combinación entre gimnasios y spas en el centro de Bogotá para que no solo lleves a cabo tus rutinas de ejercicio, sino también, puedas tomarte tiempos de relajación que harán muy bien a tu cuerpo y mente.

Somos un centro deportivo y corporal donde promovemos un estilo de vida orientado al bienestar y la armonía donde buscamos fortalecer el equilibrio en cuerpo y mente para que el ser humano alcance las metas de su proyecto de vida. Te invitamos a empezar hoy visitando nuestro centro de estética en Hacienda Santa Bárbara y complementes tus rutinas en nuestras sedes con gimnasio. 

Motívate y cuenta con expertos que buscan entregarte las instalaciones ideales para tu entrenamiento.

Artículo tomado de Elena del Mar.

          Â¡Cuida tu piel! Elena del Mar te dice cómo lograrlo        
Te ayudamos a cuidar tu rostro con nuestros tratamientos | Elena del Mar
Tu piel es una de las partes más sensibles de tu cuerpo, ¿la estás cuidando correctamente? Elena del Mar te da algunos consejos y pone a tu disposición centros de estética en Chicó y otras zonas de la ciudad, para que accedas a tratamientos altamente oportunos y bajo estándares de calidad correctos para que cuides tu piel y rostro Â¡Te esperamos!

Tu piel es única y merece cuidados especiales

No hay alguien con tu misma piel y, por supuesto, mereces cuidados auténticos que te permitan lucir un rostro de ensueño. Por eso te aconsejamos recurrir a profesionales que te asesoren de manera oportuna y te permitan deshacerte de un sinnúmero de mitos que rondan la piel y sus cuidados. Elena del Mar empezará mencionando que el cutis es la primera imagen que evidencia el estado de salubridad de las personas.

Por tanto, lo más oportuno es que mantengas tus poros limpios, contrarrestes los tiempos de exposición a la radiación solar, prevengas el acné, extraigas los puntos negros, los prevengas y evites las irritaciones, ¿cómo poder lograrlo? Muy sencillo.

Examina qué tipo de cremas hidratantes, nutritivas estás utilizando, además presta atención al exfoliante o gel que estás aplicando en tu rostro.

Apóyate en profesionales que reconozcan tu tipo de piel y guíen tus procesos de limpieza y tratamientos cosméticos o estéticos.

Opta por los tratamientos realizados en los spas en el centro de Bogotá y otras zonas de la ciudad. Estos procedimientos son llevados a cabo por expertos profesionales que reconocen tu tipo de piel y ponen a tu disposición promociones que te permiten olvidarte de las impurezas, como lo es esta Â¡Adquiérelo hoy!

La piel no distingue géneros: tanto hombres como mujeres deberían cuidar su piel y someterse a tratamientos estéticos que les permitan limpiar su rostro y piel de las diferentes impurezas a las cuales se enfrentan en todos y en cada uno de los momentos de sus días. Elena del Mar ofrece paquetes y promociones 2x1 para que disfrutes junto a él o ella de tiempos tranquilos y saludables, ¿qué estás esperando?

¿Qué te ofrece Elena del Mar?


Con más de 52 años en el sector, Elena del Mar ofrece experiencia y una larga trayectoria en el cuidado corporal gracias a planes de gimnasio y procedimientos en diferentes sectores de la ciudad como lo es el centro de estética de Hacienda Santa Bárbara. Además, pone a tu disposición productos para la belleza que hacen de nuestro servicio un complemento inigualable para que logres y fortalezcas el equilibrio en tu cuerpo y mente.

De este modo cumplimos con nuestro objetivo principal de promover un estilo de vida orientado al bienestar y la armonía gracias a una grandiosa idea de gimnasio spa que cuenta con diferentes sedes ubicadas en Bogotá norte, una zona estratégica de fácil acceso y salida debido a la gran oferta de transporte público y vías de grandioso desplazamiento.

¡Te esperamos! Preparamos nuestras instalaciones, equipos y profesionales para que cada procedimiento facial que decidas practicarte te entregue los resultados que esperas obtener. Adicionalmente, te ofrecemos tratamientos corporales como los de post parto para que recuperes tu figura y tu tiempo de ser madre sea disfrutado desde cualquiera de las aristas. ¡Ya sabes! En Elena del Mar cuidas tu rostro y cuerpo; hoy es el momento perfecto de empezar.

Ponte en contacto con nosotros por nuestro whatsapp al 312 557 4247 y adquiere tus tratamientos de manera fácil por medio de nuestra plataforma online. A continuación te ofrecemos planes de gimnasio, estética y spa para que le cumplas a tu cuerpo y disfrutes con amigos o con tu pareja, conócelos.

Artículo tomado de Elena del Mar.
          Â¿Es la actividad física la píldora de la felicidad?        
Aumenta tus emociones y disfruta la vida con el ejercicio | Elena del Mar
Ya lo has escuchado antes: “esta sí es la píldora de la felicidad”, ¿verdad? Por supuesto, das clic porque todos queremos conocer esa fórmula mágica que da felicidad. Según un último estudio científico se ha encontrado la relación entre la sensación de satisfacción, tranquilidad y confianza cuando se llevan a cabo actividades físicas y de ejercicio periódicamente. Elena del Mar no te dirá que esta es la fórmula de la felicidad pero sí te hablará al respecto. ¿Cuáles son tus conclusiones?

Cuando se practica ejercicio… ¿qué sucede?


Diferentes personas encuentran en sus rutinas y actividades físicas la manera de encontrarse consigo mismas. Y es que en medio de vidas afanadas, largas y extenuantes jornadas laborales, muchas actividades por culminar, responsabilidades, reuniones familiares o con amigos son pocos los espacios que se pueden dedicar así mismos. ¿Tú qué elijes? ¿Cuál es tu momento? ¿Cuál es tu ritmo?

Algunas personas han decidido el deporte y las actividades físicas practicadas en gimnasios en Bogotá y han encontrado en esos tiempos su felicidad, sus momentos de intimidad, soledad y reencuentros. Importante es destacar que según una encuesta de salud realizada en Canadá y publicada en septiembre de 2016 en la Biblioteca del Instituto Nacional de Salud de Estados Unidos, declaró que los niños que dedican su tiempo a la práctica de actividades físicas se sienten vigorosos y son menos propensos a actividades sedentarias. Lo mismo podemos afirmar para los más adultos.

¿Por qué ocurre esto?


La práctica de ejercicio aumenta los niveles de serotonina, neurotransmisores que se localizan en el sistema nervioso central y que tienen entre sus funciones regular el deseo de saciedad después de ingeridos los alimentos, equilibra el deseo sexual, ayuda a estabilizar y controlar las emociones (angustia, depresión, ansiedad o agresividad). El ejercicio es la actividad que permite mantenerlos en equilibrio. Está comprobado que estimular la producción de serotonina genera bienestar, concentración y sensación de más energía.

Atrévete. Toma retos y empieza tus rutinas de ejercicio


Hacer ejercicio hasta convertirlo en rutina influye directamente en tu autoconfianza, autopercepción y en la disciplina para enfrentar y superar retos. Entonces, ¿las recomendaciones? Si estás pensado en empezar a moverte es que debes hacerlo de manera progresiva. Inicia con aquello que te motiva: podrían ser las clases grupales que te invitan a esforzarte de manera diferente y divertida. Elena del Mar te ofrece diferentes actividades en grupo y planes económicos de gimnasios en Bogotá. Conócelos aquí.  

Después podrías seguir con pequeñas actividades que no te agoten o sobrecarguen de lo contrario, estarás pensando que no lo lograrás y será agobiante. No en vano, los médicos recomiendan que ante situaciones y emociones adversas como la angustia o depresión decidas dedicarte tiempo y, la manera más saludable y oportuna para hacerlo es por medio del ejercicio, donde se producirá la serotonina para que te dé más energía.

Elena del Mar como un spa – gimnasio te ofrece espacios oportunos para que lleves a cabo cada una de tus rutinas físicas además de grandiosos y asequibles precios de gimnasios en Bogotá para que empieces hoy. Asimismo, pone a tu disposición centros de estética para que te relajes y dediques tiempo. Hoy no solo dijimos que la actividad física aumentará tu estado de ánimo sino que se convierte en uno de los factores para que encuentres tu felicidad. ¿Tú qué crees? ¿Puede el ejercicio apoyar tu felicidad? Comparte para ver que dicen tus amigos al respecto. Además te invitamos a ponerte en contacto con nosotros por medio de nuestra línea de atención al 344 1436 o visitar nuestras instalaciones para que inicies tus rutinas de ejercicio.

Artículo tomado de Elena del Mar.
          Para que siempre estés bella…        
Cuidados mes a mes para tu cuerpo, rostro y piel | Elena del Mar
Tratamientos estéticos mes a mes


No importa la fecha es el momento perfecto para renovarte, adquirir hábitos, por ejemplo, organizar tu calendario de belleza de los próximos meses. Elena del Mar te ofrece servicios en spas en el centro de Bogotá y, además, te da algunas ideas (mes a mes) para que realices la planificación de los tratamientos que son imprescindibles para mimar tu piel y tu cuerpo.

Tu plan estético mes a mes gracias a Elena del Mar


Marzo

Prepara tus pies, basta con una exfoliación que elimine las células muertas, por ejemplo, un masaje drenante hasta la rodilla te ayudará a mejorar la circulación y evita la retención de líquidos. No olvides la hidratación con crema. Además para este mes podrías pensar en un masaje relajante que te permita experimentar un descanso y aislarte de la rutina a la cual te has enfrentado durante los primeros 60 días del año. Nuestro spa en Bogotá norte te espera. 

Abril

Céntrate en la exfoliación corporal y limpiezas faciales para que luzcas bien en Semana Santa. En este sentido, la exfoliación es perfecta para que elimines células muertas y favorecer la circulación. En nuestro centro de estética de Hacienda Santa Bárbara ponemos a tu disposición diferentes promociones faciales para que hagas de este mes del año el más entregado a tu piel y rostro. Por ejemplo si tu intención es lograr una piel tersa, será posible gracias a la limpieza facial + 1 radiofrecuencia + 1 bioarson a un precio increíble.  

Mayo

Un mes especial para que te cerciores y demuestres que la higiene facial es vital para mantener una piel sana. Entonces lo ideal es que apliques un producto especializado que no genere daños en tus tejidos y te aporte cuidado reparador. La frecuencia recomendable es de dos veces al día.

Junio

Piensa en tratamientos que se orienten a preparar tu piel para el sol además de tu cuerpo. En Elena del Mar contamos con la Ãºltima tecnología para que te olvides de esos centímetros viendo resultados en cada sesión. Además el bronceado no puede pasar a un segundo plano: lo ideal es que luzcas un cuerpo moldeado, piel limpia, tersa y un tono moreno perfecto.

Julio

Protege tu cabello y piel de los rayos del sol. En el primer caso podrías hacerte mascarillas naturales en casa además de pensar en la keratina y pantenol, perfectos para apoyar tus metas estéticas y para que veas resultados.

Agosto

Cuida tu alimentación, sin embargo, cabe destacar que es un factor que debes tener en cuenta cada mes del año, consumiendo frutas, verduras ricas en betacaroteno como son las zanahorias, papaya, tomate y espinacas. Para completar podrías agregar los frutos secos como maní, trigo o aguacate.

Septiembre

Elimina esos “kilitos” de más siguiendo una equilibrada dieta junto a rutinas de ejercicio acordes con tu estado físico. No menos importante son los tratamientos corporalesElena del Mar te ofrece el grandioso 60-90-60 para que empieces un proceso de moldeamiento gracias a las 3 lipoláser + 3 drenajes + 3 bodyterm + 3 presoterapias Â¡Adquiérelo hoy!  

Octubre

¿Deseas impactar en las fiestas de fin de año con un cabello de ensueño? Entonces este es el mes donde debes intensificar los esfuerzos agregando a la dieta el suplemento vitamínico apropiado y, optar por una alimentación equilibrada y completa en nutrientes.

Noviembre

Si has estado juiciosa con tus tratamientos faciales podrás notarlo con bastante fuerza en este mes, pues después de determinado tiempo es que podrás ver los resultados con mayor impacto. Por el contrario, si no has llevado una rutina de limpieza te das cuenta que tu piel ha perdido brillo y color, razón contundente para que escojas la Ãºltima tecnología Spectra que te brinda un efecto lifting Â¡Conócelo!

Diciembre

Tiempo de mantener tu piel muy hidratada (pero sin exagerar). Las cremas BB (cremas orientales) aportan el toque de color que deseas, además de una hidratación profunda y es perfecta para cualquier cambio de clima.

Elena del Mar apoya tu planificación estética


Ya conoces un mes a mes que como especialistas en el sector estético te recomendamos. No obstante podrías agregar hábitos y rutinas que acostumbres a hacer en tus días y de este modo mantenerte siempre radiante y con una piel envidiable. Cada mes trae su afán, pero tu rostro, cabello, cuerpo, manos y pies merecen la atención en todo momento.

Visítanos y aprópiate de los planes y promociones que hemos preparado para tu caso en específico. Aun en tu proceso de embarazo te acompañamos y brindamos tratamientos post parto para que recuperes tu cuerpo. Contáctanos al teléfono: 344 4247 o al 214 6227 o, escríbenos y con gusto te atenderemos.  

Artículo tomado de Elena del Mar.

          Clan Kardashian: técnicas estéticas (y de moda) para lucir espectaculares        
Aplica los tips de las Kardashian para lucir perfectas | Elena del Mar
Este clan K ha sabido posicionarse por sus curvas, mantenerse en un ámbito de flashes y moda, ser súper modelos, lucir una perfección que muchas desean, o bien, pasar de ser las rezagadas a tener programas de televisión. Keeping up with the Kardashian, una telerrealidad transmitida por el canal E! cuenta los días de esta familia (sus problemas, eventos, maneras de afrontar la vida, ocupaciones, relaciones, estados anímicos, rutinas para mantenerse en forma) entre otras situaciones que enfrentan en su cotidianidad.

En cuanto a â€œRevenge Body”, la menor de las Kardashian (Khloé) demuestra su esfuerzo para mantener un peso saludable después de tantas dificultades y por tanto, gracias a un grupo de expertos ayudará a otras personas que tienen como meta bajar de peso y transformar su apariencia física.

Elena del Mar como uno de los centros de estética en Chicó y otras zonas de la capital te invita a conocer más de este clan: rutinas para mantener una pequeña cintura, ejercicios que no dejarían de hacer, tratamientos estéticos que hacen parte de sus vidas, etc.

SECRETOS DE LAS KARDASHIAN ¡CONÓCELOS!


Bien es sabido que las redes sociales de Kim, Kourtney y Khloé están siempre en movimiento. Es el medio más efectivo para llegar a sus seguidores y enseñar diferentes técnicas utilizadas para mantenerse en forma y los trucos de belleza más oportunos. ¡Ponlos en práctica! Además siéntete bien en cualquiera de nuestros centros de estética facial en Bogotá.

- La más famosa de las Kardashian (Kim) revela en su cuenta de Instagram que lava su cabello cada tres o cinco días. En el tercero y cuarto día lo recoge con una trenza o coleta bien tirante. Antes de hacerlo lo alisa con una plancha de cerámica. De este modo evita deshidratarlo y lucir siempre una melena perfecta.

- Cada una de las integrantes del clan K se somete a intensas rutinas de ejercicios que incluyen duras sesiones de entrenamiento. En el caso de Khloé cuenta con su personal trainer, Gunnar Peterson, él se encarga de dirigir sus actividades físicas. Por parte de Kim le preocupa mucho mantener sus glúteos firmes y altos con una cintura estrecha, por ello, utiliza un ajustado corsé con el que realiza cuatro series de doce repeticiones de sentadillas y zancadas además de 40 minutos de cardio, pilates o yoga. Elena del Mar te ofrece diferentes gimnasios en Bogotá donde podrás disponer de instalaciones idóneas para que empieces a seguir los pasos de las K.

Kim no teme llevar ropa másculina“¡La ropa masculina tiene un inesperado aire sexy!”, recalca en publicaciones de su página web. Invita a sus seguidoras a ponerse una americana grande, una camisa blanca de botones o unos pantalones anchos para llevar un estilo varonil de una forma chic. 

- La mayor de las Kardashian, Kourtney, menciona en sus redes sociales que reduce el consumo de pan, grasas nocivas e incluso del adorado arroz y le da fuerte bienvenida al cacahuate o maní, pues sabe que es una grandiosa fuente de omega 3. ¡Inclúyelo en tu dieta y mejora tus hábitos alimenticios!

Ya sabes que hacen las Kardashian para lucir espectaculares y teniendo en cuenta que son varias sus rutinas estéticas y físicas para lograrlo, te invitamos a poner en práctica estos hábitos y empieces a cambiar tu estilo de vida como también te unas y pongas en contacto con los mejores en el sector.

Elena del Mar es un gimnasio spa que te ofrece tener acceso a un centro de estética facial en Cafam Floresta y otras sedes de la ciudad. Adicionalmente, te invita a sus complejos deportivos para que comiences con tus rutinas de de ejercicio (intensas como las Kardashian). Nuestros planes económicos de gimnasios en Bogotá son especiales para cada caso.

Visítanos y empieza a cumplir tus metas como el clan K. Ellas lo han logrado y lo siguen haciendo, tú lo puedes hacer también.

Imágenes tomadas del Instagram de Khloé y Kourtney Kardashian.

Artículo tomado de Elena del Mar.
          4 exclusivos consejos para el cuidado de la piel masculina        
El cuidado profundo de la piel no es solo cuestión de mujeres. En la actualidad los expertos mencionan que los hombres están buscando una piel más sana y de apariencia más joven gracias a productos especializados y la asistencia a spas en el centro de Bogotá u otras ciudades. Por ello, la Academia Americana de Dermatología (American Aacademy of dermatology) afirman que es un buen momento para que los varones evalúen la rutina que llevan para cuidar su piel y aprendan acerca de cómo cuidar el órgano más extenso del cuerpo.

Según el dermatólogo Anthony Rossi, profesor asistente de dermatología en el Memorial Sloan Ketterring Cancer Center y, en la Facultad de Medicina, Weill Cornell de Nueva York: â€œel cuidado de la piel en los hombres ya no es tan tabú puesto que más hombres adoptan maneras de cuidar su piel en casa”. Además agrega que aunque existen diferencias fundamentales en la piel de los varones y las damas, los elementos básicos de un plan eficaz siempre seguirán siendo los mismos. Antes de llevar a cabo cuidados, debes reconocer el tipo de piel, de este modo, podrás aprender a cuidarla y seleccionar los productos adecuados para ti.


¿Cuáles son los tipos de piel?


- Piel sensible. Aquella que puede quemarse o generarse un poco de picazón después del uso de algún tipo de producto facial.
- Piel normal. Es clara y no es sensible.
- Piel seca. Suele ser escamosa, algunos productos ocasionan que se produzca comezón y asperezas.
- Piel aceitosa. Siempre tiene un aspecto brillante y grasosa.
- Piel mixta. Como su palabra lo indica, son aquellas pieles que se evidencia en algunas zonas secas y en otras grasosas.

Los expertos recomiendan estos cuidados con tu piel… ¡Toma nota y síguelos!


Nº1. Diariamente lávate la cara después de hacer ejercicio


Primero, el jabón regular de barra tiende a dejar áspera la piel, por ello, utiliza productos especiales. Segundo, después de hacer ejercicio en centro de actividad física o en los recomendados gimnasios – spa en Bogotá norte, su piel está agotada y los poros abiertos. Por consiguiente, toda limpieza que realice ocasionará que su piel vuelva a lucir con vitalidad y renovada.


Nº2. No descuide su técnica de afeitar


Analiza qué tipo de cuchilla te funciona mejor: aquellas que son multi-cuchillas o bien, las que cuentan con una o dos cuchillas. Además, nunca estires tu piel mientras te afeitas. Adicionalmente, recuerda humedecer tu piel y la barba y, utilizar crema para afeitar. Lo mejor es que te afeites en la dirección del crecimiento de la barba.


Nº3. Utiliza protector solar


Cuando usas protector solar ayudas a prevenir el daño que puede causar en tu piel  previniendo arrugas, manchas e inclusive cáncer de piel. Recomendable es que adquiera productos resistentes al agua, con amplio espectro con un FPS de 30 o superior. Por supuesto, aplícalo cada dos horas para mayor protección durante el día.


Nº4. Tratamientos faciales


En este punto, debes pensar en los tratamientos especializados que, centros de estética en Chico y otros lugares de la ciudad, ofrecen con la gran intención de limpiar de maner
a profunda tu piel y rostro. Los tratamientos que brinda Elena del Mar han sido  pensados especialmente en tus requerimientos y por ello, podrás tener acceso a una grandiosa limpieza facial completa. O bien, si quieres algo más especializado podrías pensar en el procedimiento que te brinda un efecto tensor donde obtendrás 1 hidratación, 2 radiofrecuencias y 2 lifting para que reafirmes cada parte de tu piel.


Elena del Mar es tu aliado en belleza y cuidado facial y corporal


Somos un centro de estética facial en Cafam Floresta que se ubica, además, en otros sectores de la ciudad con el gran objetivo de ofrecerle facilidades al momento de llegar a nosotros. Adicionalmente, le brindamos la gran posibilidad de mantenerse en forma y con un cuerpo 10 gracias a nuestras instalaciones de gimnasio. De este modo, no solo cuidará su aspecto facial sino también corporal, porque nuestro principal objetivo es que equilibres tu mente y cuerpo.

Lógralo gracias a Elena del Mar. Visítanos e inicia tu tratamiento facial y corporal. Además, podrás enterarte de fabulosos planes empresariales de spa en Bogotá.

          Estética para ella, para él… ¡Para los dos!        
Estética para ella y para él
Compartir rituales de belleza en el baño y en entornos como los spa en Bogotá norte está de moda y es necesario para que él y ella se sientan más cómodos consigo mismos y mucho más saludables en diferentes ámbitos de la vida.

Es así, como la cosmética y la estética se abre, quedando libre de etiquetas de género y diseños sexistas. Y aunque la piel del hombre y la mujer es diferente, hasta el punto donde envejecen a ritmos distintos y cada uno requiere de productos específicos que les permite además, acudir a centros de estética facial en Cafam Florestapara que puedan cuidar su piel y cuerpo de manera oportuna.

Expertos en el campo mencionan que la edad, el cansancio, el estrés, la contaminación, la dieta desequilibrada, no hacer ejercicio físico, fumar y consumir alcohol inciden de manera diferente tanto en la piel masculina como femenina. No obstante, el uso de ingredientes naturales y especiales como los utilizados en los centros de estética en Chico u otro sector de la capital hace que la cosmética sea posible para los dos, en lo que se denomina tratamientos o productos duo. En Elena del Mar ofrecemos planes y promociones especiales para que disfrutes y te relajes.

El hombre y la mujer pueden cuidarse

Estéticamente hablando, tanto hombres como mujeres pueden compartir más de lo que creen y pueden disfrutar de planes corporales para verse y sentirse mejor. Aunque la piel masculina, por naturaleza, es más gruesa y más seborreica, los productos y tratamientos han sido pensados y formulados para que aporten iguales beneficios a ambos sexos. Sin embargo, aunque no existieran distinciones en los productos y tratamientos, el hecho de compartir los cosméticos, cremas y planes estéticos trae beneficios.

Por ello, es importante que se tomen en cuenta los tiempos, los planes y lo que deseas lograr en ti para empezar a cuidar tu cuerpo. Es necesario que cuentes con el respaldo y apoyo de especialistas como Elena del Mar que siendo un centro de estética y gimnasios en Bogotá, no solo ofrece espacios de relajación sino también lugares para que desarrolles rutinas de ejercicios en zonas que hemos dispuesto para ti. Como expertos, nuestro interés es que equilibres tu vida y fortalezcas tu cuerpo y mente, de tal manera que te sientas a gusto contigo para que alcances las metas de tu proyecto de vida.

En otras palabras, entendemos que tanto mujeres como hombres hoy se cuidan de manera paralela y las distinciones no son un impedimento para cuidarse de manera oportuna. Por ello, no depende de los productos en sí, sino del estado, tipo de piel y objetivos que cada persona tenga. Los expertos mencionan que los productos y tratamientos pueden compartirse, excepto aquellos que sean específicos para una necesidad estricta  de uno de los sexos.

Los tratamientos que llevamos a cabo en nuestros centros de estética han sido pensados para que se adapten a tus necesidades y las de tu acompañante o pareja y con ello, podemos decirte que cuidamos de tu salud estética y corporal. Contáctanos y dispón tu cuerpo para sentirte mejor y más saludable.

Articulo tomado de Elena del Mar 

          Ellas y ellos… ¡Están buscando su tiempo de bienestar y relajación!        
Ellos y ellas buscan tiempo de relajación
Los cuidados de la piel y el cuerpo son aquellos que se consideran integrales pues buscan resaltar lo mejor de ti, tu belleza y equilibrar tu vida además de hacerte sentir bien y estable con quien eres. Es por ello, que en Elena del Mar ponemos a tu disposición planes empresariales de spa en Bogotá para que disfrutes este tiempo de vacaciones que se acerca y de igual modo, le brindes a tus empleados espacios ideales de descanso y relajación para que se aparten del estrés y la presión laboral. Debes tener en cuenta que no existen distinción de género tanto mujeres como hombres deben verse y sentirse bien consigo mismos.

Elena del Mar es uno de los spa en Bogotá norteque se presenta como spa y centro estético integral no solo porque te ofrece espacios ideales para alejarte del estrés de la ciudad sino también porque te brinda lugares especiales para que lleves a cabo tus rutinas de ejercicio y así como moldeas tu cuerpo, de igual modo, lo mantendrás en forma y tonificado. Así cumplimos con nuestro objetivo principal: promover un estilo de vida orientado al bienestar y la armonía además de fortalecer el equilibrio del cuerpo y mente para que el ser humano alcance sus metas y proyectos de vida.

No podíamos dejar de mencionar que las tecnologías y aparatología con las cuales cuentan nuestros centros de estética en Chico y otros sectores de la ciudad y gracias a un equipo altamente capacitado se han podido lograr resultados satisfactorios. Sencillamente un oasis céntrico que te brinda espacios perfectos para que cuides tu cuerpo, mente y espíritu; de igual modo, lugares perfectos para que compartas con tus amigos, familia y pareja.


Completo circuito de servicios para que te sientas excelente


A la hora de hacer referencia a los cuidados del cuerpo y la piel, además de resaltar la salud y la belleza son fundamentales si lo que se espera es ver resultados óptimos que refleje lo mejor de ti. Por ello, un circuito completo será indispensable para que realices la perfecta elección de tratamientos y planes de spas en el centro de Bogotá o en la ciudad que te encuentres. En Elena del Mar podrás llevar a cabo grandiosos circuitos que dependerán del plan que escojas, por ejemplo, con el Bono VIP obtendrás masajes altamente profundos para que limpies, purifiques y relajes tu cuerpo y piel ¡Luce espectaculares este fin de año!

Entendemos que cada cuerpo tiene necesidades diferentes, por ello como especialistas buscamos satisfacer tus necesidades y tratamos tu caso específico de manera especial y única, bien sea por medio de terapias naturales o con últimas tecnologías no invasivas que buscan resaltar tu belleza natural. Un caso en específico es Spectra para que te despidas de las arrugas y disfrutes de un rostro renovado. Pregunta en nuestro centro de estética facial en Cafam Floresta por la siguiente promoción Ãºltima tecnología, adiós arrugas


Para ellos, para ellas: Elena del Mar


Sabemos que te encanta un lugar que presente lugares especiales para cada segmento de personas y en Elena del Mar es en lo que mayor énfasis hacemos. Tanto para mujeres como para hombres nuestros centros de estética se adaptan a las necesidades de cada persona y cada una de nuestras promociones responde a sus requisitos.AQUÍ podrás conocerlas y adquirir la que más desees. ¡Disfruta!

Articulo tomado de Elena del Mar

           Toma agua y controla tu peso        
 Toma agua y controla tu peso en nuestros gimnasios
¿Tu objetivo es controlar tu peso? ¿Llevas intentado varios planes nutricionales y no te ha dado resultados? ¿Realizas ejercicio pero no es lo que esperas ver? Posiblemente, estás llevando una vida saludable, tienes acceso a precios de gimnasios en Bogotá oportunos y tu cuerpo se ha adaptado pero ¿estás tomando la cantidad de agua necesaria? El agua se convierte en el ingrediente especial que te ayudará a complementar tus iniciativas para alcanzar tus metas. Con esto no estamos diciendo que dejes de hacer ejercicio ni mucho menos desordenar tu alimentación, por el contrario, es agregar a tu rutina de vida un hábito más: tomar agua.

Elena del Mar te cuenta las bondades de este grandioso líquido que juega un papel importante en tu control de peso. Importante destacar que somos especialistas en salud por ello, ponemos a tu disposición gimnasios y spas en Bogotá Nortey otros sectores de la ciudad para que lleves a cabo tus planes Â¡Te ayudamos a lograr el equilibrio y metas en tu proyecto de vida!


El papel del agua en el control de peso

Cuando tus metas son perder peso debes tener claro diferentes puntos y entre esos: ¿es mejor tomar agua que otras bebidas? Pues debes tener claro que reduces la ingesta calórica cuando aportas a tu plan nutricional el agua ya que las otras bebidas están cargadas de azúcar, leche o zumos. Se demuestra que en medida una persona que consume agua reduce hasta 20 kcal/día la ingesta energética total lo que garantiza la reducción de peso.

Consecuentemente, es importante aclarar y saber qué mecanismos explican estudios observacionales como el que se enseño en líneas anteriores. Por ello, daremos varias explicaciones con exactitud de cómo actúa el agua: 

• Aumentando el volumen de la fibra en el estómago y así promueve una de las señales de saciedad: De este modo, la fibra absorbería el agua y se hincharía, tocando los receptores que generan presión en el estómago, mandando señales de saciedad. Entonces en los grupos estudiados, la sensación de plenitud fue mucho mayor en los grupos que bebían agua que aquellos que no ¡Tenlo en cuenta!

• Reduciendo la ingesta de comida posterior a beber agua: Mucho se ha mencionado sobre esto. Ahora bien, será comprobado, varios estudios comprueban que las personas que beben agua antes de las comidas pierden significativamente más peso y más grasa que las que no lo hacen. A corto plazo, refiriéndonos a 12 semanas, según estudios publicados por Buena Forma, evidencia que las personas que bebieron agua previa antes de las comidas perdieron hasta 2kg más que el resto que no bebía.

• Aumentando gasto calórico después de tomar agua: Al ingerir agua sucede que está debe ser calentada a 37ºC lo que ocasiona un gasto calórico. Entonces si consumes agua fría en lugar de aquella que está a temperatura ambiente producirá mayor gasto energético, sin embargo, no se traduce en un aumento de peso significativo.

• Reduciendo la osmolaridad del suero sanguíneo: Así pues, se promueve la mejoría del metabolismo, lo que quiere decir, mejoría en la funcionalidad de las células, aumentando la degradación de la grasa celular y por ende, corporal.

En definitiva, bebe agua en vez de otras bebidas, sin embargo, no seas extremista. Beber un vaso de agua antes o durante tus comidas significa ser un método complementario para mantener tus objetivos de control de peso. En Elena del Mar, disponemos espacios propicios para que acompañes tus planes nutricionales con buenas rutinas de ejercicio y adicionalmente, dispongas tu cuerpo para que se relaje en el centro de estética en Hacienda Santa Barbara u otras sedes que han sido pensadas para apoyar tu proyecto de vida.


¡Toma agua, ayuda tu cuerpo y siéntete más saludable!

Articulo tomado de Elena del Mar

          Fortalece y equilibra tu cuerpo y mente con Elena del Mar        
Equilibra tu cuerpo y mente con Elena del Mar.
Nuestra filosofía: Fortalecer el equilibrio en cuerpo y mente para que el ser humano alcance las metas de su proyecto de vida ¿Lo quieres para tu vida? ¡Lógralo con Elena del Mar!


Somos uno de los gimnasio en Bogotá que además de ofrecerte espacios especiales para fortalecer tu cuerpo y esforzarte por tu figura, también te brindamos perfectos lugares para que equilibres tu vida, tu mente, te relajes y explores nuevas maneras de aportar a tu vida descanso y tranquilidad gracias a los spas y centros de estética para que alcances las metas de tus proyectos de vida en todos los ámbitos.



Hoy te presentamos diferentes opciones de algunas de nuestros clientes que destacan experiencia, buen servicio y calidad en cada uno de nuestros servicios, además de los resultados rápidos que han logrado ver en su vida ¡Has parte de este grandioso grupo y equipo! Contáctanos, te orientaremos y ayudaremos a crear tranquilidad y bienestar a tus días.

Articulo tomado de Elena del Mar.

          No solo es apariencia, se trata de calidad de vida        
Un Spa para cuidar tu salud y aspecto
Aunque mantener una estética adecuada e impactante es de gran importancia, está lejos de ser solo apariencia, ya que sin duda, es el reflejo de tu calidad de vida y lo que deseas transmitir a los demás de ella. El cuidado de tu figura, del estado de tu cuerpo y la limpieza de tu rostro requieren de una conciencia clara de los beneficios que te aporta tanto a mediano como a largo plazo ¿Tu lo tienes claro? ¿Conoces los beneficios que te brinda? En Elena del Mar te lo contamos.

Cuida tu salud y tu aspecto, van de la mano

¡Así es! Cuando tienes claro esta premisa entiendes que no solo te hará lucir espectacular por fuera sino que también encontrarás el equilibrio con tu interior porque además, conoces y tienes claro los beneficios que aporta a tu vida, por ello, intensificas tus visitas a los spas en el centro de Bogotá porque en estos lugares encuentras tratamientos especiales que consienten tu rostro y piel.

Hoy te nombraremos algunos beneficios de cuidarte y esperamos los interiorices para que empieces a cambiar hábitos en tu vida, si es necesario, y con ello fortalezcas tu bienestar en los centros de estética Chico. En Elena del Mar estamos para servirte, logra los objetivos en tu vida cuando de equilibrio corporal y mental se trata.

• Ya lo hemos mencionado pero es importante repetirlo: no solo es indispensable para una buena salud y por supuesto lograr un mejor aspecto sino también, es el método adecuado para sentirte bien contigo porque notas como tu apariencia empieza a ser mucho más agradable frente al espejo

• Consecuentemente, tu autoestima empieza a verse fortalecida y ¡se nota! Por cómo te mueves y te presentas a los demás

• Te hace sentir único y especial aportando a tu bienestar emocional. Sin duda, es la muestra y una de las claves cruciales para estar bien contigo

• Dato importante: Tu cuerpo es el regalo más preciado y si no lo cuidas se desgastará ¿Verdad? Hoy lo tienes y mañana… ¿lo sabes? Este será el único que te permita disfrutar la vida de manera activa y para ello debes adquirir hábitos saludables y consentirlo como símbolo de agradecimiento porque te lo ha permitido todo ¿Qué tal si para empezar hoy piensas en ir a unspa en Bogotá norte y adquieres los planes correctos?

¡No lo pienses más tu cuerpo lo merece!

¿El secreto? Constancia, bastante constancia

Sin embargo, debes saber que tu cuerpo y buen estado de salud es la combinación entre tus hábitos de vida y el paso del tiempo. Por ello, ocuparse de tu imagen es importante y no es solo cuestión de en ocasiones realizarte uno que otro mimo para después no volverlo hacer. Sino de adquirir hábitos que se volverán parte de tu vida y en Elena del Mar te ofrecemos este estilo de vida gracias a centros de estética corporal en Bogotá que te ofrecen lo que necesitas para empezar desde hoy, sin pensarlo más.

Tu cuerpo seguirá transformándose a medida que continúa pasando el tiempo y solo de ti depende el poder empezar a cambiar tu estilo de vida, integrarle a tus rutinas diarias el consentirte un poco más. Un día a tu rostro, diferentes días a la semana rutinas de ejercicio en los diferentes gimnasios en Bogotá, salir a trotar, montar bicicleta, seguir con tus actividades laborales y claro, tener claro que te ofrecemos un centro de estética en Hacienda Santa Bárbara para que empieces a recuperar tu rostro y estado de tu piel ¡Lo mereces desde hoy!

Contáctanos y empieza a mejorar tu estilo de vida como también, a recuperar el equilibrio de tu ser gracias a hábitos saludables que solo tú puedes adquirir si lo decides hoy.

Fotografía tomada de: Flickr.

Articulo tomado de: Elena del Mar.

          Chota é uma coisa, xota é outra        
Logo no início – na secção de ortografia – das boas gramáticas portuguesas, ensina-se que as palavras de origem indígena, árabe ou africana se escrevem com x, e não com ch. Então por que a construção da foto acima, típica de Angola, é chamada chota, com “ch”? É só para não confundirem com a outra […]
          Un giovane portiere – Intervista a Giacomo Giustozzi        
Giacomo Giustozzi ha 17 anni, vive a Tolentino e gioca a calcio nell’U.S. Tolentino. Oggi ci parlerà del valore che ha questo sport nella sua vita. Come ti sei appassionato a questo sport e a quanti anni hai iniziato a giocare? Mi sono appassionato a questo sport nel 2006, guardando i mondiali di calcio dove […]
          Guitar Life – Intervista a Luca Marini        
Luca Marini ha 17 anni, vive a Tolentino, gioca a calcio e suona la chitarra. In questa intervista ci parlerà del suo rapporto con la musica. Come ti sei appassionato alla musica e a quanti anni hai iniziato a suonare? Mi sono appassionato alla musica in prima media, quando ho cominciato ad ascoltare alcune canzoni […]
          Un giocatore di calcio a 5 – Intervista a Riccardo Carancini        
Riccardo Carancini ha 16 anni, vive a Macerata e gioca nel calcio a 5. Ha iniziato questo sport perché giocando a calcio ha avuto dei brutti rapporti con il suo mister così, decise di andarsene e provare nuove cose tra cui il calcio a 5. Come ti sei appassionato a questo sport e a quanti […]
          Ovi Maps - baixou o preço do pacote de navegação!        
Muitos usuários dos celulares Nokia N95, E71, N82, entre outros, ficaram com uma bela dor no cotovelo por não desfrutarem da navegação gratuita disponível desde janeiro para os aparelhos mais recentes.
Para consolo destes usuários, a Nokia reduziu drasticamente o valor do pacote de navegação. Por exemplo, o pacote de navegação de 1 ano no Brasil caiu de mais de R$100,00 para R$25,99.
Cabe a cada usuário avaliar se vale a pena pagar R$2,17 por mês para desfrutar da navegação através do Ovi Maps... Pessoalmente acho que é um preço bem baixo para o benefício oferecido pelo programa.
           A conexão e o silêncio ou Desconectar para Conectar         


Conferencia de Prensa: 

*Es una periodista famosa aquí en España. Ella escribe para revistas como Vogue y GQ ;)*
#Dior y #RobertPattinson que combinación para esta noche...

Tiempo para él
Estamos listos amantes del tumblr, el anuncio de #Dior con #RobertPattinson es muy sexy
#RobertPattinson está delante de mí hablando, es agradable, lindo, dulce y dice que le encanta el olor de Londres

"Como un actor tu estas por tu cuenta" #RobertPattinson

Lo siento no permiten tomar Fotos de él
Fiesta de Dior Homme en Soho House

Tweets



_analeia 

Rob?

tommyraffa

Sí, Rob esta aquí

*Este chico se encuentra en la fiesta y efectivamente ha confirmado que Rob ya se encuentra en Soho House :)*
Cenando con #RobertPattinson. Realmente genial
*Natalie Portman también se encuentra allí, recuerden que ella es imagen de Miss Dior*

Artículos

• De Women's Wear Daily:

PARIS - Christian Dior Perfumes ha confirmado que el actor Robert Pattinson es la nueva cara de la fragancia de Dior Homme.
La estrella de "Crepúsculo" se une a una lista de embajadores famosos iluestres para las fragancias de Dior, que incluyen a Jude Law, Alain Delon, Natalie Portman y Charlize Theron.
El fotógrafo americano Nan Goldin y el director francés Romain Gavrais grabaron las campañas que protagoniza Pattinson, dijo Dior, haciendo notar que serán difundidas en Europa excluyendo UK, y Asia, excluyendo China y Japón.

• Comunicado Oficial de Dior - De Marie Claire UK

Después de meses de especulación sobre la colaboración de la estrella con la marca, la casa de Dior ha lanzado un comunicado oficial hoy confirmando la campaña.
Ellos han dicho: 'La Casa de Dior está encantada de anunciar que el actor Robert Pattinson va a ser la nueva cara de la fragancia Dior Homme'.
El comunicado después alaba la exitosa carrera de Robert en un gran número de películas de alto-perfil, diciendo: 'Desde su primer papel relevante en 2005 en la 4º secuela de Harry Potter, la estrella de cine Robert Pattinson ha sido más conocido recientemente por su papel en el éxito de taquilla, The Twilight Saga.
'Desde entonces él ha probado el alacance de sus talentos actorales eligiendo películas tan variadas como Remember Me de Allen Coulter, Water for Elephants de Francia Lawrence, en la que fue protagonista junto a Reese Witherspoon, o con su papel como Bel-Ami, el famoso personaje de Maupassant.
En el último tributo a su talento, David Cronenberg le escogió para protagonizar su última película, Cosmopolis, adaptada de la novela de Don De Lillo. Un papel sorprendente como el chico de oro que se estrenó en el Festival de Cine de Cannes de 2012.
Recientemente ha terminado de grabar The Rover, de David Michod, en Australia con Guy Pearce y pronto estará en el set en la próxima película de David Cronenberg, Maps To The Stars. Después, protagonizará Hold On To Me, dirigida por James Marsh y co-protagonizada por Carey Mulligan'.
(...)
Dior Homme añade: 'Hoy estamos emocionados de anunciar que se unirá al privilegiado círculo de caras de Dior. Fotografiado por el artista americano Nan Goldin y grabado por el director francés Romain Gavras, esta nueva campaña publicitaria de Dior Homme será distribuida ahora exclusivamente en Europa (excepto UK) y Asia (excepto China y Japón).

• Glamour.es

[...]

Y es que acabamos de saber que la maison le ha nombrado imagen de la nueva fragancia masculina de Dior Homme. El 'estreno' de esta nueva faceta lo podremos ver en septiembre, cuando se presentarán el perfume y la campaña con Robert como protagonista.

Además, Glamour será la primera de las revistas femeninas en tener una entrevista exclusiva con el actor. Será en el número de septiembre, y en ella nos contará todos los detalles de su nueva faceta como embajador de una firma de lujo. No es la primera vez que Robert Pattinson trabaja como modelo (recordemos que los inicios de su carrera fueron posando) pero sí lo es como imagen de una casa como Dior.

Fuentes 1 2 3 4 5 6
Traducción: LaSagaRobsten

Todo Twilight Saga
          TALLERES JUNIO        
Para el mes de junio habrán muchas novedades!!!

Si te quieres apuntar a alguno de los talleres...

  * Escríbenos a:  info@carmennavarro.es
  * Dinos el taller al que te gustaría asistir.
  * Espera que te confirme la plaza mediante mail!! (responderé con brevedad)

Taller de Ganchillo XXL


SÁBADO  01 DE JUNIO DE 11.00 a 13.30
TALLER DE GANCHILLO XXL
nivel: cero
En función del nivel haremos cesto o alfombra. 
Aprenderemos los puntos básicos de ganchillo para poder aplicarlos a nuestros proyectos. También seremos capaces de leer los gráficos.
Incluye: ganchillo gigante y trapillo.
Precio: 35€ 

Taller de Cuerda


SÁBADO  08 DE JUNIO DE 11.00 a 13.30
TALLER DE CUERDA
nivel: cero
Aprenderemos los nudos básicos para aplicarlos a nuestros complementos de la mano de Pilar Maquilón. En el taller realizaremos un diferentes piezas en cuerda de raso muy coloridas para lucirlas este verano. Incluye: Cuerdas de raso de colores.
Precio: 35€
 


Taller de Automaquillaje
 
 

VIERNES  14 DE JUNIO DE 18.00 a 20.30
TALLER DE AUTOMAQUILLAJE
¿Que os parece aprender trucos como aplicar sombras, maquillaje, aprender a hacer un maquillaje natural o un smookey Eye, conocer vuestro rostro para sacaros el mejor partido?... todo esto de la mano de Daniel Martín face designer de Armani para El Corte Ingles.
Incluye: Todo lo necesario para realizar el taller. Pero si queréis traeros vuestro neceser con vuestros maquillajes, sombras y demás para aprender con ellos no hay problema.
Precio: 35€ 

 Taller Carvado de Sellos "Estampación Manual"

 

SÁBADO 15 DE JUNIO DE 11.00 a 13.30
TALLER DE CARVADO DE SELLOS "Estampación Manual"
Aprenderemos diferentes técnicas para realizar estampación manual sobre papel y tela.Incluye: Todo lo necesario para realizar el taller. Gubias, goma, tintas...
Precio: 35€


 Taller de Estampación Cerámica

SÁBADO 22 DE JUNIO DE 11.00 a 14.00
TALLER DE ESTAMPACIÓN CERÁMICA
Quieres personalizar tu vajilla? En este taller aprenderas la decoración  sobre ceramica, mediante la técnica de calcas de bloque de color y calcas digitales.
Todos los materiales necesarios para la realización están incluidos en el precio del taller.
Precio: 60€ 


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          TALLERES MARZO 2013        
Aquí os dejo el calendario para los cursos de Marzo... este mes ocupamos el 9 de Marzo con Taller de Ganchillo Gigante donde haremos una cestita ideal y el 23 de Marzo Taller de Amigurumis Nivel Iniciación e intermedio.
Para mas info y reservas enviad un mail a info@carmennavarro.es



Detalle de los talleres:

Sábado 9 de Marzo de 11.oo a 13.3o
TALLER GANCHILLO GIGANTE CON TRAPILLO
Nivel: Cero
Aprenderemos a uitlizar el ganchillo gigante, asi como los puntos básico y nos haremos una cestita ideal para guardar lo que nos apetezca...
Incluye aguja, trapillo y patrones
Precio 35€
Impartido por: Carmen Navarro



Sábado 23 de Marzo de 1o.3o a 13.3o
TALLER AMIGURUMIS
Nivel: Iniciación e intermedio
Aprenderemos el anillo mágico, punto bajo, incrementar y disminuir... y todo eso alrededor de una labor.
Incluye aguja, lana y patrones
Precio 35€
Impartido por: Mari Carmen "El Tambaliche"



          TALLERES FEBRERO 2013        
Aquí tenéis el calendario para los talleres de Febrero. Si quieres apuntarte a algún taller solo tienes que enviar un mail a info@carmennavarro.es, diciendo el talleres que te apetece hacer y adjuntanto un nº de telefono.



Detalle de los talleres:

Sábado 2 de Febrero de 11.oo a 13.3o
TALLER GANCHILLO GIGANTE CON TRAPILLO
Nivel: cero
Aprenderemos a uitlizar el ganchillo gigante, asi como los puntos básico y nos haremos una cestita muy molona para guardar lo que nos apetezca...
Incluye aguja, trapillo y patrones
Precio 35€



Sábado 9 de Febrero de 1o.3o a 13.3o
TALLER DE INICIACION AL PATCHWORK
Nivel: cero
Aprendermos a realizar una funda para nuestro ipad en patchwork con la técnica Log Cabin, y ya tendrás las fórmula para coserte cualquier funda... además de conocer todas las técnicas posibles y modalidades que hay en este mundo tan bonito... 
Incluye telas, guatas, hilos, fornituras...
Precio 35€
Impartido por Pilar Maquilón




Sábado 16 de Febrero de 11.oo a 13.3o
TALLER INICIACIÓN DE LANA CARDADA
Nivel: cero
Aprenderemos a utilzar la lana cardada, a realzar cuentas de lana con diseños diferentes, a trabajar la lana con aguja... Nos haremos un precioso collar y un bonito broche.
 Incluye lana cardada, aguja, esponja, hilos, cuentas... todo lo necesario para nuestro proyecto.
Precio 35€



Sábado 27 de Febrero de 11.oo a 13.30
TALLER DE BISUTERIA ILUSTRADA (plástico mágico)
Nivel: cero
Aprenderos a utilizar este mágico material, realizando joyitas de bisuteria únicas, con nuestras propias ilustraciones.
Incluye todas las fornituras necesarias para realizar nuestras joyitas y plástico mágico.
Precio 35€



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          EXPOSICIÓN "LA CASITA DE WENDY"        
Bueno pues llego el gran día, el día de volvernos a ver todas las compis después de terminar con las clases allá por... ya ni me acuerdo... ;). Algunas hemos tenido tiempo de hacer nuestras pequeñas colecciones con mucho trabajo, trabajo y trabajo... pero al final han salido y todas quedaron espectaculares.

La expo tuvo lugar en ESPACIOVALVERDE, galeria en la que según ellos se define como "Un espacio para todos aquellos que trabajan con la cabeza, el corazón y la manos."

Creo que las imagenes valen mucho mas que lo que yo pueda describir, porque los trabajos fueron increibles, la puesta en escena genial... Todas elegimos un diseño principal y fue el que presentamos en perchas colgadas de la pared, acompañasdas de una foto realizada por Elena Grimaldi y por nuestro logo... Y luego un espacio en donde estaba el resto de las coles de cada una de nosotras...


Natalia, Laura y yo...

Entrada ESPACIOVALVERDE

 Showroom visto desde el exterior

 Carmen NavarroLa Vendedora de Nenúfares

Aqui el trio CALAVERA ;) Laura Valea, Polarite y Carmen Navarro.

Quelamore, Ayelen, Laura Valea, Polarite, Carmen Navarro y La Vendedora de Nenúfares

Talia, Royal Caballito y Abilia

Vista del Showroom


Me alegro volveros a ver a todas!!! Nos vemos en la próxima...


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          CARMEN NAVARRO EN MURCIA OPEN DESIGN 2012        
Del 8 al 11 de Noviembre se celebró Murcia Open Design, y allí estuve para presentar mi nueva colección de ropa "Mis flores en tu jardín"... además de mostras algunos de mis diseños en sombrerería..



Diseñadores como David Delfín, Ion Fiz, Alba Prat, Ana Sánchez, Paula del Vals... se dieron cita en las pasarelas para darnos a conocer sus propuestas... 

Pero no solo quedó en eso, tambien se organizaron conferencias, concursos, talleres, exposiciones y un micro market donde Carmen Navarro tuvo el placer de estar... y compartirlo con el resto de diseñadores... con unas creaciones geniales!!!

Tuvo lugar un concurso "PASARELA ON" de jóvenes talentos emergentes de diseño de moda... Las diseñadoras murcianas LAS CULPASS participaron en él... no fueron las ganadoras pero sus diseños no pasaron inadvertidos...

Bolso sujetador -- Las Culpass

 Os paso a enseñar algunos de los diseñadoras con los que compartí espacio...


Espacio de Raquel Samper
 
 Carolina de "Carola Vintage"  organizando su espacio.

 eMedePetra de la mano de Patricia.

 Diseños con calaveras de la mano de Amaya Hezdoz

 Diseños de Estefania Nicolas


Colección de Miriam García

 Colgantes de Rebeca García

Rebeca Nicolas, Miriam Garcia, Carolina, Carmen, Amaya y Patricia (de izquierda a dercha)

Inma Aniorte de Pret A Emporter con tocado de Carmen Navarro y capa de Carola Vintage

Amaya Herdoz con ala de Carmen Navarro y vestido de Carola Vintage

Sin olvidar el resto de diseñadores!!! of course... Sonia de Son Loc Corre ve y Dile, Lady Dilema con sus camisetas super bonitas, Proyectomania, Titi's Clothing, Jose Zambrano, Jordi Rafat, Antonio Posadas, Lidia Moral, Mujeres con Pajarita, Evita Glamour, Bego 4 Monso, Maria Schneider, Petit Comité, Cayetana Ferrer y Laboratorio de cucharas y tenedores...

Y un gracias a Murcia Open Design... te esparamos el año que viene!!! 

Encantada de haber compartido estos días con todas vosotras!!! Un beso...

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          Â¿Y QUE ES EL TALLER?        
Ya os he ido dando pequeños adelantos de lo que ya es mi nuevo pequeño proyecto. Este proyecto surge porque muchas de vosotras así me lo habéis pedido.. y despues de mucho madurarlo y de sacar tiempo de donde algunas veces ni lo hay, me he animado y ya esta aquí... 

Ya hay página en facebook... https://www.facebook.com/eltallerbycarmennavarro ya sabéis animaros.. entrad y pinchad el botón ME GUSTA de la parte superior de la página y estaréis al tanto de todas las novedades...

Realizaremos talleres craft de diferentes disciplinas... yo os iré comentando... pero también vosotras podéis aportar vuestras sugerencias... Es la excusa ideal para juntarnos un ratillo, conocer a gente, echar unas risas y aprender... aprender a hacer cosas diferentes, fáciles y divertidas... En cuanto al día de la semana ideal para poder juntarnos... los sábados por la mañana creo que es el día por excelencia ya que no será impedimento para la mayoría...pero vamos viendo sobre la marcha.

Además también hay un pequeño espacio craft en donde prodréis encontrar materiales dedicados al mundo craft... ahora tiene muchos huecos pero poco a poco van llegando cositas... Os mantendré informadas por el facebook de todas las novedades....

Os dejo una foto de una pequeña parte de ese rinconcito craft.. lace sticker, paper doilies y una marquito adornado con washi tape...


 Espero que os guste esta nueva iniciativa... y espero que entre todos la hagamos crecer...

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          Tamices de zeolita        
¡Hola a todos! Antes que todo permítanme presentarme, mi nombre es Alejandro Sánchez y voy en 5° semestre de Ingeniería Química Metalúrgica en la Facultad de Ciencias Químicas de la Universidad de Colima. Actualmente presto mi servicio social en los … Sigue leyendo
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          Bolo de banana sem glúten de liquidificador        

O Bolo de banana sem glúten de liquidificador é uma receita perfeita para preparar em casa e servir aos familiares. Ela não leva farinha de trigo, mas mesmo assim adquire uma boa consistência e preserva o sabor da massa. Leia a matéria e veja o passo a passo dessa deliciosa iguaria.

Você pode gostar também:

[caption id="attachment_3014" align="alignnone" width="600"]Aprenda a fazer um delicioso bolo de banana sem glúten. (Foto: Divulgação) Aprenda a fazer um delicioso bolo de banana sem glúten. (Foto: Divulgação)[/caption]

O glúten é um composto de proteína encontrado em vários ingredientes que usamos da cozinha, como é o caso da farinha de trigo, do centeio, da cevada e do malte. Algumas pessoas possuem intolerância a essa substância, como é o caso dos portadores de doença célica. Quando o organismo não aceita bem o glúten, é comum desenvolver sintomas como anemia, diarreia, fraqueza e perda de peso. Muitas receitas podem ser preparadas para quem não pode comer glúten, inclusive o bolo de banana.

A receita de bolo de banana sem glúten não precisa ser preparada apenas para as pessoas com doença célica, afinal, ela também pode ser incluída na dieta de quem busca uma alimentação mais saudável. Já está comprovado que o glúten causa uma série de disfunções, como inchaço, prisão de ventre, excesso de gordura corporal e alteração no humor.

Receita de Bolo de banana sem glúten de liquidificador

[caption id="attachment_3013" align="alignnone" width="601"]Bolo preparado em uma fôrma inglesa. (Foto: Divulgação) Bolo preparado em uma fôrma inglesa. (Foto: Divulgação)[/caption]

Vamos preparar um bolo de banana sem glúten de liquidificador? Acompanhe a receita:

Ingredientes:

2 xícaras (chá) de farinha de arroz
1 xícara (chá) de açúcar mascavo
3 bananas nanicas bem maduras
1 colher (chá) de canela em pó
½ xícara de chá de leite
½ xícara de chá de óleo
3 ovos
1 colher (sopa) de fermento em pó
1 pitada de sal

Modo de preparo

[caption id="attachment_3016" align="alignnone" width="617"]A farinha de arroz substitui a farinha de trigo. (Foto: Divulgação) A farinha de arroz substitui a farinha de trigo. (Foto: Divulgação)[/caption]

1. Coloque no liquidificador os ovos, as bananas picadas em rodelas, o leite e o açúcar. Bata por alguns minutos.

2. Agora acrescente a farinha de arroz e a canela em pó. Bata mais um pouco.

3. Coloque a mistura do bolo em uma vasilha e acrescente o fermento em pó. Bata bem com o auxílio de um fuê.

4. Unte uma fôrma com margarina e farinha. Depois, coloque a massa.

5. Leve o bolo de banana sem glúten ao forno pré-aquecido a uma temperatura de 180 graus. Deixe assar por 30 minutos.

6. Antes de tirar o bolo de banana do forno, faça o teste do palito e veja se ele realmente está no ponto.

7. Finalize a receita polvilhando duas colheres de açúcar branco com 1 colher de canela sobre o bolo.

8. Pronto! Agora é só cortar em pedaços e servir para a família com café.

Prepare o bolo de banana sem glúten de liquidificador em casa e torne a sua dieta muito mais saborosa. Receita do dia agradece a sua visita. Bom apetite!

O post Bolo de banana sem glúten de liquidificador apareceu primeiro em Receita do Dia.


          Sociedad Azteca        

El emperador tenia poder ilimitado, que abarca todas las cosas y todas las personas. Junto a el los guerreros sacerdotes formaban el grupo social de mayor poder. Los guerreros eran el principal apoyo del emperador y permitió la creación de un imperio muy poderoso pero aislado políticamente. 

La mayor parte de la población eran artesanos, agricultores, servidores públicos, etc., que se organizaban en grupos parentesco llamados calpulli.

Apenas había grupos sociales intermedios. Aquí podemos situar los comerciantes enriquecidos de la capital, que conseguían ascender intercambiando sus riquezas por prestigio en las fiestas que organizaban y ofreciendo alguno de sus esclavos como victima de un sacrificio ritual.



http://www.webcultura.net/u-cultura-azteca.html



          Jogos para sala de recursos        
    Estarei postando alguns jogos que utilizo na sala de recursos e que também podem ser utilizados em outras situações:

      Jogo da Memória de personagens: os alunos adoram este jogo: de início nomeiam os personagens, descrevem a figura como: usa chapéu verde, está segurando um microfone...e, em seguida as peças são viradas para baixo e as crianças encontram os pares.
     Encontrei as imagens na net, imprimi, colei em papel cartão e passei papel contact para aumentar a durabilidade:



       Jogo da memória de objetos: para os alunos que tem dificuldade em nomear os objetos do cotidiano:


    Para os alunos em fase de alfabetização, utilizei as peças do jogo da memória e os descrevi, os alunos associam então a figura à sua descrição:






Créditos: www.atividadesescolaresludicas.com.br

Marcadores: atividades escolares lúdicas, sala de recursos, atividades aee, jogos de alfabetização, jogo da memória, jogos lúdicos, percepção visual, ideias de jogos, atendimento educacional especializado, literacy, teaching to read and write.

          Famosos Express        
Periódico semanal de información diaria sobre tus estrellas favoritas. Aqui podrás anunciar tu negocio para que miles de lectores alrededor de Houston conoscan mas de usted.   Para anunciarse llama al 832-663-7000
          VM Marketing        
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          En el silencio habita la verdad...        

Nada por agregar, simplemente disfrutar.

          Hallowen... pero solo si eres bruja (Ideas y Recetas de última hora)        


Halloween (tradicionalmente Samhain) es una intervención mágica donde las leyes mundanas del tiempo y el espacio están temporalmente suspendidas y la barrera entre los mundos desaparece.
Comunicarse con antecesores y amores fallecidos es fácil para este tiempo.
Originalmente la "Fiesta de los Muertos" era celebrada en países célticos, dejando comida ofrecidas en los altares o en la entrada de las puertas para "los curiosos muertos".
Hoy en día muchos wiccanos todavía conllevan esa tradición.
Simples velas eran encendidas y dejadas en las ventanas para ayudar a guiar a los espíritus de antecesores y de los amados a el hogar.



Se ponían más sillas en las mesas y alrededor de las chimeneas para los invitados invisibles.


Se ponían manzanas en las aceras y en los caminos para los espíritus perdidos o que no tenían descendientes.


La mesa y/o el Altar de Otño lo puedes decorar con: maíz indio, heno, calabazas, calabacines, nueces....

En Samhain se abre el portal hacia el mundo de los muertos y es el momento perfecto para trabajar la adivinación y las invocaciones de los muertos.

SIMBOLISMO DE SAMHAIN:Los Misterios Obscuros, El Renacimiento por la Muerte, La Tercera Cosecha.

SIMBOLOS DE SAMHAIN:Manzanas, Gatos negros, Escobas, Calabazas.



HIERBAS DE SAMHAIN:Mugworth, Mandrágora, Salvia, Paja, Hojas de roble, hiedra
COMIDAS DE SAMHAIN:Calabazas, Manzanas, Nueces, Nabos, Carne de vaca.
INCIENSOS DE SAMHAIN: Menta.
COLORES DE SAMHAIN: Negro, Anaranjado, Blanco, Oro, Plata.
PIEDRAS DE SAMHAIN:Todas las piedras negras, de preferencia obsidiana y azabache.

RECETA DE BIZCOCHO DE CALABAZA (SUPERFÁCIL Y REQUETEBUENO!! )


Para que aproveches la calabaza cuando hagas tu linterna!!!


INGREDIENTES

1/4 kg de azúcar
1/4 kg de harina
1/4 de calabaza hervida
3 huevos
1 copa de aceite de girasol
1 sobre de levadura
1 cucharada de azúcar glas
75 grs. de choco rallado
PREPARACIÓN:


Hervir la calabaza y dejar escurrir

En un bol mezclar el azúcar, harina, huevos y levadura y aceite

Una vez mezclados añade la calabaza y el choco

Engrasar con margarina o mantequilla un molde para tartas, forrarlo de papel aluminio (también untado) y colocar la masa dentro.

Meter en el horno (previamente precalentado y dejar unos 20 minutos.

Espolvorear por encima con azúcar glas!


Truqui: antes de sacarlo del horno, píncha el bizcocho con un palito, si el palo sale húmedo déja el bizcocho un pelín más dentro del horno!


COMO HACER UNA TRENZA DE LAS BRUJAS (WITCH CORD)



Trenzar una Witch Cord es un acto tradicional en la noche de Samhain.

Simboliza el cordón que nos une al otro mundo, además de ser una representación simbólica del cordón umbilical.
La Wich Cord se confecciona usando lazos en los colores apropiados que simbolicen aquello que quieres atraer para tu vida en el año mágico que se inicia

ROJO Alejar enemigos, atraer fuerzas, coraje, vencer obstáculos.
NARANJA Prosperidad y progreso
ROSA Amor
NEGRO Protección y alejar la mala suerte
VERDE Abundancia
AMARILLO Salud y progreso en los negocios
BLANCO Armonía

Se puede elegir un máximo de 3 colores diferentes que representarán tus deseos, en caso de ser de un solo color utiliza los 3 lazos del mismo color

MODO DE HACER

Coje 3 lazos del tamaño de tu altura y comienza a trenzarlos siempre mentalizando lo que quieres atrer hacia ti, pidiendo protección y ayuda y bendición.
Cuando hayas terminado, pega o cose algunos símbolos a lo largo de la cuerda que representen tus objetivos (corazones para el amor, pequeñas monedas para el dinero....)
Coloca tu cuerda en algún lugar importante de la casa el día de la celebración de Halloween (samhain)... después cuélgala en algún lugar de tu casa que esté a la vista y recuerda los objetivos que te motivaron a confeccionarla. Así tu voluntad será activada :)

gracias a :

mi libro de las Sombras, tampoco recuerdo de donde saqué esta información hace ya bastante años.
Heaven & Earth Designs por la deliciosa ilustración
Wicca_vzla.org, por la información

Montarse en una Escoba de Plata de Silver RavenWolf
La Agenda de las Brujas
knowth.com por las maravillosas fotos de Samhain



          Lo que trajo Luna de Queso....        
Hay personas que son distintas a las demás.Hay personas que tienen el corazón lleno de Luna, y con una varita mágica invisible abren los ojitos de muchas otras personas, ojitos que como cofrecitos han permanecido cerrados a la magia y a la belleza.
Hace poco tiempo conocí a una de esas personas corazón-de-Luna... la conocí a través de un cuento, y ella era quien lo contaba ... después descubrí que no solo podía pintar lás más hermosas imagenes en los corazones a través de sus historias, sino que además llena de magia, broches, colgantes y tantas tantas otras cosas:::
Su nombre? Quizá la conoceis como Luna de Queso, o quizá como Lua Seomun... y cada día doy gracias porque se hayan cruzado nuestros caminos... porque mi vida ha cambiado desde que está ella, se ha convertido en uno de los pilares más importantes para mí...
Y quería enseñaros los preciosos regalos que recibí de ella...

Cuando llegó la cartera y me entregó una caja ASÍ de grande casi no me lo podía creer... y al abrirla fue una explosión de OOOHHHHS y AAAAHS y por qué no reconocerlo, también de lagrimitas, porque esta caja llegó en un momento muy especial, en unos días algo tristes y grises y recibirlo fue como cuando las nubes nutren un desierto...

Quereis ver lo que había? tengo que deciros que para mí recibir estos regalos no fue solo recibir "cosas" como os digo llegó en un momento en que por circunstancias me sentía bastante de bajón y ádemás sentía que había perdido el rumbo, y mi conexión con la mágia... pero al ir apareciendo cada uno de los regalos fue como si me susrraran un mensaje que como un mapa me ayudaban poco a poco a volver a encontrarme...

Y lo primero fue un retrato...Esta preciosa caja en la que ha compuesto un cuadro cosido, en la que salgo yo con todas las cositas que me gustan, sentada en el bosque, tocando el ukelele y tomando café...
me hizo recordar todas las cosas buenas y bellas que me rodean, y lo feliz que me siento en momentos así, aunque ahora los días sean un poco tristones.
La cajita es un joyero y venía llena de cosas preciosas, yo lo he llenado con todas mi cositas favoritas (las que caben dentro claro ^:^)

Y dentro...
un precioso collar de Ukelele igual que el que lleva Uni!!!
ESte es el mío!!!! es chulísimo verdad???


Y aquí el de Uni y su Ekelele, mi ídola!!!!!!!!

también...

Mi propia varita mágica de los deseos que prometo suelta chispitas cuando la miro de reojo!!!! y que me dice "la magia está siempre contigo, aunque a veces pienses que no es así... solo tranquilízate y mira con calma alrededor"



 ...esta hoja que me ha hecho como homenaje a mi estación favorita....de que bosque encantado has llegado? todo el otoño estará en mi chaquetita!! lo prometo!!!


quizá de este ? tan tan chiquitín  y blandito? con sus manzanos encantados... qué preciosos son!!!!!!!


Hasta una sabia Mama Búho surgió volando de la caja, y me ha prometido ayudarme a encontrar siempre siempre las respuestas, incluso las más difíciles....

y llevaba en su piquito el reloj de la Sabiduría, que según cuentan las leyendas hace que siempre aprovechemos, disfrutemos y nos maravillemos en cada uno de los momentos que el Espíritu nos brinda...


Con grandes esfuerzos la pequeña Caperucita asomó su cabecita de la caja para mostrame que como ella hay que ser valiente...qué precioso collar, que bonito es...
Mi trebol de San Patricio para no olvidar nunca quien soy y de qué pasta estoy hecha!!! No lo olvidaré!!
preciosos colgantes surgidos de algún cofre encantado... teteras y setas mágicas y buhos y dulces y princesas!!!!!!!!!!! qué maravilla!!!!!!!!!!!
                             
                           

Y por último el libro Ars Magica!!! que pasada!!
                                          
                                        
Ciérrate preciosa caja y vuelve a tu lugar, que no se escape ni una sola de las chispas que me han hecho tan feliz....


Quisiera dejaros uno de los cuentos de mi Lua ya que habeis visto lo que hace con las manos, quería que veais lo que puede hacer con las palabras, así que dadle al play y volad un poquito...


Gracias Luna por hacer mi vida tan tan mágica.

          Viviendo como un Hada 6: besos de diciembre, besos azules ...        
"Mejor que las Navidades-le dijeron a su madre- es prepararse para ellas"

Margaret Sydney "Los Cinco pimientitos y cómo crecen"

Queridas mías,
 como cada mes, aunque en esta ocasión suba esta entrada un poco tarde, no puedo faltar a mi cita conmigo misma ... cuando me siento frente al ordenador a recoger  ideas para cada mes parece que el mundo se abre un poco más y se renuevan mis ganas de todo... y si las fiestas abruman un poco...y parece que está todo por hacer... quizá lo mejor sea dedicarnos primero una cosa y después a otra, de uno en uno y punto a punto los días se vuelven brillantes, y cada precioso minuto pasa ante nuestros ojos brillante y puro como los copos de nieve... qué haremos con tantos tantos minutos? He recogido muchas cositas sencillas porque este mes es un mes de jaleo para todas y seguro que si el tiempo se puediese regalar, sería el mas agradecido de los presentes...

Pero antes de ello quería subir esta Tiara Cupcake ( a la que prefiero llamar Tiara Las hadas del Azúcar) que he hecho esta semana, ya casi no me queda tiempo para coser, y no puedo hacer demasiadas cositas, pero algo es algo no?

 Y ahora sí,

 Alegrías para Diciembre


1- Adorna de veras tu casa. Propaga la alegría de estas fiestas por toda tu casa con adornos apropiados... plantas de hoja perenne, lucecitas y adornos naturales... no hace falta gastar mucho dinero, la idea es sencilla, cuando haces un esfuerzo especial por crear belleza en tu hogar, estás preparando un escenario, un ambiente de Navidad, hanuca, Solsticio de Invierno o como quiera que lo celebres.

Puedes hacerlos con ramas...
 o bolitas de tela pintalas o cosidas como esta de Thea and Sami
Las piñas son fáciles de conseguir, puedes pintar algunas de dorado...



Puedes hacer guirnaldas de papel, sencillamente haciendo aros:



o con palomitas y bayas rojas....

con papel blanco puedes hacer copos de nieve que caeran delicadamente sobre tu cabeza... (tutorial aqui)





2- que te parece leer poco a poco "canción de Navidad" de Dickens? quiza puedas hacerlo tipo serial si alguien comparte contigo estos maravillosos momentos de lectura!

3 Organiza tu propio festival de películas clásicas, aquí van algunas propuestas, enrollate en tu manta preferida, y a disfrutar y a llorar a moco tendido!!:

"De ilusión también se vive" ("Milagro en la calle 34”)



“Cuento de Navidad” (basado en la novela de Charles Dickens)


“¡Qué bello es vivir!”


“Un ángel pasó por Brooklyn”


4- haz que se cumplan los sueños navideños de un niño que no sea tu hijo.


5- Comparte tus bendiciones con algun refugio para personas sin hogar, ¿ropa que ya no quieres? quizá algo de comida?


6-Sigue tu estrella, una noche de diciembre sal y da un paseo bajo la luna, esa luna que ha alumbrado a tantas mujeres antes que a ti durante años, siglos y milenios... contempla las estrellas y elige una que será la tuya...
Si quieres tenerla de manera oficial puedes comprar una en Global Star Registry



7-dile adios a todas las cosas que quieres dejar atrás... ¿cómo hacerlo? escribe en un papel cada cosa que NO quieres tener este año que entra, metelos todos en una caja, envuelvela con un paño negro y después tírala al fuego diciendo A PASEO!!!! ahora ya puedes olvidarte de lo malo y comenzar bien limpia de alma!

8- haz hombrecillos de jengibre, receta CLIC





9 Prepara tu cuaderno de la Navidad, compra una libreta de espiral con motivos navideños, será tu libro de recuerdos para las navidades (estas y las próximas) empieza por escribir el año y una muestra (o fotocopia ) de las tarjetas que vayas a enviar y una lista de destinatarios... pega trozos de lazo, papel de regalo, cintas , etiquetas y el nombre de las personas que han recibido regalos tuyos... puedes crear composiciones con los restos de papel...
Guarda invitaciones  de fiestas a las que te hayan invitado y hayas disfrutado ¿que llevabas puesto? como estaba decorada?
Sin limitarse  a las fiestas a las que asistas puedes recordar momentos especiales que hayas vivido en estas fechas..
Puedes colocar también fotos que recibas o de revistas... frases que oigas...quizá la letra de algun villancico...
con los años seguroq ue recurrirás a él para hacer de tus navidades las mejores sobre la Tierra



MUY FELIZ DICIEMBRE HADITAS, GRACIAS POR LEERME ^:^!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

          Viviendo como un hada 5 :en Diciembre tu eres la mayor estrella        
" Las mujeres saben dar pero son tacañas a la hora de recibir. Cuando compras regalos para otros ¿te acuerdas  e la persona que más se los merece de todas las que conoces? Seguramente no. Pero es necesario que debajo  del árbol aparezca un "justo lo que siempre he querido ¿cómo lo ha sabido? una chuchería magníficamente envuelta, con tu nombre escrito en ella [...]


Una de mis tradiciones favoritas consiste en celebrar los Doce Días de navidad con pequeños regalos que me mimen cuyo objetivo es recordarme que, cuando una tiene que cuidarse, no sólo el pensamiento es lo que cuenta.


Reune los regalos de antemano en un cesto grande, una hermosa bolsa de la compra forrada con servilletas de papel el calcetín más grande que tengas. Coloca los presentes en un sitio donde los veas para aumentar tu felicidad con la expléndida espectativa de abrir cada regalo. Empieza a disfrutar de tus placeres durante media hora robada a cada atardecer, a partir del 13 de diciembre

Tus 12 regalos de Navidad


1 La piel que se ha secado debido al viento y al radiador necesita hidratación extra. Pon en el cesto una botellita de aceite de almendras (lo venden en tienda de dietética). Para utlizarlo mójate las puntas de los dedos y aplícatelo en la cara con movimientos ascendientes

2 No te olvides de los labios. Para tu cesto preparalo siguiente: mezcla varias gotas de miel con dos cucharadas de vaselina en una tacita y envásalo en un frasquito que cierre bien. Aplícalo sobre los labio secos cortados.


3- Cómprate una sola pastilla de jabón con una fragancia relacionada con la Navidad, como el incienso o la mirra.


4- Una chocolatina de un mordisco o dos... no es mala para la dieta y a tu alma le sentará de maravilla


5- Contrarresta el chocolate con una manzana de cultivo biológico más grande que encuentres .


6- Pon 2 naranjas, 1 lima y 1 plátano en el cesto. Cuando el plátano esté maduro agasájate con un nutritivo postre tropical. Prepara zumo con los cítricos y pela y corta el plátano. Mézclalo todo en la batidora y añade media taza de iogurt. Sírvelo en un vaso alto y brinda por tu salud.


7- Hazte tus propios polvos perfumados para después del baño poniendo una taza de almidón de maíz en una bolsa de plástico con cierre. Añádele unas gotas d etu perfume favorito, agua de rosas o estracto de vainilla. cierra y agita bien, guárdalo en un bote hermético y acuérdate d eponer una borla bien mullida en la cesta para ponértelo ^:^


8- En una tienda naturista compra pequeñas botellas de aceite de soja y aceite esencial de menta. Cuando tengas las piernas cansadas al final del día este es el mejor regalo que puedes hacerte. Mezcla media taza de aceite de soja con 4 gotas de aceite esencial de menta y utilízalo para darte un masaje en las piernas. A continuación toma un baño de pies caliente.


9- Compra un paño para abrillantar metales y relájate una tarde después de cenar limpiando tus joyas. Juega un rato a vestirte de fiesta antes de guardarlas de nuevo.

10-Comprate un nuevo cepillo para el pelo de buena calidad, y al menos la primera vez cepilla el pelo 100 veces como hacía tu abuela.


11- Unas manoplas para la ducha de algodón egipcio te relajarán en el baño si frotas con ellas todos los centímetros de tu piel de pies acabeza.

12- Compra té a granel y mezclalo con 2 partes de hojas de menta seca y 1 de manzanilla. Guárdalo en una lata. Para hacer la infusión echa una cucharadita de la mezcla por taza de agua ardiendo y deja reposar 10 minutos. "


de: "El encanto cotidiano" de Sarah Ban Breathnach



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Diciembre es maravilloso y agotador, los días son mágicos blancos y azules pero con millones de cosas que hacer y muchísimo trabajo... Por eso, porque las mujeres nos lo merecemos creo que es uan idea genial el hacerse estos pequeños regalos este mes!!

Y quería aprovechar también esta entrada subir  las imágenes de los dos dragones guardianes que hice la semana pasada. No los subí antes porque son dos regalitos y no quería estropear la sorpresa a sus dueñas ñiiiiiiiiiii!!! Cada vez estoy más aficionada a la arcilla polimerica, me relaja un montón y hace que me olvide del mundo!







Estos dos pequeños han sido unos regalos para dos mujeres a las que quiero mucho y son enorrrrrmes: Marta (duendes del Reloj)  y Violeta, un hada preciosa.

Parece que no pueden dejar de nacer, y me transportan a un lugar que creo que está fuera del tiempo, si buscas un dragón guardian puedes pedírmelo y lo haré tal y como desees, rosa? violeta? destellos de polvo de oro? cual se esconde en tu interior... ponte en contacto conmigo si quieres adoptar el tuyo!

contacto: aftertherain.shop@gmail.com

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Quiero aprovechar para recordaros que está en marcha la segunda tanda de la subasta benéfica cuyos beneficios serán destinados a la ayuda de perros y gatos sin hogar... podeis pujar por mi bolso ericito y otras piezas muy muy bonitas... solo teneis que hacer clic!



Y ahora me voy, porque voy a montar el arbol de Navidad YUPIIIIIIIIIIIIIIII
          COMIENZA LA SUBASTA!! Ayuda a perros y gatos sin hogar Y llévate algo bonito a tu casa        
Ha comenzado LA SUBASTAAA!! Siii LA SUBASTA con mayúsculas! La Subasta solidaria que organiza la protectora de Perros y Gatos "Som Amics dels Animals de la Noguera" con preciosas piezas artesanales por las que puedes pujar y con precio de salida desde cero euretes!! Todo el dinero que se recaude irá destinado a salvar y ayudar a los perros y gatos sin hogar de esta protectora que hace tanto y tanto por ellos!!
Yo no me he podido resistir y ya he pujado por alguna pieza porque hay muchas cosas bonitas!!

Yo he puesto mi granito de arena entregando a la subasta este pequeño Bolso Erizo! Si eres artesana y quieres donar alguna de tus piezas clica aqui! )

 El bolsito erizo es acolchadito y está cosido a mano! Precio de salida SOLO 2 EUROS!!!!!!



NO TE LO PIENSES Y HAZ CLIC POR UNA BUENA CAUSA!!


No es muy grande, comparadlo con mi mano.


Cierra con velcro y por dentro es de cuadros vichy


Estará disponible muy prontito allí, creo que hoy porque van actualizando poco a poco a medida que les llegan las piezas! Pero hay cositas que no podeis dejar escapar!!

AYUDEMOS A LOS ANIMALES QUE MAS NOS NECESITAN!!

Ultima oportunidad?


          Quase uma neném, tesão de ninfeta        

Trabalhando em uma produtora de vídeo, gravando uma campanha política, sempre é necessário passar por situações inusitadas, por exemplo, cobrir um café da manhã com pastores evangélicos, em que o candidato majoritário recebe a benção(?) dos pastores presentes.
Em um desses cafés da manhã eu vi ajudando nos preparos das mesas uma bela ninfetinha, uma das bundas mais perfeitas que já vi na minha vida, redondinha, sob uma calça colada, tinha peitinhos pequenos, mas era muito linda. Moreninha, por volta de 1,60m, 44kl aproximadamente, um tesãozinho mesmo.
Após a gravação, ela veio conversar comigo, disse que ninguém gostava dela, que se achava feia e coisas do tipo, tive que dizer que ela é linda, que os garotos não gostavam dela por serem idiotas.
Neste mesmo dia, seria complicado qualquer tipo de aproximação maior, portanto, trocamos telefone e no dia seguinte, que estaria de folga liguei e marcamos de sair. Na verdade não era bem sair, e sim, aproveitar que o pai dela trabalharia o dia todo para podermos ficar juntos e “nos conhecermos melhor”.
Menina novinha, 16 aninhos, tem que ter muita calma para não assustar, então nesse dia e em mais três semanas ficamos apenas em beijos e abraços, e sempre muito bom, aquele beijo macio que só as virgens tem, que inclusive já relatei nos contos anteriores.
Eis que em mais um dia de folga eu disse que daríamos uma volta, já tinha preparado as coisas em casa, sabia que não haveria ninguém, portanto ela poderia gemer muito, trouxe-a para cá, sempre com muita calma, fomos nos beijando, e depois do quarto beijo comecei a tirar as peças de sua roupa, isso muito lentamente, cada beijo era uma peça, ela fazia o mesmo, tirando minha roupa aos poucos.
Quando percebemos estávamos os dois completamente nus, deitados de lado, um de frente para o outro, eu bolinando-a e ela sem muita experiência acariciando minha pica, que em poucos minutos estaria completamente enterrado dentro daquela chaninha linda e cheirosa.
Ficamos assim por cerca de dez minutos, quando eu a deitei com a barriga para cima e lentamente fui descendo, beijando sua orelha, beijando e lambendo seu pescoço, descendo mais um pouco e sugando seus pequenos seios com muito carinho, beijava primeiro um enquanto apalpava e apertava o outro, em seguida trocando, chupando o outro e apertando o primeiro, e continuei descendo, precisa sentir o sabor daquele suquinho maravilhoso e doce que tinha naquela rachinha, e foi o que fiz lambia muito aquela chaninha fechadinha, com poucos pelos, lambia e brincava com seu clitóris, ela só me pedia que não parasse, que estava muito bom.
Quando percebi que já estava bem preparada fui subindo carinhosamente beijando-a cada milímetro daquele corpinho perfeito, dei-lhe um beijo na boca e pedi que ficasse apenas me beijando, que ela iria adorar aquilo que estava para acontecer. Ela me pediu apenas que fosse com cuidado pois nunca tinha feito, coisa que eu já sabia no primeiro dia que havíamos nos beijado, prometi que tomaria cuidado, e assim o fiz.
Apontei meus 17,5cm na entradinha da sua chaninha e fiquei brincando com ela, sem enfiar ele todo, apenas com a cabecinha dentro, para deixá-la com mais vontade, não agüentando mais ela disse “para com isso, coloca tudo, por favor” e foi o que fiz, lentamente fui colocando quando eu senti seu hímem dei uma pequena pausa, comecei a beijá-la e forcei a entrada com força mas ao mesmo tempo de forma muito carinhosa.
Mesmo com todo o carinho que fazíamos ela urrou de dor, gritou muito, pedindo para que eu parasse, eu buscava acalmá-la com beijinhos e aos poucos ela foi sentindo mais confiança e voltei a colocar de forma bem lenta, para poder sentir perfeitamente cada milímetro daquela até então grutinha inexplorada, bombava lentamente, dando de vez em quando uma bombada mais rápida, sempre ao mesmo tempo que a beijava e enfiava minha rola na sua chaninha eu apertava aquela bundinha deliciosa.
Cada enfiada que eu dava era um beijo gostoso que ela me dava, ela pedia que fizesse sempre gostoso daquele jeito que ela seria minha para sempre. Eu respondia que seriamos um do outro eternamente e que ela teria sempre prazer enquanto me desse prazer. Ficamos nisso por uns 10 minutos, quando eu percebi que estava prestes a gosar, pedi que ficasse de quatro, ensinei a ela como fazer, vendo aquela bundinha linda toda a minha disposição, dei uma mordida bem gostosa em cada uma de suas nádegas, me levantei um pouco e enfiei meu pau todo na sua rachinha maravilhosa.
Algumas poucas bombadas e eu tirei de sua chaninha e coloquei a cabeça do meu pau na entrada do seu cuzinho, ela assustou, porque suas amigas sempre diziam que doía mais, eu a acalmei dizendo que não iria colocar tudo, e não coloquei mesmo, empurrei a cabeça para dentro do seu cuzinho, dei uma brincadinha tirando e colocando e gosei, gosei muito no cuzinho dela, sentindo minha porra inundando seu anus ela deitou me puxou para sue lado e disse “eu te amo, obrigado por me dar a tarde mais perfeita de minha vida” descansamos alguns minutos e comecei tudo de novo. Gosei 4 vezes praticamente seguidas nesse dia, mas com receio de engravidar uma menina tão nova não gosei nenhuma vez na bucetinha dela. Ficamos juntos por quatro meses e meio, comigo ela aprendeu a chupar, e como chupava gostoso, deu seu cuzinho para mim várias vezes. Era muito bom quando eu ia para casa dela e na frente de sua casa nos trepávamos no carro, ela fazia tudo que eu queria, por isso, mesmo não estando juntos mais, nos amamos, e sempre que é possível marcamos de sair para podermos matar a saudade.
B – Itaguaí - RJ
          O primeiro menino na nova cidade        

Após minha primeira estória contando como foi minha iniciação (Inocência perdida), passo a contar como as coisas se sucederam na nova cidade.
O fato era que eu já estava viciado em levar uma rola no cuzinho. Gostava muito de sentir meu buraquinho sendo fodido desde os meus treze anos de idade. Meu “professor de 17 anos na época” me ensinara muitas coisas sobre sexo ou pelo menos aquilo que ele sabia melhor do que eu. Nunca revelei nosso segredo a ninguém e tivemos muitos momentos de extrema felicidade, embora, às vezes, eu achasse que os outros meninos desconfiassem de mim.
Nova cidade, novo bairro cheio de garotos, nova escola, a vida seguia em frente, mas eu já me incomodava com a vontade de ser enrabado de novo.
Eu agora já estava com 18 anos, meu corpo se desenvolvia, minha bunda estava mais arrebitada e rechonchuda que nunca e, embora eu agisse como um garoto “normal” (não era afeminado e nem agia como um viadinho), não demorou para que os outros rapazes começassem a fazer comentários a respeito de como eu tinha um traseiro gostoso e essas coisas todas. Era corriqueiro levar passadas de mão e encoxadas, mas eu me mantinha firme e procurava não dar bandeira sobre meus desejos mais profundos. Eu tinha sido bem instruído pelo meu mestre quanto ao modo de agir na frente de outros rapazes. Então sempre que um vinha com aquelas brincadeiras eu revidava ou fingia ficar irritado para manter as aparências, de modo que não desconfiavam que na verdade aquilo me dava um enorme tesão.
Passaram-se os meses, eu já tinha feito alguns amigos e nada tinha acontecido ainda.
Um belo dia, um garoto chamado Zé Paulo de 24 anos que era amigo do meu irmão mais velho foi procurá-lo em casa, mas ele não estava e ficamos os dois conversando. O papo foi evoluindo e eu percebia que vez ou outra o cara esfregava o pinto, o que atraia o meu olhar. Ele usava uma bermuda um pouco apertada o que demonstrava o volume que aos poucos se formava dentro dela. Era ele tocar no cacete e meus olhos imediatamente seguiam seu movimento. Claro que não demorou para o Zé Paulo perceber meu “incômodo” e foi levando o papo para o lado que ele queria. Perguntou se eu sabia brincar de troca-troca e eu respondi que não, então ele me disse que se eu quisesse ele poderia me mostrar. Eu quis saber como era aquela brincadeira e ele me explicou que primeiro ele colocaria o pinto na minha bunda e depois eu colocaria o pinto na bunda dele. Quando ouvi aquelas palavras meu cuzinho piscou de desejo e eu nem vacilei para topar brincar com ele. Ele reagiu com um sorrisinho maroto e sugeriu que fôssemos procurar um lugar para brincar.
Lugares escondidos eram o que não faltavam, pois havia muitas casas em construção (o bairro estava se desenvolvendo) e também muitos terrenos com mato relativamente alto que serviriam de esconderijo para esse tipo de brincadeira. Saímos dali e nos dirigimos a um terreno próximo onde ninguém poderia nos ver.
Achamos um lugar ideal e quando Zé Paulo tirou a bermuda, saltou para fora um pinto bem maior que aquele com o qual eu estava acostumado (devia ter uns 20 cms e era um pouco grosso, com uma cabeça grande e vermelha). Meus olhos brilharam ante aquela visão e ele percebendo meu êxtase pediu para eu pegar nele. Sem qualquer pudor agasalhei aquela carne dura com minha mão pequena. Estava quente e babava um líquido transparente. Instintivamente comecei uma punheta de leve naquele mastro o que foi suficiente para a pergunta dele: “Você já pegou num cacete antes né?”. Meio sem graça por ter sido desmascarado respondi que sim e contei a ele sobre minha experiência anterior. Seu rosto ficou iluminado de felicidade e então ele disparou: “Você gosta muito de rola?”. Respondi que gostava e sentia muita vontade de pegar numa fazia muito tempo, mas ainda não tinha tido coragem e ele era o primeiro rapaz do bairro para quem eu fazia aquilo. Ele me disse: “Então chupa seu pirulito porque eu sei que você deve gostar também”. Sem vacilar abocanhei a cabeça do caralho que pulsava na minha frente e como já tinha alguma experiência, comecei a chupar com todo o cuidado para não raspar os dentes. Seu caralho era um pouco grande para minha boquinha pequena, mas eu me esforçava para proporcionar prazer para aquele machinho delicioso. Ele elogiava: “Nunca um viadinho me chupou tão gostoso. Desse jeito vou querer sempre”. Não respondi nada, pois tinha a boca ocupada e não pretendia parar de chupar, já que sentia tanto tesão naquilo. Após algum tempo mamando, ele me pediu para parar senão ele acabaria gozando e estava a fim de fazer outras coisas comigo. Ele falou: “Bom, eu te chamei para fazer troca-troca, mas na verdade eu quero mesmo comer seu cuzinho. Deixa eu enfiar em você?”. “Claro que deixo”, respondi tremendo de tesão. “Você ta viciado em pinto. Vou te comer tão gostoso que você vai querer sempre meu cacete enterrado em você. Tira toda a roupa e fica peladinho que eu quero ver o meu troféu”, ordenou. Fiz como ele mandou e ele elogiou muito o que viu: “Nossa, caralho! Que bundinha maravilhosa você tem! Quero ficar horas metendo nesse cuzinho delicioso. Fica de quatro pra mim fica!”. Fiquei de quatro na sua frente, arrebitando bem o traseiro e expondo meu buraquinho o máximo possível. Ele se aproximou e começou a me lamber. Aquela sensação nova eu não conhecia e fui às nuvens com aquele cunete. Meu corpo tremia a cada passada de língua. Quanto mais metia língua mais eu me entregava a ele e percebendo meu bem estar, perguntou: “Acha que vai agüentar meu pau dentro do seu cu?”. Respondi: “Acho que sim apesar de ser grande e grosso”. Ele cuspiu várias vezes no próprio pinto e passou bastante saliva no meu furinho. Encostou a cabeça da rola começou a pressionar. Eu reclamava um pouco da dor, ele passava mais saliva, me segurava firme pela cintura e voltava a tentar enfiar aquele cabeção dentro de mim. Tentou e tentou até que conseguiu fazer passar pelo anel. Eu vi até estrelas e gemi um pouco mais alto. Ele pediu silêncio para que ninguém nos ouvisse e continuou forçando até estar metade dentro de mim. Lágrimas rolavam pelo rosto, mas eu não estava disposto a perder a chance de levar novamente uma rola na bunda, de modo que agüentei como pude e fiz o possível para receber aquele pedaço de carne delicioso no rabo. Agora eu já sentia seus pentelhos encostando nas polpas da minha bunda e suas bolas batendo nas minhas próprias bolas. Ele se movimentava devagar até eu acostumar com todo aquele volume me penetrando e rasgando e aproveitava para dizer umas barbaridades:” Caralho! Nunca meti num cu tão gostoso. Você tem mesmo que dar esse rabinho de ouro. Como sua bunda é generosa. Engoliu toda minha piroca. Ta tudo atolado!”. Eu não dizia nada, só ouvia e gemia no compasso do vai-e-vem que estava me proporcionando um prazer imenso. Sentia arder por dentro, mas nem de longe queria que ele parasse. Zé Paulo não parou, continuou aumentando aos poucos seus movimentos. Agora eu já não sentia mais dor alguma, só mesmo tesão de estar invadido de novo por trás e como eu gostava daquilo. Sentir o caralho alojado lá dentro, entrando e saindo, rasgando e fazendo arder de prazer. Eu estava nas alturas. Depois de uns 20 minutos me fodendo, ele estocou bem forte meu cuzinho e gozou sua porra quente dentro de mim, gemendo e urrando de prazer.
Eu já sabia que ele tinha me inundado de porra, mas nem me preocupava, pois estava acostumado a levar esses jatos quentes que eram o meu prêmio por ser obediente.
Saciado, ele se sentou ainda sem a bermuda e com o pau meio amolecido. Eu me sentei de frente para ele e começamos a conversar. “Obrigado por deixar eu meter em você. Levanta e deixa eu ver uma coisa”. Levantei, ele me colocou de costas para ele, abriu minhas nádegas e foi conferir o estrago que seu pinto tinha feito. “Seu cuzinho ta arrombado, mas acho que eu não machuquei você. Ta doendo muito?”. Sentei-me novamente à sua frente e respondi: “Ta ardendo um pouco, mas depois passa. É que seu pinto é muito grande. Nunca tinha experimentado desse tamanho”. “Você gostou?”, ele quis saber. “Gostei e quero fazer de novo quando você quiser”. “Você ta viciado mesmo em levar no rabo né sua bichinha. Pode deixar que eu vou querer comer sempre. Essa sua bunda merece um cacete todo dia. Não esquece que esse vai ser nosso segredinho, se contar pra alguém a gente se ferra”. “Pode deixar que eu não vou contar. Eu sei o que pode acontecer se meu pai souber disso”.
Ficamos ali ainda algum tempo, eu completamente pelado, ele sem bermuda, conversando sobre o que faríamos na próxima vez, quase sussurrando para não alertar nossa presença ali.
Depois de um tempo resolvemos que era melhor nos vestir e sair pra não chamar a atenção.
Alguns dias depois nós teríamos uma nova trepada, mas contarei como as coisas aconteceram em outra oportunidade.
Os fatos relatados aqui são reais e aconteceram há pouco tempo.
Comentários são bem vindos: ca.brasil2007@hotmail.com.
          Ninfeta estuprada pelo cão        

Oi eu vou lhes contar algo que eu aconteceu comigo. Eu tinha uma vizinha muito sapeca seu nome era Andreza e tinha seus quase quinze anos. Ela era muito curiosa querendo saber de tudo principalmente sexo mas vivia muito presa por seus pais. Ela tinha um corpo muito bem feito, seios bem modelados, morena clara, cabelos cacheado, bonita mesmo, mas vamos ao que interesa, um belo dia eu estava sozinho em casa nao tinha nada para fazer e fui até os fundo do quintal pegar minha bicicleta para dar umas voltas e escuto ruidos estranhos e resolvo olhar no buraco que tinha no muro e vejo a cena mais exitante da minha vida minha vizinha estava sentada no chao de pernas abertas com o seu cao lambendo sua xaninha aquilo me enloqueceu mais eu fiquei firme observando sem fazer barulho , seus pais estavam no trabalho e ela nao havia ido para a escola era de manha ao seu lado tinha revistas provalvelmente de sacangem ela sempre comentava com minha irmã que as tinham, aproveitando que estava só resolveu solta a franga e que franguinha por que apesar da sua pouca idade e corpo bem torneado ainda era uma nifetinha com cara de menininha e quando tirou seu short e a calcinha ficando só com a blusa deu para ver que sua xaninha tinha poucos pelos. Ela era praticamete virgem ou virgem não sabia dizer na época, pois ao abrir as pernas sua xana nao arreganhou como das mulheres que tiveram muitas relações. Ela entao fazia carinho no pluto, esse era o nome do cachorro, um viralata mestiço de grande porte. Ela estava completamente alucinada nao se inportando com nada ao seu redor e em um momento de loucura ficou de quatro e chamou o pluto "vem pluto disse ela" ele entao lambeu mais um pouco sua bucetinha deliciosa. Eu estava louco de tesao só olhando quando o cão pulou em cima dela e começou a estocar o pau na sua bunda, mas como ele era mais alto e nao dava pé, ela entao sem pesar direito nas consequencias subiu de quetro num sofa que tinha ali por perto empinou bem a bunda e o chamou o pluto dinovo. Desta vez o cao subiu nela e acertou em cheio seu cuzinho. Na segunda estocada ele acertou em cheio sua racha toda melada e entro bem a metade do cacete porque ela deu um baita grito e tentou sair, mais ela estava acuada entre o sofa e o cao que era muito pesado. Ele foçava cada vez mais e ela gemia baixinho de dor e desespero, pois nao sabia o que fazer e ficou recebendo aquele pau enorme arrombando sua buceta que soube logo depois que ainda era virgem. O cão continuava metendo nela segurando-a pela cintura até que soutou um urro forte e parou. Tinha gozado e ficou agarrado nela. que chorava e gemia. Depois de algum tempo ele desceu e a porra dele começou a escorrer da bucetinha dela, misturado com sangue. Ela atonita e paralizada continou continuou de quatro no sofa chorando baixinho e sem saber o que fazer. Eu completamente esgotado de pois bati umas duas punhetas vendo aquela cena, resolvi me mostrar a ela, subi na cerca e disse que vi tudo. Ela começou a chorar e eu a tranqüilizei. Pulei pro lado da cerca dela e disse que se deixasse eu meter naquela racha não contaria nada a ninguém. Sem saída ela disse que tudo bem, mas me fez prometer guardar segredo. Eu disse que prometia, mas antes de meter nela, pedi quwe fosse até o banheiro e lavasse bem a buceta, pois estava com muita porra do cachorro e sangue do cabacinho dela que se foi. Ela convidou-me a entrar na casa e foi direta para o banheiro, onde tomou um demorado banho e voltou ao meu encontro enrolada apenas numa toalha. Eu estava sentado na poltrona ainda de cacete duro e quando ela tirou a toalha eu pude ver o mais belo corpo até então visto, agora de outros ângulos. Meu pau saltou pra fora da cueca e ela vendo meu estado, perguntou se antes podia me chupar, pois nunca havia chupado uma rola. Disse que sim, me livrei de uma vez do short e ela ajoelhou-se entre minhas pernas e meteu meu pau na boca, no inicio meio desajeitada, mas depois tomou gosto e chupou meu cacete com muita maestria, parecendo até as putinhas experientes que vez ou outra eu pagava pra me chupar e fuder. Depois de um tempo comecei a ter vontade gozar e pedi que ela ficasse de quatro tal como ficou com o pluto, ela então se ajeitou na poltrona e eu meti minha vara nela bem devagar como ela pedira, afinal tinha acabado de ser descabaçada, pelo cão e eu apenas estava concluindo o serviço. Logo a bucetinha dela ficou molhadinha e eu pude fode-la com vontade, aquela buceta apertadinha. Não tardei muito e sem me preocupar com risco de gravides, acabei inundando aquela racha com minha porra tal como o cão fez. Depois tirei-o e a fiz chupar até a última gota o que ela fez meio que com nojo mas fez. Daí nos vestimos e fomos lá pra poltrona do quintal, onde conversamos sobre tudo que aconteceu e eu mais uma vez prometi a ela que ficaria na minha, mas gostaria de poder vez ou outra quando ela tivesse sozinha, transar com ela. Sem saída ela disse que sim, que poderíamos continuar transando mas em segredo. Assim ficamos por alguns meses até que nos vimos apaixonados e hoje moramos juntos. Ah eu ia esquecendo o cuzinho dela também foi descabaçado, mas por mim na nossa terceira transa. Hoje ela adora levar cacete em todos os buracos, comigo enfiando meu dedo no cuzinho dela enquanto meto na buceta e vez ou outra o pluto faz a festa nela comigo só observando, mas ela já não senti mais a dor que sentia e até gosta de ser enrabada por ele enquanto me chupa.
Gilherme – Porto Real - RJ
          Uma internauta especial numa bela siririca        

Eu tenho 55 anos, sou casado, mas gosto muito de teclar com as mulheres tanto das salas de bate papo como daquelas que costumam frequentar esse site de contos e que deixam o msn ou adicionam o meu msn.
Ontem algumas adicionaram meu msn, tanto escritoras como leitoras e em especial Aninha, uma morena, 21 anos, e que gosta muito de ler os contos e se excitar. Aninha é de São Paulo e vive com a mãe e um irmão.
Ela me contou que perdeu a virgindade com 17 anos e que não foi uma experiência muito legal e que gostaria de ser bem safadinha mas nunca teve a oportunidade de conhecer alguem que pudesse lhe ensinar tudo inclusive que não costuma se masturbar pois nao acha legal ficar se tocando.
Conversamos durante várias horas, falamos sobre tantas coisas inclusive sexo e ela me falava que estava super excitada como nunca tinha fica ainda e que conforme eu ia falando ela ficava cada vez com a bucetinha mais molhadinha e toda arrepiada.
Mostrei pela camera algumas vezes meu pau e ela adorava mas o ambiente estava meio escuro e ela não conseguia ver nitidamente e então falei que ia fazer ela gozar e ela disse que ia adorar.
Pedia que ela mostrasse os seios na camera mas ela ficou meio timida no inicio e não quis mostrar mas com o tempo ela foi se soltando e pela primeira vez ela fez. Abaixou a blusa que ela usava.. me mostrou o seio com sutiã, pedi para ela mostrar o biquinho.. daí ela foi em frente.. mostrou.. apertou.. mexia com o biquinho do seio e fechava os olhos de tesão..
Daí ela levou a mão na bucetinha.. e colocou o dedo na frente da camera para eu ver como estava a buceta dela.. nossa.. os dedos dela parecida que tinha cola... rsrsrs... de tanta baba que tava saindo da sua buceta.
Continuamos a conversar e como ela ainda estava com um pouco de receio, falei para ela tocar a bucetinha dela por sobre a roupa mesmo.. ela disse que ia fazer.. mas ela enfiou a mao por dentro da calça e começou a se tocar e eu comecei a escrever coisas para ela mais ou menos assim:
Vai aninha, vem ser minha putinha vem... vou chupar sua buceta.. enfiar milha lingua na sua buceta, lamber ela todinha, enfiar minha lingua no seu cu virgem.
Vai aninha.. putinha safada.. goza pra mim vai....
Delicia vc.. essa carinha.. que safadinha...
Isssooo... gostoso.. sente meu cacete entrando e saindo da sua buceta...
Vem ser minha putinha vem..
Vou te fuder todinha...
Assimmm.. isssso.. e por aí a fora.
Ela cada vez mais mordia os lábios, fechava os olhinhos, ia mexendo na sua bucetinha e me falava que estava delicioso.
Continuei a teclar e cada vez mais incentivando a Aninha a gozar gostoso pois ela me falou que nunca tinha tido um orgasmo e que nunca tinha sentido a buceta dela tão molhadinha e piscando como estava.
Perguntou se podia enfiar o dedo nela e eu falei que podia enfiar não um mais dois ou tres quantos ela achasse gostoso e necessário.
Aninha foi acelerando a sua siririca e eu via a carinha dela pela camera cada vez mais ofegante, os olhos se fechavam as vezes porque ela queria ler o que eu escrevia, passava a lingua nos lábios, mordia os lábios até que de repente ela fica quietinha, e goza... goza.. goza... segundo ela como nunca tinha gozado na vida, que adorou a maneira que eu conduzi ela e que ela ia querer sempre que estivesse se sentindo carente.. teclar comigo.
Mulheres e meninas de todas idades que quiserem.. deixem o email ou msn.
Franco – São Paulo - SP
          Entreguei-me ao meu primeiro amor        

A história que vou relatar aqui é verídica. Há seis anos atrás eu morava no sitio com meus pais e estudava numa escola rural. Ao terminar o ensino médio fui para uma cidade vizinha, morar com uma tia, onde além de estudar ajudava-a nos afazeres de casa. Meu primeiro beijo aconteceu quando eu tinha dezesseis anos, com meu amigo de escola chamado Fernando (nome fictício), que sempre foi apaixonado por mim, mas que eu sempre ignorei por ser três anos mais velho que eu. Hoje estou com dezessete anos e mesmo morando na cidade grande, com novas amizades, continuo virgem. Certa noite quando cheguei em casa após o colégio, tinha uma carta das minhas amigas que deixei lá no interior, convidando-me para a festa de formatura delas e dizendo-me o Fernando continua apaixonado por mim, pois nunca deixa de querer saber notícias minhas. No dia seguinte escrevi para elas confirmando minha presença e no dia marcado lá estava eu de volta na minha cidadezinha. Minhas amigas estranharam um pouco o meu novo visual e a forma que eu me vestia, muito mais sexy e provocante. Meus pais então nem queiram saber o que eles falaram ao me ver. Passei a tarde com minhas amigas no galpão onde rolaria a festa, ajudando-as na decoração. Lá pudemos conversar sobre tudo, mas o Fernando era o tema principal, pois nos meses que eu fiquei fora, elas contaram-me que ele não namorara ninguém a sério, pois só ficava, certamente para se satisfazer e sempre dissera a elas que continuava me amando. Ouvindo tudo aquilo, não podia deixar de admitir que eu também tinha uma quedinha por ele e talvez fosse até apaixonada, mas nunca admitira, portanto sem falar nada a ninguém, eu também nunca o esquecera e sempre tinhas sonhos e pensamentos eróticos com ele, imaginando-o ser o meu primeiro homem, aquele que iria tirar o meu cabaço e me ensinar as maravilhas do sexo. Já a noite no galpão, a festa tava bombando e eu andava de um lado para o outro procurando pelo Fernando, que ainda não encontrei desde que voltei. As horas iam passando e nada. Fiquei numa aflição, prometendo mil coisas caso ele aparecesse, como já era bem tarde ele num aparecia eu fui dançar e curtir um pouco a festa, e ele nada. Quando foi bem mais tarde, e eu já sem esperanças vi ele chegando, tava ainda mais lindo do que quando o vi na última vez. Nossa, minha buça molhou na hora, minha vontade era de voar em cima dele, mas me contive, e assim a festa ia rolando, e ele nada de me procurar, talvez ressentido ainda pela forma que fui embora sem sequer despedir-me dele. Eu fiquei com o coração na mão e minutos depois decidi ir embora muito triste pois ele ainda não tinha me procurado. Despedir-me das minhas amigas e quando sai da festa ele estava do lado de fora do portão me esperando, e veio em minha direção falando: “preciso conversar com você, pode me ouvir?”, Disse-lhe que sim, mas antes queria um abraço bem forte dele, o que ele não pensou duas vezes em me dar. Disse que estava um pouco cansada, mas que poderíamos ir conversando enquanto caminhávamos. Ele então me acompanhava dizendo: “Porque você fez isso comigo? Você não percebeu e percebi que sou louco por você?, por favor diga-me alguma coisa?” Eu continuava andando sem nada falar, apenas ouvindo-o e quando chegamos na praça, ele se pos na minha frente, me parou, ergueu meu rosto e viu que eu estava chorando, então me abraçou falando: “porque você complica as coisas, eu amo você e sei que no fundo você também me ama. Te desejo desde aquela vez que ficamos juntos, mesmo que por alguns instantes e trocamos nosso primeiro beijo, o qual eu nunca esqueci” então aproximou seus lábios dos meus e me beijou, eu então baixei a guarda, abracei-o e correspondi com muita excitação. Ele disse que não via a hora de sentir meus lábios novamente e eu disse-lhe que eu também nunca esquecera aquele beijo. Continuamos a nos beijar e nas poucas palavras que trocávamos, ele disse saber que eu ainda era virgem e que nunca havia beijado outros rapazes, pois minhas amigas havia lhe dito sobre os meus medos e raiva que eu tinha de homem, devido meus traumas de infância, em seguida fomos para a praça onde não tinha ninguém, nos sentamos em um banco daquele e começamos a nos beijar, ele sabia como me deixar louca, eu não conseguia me soltar, mas ele com sua paciência aos poucos foi me relaxando, para que se eu quisesse me entregar a ele sem receio, ele mordiscava minha orelha, chupava, ia descendo pelo meu pescoço me deixando muito excitada. Resolvi me entregar de corpo e alma a ele, pois sempre sonhara com aquele momento, então comecei a soltar gemidos baixinhos, com vergonha dele perceber como eu estava cedendo aos seus encantos, eu respirava fundo e gemia, ele lentamente desceu sua mão em meus seios, eu delirei quando ele toucou eles pela primeira vez. Ele desceu sua mão até minhas pernas por entre as coxas e foi passando me fazendo gozar pela primeira vez naquela noite, sem ao menos ter me penetrado. Ele percebeu que me fez gozar e continuou a me tocar, em seguida ele devagar passou sua mão em minha xaninha por cima da calcinha, e viu como eu estava super molhadinha, e disse ao meu ouvido: “agora estou domando a minha menina” , então disse a ele: “quero ser sua, me doma” ele respondeu “já esta domada”, e ele me beijou na boca e desceu sua mão até minha xaninha e ficou alisando-a, depois tirou minha calcinha e colocou em seu bolso da calça e me pediu pra abrir minhas pernas, o que eu obedeci sem reclamar, pois eu queria muito que ele me penetrasse, mas não foi isso que ele fez, ele abaixou as alças de meu vestido e levou sua língua lambendo meus seios e depois chupando-os, eu gemia muito, não conseguia me controlar, minha xana estava muito molhada, ele passou sua mão nela enquanto sugava meus seios intumescidos, e eu urrava de desejo, estava como uma mulher vulgar em sua mão, ele voltou a me beijar na boca, com aquele beijo macio e molhado. Então ele abriu o zíper da calça e tirou aquele mastro pra fora e me pediu que eu olhasse para aquilo que seria todinho meu, eu olhei meio tímida e ele levou seu pau até minha boca e disse: “chupa meu pau minha menina, ele é todinho seu, hoje quero ter você por inteira e sem pressa, agora coloca sua boca nele e suga como se tivesse mamando” eu fiz o que ele pediu e meti minha boca naquele cacete enorme, chupei com muita vontade, como se fosse uma puta bem experiente, mas na verdade era a primeira vez que me via com um cacete na boca. Depois disso ele me pegou pelas mãos e disse: - Vamos para a minha casa, lá eu te farei mulher, a minha mulher e se quiser você será minha para sempre. Seguimos para a casa dele. Já na casa dele, fomos direto para o quarto dele, onde logo que entramos ele me virou de costas, beijou meu pescoço, foi tirando todo o meu vestido e continuou me lambendo e beijando nas costas. Então me deitou de bruços na cama e retirou meu vestido deixando-me nuazinha. Em seguida percorreu sua língua em minhas costas até chegar em meu rego e no meu cuzinho, deixando-me enlouquecida. Ele então começou a se despir e já livre das roupas, com aquele cacete duro feito pedra na minha frente, fez-me segurar e colocar na boca, chupando-o novamente. Vez ou outra ele parecia querer me furar a garganta, pois empurrava aquela vara até minha goela, fazendo-me ânsia de vômito. Depois de um tempo,veio por cima de mim, abriu minhas pernas e encostou seu mastro em minha xaninha, me levando a loucura, e ali ficou roçando e me beijando, eu comecei a chorar de prazer e respirar ofegante como se tivesse faltando algo me mim, e ele dizia: “chora minha menina, que agora você vai ser minha pra sempre” e de repente ele forçou a entrada de seu pênis em minha xana enfiando apenas a cabecinha, depois eu comecei a rebolar em seu pau para que o resto entrasse, mas ele retirou seu pau, e eu comecei a gemer alto e entre gemidos eu dizia: vai, por favor, me faz tua mulher, eu quero ser sua e nunca mais vou ti ignorar, não me deixe assim” ele ouvindo o que disse retornou seu pau em minha xana e forçou sua entrada, aquilo queimava minhas entranhas, ele tentou me penetrar mas não entrava, afinal eu ainda era cabaço e eu comecei a chorar de dor e prazer e ele me beijava e voltava e a me penetrar, e não conseguia e eu comecei a falar: “pode meter tudo em mim de uma vez que eu agüento, mas não me deixe sem sentir você, preencha esse vazio que esta entre minhas pernas” ele obedeceu enfiou novamente forçando a entrada, as lagrimas escorriam de meu olhos, mas aquela dor e prazer que eu senti foi enorme, me senti sair do meu corpo, como se fosse desmaiar, ele me beijava, e eu sentia cada centímetro de seu pau rasgando a minha xana, ele enfiou tudo e esperou um pouco para que eu pudesse relaxar e começou num movimento de vai e vem bem devagar, e ao mesmo tempo ele me beijava e segurava meus cabelos fortemente, aquilo pra mim era um sonho. Eu gozei múltiplas vezes insanamente, naquele pau gostoso e ele vendo aquilo todo melado tirou seu pau pra fora e se pos a chupar e lamber minha xoxota, eu me contorcia de prazer até que gozei em sua boca, depois ele meteu seu pau em mim novamente e bombou bem rápido dizendo: “vou gozar minha menina ahhhhhhhhh, você agora é minha mulher, eu ti fiz minha mulher ahhhahhaahhh” e começou a gozar dentro da minha buceta e também sobre ela. Sentindo aquele leitinho quentinho no meu interior e sobre meu corpo, comecei a gemer feito uma alucinada e mais uma vez gozei gostoso. Depois de tudo terminado ficamos coladinho um ao outro com ele fazendo carinho. A sua porra escorria entre minhas pernas, eu passei a mão em minha xana e pude notar que tinha um pouco de sangue pelo meio, ele notou que eu vi e começou e me explicar que aquele sangramento era normal, afinal eu acabara de ser deflorada. Depois de uma meia hora nos limpamos e nos vestimos e ele levou-me até minha casa. No dia seguinte acordei feliz da vida e quando pensei em ligar para ele, o meu telefone tocou e era ele, perguntando-me se estava tudo bem e convidando-me para almoçarmos juntos na pensão de um amigo nosso num bairro vizinho. Disse-lhe que sim. Mas tarde nos encontramos, almoçamos e depois fomos para um hotel onde mais uma vez entreguei-me a ele e desta vez além de minha bucetinha recém desvirginada, ele colocou-me de quatro na beirada da cama e arregaçou o meu cuzinho, tirando-me todas as pregas e depois fazendo-me chupar e engolir toda a porra dele na hora de gozar, o que fiz sem nojo e sem receio, afinal eu sempre o amei e não queria perdê-lo. Daí pra frente assumimos nosso relacionamento e depois de quatro meses de namoro, resolvemos morar juntos numa casinha modesta, mas nossa, que construímos num terreno que ele tinha. Hoje somos felizes e realizados sexualmente, pois sabemos como nos completar.
Luana – Rio Claro - RJ
          Foda que começou num barzinho        


O barzinho próximo ao colégio onde eu e minha amiga fazíamos o pré-vestibular estava lotado de homens e mulheres de todos os jeitos. Contudo ao chegarmos ainda encontramos a última mesa vaga. Muitas músicas, pessoas rindo e se divertindo, apareceu o garçom e fez o pedido, dissemos que desejávamos nos refrescar e era para ele descer uma cervejinha bem gelada. Nós duas que já vínhamos de outra festa e que já tínhamos derramado todas e viemos para se divertir! De repente! Um carinha bem bonitinho e novinho chegou, pediu uma cerveja no balcão e minutos depois foi ao banheiro. Vendo-o entrar no banheiro e Como o acesso aos sanitários era um só,resolvi ir também, deixando minha amiga sozinha na mesa. Entrei ao banheiro e para a minha surpresa a parte dos homens estava sem a porta, e eu pude ver aquele gostosinho urinar? Quando ele acabou de urinar e balançava aquele pau gostoso, ele viu que eu estava observando e sorriu sem graça. Dizendo:- Estou atrapalhando? - Claro que não, eu disse. Permaneci na porta do sanitário feminino e quando ele ia passando por mim, convidei-o a entrar comigo, dei-lhe a mão e o puxei. Logo que ele entrou, arriei o fecho da calça dele e peguei naquele cacete cheinho de veias pulsantes, que estava semi duro, fazendo-o endurecer por completo. Eu tinha que aproveitar aquela oportunidade, já que estávamos a sóa ali. Sentei no vaso e comecei a lamber toda a extensão daquela pica que inchava em minha humilde boquinha. Enquanto o chupava, ouvíamos os homens que chegavam para urinar, falarem várias sacanagens. São piores que nós mulheres. Um falava da bunda das mulheres, o outro que já havia comido fulana e sicrana e o outro dizia que estava com o pau duro de tanto sarrar nas coxas da que dançava com ele. Eles ali falando sacanagem e nós ali, pegando fogo dentro daquele cômodo. Eles riam e falavam sem perceber que tinha uma mulher ali dentro com a boca ocupada chupando um cacete e com a buça piscando e toda molhada de tesão. Meu garoto gemia e só faltava subir pelas paredes e eu nem ai... Eu estava precisando de uma piroca, e já estava quase implorando para ser fudida por ele ali mesmo naquele momento. Com um tesão danado e sentindo aquele cacete duro e pulsando dentro da minha boca, me levantei, ergui meu vestido, arrastei minha calcinha pro lado, abri bem minhas pernas e pedi que enfiasse a rola na minha buça e comece com vontade. Ele não pensou duas vezes e me penetrou gostoso. Ai que delicia!!! Nunca foi tão bom, acho que é a questão do lugar proibido e aquela sensação de ser flagrada. Ele acelerou os movimentos e após me perguntar e saber que eu era ligada, sem risco de gravidez, inundou minha racha com aquele leite quentinho. Eu dei um gritinho e um gemido alto de prazer. Nesse instante várias gargalhadas no banheiro, era mais pessoas chegando para urinar. Eu e ele ali quietinhos, nos limávamos e nos arrumávamos. Quando percebemos o silêncio, abri a porta para sairmos e para a minha surpresa tinha um cara tocando uma punheta no cantinho olhando-nos maliciosamente, certamente já estava ali na hora que eu gozei e gritei, o que excitou-o. Senti que ele dava um caldo e falei para o carinha que acabara de me fuder, saísse antes que mais pessoas chegassem. Assim ele fez e se mandou, nem percebeu a presença do outro ali com o cacete duro na mão. Como loucura pouca é bobagem, chamei-o para o banheiro onde eu estava e repeti a dose, fui logo me sentando no vaso e abocanhando o pau dele, fazendo-o engrossar na minha boca ávida de prazer. Chupei-o com vontade, fazendo-o gozar rapidamente, jorrando aquela porra quentinha em minha boca, cabelos e todo rosto. Ele ficou estático, sem ação, pois talvez, jamais imaginara que um lance desse pudesse acontecer com ele no banheiro de um bar. Levantei-me, dei um selinho nele, coloquei-o pra fora antes que chegasse mais alguem e fui passar uma água no rosto para me limpar. Em seguida me refiz e voltei para a multidão e para a mesa que estava com minha amiga. Quando falei o que fizera no banheiro nos minutos que lá fiquei, ela quase não acreditou e me chamou de louca. Em seguida rimos muito, brindamos com mais uma cervejinha e ficamos a observar a galera que dançavam, se esfregavam e sarravam na bunda das mulheradas. Chegamos a ver o momento que, um deles de mastro duro e pulsante, esporrava dentro da sua calça. Eu e minha amiga estávamos tão distraídas que nem percebemos quando o macho que me comeu gostoso dentro do banheiro se aproximou sorridente da nossa mesa, perguntando-nos se podia sentar-se com a gente. Dissemos que sim e ele sentou-se, chamando em seguida o garçom e pedindo mais uma cerveja. Assim que chegou, encheu nossos copos e brindou conosco o início de uma bela amizade. Começamos a conversar os três e depois de um certo tempo ele pediu-nos licença para ir ao banheiro. Enquanto o aguardávamos voltar, eu e minha amiga que achou-o um tesão e estava interessada em senti-lo dentro dela também, combinamos de tirá-lo dali e levá-lo até a minha casa que ficava uma quadra adiante. Quando ele retornou, continuamos nossa conversa e quando ele ia pedir uma outra cerveja, minha amiga, conforme tínhamos combinado, sugeriu que saíssemos dali, pois estava muito barulho. Ele aceitou a sugestão e já do lado de fora do barzinho, sugeri que comprássemos umas cervejas em latinha e fossemos para a minha casa que ficava ali perto. Certamente percebendo nossa intenção, ele disse que tudo bem. Chamou então o garçom e pediu dez latinhas de cervejas, pagando-as sem permitir que rachássemos. Fomos para minha casa. Deixei-os acomodados na poltrona da sala e fui levar as cervejas para colocar na geladeira. Quando retornei com duas latinhas e três copos, os dois já estavam se beijando. Perguntei se atrapalhava e ele convidou-me a juntar-se a eles, o que fiz de imediato. Colocamos cerveja em nossos copos e brindamos ao que iria rolar entre nós. Daí pra frente começamos a nos beijar mutuamente e não demorou muito para que nos livrássemos das roupas e eu e minha amiga, começássemos chupar mutuamente aquela rola. Depois nos sentamos lado a lado na poltrona e foi a vez dele de nos chupar alternadamente. Já estávamos bastante excitadas e deixamos a sacanagem rolar, de todas as formas, começando pelo tapete, com ele ora fudendo minha amiga enquanto ela me chupava e ora me fudendo enquanto eu a chupava. Depois de termos nossas xotas preenchidas por aquele belo cacete, nos colocamos de quatro na poltrona para receber mais aquela rola em nossas buças, o que ele fez, metendo ora na buça da minha amiga, ora na minha. Como ali estava meio que desconfortável, sugeri que fossemos para a minha cama, onde fudemos gostoso, ora com ele metendo na minha amiga e ela chupando minha buceta, ora metendo na minha buceta e eu chupando a buça da minha amiga. Era uma sacanagem só e eu cheia de tesão, ofereci meu cuzinho para ser fodido por ele, que não exitou em enfiar aquela rola até o talo, fazendo-me delirar de prazer e gozar feito uma louca na boca da minha amiga. Depois foi a vez dela ser enrabada, enquanto eu chupava-a. Quando ele estava prestes a gozar e nos avisou, agachamos a frente dele e abocanhamos aquele cacete, alternado-nos nas chupadas, até que ele derramou todo o leitinho que tinha acumulado em nossos rostos, bocas e corpo. Daí levantam-nos e trocamos um delicioso beijo triplo. Saciados, fomos para o banheiro, nos lavamos, nos vestimos e retornamos para a sala, onde ficamos conversando e bebendo as demais cervejinhas que tínhamos comprado. Lá pelas tantas da madruga, ele disse que a conversa estava boa, mas tinha de ir embora, pois trabalharia na tarde seguinte e pretendia dar uma descansada em sua casa. Despedimo-nos dele que prometeu voltar no dia seguinte para almoçar conosco e quem sabe saborear-nos como sobremesa. Logo que ele saiu, eu e minha amiga fomos para cama dormir, mas antes de dormirmos, ainda nos chupamos até gozarmos uma na boca da outra. Daí apagamos e só despertamos por volta das dez horas da manhã. Levantamos, tomamos um banho juntinhas e fomos fazer algo para comer. Depois ela foi na casa dela e mais tarde retornou, trazendo algumas peças de roupas, para sairmos a noite pra balada e para o dia seguinte, quando nosso novo amigo fodedor, viria almoçar e passar o resto da tarde e noite com a gente. O que aconteceu conforme combinado, mas o que aconteceu, é outra história, que conto outra hora.
L.C – Volta Redonda - RJ
          TIRANDO O CABAÇO DA MINHA CUNHADA        

Voltando das férias onde tirei o cabacinho da minha cunhada a vida voltou a rotina do começo de ano, mas nunca mais foi a mesma. Uma semana depois da volta da praia tive a oportunidade de ficar a sós com minha cunhada. Minha noiva voltou ao serviço e teve que viajar para São Paulo e ficar uma semana fazendo treinamento, foi quando minha cunhada teve que ir refazer matricula da faculdade e fui levá-la. Nayara estudava em uma cidade vizinha e quando pegamos estrada ela já veio me deixando louco. Disse que ficou uma semana na praia, perdeu a virgindade comigo e que estava louca pra transar novamente, pois seu namorado não havia feito nada em Camburiu. Assim que passamos pelo pedágio ela começou a passar a mão no meu pau e disse que queria fazer uma loucura e perguntou se eu permitia. Lógico que já sabendo das pretensões dela concordei e ela abriu o zíper da minha calça e desabotoou o botão. Começou a chupar meu pau como se tivesse chupando um sorvete. Aquela língua e o olhar pra cima de provocação me desconcentravam. Não agüentei e parei o carro. Na estrada mesmo ela continuou a chupar meu pau com mais intensidade foi logo que gozei na sua boca. Dessa vez nem precisei pedir e Nayara engoliu toda minha porra quente. Ela me deixava louco. Nos recompomos e seguimos viagem até a faculdade. Lá ela entrou para fazer rematricula e logo percebi de longe que ela falava algo com a colega e apontava para meu lado. Ela estava de calça jeans bem justa e uma blusinha preta bem decotada de alça e sua amiga de mini saia jeans e blusinha branca. As duas eram lindas, mas fiquei de longe só espiando. Assim q ela terminou veio em minha direção acompanhada da amiga Juliana que fiquei sabendo o nome depois. Nos apresentou e disse que eu era o professor de matemática mais bonito da cidade. A amiga bem safada disse que era um pecado ter um cunhado assim. Dei risada e chamei a cunhada para voltarmos. Minha intenção era voltar o mais rápido para pegar uma rodovia onde tinha um motel e minha cunhada sabia disso e se despediu da colega, mas não chegamos nem sair da faculdade. Ela estava terrível aquele dia, disse que ia me apresentar a faculdade e levou para o segundo andar onde ficava sua sala. Sabia que ela estava aprontando foi quando antes de chegar na sua sala ela me arrastou para o banheiro da faculdade. Sabia que seria ali que íamos transar e fomos logo nos fechando em um Box. Ela estava totalmente alucinada e foi tirando minha roupa. Sem camiseta e com as calças abaixadas sentei no vaso e foi ai que ela começou a tirar sua blusinha como se tivesse fazendo um strip e dançando. Meu pau já estava totalmente duro a ponte de explodir e ela se virou e foi tirando a calça com a bundinha virada pra mim. Ela sabia provocar como ninguém. De calcinha sentou no meu colo e disse: Faz essa sua cunhadinha putinha gozar como da outra vez professor bem dotado e me beijou. Aquilo me arrepiava e não sentia nem medo de transar ali. Tirei o sutiã e comecei a chupar seus seios ela começou a gemer feito uma cadelinha. Pegou meu pau e começou a bater uma punheta e sem tirar a calcinha e sim puxar para o lado encaixou meu pau na sua bucetinha. E começou a rebolar. Aos poucos o pau foi entrando e dessa vez parecia que estava mais apertadinha a bucetinha dela. Após entrar quase tudo levantei e encostei ela na parede e comecei a bombar. Ela gemia muito e não conseguia se controlar. Suas pernas já estavam cruzadas na minha cintura e meu pau totalmente penetrado nela. enfiei tudo dessa vez. Ela estava super molhada e facilitava a penetração. Estávamos completamente excitados como nunca nenhuma mulher tinha me deixado antes. Estávamos pela primeira vez a ponto de gozarmos juntos e isso não demorou a acontecer. Novamente gozei dentro daquela bucetinha linda. Os dois totalmente suados sem fôlego. Lembrando do motel na praia quis logo pegar ela de quatro ali mesmo e comer seu cuzinho. Dessa vez ela não falou nada. Virou tentou ficar de quatro mas o espaço era muito pequeno. Mandei encostar-se à parede e tentei enfiar no seu cuzinho. Ela começou a gritar de dor e a cabeça do pau nem tinha entrado. Escutamos alguns passos no corredor e ficamos em silencio quando resolvemos sair de lá e terminar isso no motel. Saindo da faculdade entramos no carro e perguntei onde era a farmácia mais próxima pra comprar algum lubrificante. Pegamos a estrada e em menos de 15 minutos estávamos no motel. Entramos, era um quarto bem simples e sem hidro dessa vez. Deitamos na cama e começamos a despir. Ela continuava cheirosa mesmo com todo o suor do banheiro da faculdade. Totalmente pelado peguei o lubrificante se já fui colocando ela de 4 na cama. Ela olhou pra mim e pediu pra enfiar com carinho. Não via a hora de comer aquele cuzinho apertadinho. Meu pau latejava de tesão. Lubrifiquei bem o meu pau e quando estava passando no cuzinho dela aproveitei e enfiei o dedo indicador. Ela virou e olhou pra trás. Sabia que era só o começo. Comecei a enfiar a cabeça do meu pau. Como foi difícil. Não entrava de jeito nenhum...Muito grande e grosso. Depois de uns 5 minutos de batalha e dor consegui enfiar a cabeça Ela gritava de dor e prazer ao mesmo tempo. Comecei bem devagar a bombar o pau naquele cuzinho. No que tirava e colocava já via sangue no pau. Ela estava sendo totalmente arrombada aos poucos. Comecei a forçar e consegui enfiar uns 15 cm e ela começou a pedir para parar. Apenas parei de bombar e deixei o pênis penetrado. Após passar os gritos comecei novamente mexer devagar e com a mão direita comecei a bater uma siririca para ela. Ela estava totalmente lambuzada. Ela começou a gemer com a siririca e até esqueceu da dor do cuzinho. Comecei a aproveitar da situação e fui intensificando as socadas de pau no cuzinho dela. Estava tão intenso que por pouco não consegui enfiar tudo naquela bundinha empinada. Depois de uns 20 minutos não agüentei segurar mais e comecei a gozar dentro dela. Ela sentiu aquilo quente por dentro e começou a gemer mais ainda dizendo que queria gozar novamente também. A virei e deitei-a rapidamente na cama e enfiei meu cacete, lambuzando-a com minha porra que ainda escorria sem parar. Meu pau estava totalmente roxo e doendo muito, mas mesmo assim comecei a comer a bucetinha dela. Levantei a pernas dela e deixei na posição de frango assado e enfiei todo o pau. Penetrou completamente. Ela gritava de tesão até que em pouco tempo gozou. Tomamos um banho e voltamos para nossa cidade e planejando quando seria a próxima loucura. Passou uma semana ela terminou com o namorado e me deixou numa fria. Mas isso vocês irão ler no próximo conto.
M.C – Rio de Janeiro - RJ
          Distrito 9, alargando un corto        
Neill Blomkamp debutó el pasado septiembre con Distrito 9, o como hacer que Peter Jackson te apadrine tu opera prima y tengas a la Weta Digital cubriendóte las espaldas en el tema digital.

A Blomkamp le molan los videojuegos, y a mí me mola que le mole eso -redundancia dixit. Pero le molan demasiado, tanto que copia lo bueno ( diseños de armas alienígenas, mechas que andan por ahí, planos muy videojuego ) y también lo malo. la simpleza de sus guiones. Que en Doom sólo necesitemos saber que estamos en una colonia espacial con una puerta al Infierno y hay que cerrarla y de paso exterminar hordas de demonios con demasiados cuernos vale, pero en una película la excusa de salvamos el mundo a golpe de láser no casa tanto. O al menos si no la protagoniza John McLane.


Distrito 9 comienza con una premisa interesantísima, usando la ciencia ficción como excusa para poner de manifiesto los abusos de autoridad, la xenobofia de la sociedad, los intereses e intervencionismo de multinacionales y el finalmente, negocio de las armas. Todo esto con un cabeza de turco, Van Werhe, que lidera el deshaucio del campo de concentración para trasladarlos a otro. Los primers veinte minutos con esta puesta en escena tan atractiva e original, narrada siempre a modo de documental que cuenta los hechos. Ésa era la idea de Blomkamp en su corto Distrito 9 que le valió para finalizar sus estudios de cine y de paso entrar por la puerta grande de la gran H. Aunque el corto se queda algo escaso, la idea es buena, pero no extenderla. O al menos no como lo ha hecho Blomkamp, cogiendo una estupenda idea sci fi y convirtiendóla en una amalgama de láseres, mechas y humanos que petan como globos de hemoglobina.

Distrito 9 es un estupendo debut para Blomkamp, y haciendo migas con Jackson y el interés mutuo de hacer una película de Halo hace preveer que si no la acaban haciendo algun día, veremos cantidad de películas con made in videogame. Y si ésa es la intención desde el principio, perfecto, pero con Distrito 9 da la sensación que veamos una interesante lección de original enlazada con otra de fan service total. Y es una lástima.
          Te vas a cansar de morir en Shiren The Wanderer 3        

TinyCartridge recupera un anuncio japonés ( de por allá 2008 ) de Shiren The Wanderer 3, el JRPG para hombres y jugones de verdad. Un juego en el que te hartarás a morir, aunque si es al compás de la Quinta Simfonía de Beethoven siempre es más agradecido. Además, los muchachos de Tiny han preguntado a los editores yanquis del juego, Atlus, cuáles son sus muertes favoritas en el juego. Aunque su versión homónima portátil sí llegó al viejo continete, ya es un milagro milagroso que dos años después, Shiren 3 Wii diera el salto a Estados Unidos, o sea que si estáis interesados en JRPG's para poner a prueba vuestra paciencia, tendréis que tirar de importación.










          FUTEBOL NA GUERRA        

Em tempo de Guerra o futebol teve vez até no front




Pegando o gancho do post anterior sobre centenário, em 2014 também marca um século do início da I Guerra Mundial, conflito sangrento ocorrido principalmente na Europa e que deixou um saldo de milhões e milhões de mortos entre soldados, civis e até animais. 

De um lado os "Aliados", compostos por França, Grã-Bretanha, Rússia, Bélgica, Sérvia, Itália (começou o embate como adversária, mas se aliou em 1915) e Estados Unidos; do outro, Alemanha, Áustria-Hungria, Império Otomano e Bulgária formavam as "Potências Centrais". O confronto bélico se iniciou em 1914 e só veio ter fim em 1918 com a derrota das Potências, a queda dos otomanos e a consequente assinatura do Tratado de Versailles por parte dos alemães em 1919.

Contudo, mesmo em tempos de guerra o futebol continuava a ser praticado - não só nos países com seus campeonatos locais, mas também no campo de batalha. Foram vários relatos, documentos, registros fotográficos e livros tratando do assunto, quando soldados aproveitavam os breves momentos de descanso e/ou cessar fogo não-oficiais para se divertirem com a bola nos pés.

O cartaz acima foi uma motivação para os jovens ingleses ingressarem no front, visto a declaração do jornal germânico "Frankfurter Zeitung" de que os britânicos "não eram de nada". Já a foto é de 25 de dezembro de 1915, num campo próximo à Salonika na Grécia, numa das chamadas "Tréguas de Natal", em que soldados de ambos os lados faziam um cessar fogo para celebrarem os festejos de fim de ano.

O 17º Regimento de Middlesex ficou conhecido como o "Batalhão do Futebol" ou "The Extremers" ("Os Extemados") devido à maioria de seus componentes serem à época jogadores de futebol. Tal ideia partiu de William Joynson-Hicks, membro do Parlamento britânico. O objetivo principal era despertar o nacionalismo através do futebol. Dirigentes dos clubes e árbitros também se alistaram.

O grupo teve como um de seus líderes o escocês Richard McFadden, atacante do Clapton Orient (hoje Leyton Orient) que entre 1911 e 1915 era o ídolo maior do clube e seu maior artilheiro. O jogador morreu durante os confrontos e hoje é reverenciado pelos torcedores do modesto time inglês ao lado de dois colegas de equipe também mortos na guerra, William Jonas e George Scott.

Os jogos nos terrenos castigados pela guerra muitas vezes eram à base do improviso: bolas feitas de lata, entulhos diversos e arames; as traves muitas vezes eram apenas as botas dos soldados alinhadas e os combatentes corriam atrás da vitória mesmo com seus pesados uniformes. 


Ingleses e alemães rivalizavam também nas peladas durante a guerra



O ex-combatente Ernie Williams, em uma entrevista à rede BBC inglesa há alguns anos, recordou uma das partidas mais famosas da época. "Uma bola foi lançada do lado dos alemães e, em poucos instantes, vários soldados começaram a jogar. Havia umas 200 pessoas e todas pareciam estar se divertindo. Ninguém com más intenções entre nós e não havia juiz, nem placar". 

Vários jogadores britânicos, que inclusive atuavam por suas seleções, estiveram no "Batalhão do Futebol" durante as batalhas de Deville Wood e Guillemont  - essas duas na Batalha do Somme - e na Batalha de Arras em 1917. Nomes como o do já citado escocês McFadden, do zagueiro Frank Buckley (Bardford City e Inglaterra), do meiocampista Lyndon Sandoe (Cardiff City e País de Gales) e todo o time do Hearts of Midlothian da Escócia engrossaram as fileiras nas trincheiras da I Guerra Mundial.


Exeter City de 1914: sete dos jogadores que enfrentaram o Brasil foram à guerra



Na postagem anterior  relembramos os 100 anos de história da Seleção Brasileira de futebol. E em sua primeira partida o adversário foi o inglês Exeter City, com vitória brasileira por 2 a 0 no campo da Rua Guanabara, atual Laranjeiras, no Rio de Janeiro. A I Guerra estava em seu começo no dia 21 de julho daquele ano, mas devido às dificuldades de comunicação da época os britânicos ainda não tinham conhecimento do conflito - só ficaram sabendo quando estavam retornando à Europa a bordo do navio Alcântara.

Relatos de alguns dos jogadores deram conta de que com o navio portando uma bandeira inglesa em seu mastro houve o temor da embarcação ser atacada pelas forças inimigas. Porém, felizmente a viagem foi realizada sem transtornos e os únicos tiros ouvidos foram de navios franceses como advertência para o confronto durante a passagem pelo Canal da Mancha.

Aidan Hamilton, autor do livro "Have you ever played Brazil? - The story of Exeter City's 1914 tour to South America" ("Você já jogou contra o Brasil? - A história da turnê de 1914 do Exeter City pela América do Sul", inédito no Brasil), relata que 7 dos 11 jogadores que entraram em campo no histórico jogo contra os brasileiros foram convocados para a guerra: o goleiro Reg Loram, o médio e capitão do time Jimmy Rigby, os zagueiros Jack Fort e Sammy Strettle, e os atacantes Charlie Pratt, Billy Lovett, Fred Goodwin e Fred Whittaker - estes dois últimos integrando o "Batalhão do Futebol". Ainda segundo Hamilton, Goodwin sofreu sérios ferimentos nos confrontos e jamais voltou a atuar. 

Afora estes citados, quatro atletas dos quadros do clube inglês que não estiveram presentes na excursão ao continente americano, também se alistaram: William Kirby, Arthur Evans, Fred Hunt e Kadie White - todos mortos no conflito.


Todo o time do Hearts, da Escócia, participou da I Guerra




O alistamento militar na Grã-Bretanha não era obrigatório até 1916, por isso o governo teve que apelar para o nacionalismo aliado ao futebol, já que era a principal prática esportiva da ilha europeia naquele tempo. Atraídos por esse chamamento patriótico, todos os jogadores do escocês Hearts alistou-se em 1914 no "Batalhão do Futebol" para os combates contra os alemães e seus aliados.

O galês Bertie Felstead, outro ex-combatente da I Guerra, registrou em um relato encontrado após sua sua morte em 2001 que "não era um jogo propriamente dito, eram todos contra todos em que chutávamos a bola sem objetivo. Poderia haver uns 50 de cada lado, eu acho. Eu joguei porque realmente gostava de futebol. Não sei quanto tempo durou. Provavelmente uma meia hora, e ninguém estava contando o placar". 

Ou seja, o futebol serviu como instrumento de integração e paz entre as forças rivais, tal qual como aconteceu em fevereiro de 1969, quando o Santos de Pelé fez uma excursão pela África. Na ocasião o time paulista conseguiu que o Zaire (atual República Democrática do Congo), que vivia um grande conflito interno entre blocos étnicos e políticos, vivesse um dia de cessar fogo para que a população pudesse acompanhar o maior jogador do planeta e seus companheiros em campo.

O "Batalhão do Futebol" foi desmobilizado em 1918, ano do fim da guerra, e contabilizou várias perdas para o esporte britânico. Em 2010 foi erguido o memorial para o 17º Regimento de Middlesex na cidade francesa de Longueval, no norte do país. Placas de granito com nomes dos atletas/combatentes mortos encontram-se no local para que os fãs de diversos clubes possam prestar homenagens aos seus heróis das batalhas nos campos de futebol e de guerra.




Cartaz: Johnson, Riddle & Co., Ltd., de Londres/ING
Foto 1: Getty Images
Foto 2: Chester Chronicle
Fotos 3 e 4: Autor desconhecido


          OS 150 ANOS DE UMA PAIXÃO MUNDIAL        
O livro original contendo as primeiras regras oficiais do futebol




Há 150 anos, mais exatamente no dia 26/10/1863, era dado - literalmente - o pontapé inicial para uma paixão que viria atrair multidões planeta a fora. Foi num pub em Londres, no Freemasons Arms Tavern, localizado em Great Queen Street, que 11 representantes de clubes amadores da capital inglesa se reuniram para redigir as regras oficiais do futebol e fundar a FA - a Football Association. Depois de um século e meio de vida pouquíssimas mudanças ocorreram nas regras e até hoje elas regem a nossa maior paixão esportiva.


Estiveram presentes à histórica reunião no bar londrino pessoas ligadas aos seguintes times: Barnes, Civil Service, Crusaders, Crystal Palace, Forest of Leytonstone (que posteriormente seria rebatizado como Wanderers), N.N. Club, Blackheath, Kensington School, Perceval House, Surbiton e Blackheath Proprietary School. O Charterhouse foi convidado para participar, mas seu representante declinou do chamado. A maioria desses clubes não existe mais ou apenas atua no rugby.

Vale salientar que o futebol já era praticado de forma amadora antes de 1863 em solo britânico, mas ainda sem uma regra oficial. O primeiro esboço de norma surgiu em 1848 nos pátios da Universidade de Cambridge. Outro surgiu em Nottingham em 1850. E ambos foram os alicerces para essa regra final criada pelos ingleses.

Na primeira foto, a edição original do livro de regras escrito naquela noite de 26 de outubro de 1863 escrito por Ebenezer Cobb Morley, que viria a ser o segundo presidente da FA 8 anos depois de sua criação.

A primeira partida da história sob as regras oficiais foi entre Barnes e Richmond, que não estava presente na reunião de fundação da FA. O placar foi de zero a zero no estádio de Mortlake em 19 de dezembro do mesmo ano.


Futebol no século XIX na Inglaterra



Desde então o futebol ganhou adeptos e admiradores até se tornar esse colosso que é hoje em dia. Além de um esporte apaixonante, virou um ótimo negócio que gera lucros cada vez mais exorbitantes. Mas a aprovação das regras, apenas, não era o bastante. Havia a necessidade de se distribuir cartilhas informativas nos clubes, nas escolas, nas livrarias e bancas de jornal, através de livros de regras. E essas regras foram sendo levemente modificadas, e novos manuais passaram a ocupar o lugar das primitivas instruções.

Em 1868 instituiu-se a figura do juiz. Em 1878, um ano depois de se adotar o travessão de madeira (do mesmo comprimento das portas dos salões da universidade de Cambridge), surgiu o apito, já que até então era na força do grito que o juiz anunciava suas decisões em campo. Em 1882, Inglaterra, Escócia, Pais de Gales e Irlanda fundaram a International Board, que até hoje regula as leis do jogo no mundo inteiro, já como órgão assessor da FIFA. 

Houve uma revisão total das regras em 1891, quando apareceram as redes nas balizas, para que não houvesse dúvidas quando da marcação do gol, e foi oficializado o pênalti - a falta dentro da grande área. Em 1896, cresce a autoridade do árbitro, que deixa de ser um simples tira-teima, e passa a se guiar pelo que mandam as regras.

Nos últimos anos do século fixam-se o numero de jogadores em onze, as dimensões do campo, o tamanho da bola e a duração da partida. Os limites das áreas datam de 1901, as leis do impedimento começaram a partir de 1907, definindo-se de vez em 1924. Uma nova revisão foi feita em todo o texto em 1938. A popularização se fez rápida e regularmente, com o apoio dos jornais, cartazes exibidos nas ruas, folhetos distribuídos em comércios, bares e teatros. Uma vez uniformizado, codificado e organizado, o futebol não tardaria a se transformar no mais popular e universal de todos os esportes. 

E hoje o futebol é o que é há 150 anos: uma paixão mundial!



Foto: Adrian Roebuck
Imagem: Newberry Library - Chicago 

          FUTEBOL TAMBÉM TEM SEUS MOMENTOS DE TRISTEZA        

Fim de semana de futebol que quase termina em tragédia pelo Brasil




Nem sempre o futebol é só alegria para torcedores e profissionais que trabalham no meio, seja dentro dos próprios clubes, prestam serviços (como policiais, vendedores, etc.) ou na imprensa. No fim de semana que passou dois fatos lamentáveis aconteceram no que deveria ser apenas mais uma rodada do esporte mais popular do país.

De um lado o poderoso Palmeiras, amargando a Série B em 2013, enfrentando o menos tradicional ABC em Natal no estádio Frasqueirão (1ª foto). O que se viu foi um "ensardinhamento", se é que podemos falar assim, de torcedores no portão de entrada C do estádio. As imagens não mentem e só comprovam que houve falta de bom senso e de organização do evento, colocando em risco o real motivo de existência do futebol: o torcedor. Jovens e adultos correndo perigo de esmagamento contra o alambrado do estádio, relembrando a tragédia de Hillsborough na Inglaterra, em 1989, em que quase 100 pessoas morreram ora asfixiadas, ora esmagadas por superlotação. Enquanto isso dirigentes do time natalense, Polícia Militar e demais envolvidos diretamente com a organização do evento ficam jogando a culpa uns nos outros.

Do outro, pela Série A, o maior clássico do estado do Paraná: Atlético e Coritiba - o "Atletiba". O que também era pra ser uma disputa apenas na bola passou para as arquibancadas - e de maneira nada saudável. Uma briga entre torcidas no estádio da Vila Capanema (2ª foto) provocou vários feridos, inclusive com queda de alambrado e policiais atirando em direção às pessoas com balas de borracha. Por pouco outra tragédia não acontecia nos gramados brasileiros e alguma providência deve ser tomada para se encontrar os culpados pelos graves ocorridos.

Dessa forma como se pode popularizar o esporte no país? Crianças ficam traumatizadas e adultos não vão mais por temerem outras confusões parecidas com riscos até de morte. E olha que ambas as cidades são sedes da próxima Copa do Mundo. É assim que os gestores do nosso futebol querem fazer a "maior Copa da história"? Muito complicado.

Aproveitando o mote relembro uma postagem deste blog de fevereiro de 2012 que tratou das maiores tragédias da história do futebol mundial. E vejam que algumas são bem parecidas com os tristes acontecimentos do sábado e do domingo aqui no Brasil - que por sorte não entraram nas péssimas estatísticas que serão mostradas a seguir.


NEM SEMPRE O FUTEBOL TRAZ ALEGRIAS

Postagem de 04/02/2012



Infelizmente nem sempre o futebol traz alegria e emoção ao torcedor. Assim como qualquer outra atividade na vida tem seus momentos de tristeza e amargura, como o que vimos na última semana em Port Said, no Egito, onde 74 pessoas morreram e outras centenas saíram feridas após uma partida pela liga local entre Al-Masry e Al-Ahly.

A história mostra, ao lado de triunfos e da euforia de equipes e torcidas vitoriosas, que os problemas dentro e fora dos estádios são bem antigos. Sejam por má gestão da organização do evento, estruturas precárias, pela fúria desenfreada de vândalos travestidos de torcedores ou, simplesmente, por ineficiência da segurança no local. E o fato lamentável ocorrido em solo egípcio foi mais um a entrar nas estatísticas do lado triste que o futebol tem – e que pelo visto vai demorar muito a ficar sem solução, não sei se por negligência das autoridades ou por falta de civilidade de quem frequenta esses locais.

O primeiro desastre oficialmente registrado em estádios ocorreu em 1902 na Escócia, no Ibrox Stadium. Algum tempo depois tivemos os desastres em Burnden Park, na Inglaterra, na década de 40, no Heysel Stadium em Bruxelas, na Bélgica, e em Hillsborough em Sheffield, na Inglaterra nos anos 80, na Guatemala em 1996, pelo continente africano e até aqui no Brasil – mais precisamente na Bahia – na década passada, entre outros.

Ou seja, o esporte já testemunhou em mais de um século